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martedì 19 giugno 2018

Le batterie del futuro?



Si può scaricare e ricaricare senza che si rovini o degradi.

30 mag 2016

Alcune grandi scoperte avvengono per caso: per esempio, quella di una batteria che si può ricaricare pressoché all'infinito, senza che si degradi, è dovuta a circostanze fortuite.

La super batteria è nata nei laboratori dell'Università della California a Irvine, dove alcuni ricercatori stavano studiando la possibilità di utilizzare nanofili per costruire batterie con capacità maggiore rispetto a quelle attuali agli ioni di litio.

I nanofili sono promettenti in questo senso, perché a parità di volume offrono una superficie più ampia rispetto alle soluzioni tradizionali: così possono accumulare una maggiore quantità di carica, se usati come elettrodi.

Il problema è che i nanofili sono anche maggiormente sensibili al degradamento che tutti sappiamo essere presente nelle batterie agli ioni di litio, le quali dopo un certo numero di cicli di carica/scarica diventano inutilizzabili.La causa di questo progressivo e inarrestabile degrado sta nei dendriti, depositi di litio che si formano col tempo sugli elettrodi e che impediscono alle celle di accumulare la carica elettrica.

I nanofili, proprio a causa del loro ridottissimo spessore, risentono in maniera particolarmente intensa di tutto ciò ed è per questo che finora non si è trovato un modo di utilizzarli.

I ricercatori di Irvine, guidati da Mya Le Thai, hanno però trovato la soluzione: hanno scoperto che per evitare la formazione dei depositi bisogna utilizzare degli elettrodi composti da nanofili con una parte centrale d'oro circondata da strati di diossido di manganese e da un elettrolita in gel di polimetilmetacrilato.

Il bello è che la decisione di utilizzare il gel non è stata presa dopo profondi studi e osservazioni, ma per caso: «Mya stava trafficando con i materiali e ha ricoperto tutto con uno strato sottilissimo di gel, e poi ha iniziato il ciclo di ricarica»racconta uno dei ricercatori, Reginald Penner. «Ha scoperto che bastava usare quel gel per poter ricaricare la batteria centinaia di migliaia di volte senza che perdesse nemmeno un po' della sua capacità».


Una volta resisi conto dell'importanza della scoperta, i ricercatori hanno condotto test che li hanno impegnati per tre mesi, durante i quali hanno caricato e scaricato una cella di nanofili oltre 200.000 volte, senza che questa subisse alcun danno o vedesse ridursi la propria capacità.

Se teniamo conto del fatto che le migliori batterie agli ioni di litioattuali diventano inutilizzabili «dopo 5.000, 6.000 o al massimo 7.000 cicli», come ricorda ancora Penner, si capisce quale salto di qualità questa nuova tecnologia comporti.

«La nostra ricerca dimostra che gli elettrodi per batterie basati su nanofili possono durare a lungo e che possiamo realizzare questo tipo di batterie» conclude Penner.

venerdì 29 settembre 2017

Una nuova tipologia di batteria: l'inventore? Italiano come Alessandro Volta...

Da Notizie Tiscali

Creata da un italiano la rivoluzionaria "pila eterna"
Ecco chi è il nuovo Alessandro Volta

La batteria, inventata dall’ingegnere elettronico Gianni Lisini, è in grado di durare tra i 15 e i 20 anni. Ma secondo l’inventore si può fare ancora di più
di R.Z.






Giù le mani dalle batterie, sono frutto della genialità degli inventori italiani. 

Dopo Alessandro Volta, che nel 1799 creò la primissima pila elettrica, evolvendo gli studi di un altro compatriota, Luigi Galvani, è il turno di Gianni Lisini, ingegnere elettronico di Voghera e ricercatore presso lo Iuss-Eucentre di Pavia. 

Il giovane inventore, che ha già depositato il brevetto della sua invenzione, realizzando peraltro numerosi prototipi funzionanti, ha creato una batteria che in tanti già chiamano la “pila eterna”. Il perché? La nuova batteria è in grado di erogare ininterrottamente energia per 15 - 20 anni. E se la cosa appare incredibile sappiate che l’inventore ha già fatto sapere di esser in grado di migliorarne ulteriormente le performance. 

La “pila eterna”, presentata durante il Jotto Fair di Pisa, sarebbe già stata adocchiata da diverse aziende che il giovane ingegnere preferisce non menzionare. Saranno fondamentali nel settore mobile, ma sembrano destinate a rivoluzionare anche il settore automotive.

I costi sono poco superiori a quelli delle normali batterie

Il costo, che in questo momento risulta essere per ovvi motivi industriali superiore a quello delle batterie tradizionali, potrà essere comunque ammortizzato nel tempo grazie alla maggior durata che limita gli interventi di manutenzione e al fatto che non richiede particolari procedure di smaltimento. 

La nuova batteria, spiega lo stesso Lisini, "è composta da un accumulatore chimico affiancato a un supercapacitore, un condensatore di recente costruzione che ha la caratteristica di poter accumulare fino a 5mila Farad, con il vantaggio di avere un numero elevatissimo di possibilità di cariche e scariche, milioni contro le poche centinaia delle comuni batterie chimiche".