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giovedì 12 maggio 2016

Consigli per la coppia, in vista di una riappacificazione...


Innamorarsi... di nuovo! 

Dieci ispirazioni
Siete tornati insieme dopo un periodo di separazione o un divorzio? Succede! Adesso è il momento di ritrovare la complicità

11 mag 2016

Secondo una recente indagine uno dei motivi più frequenti che influiscono negativamente sul divorzio delle coppie sposate è l'invadenza dei rispettivi genitori. Trasformare il periodo di innamoramento nella routine di una vita a due non è un'operazione scontata: dalle ricerche emerge che fra i trenta e i quarant'anni raggiungiamo il più alto livello di stress. Mutuo, figli, lavori precari non semplificano le cose. Eppure può accade di ritrovarsi uno di fronte all'altro e scoprire di provare di nuovo sensazioni che credevamo aver dimenticato: se ti è successo di innamorarti di nuovo ecco dieci ispirazioni da seguire in coppia perritrovare la complicità senza ricadere nei vecchi errori.

1 TU SEI TU E… IO SONO IO 
Se ognuno iniziasse a risolvere la propria vita invece di tentare (inutilmente) di risolverla all'altro ci scopriremmo più felici e… meno oppressi dalla sensazione di dovere essere utili per il partner. Lascia che sia lui a risolvere la sua vita, solo lui può farlo!


2 CARTE IN TAVOLA 
Questa volta siate sinceri. Prendetevi un momento, senza aggredirvi reciprocamente, per dire chiaramente come la pensate su certe cose. Nascondere non serve a migliorare le cose. Chiarezza e sincerità vi aiuteranno a non covare rabbia e rancori: con tatto, naturalmente.

3 RISPETTA 
Abbi rispetto per le sue mancanze, gli errori, le incomprensioni: ognuno di noi si porta dietro cicatrici che gli altri non possono immaginare. Evitate di ferirvi. Piuttosto, con dolcezza, provate a raccontarvi come eravate nell'infanzia. Capire gli schemi familiari del contesto in cui siamo cresciuti aiuta a migliorare se stessi e la relazione di coppia.

4 RIDIAMO! 
Ridere insieme aumenta la complicità, annulla le barriere, scioglie le tensioni. Che sia un film o un tuffo fra le onde non dimenticate di divertirvi.
Sorridere ha effetti sull'umore e sulla salute, ma farlo insieme raddoppia i benefici.

5 RACCONTAMI 
Com'è andata la giornata? Aver voglia di ascoltare e condividere i piccoli motivi di felicità, le paure e le aspettative, o semplicemente il tran tran quotidiano rafforza la coppia e vi permetterà di conoscervi come amici oltre che amanti.

6 CHI PAGA? 
Da un recente studio effettuato negli Stati Uniti è emerso che nascondere al partner piccole spese o l'importo effettivo dello stipendio è molto comune. Meglio essere chiari, invece, sulle spese e le scelte che riteniamo importanti per noi stessi e la famiglia. Parlare con onestà delle questioni economiche vi permetterà di dialogare senza giochi di potere, uno di fronte all'altro con autenticità.

7 GELOSIA? NO GRAZIE 
Un conto è non voler vedere certi comportamenti, un altro è l'ossessione che ci porta a mettere l'altro costantemente in dubbio. La gelosia può diventare una presenza invisibile e pesante, in grado di avvelenare i momenti belli. Preferisci annaffiare la storia con dubbi e ombre oppure far crescere il vostro rapporto con amore?

8 PASSIONE 
Il contatto fisico è la scintilla della complicità. Sì a dormire nudiabbracci baci, nuotare alle terme, stuzzicare i sensi con serate diverse dal solito. Per riscoprire l'amante nell'altro avete bisogno di guardarvi attraverso una prospettiva nuova.

9 NUOVI STIMOLI 
Avete mai sperimentato insieme un'attività che nessuno dei due ha mai fatto? Fatelo. Mettersi alla prova può essere uno stress in cui dimostrare all'altro quanto siamo bravi… oppure farci ridere a più non posso, quando sappiamo prenderci poco sul serio e divertirci.

10 NO ALLE ASPETTATIVE 
Avete accettato di rivedervi dopo un periodo difficile? Vivi il presente, godi al massimo il momento… assapora la bellezza di voi due. Spesso, anche all'inizio di una storia d'amore, è l'aspettativa a rovinare la magia. Accade perché iniziamo ad appesantire il presente con ciò che immaginiamo per il futuro. Evita di parlare del futuro. Porta nuovi stimoli nelle vostre giornate, senti il piacere che provi nel rivedere questa persona. Il futuro sta già accadendo.

lunedì 23 marzo 2015

La bi-genitorialità: attenzione a mettere in cattiva luce l'altro genitore con i figli.




Il genitore separato che provoca lo “sbilanciamento” della prole in favore suo e a danno dell'altro genitore può essere condannato d'ufficio all'ammonizione ed alla sanzione amministrativa in favore della Cassa per le ammende prevista dall'articolo 709-ter del Codice di procedura civile.


Non importa che questa condanna non sia stata chiesta dalla controparte, perché l'interesse superiore da tutelare è quello dei figli alla bigenitorialità. Lo ha deciso il Tribunale di Roma, Sezione prima (Famiglia), con sentenza del 27 giugno 2014, del giudice Donatella Galterio. 

La pronuncia riguarda il caso di una madre che ha ripetutamente messo in cattiva luce il padre agli occhi della figlia. Vi si stigmatizza la dannosità di ogni comportamentalità genitoriale che “arruoli” un figlio minore nella guerra contro l'altro genitore e si supera la diatriba psicologica e giuridica su inquadramento e riconoscimento dell'alienazione genitoriale. 

Esaminando la relazione del suo consulente psicologo, il giudice considera lo “sbilanciamento” del minore a favore dell'area materna (o paterna) come prova della teoria dell'arruolamento, che in sintesi consiste nella spinta negativa che le parole del genitore sbilanciante hanno sulla percezione dell'altra figura genitoriale, da parte del figlio comune. La relazione diagnostica difficoltà della figlia nelle relazioni col padre e le attribuisce al suo avvenuto “arruolamento” da parte della madre nella “guerra” contro il padre.



Per risolvere il problema, il giudice sceglie una strada più radicale rispetto a quella suggerita dalla relazione del Ctu: reputa insufficiente un percorso di sostegno alla genitorialità (già intrapreso in precedenza) e, in linea con la più attenta psicologia forense, rileva che occorre invece analizzare il fallimento di tale percorso. 

Le risultanze processuali portano infatti a rilevare come, nel caso specifico, proprio la madre abbia un minore interesse a sottoporsi ad un qualunque percorso di mediazione, «ove si consideri che l'operazione di triangolazione da costei posta in essere, nei confronti della figlia, è stata già realizzata, avendo sostanzialmente la minore finito di introiettare, ritenendolo proprio, il punto di vista materno nei confronti della figura paterna».

Da ciò discende chiaramente il seguente principio di diritto cui uniformarsi: ogniqualvolta un genitore rilevi che sia stata introiettata dal minore una visione ostile dell'altro genitore, ha l'obbligo di «attivarsi al fine di consentire il giusto recupero da parte della figlia del ruolo paterno, (ruolo) che, nella tutela della bigenitorialità cui è improntato lo stesso affido condiviso, postula il necessario superamento delle mutilazioni affettive del minore, da parte del genitore per costei maggiormente referenziante».



Vi è quindi un preciso obbligo, non una mera facoltà, di spingere il figlio verso il genitore in danno del quale sia avvenuto lo sbilanciamento. Ciò si ottiene non solo non perseverando nel portare avanti iniziative diverse da quelle del genitore sfavorito, ma anche recuperando la positività della sua figura, «nel rispetto delle decisioni da costui assunte e comunque delle sue caratteristiche temperamentali».

Nel caso in questione, ciò non è accaduto e c'è stata una condotta «volta ad ostacolare il funzionamento dell'affido condiviso». Visto ciò e posta la più volte affermata «applicabilità d'ufficio del meccanismo sanzionatorio previsto dall'art. 709-ter cpc», il giudice ha applicato la misura dell'ammonizione, «invitando la parte ad una condotta improntata al rispetto del ruolo genitoriale dell'ex coniuge», e l'ammenda, «al fine di dissuaderla in forma concreta dalla protrazione delle condotte poste in essere, la cui persistenza potrà peraltro in futuro dare adito a sanzioni ancor più gravi compresa la revisione delle condizioni dell'affido».