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domenica 22 aprile 2018

Una nuova proposta di dieta? 31 consigli da valutare...



2 mar 2018

Il tran tran quotidiano, la mancanza di tempo e l’urgenza di portare a termine i nostri doveri ci costringono molto spesso a fare dei pasti veloci, a base di cibi trattati o raffinati, con tutte le conseguenze che derivano da questo consumo di grassi o conservanti chimici. Tuttavia, queste non sono le uniche tossine che assimiliamo, nell’ambiente che ci circonda ci sono, infatti, fumo di sigaretta, acqua contaminata, prodotti chimici e metalli pesanti. Come possiamo capire se il nostro organismo ha bisogno di essere disintossicato? La stanchezza, la pesantezza, i problemi intestinali, la pressione alta, i mal di testa, le occhiaie, l’obesità, la mancanza di energia, il malumore, la depressione e lo stress sono dei campanelli d’allarme che ci fanno capire chiaramente che dobbiamo iniziare una dieta disintossicante. Però, quale dieta seguire per disintossicare l’organismo? Consigli generali. Bere acqua con limone è uno dei metodi più semplici e più efficaci per pulire il fegato. Allo stesso modo, si consiglia di bere solo acqua almeno 6/8 volte al giorno.

Negli USA sono state effettuate analisi combinate sugli effetti dell’introduzione di carne in oltre 130 mila Avventisti del 7° Giorno 1 (quasi metà vegetariani, gli altri onnivori) e in popolazioni vegetariane in Europa confrontate con consumatori abituali di carni. Tutte mostrano che i vegetariani hanno vantaggi nel controllo del peso nel tempo. Ciò è ampiamente ignorato dalla popolazione e dai sanitari, tra cui è diffusa la convinzione che un forte consumo di carni consenta di perdere peso velocemente (e per diete “dimagranti” a breve termine può essere vero), e che consenta di mantenere il risultato nel corso degli anni. Questa seconda convinzione non è supportata dalla ricerca: sembra piuttosto vero il contrario.

La grande ricerca EPIC-PANACEA. 

Varie ricerche sperimentali in soggetti obesi o in sovrappeso sottoposti a restrizioni caloriche hanno dimostrato perdite di peso maggiori con diete ricche di proteine rispetto a diete ricche di carboidrati (per altro le proteine impiegate provenivano da varie fonti animali e vegetali, non solo dalle carni 1). Al contrario ricerche con osservazioni prolungate nel tempo mostrano un’associazione tra maggior consumo di carni e acquisto di peso; inoltre lo stile alimentare occidentale, che ha consumi alti di carni, grassi saturi e carboidrati raffinati, e bassi consumi di vegetali e fibra, è stato associato con l’aumento di peso.

La ricerca EPIC cui partecipa l’OMS ha studiato la relazione tra consumo di carni e peso controllando bene per tutti gli altri fattori dietetici e altri possibili fattori interferenti. Popolazione e obiettivo. Oltre 100.000 uomini e 270.000 donne sono stati reclutati in 10 Paesi europei, Italia inclusa (a Varese: oltre 12.000 soggetti, seguiti per 11 anni), per valutare i cambiamenti di peso negli anni in rapporto ai consumi alimentari. Questionari validati hanno rilevato i consumi, compresi quelli di carni rosse, bianche (soprattutto pollame, oltre a tacchino e coniglio) e trasformate (prosciutti, pancetta, salsicce e altri prodotti di derivazione bovina e suina). Risultati. Il consumo medio giornaliero di carni è stato di quasi 3 etti per gli uomini (40 g meno a Varese) e quasi 2 per le donne. L’aumento medio annuo di peso è stato di 454 e 416 g nei due sessi (a Varese poco più di 3 etti/anno).

Aumento corretto di peso e consumo di carni 2 grammi/anno di aumento di peso, ogni 200 calorie al dì ingerite come carne Totale (rossa, trasformata, bianca) 130 g la correzione tiene conto dei seguenti possibili fattori di interferenza: differenze in età, sesso, scolarità, attività fisica, fumo di tabacco, indice iniziale di massa corporea, durata follow-up, consumi totali di calorie, calorie da alcol e modello di alimentazione prevalente in ogni Paese. Ciò consente di “isolare” lo specifico contributo del fattore di rischio che si vuole valutare: in questo caso i consumi di carne, totali e per sottotipo. Il consumo di carni era associato con aumento di peso in tutti i Paesi, di più in quelli con modelli alimentari un po’ meno “occidentali”, come Francia, Italia, Grecia e Spagna, oltre che in Norvegia e Danimarca.

Discussione. 

I ricercatori hanno calcolato che l’ingestione quotidiana di 450 kcal sotto forma di carne (es. una bistecca di maiale da 250 g al crudo, o 2 etti di pollo arrosto, o 1 etto di carne bovina in scatola e 80 g di salame), anziché sotto forma di altro cibo, porterebbe a un aumento di peso annuo di 422 g, cioè di oltre 2 kg ogni 5 anni. Ciò può avere conseguenze importanti per una popolazione. L’effetto è relativamente maggiore in Paesi “mediterranei”, in cui chi mangia meno carne ha più probabilità di sostituirla con cibi più salutari.

Inoltre i risultati non supportano la diffusa convinzione che una dieta ricca di proteine prevenga l’obesità o promuova la perdita di peso a lungo termine. La grande ricerca. I ricercatori hanno seguito ogni 4 anni per 21 anni 120.000 donne e uomini adulti USA, sani e non obesi, per stabilire le relazioni tra cambiamenti di stile di vita e cambiamenti di pesoa. Risultati. In ciascun periodo di 4 anni i partecipanti sono aumentati in media di 1,1 kg, il che significa +5,5 kg in 20 anni. L’aumento di ogni porzione al giorno dei cibi elencati in Tabella 2 era associato con il cambiamento di peso ogni 4 anni indicato sulla stessa riga; lo stesso vale con i cambiamenti di stile di vita.

Quasi tutti i cibi considerati si associano in modo indipendente con dei cambiamenti di peso, con risultati simili per uomini e donne. Molti cambiamenti di peso possono sembrare modesti, ma sono indipendenti l’uno dall’altro e insieme possono dare variazioni di peso importanti in tempi piuttosto brevi. L’aumento del consumo di alcuni cibi (noci, frutta, cereali integrali, verdura) si associa a perdite di peso: l’apparente paradosso si spiega con il fatto che la loro introduzione sostituisce altri cibi meno favorevoli, il cui consumo in parallelo si riduce. L’effetto dello yogurt è una piacevole sorpresa, forse legata a utili modificazioni della flora batterica intestinale.

I cibi meno “trattati” pare proteggano dall’aumento di peso, al contrario dei più trattati: fritture industriali, grassi trans, bibite zuccherate/succhi, cereali raffinati, dolci. Questi risultati sfidano molte comuni convinzioni: che la frutta secca in guscio faccia ingrassare, che il latte scremato faccia ingrassare meno di quello intero…, e assesta un nuovo colpo al mito della carne, così radicato che neppure i ricercatori osano commentare il dato inequivocabile: mangiare più carne si associa ad aumento di peso. Commento conclusivo. Se si confrontano certe banali raccomandazioni per perder peso (“mangiare meno, fare più moto, cibi magri, bistecca e insalata…”) con le indicazioni innovative e molto specifiche di queste grandi ricerche, utilizzabili in interventi di comunità e in programmi individuali, si comprende che siamo a una svolta: c’è ancora molto da capire e ancor più da fare, ma in fondo al tunnel dell’epidemia mondiale di obesità si comincia a vedere la luce.

  1. DIMAGRIRE SENZA SFORZO E’ stupefacente come anche le piccole cose possano fare la differenza. Una buona strategia per cominciare una delle indicazioni di seguito date e attenervisi per un giorno. Poi individuatene un’altra e senza smettere di seguire la prima, applicate anche questa seconda. Quando riuscirete a rispettare le prime due regole senza più sforzo, aggiungetene una terza. Ricordate che i suggerimenti all’inizio dell’elenco, sono i più facili e danno risultati più rapidi!  Bere un bicchiere d’acqua appena svegli (meglio se purificata, in ogni caso NON del rubinetto). Questa abitudine attiva il metabolismo e i processi di depurazione.
  2. Fare un’abbondante colazione: frutta, pane integrale, burro e latte naturale (non pastorizzato, né omogeneizzato), yogurt naturale (senza frutta né zucchero),salmone selvaggio affumicato, carne bovina, tonno, sardine, uova, pomodori, peperoni, prezzemolo, carote, verdure di qualsiasi tipo (ma sempre biologiche), patate (con moderazione), vero tè in foglie, caffè con moderazione (e preparato con acqua pura), dolcificato con zucchero grezzo di canna, miele.
  3. Bere otto bicchieri di acqua purificata, quindi non del rubinetto, al giorno: è necessario liberarsi dalle tossine accumulate
  4. Camminare almeno 1 ora al giorno: rigorosamente all’aperto
  5. Non mangiare dopo le 18,00: cercate di fare del vostro meglio. La buona notizie è che prima potete anche ingozzarvi (seguendo le direttive qui riportate) ma se smettete di mangiare alle 18,00 dimagrirete comunque!
  6. Eliminare la candida: se siete sovrappeso è certo che soffriate di una infestazione da candida, probabilmente estesa a tutto il corpo. Riducendo la proliferazione di candida, riuscirete a perdere peso e mantenervi magri senza sforzo!
  7. Sottoporsi al lavaggio del colon: se siete sovrappeso, il vostro apparato digerente sarà lento e pigro. Se non scaricate 2 o 3 volte al giorno, l’intestino è intasato. Il lavaggio del colon accelera fortemente il metabolismo e permette di perdere fino a 5 kg di peso grazie alla sola eliminazione delle scorie. Esistono molti prodotti “coloncleanser” completamente naturali.
  8. Prendere olio di cocco vergine non raffinato: è un prodotto stupefacente che può avere grandi effetti benefici e facilitare il dimagrimento. L’olio che deve essere vergine e biologico rientra nella categoria dei prodotti “miracolosi”.- Basta prenderne un cucchiaio la mattina e uno nel tardo pomeriggio, per trenta giorni consecutivi ed ecco quello che potrebbe succedervi: la pressione alta diventa un problema del passato, i disturbi circolatori si risolvono, gli sbalzi d’umore svaniscono, la depressione si attenua, la stipsi smette di tormentarvi, i dolori articolari si riducono o scompaiono, il reflusso gastroesofageo e i bruciori di stomaco diminuiscono o si risolvono definitivamente. Ma c’è anche un effetto collaterale non trascurabile: se siete sovrappeso, dimagrirete!. L’olio ha un effetto straordinariamente positivo sull’organismo.
  9. Fare saune ad infrarossi: tali saune aumentano il metabolismo, riducono il livello di intossicazione, accelerano il dimagrimento e bruciano grasso. Dovrebbero essere un’abitudine quotidiana!
  10. Abbondare nel consumo di pompelmi biologici: sembra proprio che in questo frutto sia contenuto un enzima che brucia i grassi.
  11. Evitare aspartame e altri dolcificanti artificiali: l’aspartame, oltre ad essere una potente sostanza tossica, fa ingrassare. Tutti i dolcificanti artificiali, compresa la saccarina si devono evitare.
  12. Evitare glutammato monosodico: è un additivo neurotossico. Fa ingrassare, procura disturbi d’ogni tipo e condiziona negativamente l’umore favorendo la depressione. Induce dipendenza, come l’aspartame e aumenta l’appetito. Sfortunatamente la legge consente alle industrie alimentari di introdurlo nei cibi senza che il suo nome debba comparire in etichetta. Troverete decine di definizioni alternative (spezie, aromi artificiali, proteine vegetali idrolizzate, proteine idrolizzate, estratti di piante proteiche, sodio caseinato, proteine strutturate, avena idrolizzata,estratto di lievito etc) che di fatto significano esattamente la stessa cosa. Ecco perché si raccomandano alimenti biologici.
  13. Assumere enzimi digestivi (papaia, ananas o complessi fitoterapici): se siete sovrappeso è probabile che il vostro organismo non produca una sufficiente quantità di enzimi digestivi e che per questo ingrassiate e soffriate di gonfiore addominale, difficoltà digestive, stipsi.
  14. Evitare cibi e bevande dietetiche: le bibite diet sono state definite il nuovo crack perché inducono dipendenza fisica. Sicuramente fanno ingrassare. Vengono pubblicizzate perché generano assuefazione e hanno costi di produzione inferiori alle bibite tradizionali
  15. Non mangiare nei fast food: i cibi peggiori e con il contenuto più alto di ingredienti dannosi sono quelli dei fast food. Il cibo deve costare poco, indurre dipendenza, avere un aspetto attraente e farvi venire più appetito!
  16. Non usare sciroppo di mais ad alto tenore di fruttosio. Si tratta di un dolcificante che fa ingrassare e crea dipendenza. Negli alimenti biologici i dolcificanti utilizzati sono: miele, melassa, succo di mela, datteri, erba stevia, succo di canna da zucchero evaporato. Leggete le etichette e se trovate nomi impronunciabili lasciate lì!
  17. Non usate zucchero e farina bianchi. Lo zucchero bianco fa ingrassare e crea dipendenza (è comunque preferibile ai dolcificanti artificiali). Preferite i dolcificanti nominati al punto precedente. La farina bianca (che mischiata all’acqua forma una vera e propria colla) ostruisce l’apparato digerente, rallentando il metabolismo. Usate solo farina integrale biologica, non trattata e non privata delle fibra.
  18. Mangiate solo carni bovine, pollame e pesce biologico: una delle ragioni del sovrappeso è l’ormone della crescita contenuto nelle carni.
  19. Limitare i latticini: se volete consumare latte, formaggi, burro o altri latticini, assicuratevi che siano di produzione biologica, non pastorizzati né omogeneizzati, difficili da trovare. In alternativa potrete scegliere i latticini pastorizzati ma non omogeneizzati di origine biologica.. Se l’obiettivo è calare di peso, riducete comunque i latticini ed evitate nella maniera più assoluta quelli NON biologici perché l’ormone della crescita ostacolerebbe il dimagrimento.
  20. Depurare il fegato: se siete sovrappeso, il vostro fegato è ostruito. Molti i rimedi naturali per depurarlo.
  21. Mangiare un’insalata di verdure a pranzo e cena, PRIMA di consumare il resto del pasto.Per ridurre il tasso glicemico nel sangue, è utile un’insalata di cavolo cappuccio 2 volte al giorno. Conditela con olio extravergine d’oliva, succo di limone, aceto di mele biologico, sale marino integrale, pepe macinato e uno spicchio d’aglio.
  22. Usare il peperoncino: tutto ciò che è speziato e piccante accelera i processi metabolici e fa bruciare più rapidamente i grassi. Naturalmente bio.
  23. Bere qualche cucchiaio di aceto di mele: è fantastico per eliminare il grasso. Un paio di cucchiai prima dei pasti e vi sorprenderete di quanto vi stanno larghi gli abiti!
  24. Respirare a pieni polmoni: L’ossigeno brucia i grassi. La maggior parte della gente non respira abbastanza profondamente da stimolare il metabolismo e le capacità di bruciare i grassi. Ci sono tecniche di respirazione che s’imparano rapidamente in grado di aiutare il dimagrimento.
  25. Saltare: un tappeto elastico (rebounder) permette di rafforzare e stimolare simultaneamente ogni cellula del corpo. Saltarci sopra per una decina di minuti al giorno attiva il sistema linfatico e accelera il metabolismo. Molto efficace sia per star bene sia per dimagrire
  26. Mettere anelli magnetici: gli anelli magnetici da portare ai mignoli d’entrambe le mani mentre si dorme possono dare risultati sorprendenti.
  27. Sottoporsi ad un ciclo di 15 enteroclismi da eseguirsi nell’arco di un mese: Questo metodo pulisce il colon, facilitando l’assimilazione dei nutrienti. Riduce l’appetito e accelera il metabolismo oltre a favorire il processo digestivo, in modo che il cibo non si accumuli trasformandosi in grasso.
  28. Rafforzare i muscoli: i muscoli bruciano grassi. Potenzia doli con l’esercizio fisico, aumenterete il metabolismo. I metodi migliori sono: yoga, il pilates, il kung fu e la cara vecchia ginnastica!
  29. Digiunare: dovrebbe essere il primo rimedio, ma per la maggior parte delle persone è il più difficile. Attenersi ad una dieta liquida a base di succhi per tre settimane disintossica completamente l’organismo, pulisce le cellule e ristabilisce il peso naturale. E’uno dei metodi più rapidi ed efficaci per dimagrire e ripristinare un punto di partenza ottimale per non recuperare peso. Meglio farsi tenere sotto controllo da un medico.
  30. Trasgredire quando se ne ha voglia. Avete voglia di gelato, cioccolato, pizza, dolcetti vari? Non privatevene. Meglio mangiare qualcosa senza sentirsi in colpa che non mangiarla soffrendo. Se avete un debole per il gelato e i dolci, tenete presente che ne esistono di naturali, biologici. Facendo attenzione alle etichette potrete concedervi questi deliziosi strappi alla regola senza ingurgitare gli additivi e le sostanze chimiche che vi vanno davvero ingrassare.
  31. Ridurre o eliminare l’impulso a mangiare anche senza appetito: soprattutto se mangiate per compensazione emotiva!

Migliorare la salute mangiando

Nella relazione del Ministero della Salute sullo Stato Sanitario pubblicata nel 2011, il nostro Paese si colloca tra i primi in Europa per incremento della speranza di vita: 78,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. Le malattie del sistema cardiocircolatorio e i tumori si confermano le principali cause di morbilità e mortalità, ma dal 1980 si è ridotta del 60% la mortalità per patologie cardiocircolatorie e dagli anni ’90 si osserva una riduzione dal 10 al 20% della mortalità per tumori. Modificando stili di vita e abitudini alimentari è possibile migliorare il nostro stato di salute.Di fatto possiamo ridurre l’incidenza di patologie cardiovascolari e tumorali, mantenendo uno stile di vita più attivo, riducendo l’eventuale sovrappeso, aumentando il consumo di pesce, frutta, verdure, legumi, semi e olio extra vergine d’oliva. Dobbiamo tuttavia limitare il consumo di carne rossa, insaccati e salumi, cibi conservati sotto sale o affumicati ed evitare l’assunzione di alimenti e bevande molto calde nonché cibi, tra cui cereali e frutta secca, contaminati da aflatossine. Basterebbe, in definitiva, assecondare parte dei suggerimenti dietetici della Dieta Mediterranea.


I risultati di una meta-analisi hanno infatti dimostrato come una stretta aderenza al profilo dietetico mediterraneo, misurabile tramite punteggio da 0 a 9 (massima aderenza), sia correlata a una minore incidenza di mortalità. Dall’analisi globale degli studi effettuati è emerso che un aumento di 2 punti nel punteggio di aderenza alla suddetta dieta determinava una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per malattie cardiovascolari, del 6% di incidenza e/o mortalità per malattie tumorali e del 13% di incidenza del morbo di Alzheimer e sindrome di Parkinson. Una conferma quindi dell’efficacia della Dieta Mediterranea nella prevenzione delle principali malattie cronicodegenerative.

I colori della salute

La nuova Dieta Mediterranea raccoglie importanti proposte salutistiche. Ai pasti principali, ad esempio, ci propone un consumo di frutta e verdura diversificato nella scelta dei colori. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che alcune delle proprietà dei vegetali sono legate ai loro 5 colori noti come i “colori della salute”: il bianco, il blu-viola, il giallo-arancio, il rosso e il verde. A ogni colore si attribuiscono attività curative e protettive diverse, dovute alla presenza di nutrienti o di altri composti noti come “fitochimici”. Questi ultimi svolgono soprattutto un’azione protettiva antiossidante, ossia contrastano l’azione dei radicali liberi ritardando l’invecchiamento e l’insorgenza di malattie cardiocircolatorie e degenerative.
I principali antiossidanti presenti nei vegetali sono la vit.C (particolarmente presente nei kiwi), i carotenoidi (composti di colore giallo-arancione), il licopene (che conferisce il colore rosso a vegetali maturi quali pomodori, fragole, peperoni, angurie), i flavonoidi (composti di colore giallo), la vit.E e la clorofilla (presenti nei vegetali di colore verde).

I fitochimici, oltre alle attività anti-aging, sono in grado di sollecitare alcune attività fisiologiche. Le antocianine che colorano di blu e violetto frutti di bosco, prugne, uva nera e melanzane, migliorano la vista e rafforzano i capillari sanguigni. I carotenoidi, presenti nelle carote, albicocche, meloni, zucche ecc. potenziano il sistema immunitario, il meccanismo della visione, l’accrescimento corporeo e la salute della pelle. I composti solforati (isotiocianati) contenuti nei vegetali di colore bianco (aglio, cipolla, cavolo) facilitano l’eliminazione di sostanze cancerogene a livello cellulare.

Bere molta acqua

In accordo con le Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana, la Dieta Mediterranea Moderna consiglia di bere acqua in abbondanza. L’acqua è un nutriente essenziale per il
mantenimento della vita. La sua assunzione giornaliera di almeno 1 litro e mezzo facilita nel nostro organismo i processi digestivi e l’utilizzazione dei nutrienti, attiva i processi depurativi eliminando le scorie metaboliche, mantiene elastiche e compatte pelle e mucose, assicura la giusta consistenza del contenuto intestinale riducendo la stipsi.

In conformità ancora con le Linee Guida, la Dieta Mediterranea suggerisce di ridurre progressivamente l’uso del sale sia a tavola che in cucina, sostituendolo con erbe aromatiche (basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano ecc.), aglio, cipolla e spezie. D’altronde, una riduzione di soli 3 g di sale al giorno (1 cucchiaino da tè raso) fa diminuire del 22% l’incidenza di ictus e del 16% l’incidenza di malattie coronariche. Una saggia condivisione quindi per prevenire ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, osteoporosi, potenziando nello stesso tempo, grazie ai principi attivi delle erbe aromatiche, le proprietà digestive, diuretiche, antinfiammatorie e spasmolitiche.

La Dieta Mediterranea quando propone un insolito consumo giornaliero di 1-2 porzioni di frutta a guscio (noci, mandorle) o semi (lino, sesamo, girasole, zucca) ci fa tornare in mente alcuni degli ingredienti della “crema Budwig” presenti nella prima colazione Kousminiana. La dr.ssa Kousmine, nata agli inizi del 20° secolo, dedicò la sua vita alla ricerca di uno stile alimentare in grado di ridurre l’incidenza delle malattie degenerative.

La scienza rende oggi omaggio alla ricercatrice quando sostiene che i semi di lino, per il loro contenuto in omega 3 e lignani (fitoestrogeni) possono risultare utili nella prevenzione e terapia di alcune forme di tumore al seno, alla prostata e al colon.
Nello specifico, un recente studio tedesco confermerebbe che i semi di lino, grazie alle loro proprietà protettive e immunostimolanti sono in grado di contrastare lo sviluppo del tumore al seno migliorando le aspettative di vita. Un motivo in più quindi per arricchire la nostra dieta con nuove ricette mediterranee, associando, a seconda dei gusti, semi di lino con insalate, noci, legumi, minestre di verdura, torte, yogurt o cereali integrali per la prima colazione.

Dipende tutto da te

Se tieni duro e supererai le prime sei settimane, il resto della tua vita sarà sempre e solo in discesa, te lo posso confermare personalmente.
Ma…… devi essere tu e non io a convincerti ad iniziare questo cammino, io non posso e non voglio convincere nessuno, tutto quello che posso fare è condividere con te la mia esperienza, i miei risultati e le informazioni che in tutti questi ultimi anni ho raccolto. Oltre quattro anni passati a cercare informazioni scientifiche che hanno confermato e certificato quello che solo in teoria avevo scoperto, i benefici della dieta naturale.
Tutte le diete che puntano al solo risultato di perdere qualche chilo, sono inutili e pericolose. Non è solo il mio punto di vista, è un dato di fatto che sicuramente anche tu avrai già sperimentato.

Cosa fare dunque?

Eliminare o diminuire gradualmente i seguenti “alimenti”:

A. Fumo
B. Alcolici
C. Caffè e stimolanti
D. Integratori
E. Cibi spazzatura
F. Prodotti animali, carne e pesce
G. Dolci, zucchero
H. Latte
I. Formaggi
J. Uova
K. Farine bianche raffinate come pasta e pane
L. Sale
M. Prodotti contenente glutine

Contemporaneamente aumentare la quantità di:
  • Frutta (l’alimento più importante) s Verdura e ortaggi
  • Frutta essiccata come datteri, fichi, ecc, (possibilmente bio e senza sostanze chimiche aggiunte) s Semi e noci s Legumi s Germogli s Cereali integrali
Dopo sei settimane di transizione verso un’alimentazione fisiologicamente adatta all’uomo, noterai man mano che procederai, un miglioramento fisico e mentale sempre più profondi.

Attenzione alla frutta

La frutta è l’alimento principe, l’unico veramente indispensabile al nostro organismo, ma va mangiata sempre prima o lontano dai pasti.
Questo è importante per evitare gonfiori o fermentazioni, almeno finché non avrai eliminato tutti i cibi dannosi.
Non preoccuparti del grasso di troppo perché il tuo fisico si assesterà sul tuo peso fisiologico, non avere fretta, ricordati che questa non è una semplice dieta dimagrante, è la naturale alimentazione dell’essere umano.

La conoscenza ci rende liberi e sani

In questo mini ebook non ho lo spazio sufficiente per esporre tutto quello che vorrei. Comunque il contenuto di questo ebook dovrebbe essere sufficiente per aiutarti ad iniziare a migliorare la tua alimentazione, a farti perdere peso in modo sano e naturale, o almeno ad averti incuriosito.
Adesso sai che le centinaia di diete dimagranti, magari ben confezionate oggi in vendita, non servono a nulla, anzi spesso sono pericolose.

La verità è sempre solo una, che piaccia o no

Esiste solo un’alimentazione che può mantenerci in salute e quindi con il giusto peso.
Questa alimentazione fisiologica che io definisco Dieta Naturale non è in vendita, nessuno ci può guadagnare e per questo pochi hanno la volontà di diffonderla.

mercoledì 28 marzo 2018

Mal di testa: dieci possibili cause...




Il mal di testa non è provocato solo dallo stress o da un brutto raffreddore. 
Esistono diversi fattori, molti dei quali poco conosciuti, in grado di innescare un attacco.  Li elenca il portale ISSalute dell’Istituto Superiore di Sanità che propone anche una serie di consigli

di Cristina Marrone, 25 mar 2018


Weekend

Se si lavora a ritmo serrato dal lunedì al venerdì, il sabato mattina ci si può risvegliare con un forte mal di testa. È la cosiddetta cefalea da weekend, che colpisce tipicamente durante il fine settimana. Infatti, durante il weekend, quando si allenta la tensione accumulata durante la settimana lavorativa, il crollo degli ormoni dello stress provoca il rilascio immediato dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici del cervello, che inducono prima la contrazione e poi la dilatazione dei vasi sanguigni, causando il mal di testa. 
Consiglio: prevedere degli spazi dedicati al rilassamento come, ad esempio una lezione di yoga, durante la settimana, piuttosto che rimandarli al fine settimana. Evitare di dormire più a lungo, poiché il sonno protratto per oltre 8 ore può scatenare un attacco.

Rabbia repressa

Quando si prova un sentimento di rabbia i muscoli del collo e del cranio si irrigidiscono per la tensione, provocando una sensazione simile a quella prodotta da una fascia stretta intorno alla testa. È, questo, il segnale di una cefalea tensiva.
Consiglio: respirare profondamente e lentamente, non appena si avverte la tensione, inspirando con il naso ed espirando attraverso la bocca. La respirazione profonda favorisce il rilassamento dei muscoli della testa e del collo e aiuta a ridurre la tensione.

Postura scorretta

L’assunzione di una posizione scorretta, soprattutto davanti allo schermo del computer o del cellulare, può provocare tensioni muscolari nella parte superiore della schiena e del collo che possono favorire la comparsa del mal di testa. In genere, il dolore parte dalla nuca e può estendersi al viso, fino a colpire la fronte. 
Consiglio: evitare di restare seduti o tenere una posizione fissa per lungo tempo. Alzarsi, invece, di tanto in tanto per fare delle pause, sedersi con la schiena dritta, e non ricurva, evitando di inclinare la testa in avanti e utilizzare una sedia provvista di supporto lombare. Se si trascorre molto tempo al cellulare munirsi di un auricolare, perché mantenere il cellulare fisso tra la testa e la spalla può causare un irrigidimento muscolare e, quindi, mal di testa. La consultazione di un fisioterapista, come un osteopata, può aiutare ad identificare e correggere eventuali problemi posturali.

Profumo

I detergenti domestici, i deodoranti per l’ambiente e i profumi possono scatenare il mal di testa in persone particolarmente sensibili agli odori intensi. Contengono, infatti, sostanze chimiche che attivano le cellule nervose del naso che, a loro volta, stimolano l’area del cervello connessa con il mal di testa. 
Consiglio: evitare profumi forti e saponi o shampoo dalla profumazione intensa. Utilizzare deodoranti per ambienti e detergenti domestici privi di profumo, arieggiando la casa e l’ambiente di lavoro frequentemente e il più a lungo possibile. Se un collega indossa un profumo dalla fragranza troppo intensa avvisarlo del disagio che può provocare.

Condizioni atmosferiche sfavorevoli

Il cielo coperto, l’umidità elevata, gli sbalzi di temperatura e i temporali possono provocare il mal di testa nelle persone predisposte. Si ritiene che le variazioni della pressione atmosferica, responsabili dei cambiamenti climatici, possano innescare cambiamenti chimici ed elettrici nel cervello che, irritando i nervi, determinano la comparsa del mal di testa. 
Consiglio: non si può intervenire sulle condizioni meteorologiche ma guardare le previsioni del tempo consente di prevedere quando potrebbe verificarsi un attacco e di prendere un antidolorifico con uno o due giorni di anticipo, allo scopo di prevenire la crisi.

Digrignare i denti

La tendenza a digrignare i denti durante il sonno sfregandoli gli uni contro gli altri, il cui nome scientifico è bruxismo, provoca la contrazione dei muscoli coinvolti nella masticazione, causando il mal di testa. 
Consiglio: rivolgersi ad un dentista di fiducia, che potrà risolvere il problema realizzando un bite, un piccolo apparecchio in resina da applicare sull’arcata dentaria superiore o inferiore prima di andare a letto. Impedendo il digrignamento, il bite favorisce il rilassamento dei muscoli adibiti alla masticazione, oltre ad evitare l’usura dei denti

Luci intense

Le luci intense ed abbaglianti, soprattutto se sfarfallanti, fanno innalzare i livelli di alcune sostanze chimiche del cervello che, attivando il centro di controllo dell’emicrania, possono generare un attacco. 
Consiglio: indossare occhiali da sole, non solo all’aria aperta ma anche in ambienti chiusi, per ridurre l’intensità della luce. L’uso di lenti polarizzate, rispetto a quelle tradizionali, offre il vantaggio di attenuare anche i riflessi e l’effetto abbagliante generati da condizioni di forte luminosità. Sul luogo di lavoro posizionare il computer lontano da finestre e fonti di luce che possono generare riflessi e riverberi sullo schermo, utilizzando lampade da tavolo per leggere i documenti sulla scrivania. Se non si è in grado di spegnere o ridurre le luci intorno al computer cambiare postazione di lavoro poiché la cattiva illuminazione influisce sulla comparsa del mal di testa. Evitare le luci al neon, che tendono a tremolare, sostituendole, laddove possibile, con altre forme di illuminazione.

Alimenti

Alcuni cibi come gli insaccati, gli hot dog, i formaggi fermentati e stagionati (quali il brie e il gorgonzola), il cioccolato, gli alimenti preconfezionati ed il pesce affumicato, contengono delle sostanze chimiche che possono provocare l’emicrania. Lo stesso effetto è prodotto dalle bibite dietetiche.
Consiglio: compilare un diario del mal di testa, annotando il cibo assunto, in modo tale da individuare più facilmente l’alimento responsabile dell’emicrania. Se si sospetta che un determinato alimento sia la causa del mal di testa è necessario eliminarlo dalla dieta per un paio di mesi, per verificare se la frequenza delle crisi diminuisce.

Mal di testa da sesso

Molti uomini e donne soffrono di mal di testa collegati all’attività sessuale, che si manifestano durante il momento di massima eccitazione. Secondo i medici questa forma di mal di testa dipende dall’aumento della pressione nella muscolatura della testa e del collo. L’attacco, di solito, si presenta nella fase dei preliminari o poco prima dell’orgasmo ed ha una durata variabile da pochi minuti ad un’ora. 
Consiglio: questo tipo di mal di testa, seppur imbarazzante, non deve destare preoccupazione e non implica la necessità di rinunciare all’attività sessuale. Basta assumere un antidolorifico alcune ore prima del rapporto per evitare che si manifesti l’attacco.

Gelato

Se si è colpiti da un dolore intenso e lancinante nella parte centrale della fronte mentre si mangia un gelato si soffre del cosiddetto mal di testa da gelato, provocato dal contatto di materiale freddo con il palato o la parte posteriore della gola. Anche ghiaccioli e bibite ghiacciate producono lo stesso effetto.
Consiglio: fortunatamente questo disturbo scompare da solo nell’arco di pochi istanti o, nel peggiore dei casi, di uno o due minuti.

mercoledì 30 novembre 2016

Una approfondita ed articolata ricerca sugli effetti delle sostanze alimentari sulle cellule cancerose...



Quali sono i meccanismi con cui le sostanze alimentari ci proteggono dallo sviluppo dei tumori? Quali sono i principi attivi più importanti? Le risposte della scienza e i consigli degli esperti su come integrare gli approcci naturali nell'oncologia moderna. 

di Paolo Bellavite e Marta Marzotto - Dipartimento di Patologia e Diagnostica, Università di Verona 
febbraio 2012


Riassunto
Nel quadro della complessità della malattia tumorale, le nuove conoscenze sulle componenti fitoterapiche e nutraceutiche favoriscono un inatteso riavvicinamento tra la farmacologia tradizionale e le terapie naturali.
Molteplici meccanismi sembrano essere coinvolti nell’inibizione della carcinogenesi da parte delle sostanze di origine vegetale e in particolare della classe più interessante rappresentata dai polifenoli. Sia estratti grezzi che i principi attivi del tè, della curcuma, dell’olio, delle cipolle e di altri alimenti o piante ricche di principi attivi hanno dimostrato di inibire i segnali proliferativi attraverso le varie proteinchinasi mitogeno-attivate, nonché di innescare o potenziare l’apoptosi.
In considerazione del crescente interesse per il ruolo delle sostanze naturali nel modulare la crescita cellulare, è probabile che questo importante settore attragga ulteriori indagini, nella prospettiva di modificare il rischio oncogeno - mediante prevenzione primaria e alimentazione corretta - e di migliorare i risultati terapeutici in queste gravi malattie, mediante approcci “multi-target” e corretta integrazione di terapie molecolari e sistemiche.


Introduzione
Gli ultimi due decenni sono stati testimoni di un aumento di interesse della comunità scientifica verso i prodotti naturali e verso il loro impiego in oncologia.
L’idea di usare prodotti alimentari e sostanze vegetali come medicine origina da studi epidemiologici che suggeriscono che l’abitudine alimentare vegetariana è associata a ridotto rischio di malattie tumorali, cardiovascolari e neurodegenerative.
Attualmente le sostanze vegetali di potenziale uso antitumorale sono oggetto di molte ricerche di laboratorio e cliniche. 
La letteratura è molto vasta e impossibile da riportare interamente. È noto che molte molecole oggi usate come farmaci sono derivate da sostanze naturali, ma qui ci interessiamo solo delle sostanze presenti in estratti grezzi e dei loro principi attivi.
La figura 1 illustra la varietà di molecole presenti in alcuni rappresentativi vegetali in cui sono stati dimostrati i principi attivi con proprietà citotossiche e citostatiche.


Figura 1. Formule di struttura di alcuni principi attivi derivati da vegetali. Normalmente 

ogni vegetale ha una combinazione di principi attivi, oltre che uno prevalente (vedi testo).


Recenti sviluppi in oncologia 
Per inserire le terapie naturali nel giusto contesto è indispensabile riferirsi alle più recenti conoscenze sulla biologia e la farmacologia del cancro. I progressi della biologia molecolare, della patologia e della farmacologia consentono (e consentiranno sempre più in futuro) di stabilire non solo il “tipo istologico”, ma persino il “tipo molecolare”: tumori dello stesso tipo possono essere caratterizzati da meccanismi alterati e responsabili della cancerogenesi molto diversi; la stessa lesione biochimica si può trovare in tumori diversi.
Ciò ha ovviamente delle ricadute in terapia: poiché i farmaci sono molecole che interagiscono con altre molecole, si prospetta la concreta possibilità di programmare la prevenzione e impostare la terapia (“targeted therapy”) sul preciso meccanismo alterato in “quel” tumore, intendendo il tumore di quel particolare paziente [1].
Per questo ambizioso obiettivo saranno necessarie conoscenze sempre più dettagliate dei meccanismi molecolari e cellulari (fornite dal laboratorio) ma sarà necessario anche ripensare le corrette applicazioni alla farmacologia clinica.
  
Alterazioni cellulari e bersagli molecolari
Il cancro è una malattia complessa iniziata da mutazioni genetiche e portata avanti da continue dis-regolazioni cellulari a molti livelli, come:
a) atipie morfologiche e biochimiche più o meno marcate,
b) autosufficienza della crescita, ridotta necessità di fattori di crescita o produzione autologa degli stessi,
c) resistenza ai segnali inibitori (e spesso alle terapie antitumorali),
d) evasione dalla morte cellulare programmata,
e) evasione attiva o passiva dalle reazioni del sistema immunitario,
f) crescita illimitata anche se non necessariamente veloce,
g) capacità di sostenere l’angiogenesi,
h) capacità di invadere i tessuti e di dare metastasi.
Come nelle cellule normali, la popolazione cellulare dipende dal delicato equilibrio tra l’espressione di diversi geni che spingono verso la crescita, verso l’arresto della crescita ed eventualmente verso la morte cellulare.

Oncogeni
Gli oncogeni sono geni implicati nella crescita cellulare, capaci di produrre proteine anomale le quali, a loro volta, intervenendo sui delicati livelli di controllo della mitosi, trasformano il comportamento delle cellule in una versione maligna.
Non è possibile illustrare tutte le molteplici vie di segnalazione degli oncogeni, che per di più formano sequenze e reti complesse, in dipendenza dai diversi fattori di crescita e recettori. A titolo di esempio, in figura 2 si riporta uno schema del fattore di crescita dell’epidermide (EGF), un importante mediatore dei processi di proliferazione e sopravvivenza cellulare in neoplasie epiteliali, soprattutto intestinali.
Il recettore per EGF è una glicoproteina trans-membrana ad attività tirosin- chinasica.
In seguito all’interazione recettore-ligando (o indipendentemente nel caso del tumore), si attiva la funzione tirosin-chinasica, con conseguente fosforilazione di numerose proteine coinvolte nella trasduzione del segnale proliferativo secondo due principali vie:
a) la via Ras-Raf- MEK-ERK, coinvolta principalmente in processi proliferativi;
b) la via PI3K-PTEN-AKT-mTOR coinvolta principalmente in processi di sopravvivenza cellulare 
[Oncogeni, anti-oncogeni e relative proteine coinvolte nei sistemi di controllo dei segnali sono designati con sigle coniate dal primo tumore in cui furono identificati oppure dalla prima funzione ad essi attribuita; poiché le stesse proteine hanno molteplici funzioni e localizzazioni, le sigle sono puramente indicative.]

Le chinasi traslocano nel nucleo, dove fosforilano diverse proteine che stimolano la trascrizione di vari geni implicati nella mitosi.
Le mutazioni del genere sono frequenti, ad esempio avvengono in metà dei tumori del colon e in gran parte di quelli pancreatici.
In una certa percentuale di carcinomi dell’esofago si trova un eccesso di espressione della proteina mTOR.

Figura 2. Principali vie di trasduzione del segnale per fattore di crescita dell’epidermide (EGF) 
e punti di inibizione di alcune sostanze naturali.

Sigle e abbreviazioni:
PI3K = fosfatidilinositolo-3-kinasi;
Src = sarcoma;
Ras = rat sarcoma;
Raf = Rapidly Accelerated Fibrosarcoma;
AKT (detta anche proteina chinasi B) = AK strain Transforming;
PTEN = Phosphatase and Tensin homolog;
BAD = Bcl-xL/Bcl-2-Associated Death promoter;
MEK = Mitogen activated kinase (1 e 2, dette anche MAP kinase kinases);
ERK = Extracellular signal-Regulated Kinase (dette anche MAPK 3,4,5);
MDM2 = Murine Double Minute2;
mTOR = mammalian Target Of Rapamycin;
GRB2 = Growth factor Receptor-Bound protein 2.


Geni oncosoppressori
Un’altra classe di mutazioni nel cancro sono quelle dei geni oncosoppressori (detti anche oncogeni recessivi o anti-oncogeni), i quali normalmente codificano per proteine che inibiscono la crescita cellulare, tramite processi enzimatici di fosforilazione, di fosfatasi, di proteolisi, ecc.
Il primo gene oncosoppressore è Rb (mutato nel tumore retinoblastoma ma anche in altri tumori), codificante per la proteina pRb che controlla il ciclo cellulare.
La proteina p53 ha molte funzioni connesse con la riparazione del DNA (quindi una sua mutazione favorisce la progressione della neoplasia), ma può indurre il suicidio cellulare (apoptosi) quando rileva un danno del DNA non riparabile (quindi un suo malfunzionamento mantiene in vita le cellule cancerose).
I geni oncosoppressori BRCA (da breast cancer) non solo influenzano il ciclo cellulare, ma anche assistono nella riparazione del danno del DNA. Le cellule maligne  possono aggirare l’arresto del ciclo cellulare per l’attivazione dell’enzima telomerasi, responsabile della sintesi dei telomeri, estremità dei cromosomi che accorciandosi progressivamente nelle cellule normali limitano il numero di mitosi.
Anche i vari geni che codificano enzimi implicati nelle difese dai radicali liberi si possono considerare tra le difese che limitano gli effetti negativi delle mutazioni.

La morte cellulare
Le cellule muoiono per necrosi o per apoptosi (figura 3).
La via più “fisiologica” è l’apoptosi, che dà luogo a morte della cellula senza causare danno ai tessuti circostanti o significativi processi infiammatori, come avviene nel caso della necrosi.
Nelle cellule dei mammiferi, l’apoptosi è innescata dall’attivazione di due vie principali: la via “intrinseca” che comporta la disgregazione della membrana dei mitocondri e la via “estrinseca” che parte dalla attivazione di un recettore pro-apoptotico sulla superficie cellulare (figura 4).
La via intrinseca è innescata dalla mancanza di fattori di crescita o come risposta a danno di DNA, stress ossidativo, ipossia, agenti chimici tossici, tra cui ovviamente i chemioterapici.
Tali agenti portano al rilascio di citocromo c dai mitocondri, un passaggio controllato da proteine che governano la permeabilità della membrana mitocondriale esterna e possono essere sia proapoptotiche (Bax, BAD, Bak, Bok e altre), sia antiapoptotiche (Bcl-2, Bcl-xL e Bcl-w, le principali).
Il citocromo c rilasciato per il danno mitocondriale interagisce con APAF-1 e caspasi-9, la quale promuove l’attivazione di caspasi-3, che a sua volta agisce come effettrice finale, tagliando molte proteine cellulari che includono proteine strutturali e proteine nucleari.
Le caspasi sono normalmente soppresse dalle proteine IAPs. Quando una cellula riceve uno stimolo apoptotico, IAPs sono silenziate da SMAC, una proteina mitocondriale, che è rilasciata nel citoplasma.
La via estrinseca è innescata dall’attivazione dei “recettori di morte” e coinvolge l’attivazione della caspasi-8, che attiva direttamente la caspasi-3 causando apoptosi. Il TNF, prodotto principalmente dai macrofagi, è il principale mediatore estrinseco dell’apoptosi.
Il recettore Fas è un altro recettore correlato. Caspasi 8 attiva anche la proteina citosolica BID con un processo di scissione: la BID troncata (tBID) trasloca ai mitocondri, facilita il rilascio del citocromo c e attiva la via intrinseca. Il complesso recettore di morte-FADD è regolato da cFLIP, che blocca l’attivazione di caspasi-8. Anche p53 promuove l’apoptosi, attivando Bax/Bad.

Figura 3. Morte cellulare per necrosi (sinistra) e per apoptosi (destra)

Figura 4. Schema delle principali vie che portano alla apoptosi e punti di azione di alcune sostanze naturali.

Sigle e abbreviazioni:
TNF = Tumor Necrosis Factor;
FAS = Fragment Apoptosis Stimulant;
TRAIL = Tumor-necrosis-factor Related Apoptosis Inducing Ligand;
APAF-1 = Apoptosis Activator Factor-1;
Bcl-2 = B-cell lymphoma 2;
Bax = Bcl-2-associated X protein;
Bak = Bcl-2 homologous antagonist killer;
SMAC = Second Mitocondrial Activator of Caspase;
IAPs = Inhibiting Apoptosis Proteins;
FADD = Fas-Associated protein with Death Domains;
cFLIP = cellular caspase 8 (FLICE)-Inhibitory Protein;
FLICE (caspasi 8) = Fas-associated protein with death domain-Like IL-1β-Converting Enzyme-inhibitory protein;
BID = BH3 (Bcl-2 Homology-3)-Interacting Domain death agonist;
tBID = Truncated BID



Attività proteasomica
Il proteasoma è una complesso proteasico multicatalitico che degrada molte delle proteine endogene, comprese quelle non correttamente conformate e quelle danneggiate, assicurando le normali funzioni cellulari.
Questa via di degradazione svolge un ruolo essenziale in molti processi cellulari, fra cui la progressione del ciclo cellulare, la proliferazione, l’apoptosi e l’angiogenesi.
L’azione di regolazione del proteasoma sul ciclo cellulare è dovuta al turn-over delle proteine di regolazione positive e negative: in una cellula sana, i proteasomi controllano quindi le varie fasi del ciclo cellulare. Per accentuare la replicazione cellulare, i proteasomi frammentano proteine che inibiscono il ciclo cellulare, come per esempio gli inibitori delle chinasi ciclina dipendenti (cyclin-dependent kinase inhibitors, CKI).
Nelle cellule cancerose, il proteasoma può giocare un ruolo importante nello sviluppo e progressione della patologia.
Di conseguenza, si tratta di un punto focale di sensibilità alla azione degli inibitori del proteasoma, che portano a) all’accumulo di CKI (es P21 e p27) e all’arresto del ciclo cellulare e b) all’accumulo della proteina proapoptotica Bax oppure accumulo di IκB-α, inibitore del fattore anti-apoptotico NF-κB.

Epigenetica e complessità
Le anomalie morfologiche e di comportamento delle cellule cancerose dipendono anche da modificazioni epigenetiche (metilazione del DNA, acetilazione e fosforilazione degli istoni, formazione di attrattori nelle reti di trasduzione del segnale).
Qui esistono innumerevoli possibilità in cui fattori informativi esterni alla cellula, quindi di tipo alimentare, farmacologico, neuro immunologico, endocrinologico possono incentivare o rallentare la crescita delle cellule trasformate.
Pertanto, le dinamiche della crescita neoplastica assumono un carattere di grande complessità [2;3].

Complessi fitoterapici e alimenti
La pianta medicinale ma anche l’alimento ricco di principi attivi vegetali sono visti come sistemi unitari nei quali varie costituenti hanno proprie funzioni nell’assorbimento, metabolismo, biotrasformazione, farmacocinetica e farmacodinamica e tutte queste funzioni interagiscono. [4]
Molte erbe sono tradizionalmente utilizzate per il trattamento dei tumori, di cui alcune tra le più rappresentative saranno qui illustrate. [5-10]
Anche gli agenti dietetici possono essere utilizzati da soli o in combinazione con agenti chemioterapici convenzionali per impedire la formazione e la diffusione del cancro. [11-15]
Segue una breve rassegna di alcune tra le più interessanti sostanze alimentari e fitoterapiche, studiate come complessi, estratti in toto o liofilizzati.
Successivamente si tratteranno i principi attivi isolati da tali piante.

Pomodori
La dieta “mediterranea” e in particolare due suoi componenti rappresentativi, l’olio di oliva e il pomodoro, è associata a benefici per la salute che comprendono una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari e cancro. Il pomodoro contiene sostanze con provato effetto anti-proliferativo su cellule cancerose, come il licopene e vari polifenoli, come la floretina, la quercetina, la calconaringenina, il kaempferolo 3-rutinoside e la quercetina 3-rutinoside (rutina), per un totale di 4-26 mg su 100 grammi secondo il tipo di cultivar. È accertata la capacità dei polifenoli contenuti nei pomodori di modulare la proliferazione in vitro di cellule del cancro prostatico alle dosi attorno a 50 microgrammi/ml.

Aglio e cipolla
Il genere Allium comprende circa 500 specie, di cui comunemente utilizzate sono aglio, cipolla, porri, erba cipollina, scalogno. Esse hanno dimostrato di avere applicazioni come antimicrobici, antitrombotici, antitumorali, ipolipidemizzanti, antiartritici e ipoglicemizzanti, anche se la base di evidenza è ancora relativamente scarsa. Negli ultimi anni, una vasta ricerca si è concentrata sulle potenzialità antitumorali dei vegetali agliacei e dei loro componenti, vale a dire allilsolfuri e flavonoidi (in particolare la quercetina, che è presente abbondantemente in cipolla). [16] Diversi meccanismi sono stati proposti per spiegare gli effetti di prevenzione del cancro da parte di verdure e composti organo solforici estratti da alliacee: questi includono l’inibizione della mutagenesi, la modulazione di enzimi, l’inibizione della formazione di addotti di DNA, detossificazione di radicali liberi ed effetti sulla proliferazione cellulare.

Frutti di bosco
I frutti di bosco contengono una vasta gamma di sostanze fitochimiche con proprietà biologiche, come antiossidanti, antitumorali, anti-neurodegerative, anti-infiammatorie. Gli agenti chemiopreventivi presenti nelle bacche includono vitamine A, C, ed E, acido folico, calcio, selenio, beta-carotene, alfa-carotene, luteina, polifenoli come l’acido ellagico, acido ferulico, acido p-cumarico, antociani, quercetina, e diversi fitosteroli quali beta-sitosterolo, stigmasterolo e kaempferolo. La capacità di liofilizzati di lamponi, more e fragole di inibire lo sviluppo del cancro è stata studiata in laboratorio [17]. Gli estratti di frutti di bosco sono stati valutati per la loro capacità di inibire la crescita di linee cellulari di cancro (bocca, mammella, colon, prostata); lampone e fragola hanno mostrato gli effetti pro-apoptotici più significativi, senza alcun effetto su cellule normali. Le vie di segnalazione cellulare su cui si è visto l’effetto del mirtillo comprendono la diminuzione di fosfatidilinositolo 3-chinasi (PI3K)/Akt e di NFkB, mentre la proteina chinasi C e la chinasi ERK non sono colpite.

Rafano e broccoli
Ortaggi della famiglia delle crucifere e in particolare del genere Brassica stanno attirando sempre maggiore attenzione come alimenti sani a causa del loro contenuto di glucosinolati e isotiocianati di cui è stato mostrato un effetto chemiopreventivo su varie linee di carcinomi umani [18]. Gli isotiocianati contengono nella loro struttura un atomo di zolfo, responsabile del caratteristico odore prodotto dalla cottura troppo prolungata del cavolo e dei suoi cugini appartenenti ala famiglia delle crucifere. Alcuni isotiocianati possiedono proprietà antitumorali più potenti degli altri, come il sulforafano, presente nei broccoli. Va anche segnalato che foglie e gambo di Raphanus sativus, di solito scartati dalla alimentazione, hanno azione antiossidante e detossificante di radicali. Le foglie hanno contenuto polifenolico di circa 80 mg/g di estratto secco, paragonabile a quello delle fonti tradizionali ricche come il tè verde. I polifenoli sono catechina, acido protocatecuico, acido siringico, acido vanillico, acido ferulico, acido sinapico, acido o-cumarico, miricetina, e quercetina.

Olio d’oliva
L’olio extra vergine di oliva è particolarmente ricco di polifenoli come lupeolo e oleuropeina. Frazioni polifenoliche estratte direttamente da olio extra vergine di oliva hanno dimostrato di inibire colture di linee cellulari di cancro del colon, mediante inibizione dell’enzima acido-grasso sintetasi. L’oleuropeina è il caratteristico polifenolo  che concorre a formare il sapore amaro delle olive e delle foglie di olivo: il sapore amaro è importante in quanto difende la pianta dagli attacchi parassitari. Durante la maturazione dell’oliva, essa si scinde per idrolisi e svolge una spiccata funzione antiossidante. Inoltre è considerata una sostanza nutraceutica poiché in vitro ha un effetto positivo contro le cellule di cancro della mammella e altri tumori. [19]

Soia
Vari studi hanno suggerito che gli isoflavoni della soia esercitano effetti inibitori contro il cancro alla prostata. [20] Probabilmente gli estratti di soia, contenenti una miscela di isoflavoni di soia e di altri componenti bioattivi, sono agenti più potenti come chemio-preventivi rispetto agli isoflavoni di soia individuali. Nessun cambiamento significativo del ciclo cellulare o apoptosi sono stati osservati in cellule non-cancerose trattate con estratti di soia, suggerendo che gli effetti dell’estratto di soia sono tumore-specifici. Si suggerisce che i prodotti alimentari che recano una combinazione di principi attivi possono essere più efficaci e più sicuri come agenti chemiopreventivi di singoli composti. Quest’approccio “food-based” è interessante per lo sviluppo di raccomandazioni di sanità pubblica per la prevenzione del cancro alla prostata.

Germoglio di grano
Recentemente sono stati indagati gli effetti del germogli di frumento (estratti idroalcolici) nel carcinoma del colon umano. La frazione polifenolica è stata in grado di inibire la funzionalità del proteasoma a basse concentrazioni. L’estratto di germogli di grano innesca la via apoptotica in cellule di carcinoma della cervice uterina e di plasmocitoma, attraverso l’inibizione selettiva del proteasoma delle cellule tumorali, mentre una coltura di cellule normali è resistente ai trattamenti [21]. Due elementi (un polifenolo e una frazione proteica) hanno esercitato un effetto inibitorio in vitro sull’attività del proteasoma. Questi risultati forniscono ulteriori prove a sostegno del possibile utilizzo di estratti naturali di grano come coadiuvanti nei trattamenti contro il cancro [22].

Miele
Il miele è stato usato da tempo sia in usi medici e domestici, ma recentemente è stata rivalutata la proprietà nutraceutica contro diverse malattie, come cancro, malattie coronariche, malattie infiammatorie, degenerazione neurologica, l’invecchiamento. In tale situazione, il miele è studiato come fonte di composti fenolici e altri antiossidanti come l’acido ascorbico. Alcuni semplici polifenoli trovati nel miele, vale a dire acido caffeico, galangina, quercetina, kaempferolo, acacetina, pinocembrina e apigenina, si possono considerare come promettenti agenti complementari nella prevenzione e nel trattamento del cancro [23].

Il tè, la bevanda più consumata nel mondo oltre all’acqua, è derivato dalla pianta di Camellia sinensis e viene elaborato in modi diversi in diverse parti del mondo. All’interno di alcune regioni della popolazione mondiale, studi epidemiologici hanno identificato un possibile ruolo del tè verde nella prevenzione di alcuni tumori, in particolare quello della prostata. Inoltre, i modelli animali hanno dimostrato che i polifenoli del tè verde, possono ritardare lo sviluppo e la progressione del cancro. Una tipica bevanda prodotta con tè verde contiene 240-320 mg di catechine e 20- 50 mg di caffeina. Le catechine sono composti polifenolici incolori che si ossidano facilmente, dando origine ad imbrunimenti; sulle cellule cancerose sono attive particolarmente epigallocatechina (EGC) e epigallocatechina gallato (EGCG), suggerendo che la presenza dei tre gruppi ossidrilici adiacenti (pirogallolo o gruppo galloilico) nella molecola sia un fattore chiave per l’attività [24].

Uva e semi d’uva
La buccia dell’acino d’uva nera contiene rilevanti concentrazioni di resveratrolo, un fenolo non flavonoide cui recentemente sono state attribuite molte proprietà benefiche tra cui quella antitumorale. 
Tuttavia, va tenuto presente che, affinché questa molecola abbia effetti anti-cancerosi, è necessario che ve ne sia una concentrazione elevata nel sangue, difficilmente raggiungibile con l’alimentazione. Altre Ricerche hanno permesso di individuare in Polygonum cuspidatum (pianta erbaceo-arbustiva tipica di luoghi acquitrinosi e paludosi) quantità notevoli, parecchio superiori a quelle della vite, di resveratrolo e di diverse altre fitoalessine. Va comunque notato che degli effetti antitumorali sono stati descritti anche in uva bianca priva di resveratrolo [25]. Anche nei semi d’uva vi sono composti come l’acido gallico, catechina, epicatechina e loro procianidine-oligomeri, con effetti anti-tumorali nel cancro mammario, polmonare e gastrico, senza influenzare la vitalità delle cellule normali.

Rosmarino
Le foglie di Rosmarinus officinalis contengono vari composti attivi tra cui l’acido carnosico e l’acido rosmarinico. Anche la salvia contiene tali sostanze. Estratti di rosmarino sono stati applicati alle linee cellulari umane di cancro del polmone a piccole cellule, della prostata, del fegato, della mammella, e leucemia mieloide cronica. Gli estratti hanno esercitato vari effetti citotossici contro diverse linee cellulari a dosi relativamente basse (tra 12 e 47 microgrammi/ml) [26].

Vischio
Il Viscum album è molto utilizzato nella terapie dei tumori, soprattutto nella medicina antroposofica, anche se le evidenze convincenti e definitive sono difficili da raggiungere [27]. Probabilmente il vischio agisce sia con meccanismi diretti contro le cellule cancerose, sia con meccanismi indiretti, sostenendo il sistema immunitario. Sulle cellule leucemiche Jurkat l’estratto di vischio agisce con forte azione pro-apototica [28].

Aloe vera
L’Aloe vera è un rimedio molto popolare per una varietà di condizioni, soprattutto legate a patologie infiammatorie cutanee (dermatiti), ma talvolta è usato come rimedio contro il cancro. Esistono poche prove di un’efficacia di questa pianta nei tumori. Qualche recente studio suggerisce un effetto antiproliferativo in vitro su cellule cancerose [29]. L’aloe è stata utilizzata anche in combinazione con il miele per ottenere un effetto sinergico [30].

Altre piante
Esistono molte altre piante medicinali o alimentari di cui sono stati dimostrati effetti citotossici su cellule cancerose, che per ragioni di spazio qui possono solo essere citate: Panax ginseng [31], Oenothera biennis [32], Arnica montana [33], Urtica dioica (ortica) [34], Cynara scolymus (carciofo) [35], Thymus vulgaris (timo) [36], Piper methysticum (Kava) [37], Zingiber officinale (Ginger) [38], Lactica sativa (lattuga) [39], Punica granatum (melograno) [40]. Estratti di mela, uva, cipolle e fragole inibiscono la crescita di cellule leucemiche, probabilmente mediante un blocco dei proteasomi [21]. In questo modello di cellulare, mela e uva erano più potenti di pomodoro e sedano, ma meno potenti di un estratto di tè verde, mentre l’estratto di fragola era inattivo.



Medicinali omeopatici
Vi sono poche evidenze di effetti “in vitro” di medicinali omeopatici, ottenuti mediante proceducome re di diluizione e succussione (oltre il limite di Avogadro-Loschmidt). Autori americani hanno riportato [41] un effetto anti-proliferativo di Sabal serratula su linee cellulari del cancro prostatico. Thuja occidentalis e Conium maculatum non hanno avuto effetti. Secondo altri autori, un estratto grezzo di Ruta graveolens [42] ha provocato effetti citotossici su cellule del linfoma ascitico di Dalton e del carcinoma ascitico di Ehrlich. Infine è stato recentemente pubblicato un lavoro attestante l’effetto citotossico di Carcinosinum, e Phytolacca decandra su cellule di carcinoma del seno (MCF-7) [43]. Va comunque precisato che l’obiettivo primario dell’omeopatia è la cura dell’individuo nella sua complessità psicofisica (riattivaione omeodinamica e sistemica mediante il “simile”), non solo e non tanto la lotta contro il tumore [44; 45].

Principi attivi 
I metaboliti secondari costituiscono una riserva chimica molto diversificata di piccole molecole prodotte dalle piante come risposta alle condizioni ambientali e all’interazione con altri organismi.
Molte di queste molecole hanno diverse attività biologiche, che le rendono interessanti dal punto di vista farmacologico, nutraceutico o di integrazione alimentare (Figura 1).
Tra i molti composti candidati, molti fanno parte dei polifenoli, tra cui i più importanti sono i flavonoidi. La struttura base dei flavonoidi è costituita da 15 atomi di carbonio organizzati in due anelli aromatici (A e B), legati da un ponte a 3 atomi di carbonio, ciclizzato a formare l’anello eterociclico (C) cui è legato ossigeno.
Queste strutture possono presentare diverso grado di glicosilazione, idrossilazione, metossilazione ecc. in diverse posizioni, dando origine a una vasta gamma di molecole. La tabella 1 riporta un elenco schematico delle caratteristiche dei principali principi attivi, dei quali alcuni sono di seguito illustrati in maggiore dettaglio.

(-)-epigallocatechina-3-gallato (EGCG)
L’EGCG diminuisce la vitalità delle cellule e promuove l’apoptosi nelle linee cellulari di cancro, ma non nelle cellule normali [24]. EGCG induce apoptosi in cellule di cancro umano della prostata; la stessa sostanza, in dosi basse sensibilizza le cellule alla apoptosi indotta da tumor-necrosis factor (TRAIL) [15]. L’EGCG promuove l’apoptosi attraverso la stabilizzazione di p53, la regolazione negativa dell’attività di NF-kB, l’attivazione delle caspasi, la variazione del rapporto di Bax/Bcl-2, l’attività chimotripsina-simile del proteasoma 20S purificato e il proteasoma 26S nei lisati di cellule tumorali. L’EGCG (come anche luteolina, quercetina, kaempferolo, apigenina e taxifolina) inibisce selettivamente l’attività acido-grasso sintetasi (enzima fondamentale per la formazione delle membrane cellulari che è super-espresso in molte linee cancerose) e causa l’apoptosi nelle cellule cancerose, ma non nei fibroblasti non tumorali.

Genisteina
La genisteina (5,7,4’-trihydroxyisoflavone) è l’isoflavone predominante derivato prevalentemente dalla soia, ma si trova anche in altri legumi come piselli, lenticchie, fagioli. Questo composto importante possiede una grande varietà di attività biologiche [46;47], intervenendo sulle cicline regolatrici del ciclo cellulare e sulla famiglia Akt delle proteine di trasduzione del segnale. La genisteina inibisce una tirosin chinasi (PTK), che è coinvolta nella fosforilazione di residui in tirosina di recettori di membrana, inibisce la topoisomerasi II, che partecipa alla replicazione trascrizione e riparazione del DNA. A basse concentrazioni, simili a quelle raggiunte attraverso consumi alimentari, la genisteina può inibire i processi pro-metastatici come il distacco delle cellule, la migrazione e l’invasione, attraverso una varietà di meccanismi, tra cui il fattore di crescita trasformante-beta [14].

Curcumina
La curcumina (diferuloilmetano) è un polifenolo derivato dalla pianta di Curcuma longa, comunemente nota come la curcuma, usata come spezia nel subcontinente indiano. La curcumina ha dimostrato un effetto anti-proliferativo in varie linee cellulari ed è un inibitore del fattore di trascrizione NF-kB e dei prodotti genici a valle (tra cui c-myc, Bcl-2, COX-2, NOS, ciclina D1, TNF-α, le interleuchine e MMP-9) [48]. La curcumina riduce l’espressione di vari recettori per fattori di crescita, di molecole di adesione, di fattori angiogenetici. La linea cellulare di cancro della prostata LNCaP è poco suscettibile alla apoptosi indotta dal ligando correlato al TNF (TRAIL), ma in presenza di basse dosi di curcumina (10 micromol/L) il trattamento con TRAIL induce significativo aumento di frammentazione di DNA, attivazione caspasi-3 e -8, scissione del BID e rilascio di citocromo c. Ciò significa che nell’apoptosi indotta dalle sue sostanze la via estrinseca (recettore mediata, in questo caso promossa dal TRAIL che è correlato all’infiammazione) è potenziata da quella intrinseca (in questo caso indotta dalla curcumina).

Quercetina
Uno dei principali flavonoidi assunti con la dieta è la quercetina [49]. Essa interagisce con recettori e  modula diverse vie di trasduzione del segnale che coinvolgono MEK/ERK e Nrf2/keap1, associati con i processi di infiammazione e carcinogenesi. La quercetina riduce l’espressione di ciclina B1, induce l’inibitore di p21 CDK con una concomitante diminuzione della fosforilazione di pRb, che inibisce la progressione del ciclo cellulare bloccando E2F1 [50]. Viste le notevoli correlazioni tra infiammazione e tumori, è interessante notare come la quercetina sia stata proposta sia come antinfiammatorio sia come antineoplastico [51;52]. A riprova di tale complessità noi abbiamo dimostrato che la quercetina è in grado di provocare un aumento del rilascio di istamina dai basofili attivati da peptidi batterici (quindi un effetto potenziante le difese aspecifiche) mentre provoca una forte inibizione quando i basofili sono attivati da anti-IgE (quindi un effetto antiinfiammatorio e anti-allergico) [53]; questi effetti si riscontrano a dosi molto basse, ottenibili nel plasma mediante integrazione nella dieta. Queste evidenze sono importanti per le relazioni tra infiammazione, angiogenesi e tumori, in cui anche i basofili sono coinvolti.

Resveratrolo
Il resveratrolo (3,5,4’-triidrossistilbene) è una delle fitoalessine prodotte naturalmente da parecchie piante tra cui la vite, in difesa da agenti patogeni quali batteri o funghi, cui è attribuita azione antiaterogena e antitrombotica. Il resveratrolo si è guadagnato una notevole attenzione per le sue proprietà anti-cancro, soprattutto come potenziale chemio preventivo [54;55]. Il resveratrolo ha effetti pro-apoptotici perché danneggia le funzioni mitocondriali, la catena respiratoria, l’espressione genica, la acetilazione o fosforilazione della proteina p53. Questo polifenolo influisce anche sulla distribuzione dei “death receptors” e facilita la formazione di un complesso che attiva la segnalazione per la morte cellulare. Infine, in vari tipi di cancro, il resveratrolo si comporta come un “chemiosensibilizzante”, che abbassa la soglia di induzione di morte cellulare da parte di agenti antitumorali classici e neutralizza chemioresistenza delle cellule tumorali.

Licopene
Il licopene è un carotenoide che dà il colore rosso ai pomodori, ma è contenuto anche in albicocca, papaia, anguria e pompelmo rosa. È stato suggerito che i carotenoidi possono modulare i processi riguardanti la mutagenesi, cancerogenesi, differenziamento cellulare e la proliferazione. Il meccanismo inibitorio è stato associato con soppressione della via di segnalazione fosfatidilinositolo 3-chinasi/Akt, di mTOR e up-regolazione di proteine apoptotiche come Bax e Fas ligando, riduzione di ciclina D1 e conseguente arresto del ciclo alla fase G0-G1. Va segnalato che le cellule epiteliali della prostata normale sono ancora più sensibili all’inibizione della crescita esercitata dal licopene rispetto alle cellule tumorali, indicando che anche l’iperplasia prostatica benigna in via di sviluppo può essere influenzata positivamente da licopene. È stato dimostrato un sinergismo tra componenti del pesce (acido eicosapentaenoico) ed il licopene nel bloccare la crescita di cellule del cancro del colon [56].

Fisetina
La fisetina (3,3’,4’,7-tetrahydroxyflavone) si trova nella frutta e verdura, come fragole, mele, cachi, uva, cipolle e cetriolo. Ha molte attività tra cui la neurotrofica, anti-ossidante, antinfiammatoria e anti-angiogenetica. In cellule di cancro della prostata in coltura ha mostrato notevole attività pro-apoptotica, e poca o nulla attività su quelle normali [57].

Lupeolo
Il lupeolo è uno dei triterpenici che si trovano nella frutta, come olive, mango, fragola, uva e fichi, molte verdure, e in diverse piante medicinali. Oltre a varie attività (anti-infiammatoria, anti-artritica, anti-mutagena, e persino anti-malarica) il lupeolo ha dimostrato di possedere proprietà antitumorali in vivo e in vitro nel tumore della prostata, del pancreas e nelle cellule B linfoma non-Hodgkin-2[58]. Il meccanismo si baserebbe sulla produzione di specie reattive dell’ossigeno, seguita da induzione della via mitocondriale che porta alla morte cellulare. Secondo altri autori si tratta di un agente “multi-target” con un potenziale anti-infiammatorio e regolatore sulle cellule dei tessuti. Le azioni sulle cellule sono su passaggi chiave come il fattore nucleare kappa B (NFkB), Fas, K-ras, fosfatidilinositolo- 3-chinasi (PI3K)/Akt e Wnt/beta-catenina, c-FLIP [59]. È interessante notare che dosi efficaci sulle cellule cancerose non presentano alcuna tossicità per le cellule normali e i tessuti.

Nobiletina
La nobiletina è un flavone poli-metossilato isolato dalla buccia del mandarino tangerino, solubile nei solventi organici e poco in acqua. L’interesse per questo composto è stato ripreso da quando diversi dati sperimentali indicano che è una molecola con proprietà chemiopreventive per i tumori. La nobiletina sembra essere un inibitore abbastanza affine di elementi della via delle MAPK, come c-Raf e MEK1. In aggiunta bloccherebbe l’utilizzo dei fosfoinositidi da parte delle  fosfolipasi C e della PI3K. Entrambe le vie sono attivamente utilizzate dalle cellule tumorali nella loro crescita incontrollata.

Silibinina
La silibinina è il principale principio attivo di silimarina, la miscela di flavonolignani estratta dai semi di cardo mariano (Silybum marianum), composto di silibinina, isosilibinina, silicristina, silidianina. Sia studi in vitro sia ricerca sugli animali suggeriscono che la silibinina ha proprietà epatoprotettiva contro le tossine e proprietà anti-cancro contro le cellule umane di adenocarcinoma della prostata, di cancro della mammella (estrogeno-dipendenti e indipendenti), di carcinoma della portio, di cancro del colon e di carcinoma polmonare di vario tipo istologico. La silibinina ha bassissima tossicità su cellule normali mentre ha chiaramente dimostrato l’inibizione della cellula tumorale per più vie di segnalazione, l’inibizione dell’angiogenesi, la chemiosensibilizzazione e l’inibizione di invasione metastatica. Le attuali conoscenze indicano che tale sostanza regola più vie cellulari proliferative nelle cellule tumorali, tra cui tirosinchinasi, il recettore degli androgeni, STATs, NFkB, c-myc [60].


Allicina
Allicina (tiosulfinato di allile) è il più noto elemento biologicamente attivo dell’aglio appena schiacciato. Il diallil bisolfuro presente nell’olio estratto dall’aglio è stato studiato per il suo effetto antiproliferativo sulle cellule di cancro alla prostata (PC3) in vitro, osservando soppressione della crescita delle cellule, induzione di danno al DNA in modo dose dipendente, rispetto al controllo. Sulla proliferazione cellulare delle linee di cancro del colon allicina esercita un effetto citostatico tempo- e dose-dipendente. Il trattamento con allicina porta le cellule a morte per apoptosi, aumento dei livelli di Bax e maggiore capacità di rilascio di citocromo c dai mitocondri al citoplasma, traslocazione di fattore Nrf2 [61].

Acido carnosico
L’acido carnosico è un diterpene benzenediolico naturale che si trova nel rosmarino (Rosmarinus officinalis) e la salvia comune (Salvia officinalis). Foglie essiccate di rosmarino o salvia contengono 1,5-2,5% di acido carnosico. Questa sostanza naturale ha mostrato proprietà inibitrici sulla crescita di molte cellule cancerose [26].

Vitamina E
La vitamina E si riferisce a un gruppo di composti naturali: i tocoferoli, tocotrienoli, e loro derivati  naturali e sintetici. Degli otto tocoferoli diversi inclusi nel termine di vitamina E, α-tocoferolo spesso esercita funzioni specifiche ed è la forma predominante della vitamina E nel plasma e tessuti, mentre γ-tocoferolo, e non α-tocoferolo, è la principale forma nella dieta. Oltre alla sua funzione antiossidante, la vitamina E ed i suoi analoghi sono in grado di modulare il fattore di crescita trasformante-β e di regolare il ciclo cellulare attraverso l’arresto della sintesi del DNA in cellule di cancro della prostata [62]. L’induzione di apoptosi con aumento di espressione di Fas sulla membrana, la riduzione della produzione del fattore di crescita vascolare endoteliale, e l’inibizione delle metalloproteinasi della matrice sono altri meccanismi attraverso cui la vitamina E inibisce la carcinogenesi.



Biodisponibilità e interazioni
Nonostante le numerose prove degli effetti delle sostanze naturali, è necessario precisare che non è possibile dedurre direttamente una sicura efficacia clinica per due ragioni: la prima perché i modelli in vitro sono sempre riferiti a linee cellulari, che non è detto siano rappresentative delle cellule del cancro umano che si vorrebbe trattare, la seconda perché le dosi usate in vitro non sono sempre le stesse che sarebbero raggiungibili nel tessuto in vivo.
Naturalmente, la biodisponibilità dipende anche dalla via di somministrazione e dalla posizione del bersaglio: la cavità orale e il tratto digestivo, che sono a diretto contatto con le sostanze assunte per via orale, possono rappresentare bersagli per la chemioprevenzione più facilmente raggiungibili rispetto agli organi interni.
Esiste anche il problema degli effetti bifasici, o “ormetici”. Ad esempio, sebbene la genisteina abbia molte azioni potenzialmente terapeutiche, la sua attività bifasica (citotossica a concentrazioni elevate e vitalizzante a basse concentrazioni), impone cautela nel determinare le dosi terapeutiche [47]. Il resveratrolo in dosi molto basse agisce come un agente anti-apoptotico, in alte dosi come pro-apoptotico sulle cellule tumorali, ma anche deprime la funzione cardiaca [63].
Naturalmente questo tipo di effetti bifasici si nota spesso in specifici modelli cellulari, ma non costituisce una regola generale, come dimostrato anche da noi per la quercetina sui leucociti basofili [53].

Interazioni
Farmaci a base di erbe o estratti purificati contengono una combinazione di principi attivi, che interagiscono tra loro e anche con gli altri farmaci prescritti, con la possibilità teorica di migliorare  (sinergismo) ma anche di diminuire (antagonismo) l’effetto terapeutico. Le sostanze naturali possono teoricamente interagire negativamente con le terapie convenzionali in vari modi: a) interazione diretta tra sostanze diverse, che ne riduce la biodisponibilità o l’efficacia, b) aumento del metabolismo epatico e quindi dell’inattivazione ed escrezione dei farmaci, c) protezione delle cellule dagli effetti citotossici basati sullo stress ossidativo, meccanismo utilizzato da parecchi farmaci e dalle radiazioni ionizzanti. La contemporanea assunzione di bortezomib (un inibitore del  proteasoma che ha attività te rapeutica nel trattamento del mieloma multiplo), di polifenoli come quercetina e miricetina ha dimostrato di invertire gli effetti del farmaco, impedendo alle cellule maligne di entrare in fase di apoptosi.
Questo effetto inibitorio è stato associato a reazioni chimiche tra la quercetina e il gruppo acido boronico del farmaco.
L’azione antiossidante degli antociani in alcune condizioni potrebbe inibire l’effetto citotossico di altri composti usati per distruggere le cellule tumorali.
Le complesse interazioni tra sostanze naturali, cellule tumorali e farmaci  impongono cautela e incoraggiano un colloquio più aperto tra paziente e medico.

Sinergismi
D’altra parte, è possibile un’interazione positiva, nel senso di un sinergismo. Una possibilità interessante è quella di utilizzare agenti dietetici che sensibilizzino i tumori ai chemioterapici.
La quercetina abroga la resistenza delle cellule di melanoma alla chemioterapia [64], apigenina, genisteina, quercetina sinergizzano col taxolo [65], il resveratrolo può sensibilizzare le cellule tumorali agli  agenti chemioterapici [55]. Il pretrattamento delle cellule cancerose con quercetina aumenta l’apoptosi indotta da cisplatino [66].
Uno degli ostacoli comuni al successo della chemioterapia è lo sviluppo della “multidrug resistance” dalle cellule tumorali a più agenti chemioterapici. La glicoproteina-P (P-gp) agisce come una pompa per farmaco, che riduce la concentrazione intracellulare. Per sviluppare strategie efficaci contro la farmaco-resistenza è stato proposto l’acido carnosico, che è capace di modulare proprio la proteina P-gp e aumentare la  concentrazione intracellulare di adriamicina [67].
Anche la proteina che conferisce resistenza alla chemioterapia nel cancro della mammella (BCRP) è stata individuata come bersaglio di quercetina, (-)-epicatechina, genisteina, crisina, curcumina e resveratrolo [68].
Naturalmente esiste la possibilità di sinergismi anche tra i diversi prodotti naturali: EGCG inibisce le cellule staminali del cancro prostatico in forte sinergia con la quercetina [69].
Combinazioni di polifenoli dietetici vegetali, come curcumina e acido carnosico oppure curcumina e silibinina, a concentrazioni non tossiche di ciascun agente, hanno prodotto un effetto sinergico antiproliferativo su cellule di leucemia mieloide acuta, senza alcun effetto su fibroblasti umani normali [70]. In questo contesto si può citare l’esperienza di multiterapia del metodo Di Bella, basata sull’associazione di melatonina, retinoidi, vitamine E, D3, C, somatostatina, inibitori della prolattina e basse dosi di ciclofosfamide o oncocarbide e altre sostanze, con lo scopo di sfruttare i sinergismi. Le difficoltà all’accettazione di tale approccio sono finora derivate dalla scarsità di prove di efficacia e dallo scetticismo dell’oncologia ufficiale. Senza entrare in questa discussione, che esula dagli scopi di questo lavoro, resta il fatto che tale esperienza è significativa per il suo carattere pionieristico e di stimolo alla ricerca [71].

Conclusioni e prospettive
Un approccio integrato per la gestione di un paziente affetto da cancro deve essere indirizzato a bersagli biochimici multipli e ai percorsi fisiologici che supportano lo sviluppo del tumore, riducendo al minimo la tossicità dei tessuti normali e l’immunosoppressione. 
La “nuova era” dell’oncologia molecolare in sinergia con la progressiva integrazione delle cure complementari nei protocolli terapeutici, permette i guardare al futuro con interessanti prospettive, sia per la prevenzione che per la terapia. Da consigli generici (seppure importanti) di alimentazione più sana (es. meno calorie, carni rosse, sale, alcool, più vegetali, fibre, vitamine, selenio), si potranno indicare quei cibi e/o quei supplementi che potrebbero essere specificamente indicati in caso di precise alterazioni biochimiche (fattori di rischio nel soggetto sano o lesioni caratteristiche nella cellula neoplastica).

Prevenzione
Senza trascurare le attuali importanti indicazioni per la prevenzione dei tumori basate sullo stile di vita e la diagnosi precoce, in futuro la nuova possibilità di una “diagnosi individuale” del rischio oncologico potrebbe favorire una la cosiddetta “molecular target chemoprevention” [9;13;24] :  ad esempio, i soggetti con mutazioni di geni Rb e p53 potrebbero trovare giovamento da fattori alimentari capaci di riattivare o mimare le funzioni perdute di Rb e/o p53 (o bloccare i loro inibitori), possibilmente agendo in sinergia con altri fattori alimentari che inducono l’apoptosi attivata dal ligando del TRAIL. Vitamine antiossidanti potrebbero essere indicate non in tutti i soggetti, ma solo in quei sottogruppi che hanno difese antiossidanti inefficienti.
Detossificazione dei radicali dell’ossigeno, regolamentazione delle vie di trasduzione del segnale, modulazione di recettori, induzione di apoptosi, inibizione dell’angiogenesi, sono meccanismi attraverso i quali gli agenti chemiopreventivi possono agire per ritardare la crescita di cellule tumorali, senza dimenticare il potenziamento della risposta immunitaria con composti che agiscono come immunostimolanti. Ci si augura che tali strategie contribuiranno alla prevenzione individualizzata del cancro.

Terapia
Visti i molteplici effetti delle sostanze vegetali e la loro notevole sicurezza (molte sostanze hanno mostrato scarso effetto sulle cellule normali), il loro utilizzo futuro per la terapia del cancro risiederà probabilmente in combinazioni sinergiche e nell’integrazione con la chemioterapia e la radioterapia.
In questo ruolo, i prodotti naturali agiscono come modificatori della risposta biologica o come adattogeni, potenzialmente migliorando l’efficacia delle terapie convenzionali o riducendo la tossicità.
Probabilmente le dosi necessarie per un’azione citotossica su un cancro in atto sono maggiori di quelle ottenibili solo mediante modifiche della dieta ed è necessaria una supplementazione di alte dosi di principi attivi.
Tale strategia potrebbe essere favorita proprio dal fatto che molte sostanze di origine alimentare hanno un’altissima tollerabilità. Gli interventi dovrebbero comunque essere basati sull’individuazione sempre più precisa dei biomarcatori e su evidenze di efficacia di tipo clinico.
Il futuro dell’oncologia sta nell’integrazione degli approcci “high-tech” con quelli “sistemici”, basandosi sulla conoscenza della complessa biologia della cellula neoplastica e passando per una rivalutazione degli approcci preventivi e terapeutici che sfruttano in modo razionale le sostanze naturali.


Dedica
Dedico questo lavoro a ricordo di mia sorella Maria Irene che col suo amore alla vita e alla natura mi ha spronato a occuparmi di questo campo della medicina (PB).


© RIPRODUZIONE RISERVATA 


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