Visualizzazione post con etichetta sesso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sesso. Mostra tutti i post

sabato 9 giugno 2018

Una lucida critica al film del 2002 "Il mondo di Amélie"



Di Sofia Torre, 8 mag 2018

Il favoloso mondo di Amélie, uscito nel lontano 2002, è stato accolto e celebrato da una platea di giovani ragazze desiderose di essere riconosciute “uniche”, come una sorta di inno all’innocenza e all’originalità. 
Non si capisce esattamente in cosa dovrebbe consistere “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”, dato che di favoloso non le succede quasi nulla. 



Amélie vive a Parigi, che nella prospettiva di Jean-Pierre Jeunet sembra essere un non luogo popolato di persone che non si rivolgono la parola e si scansano vicendevolmente quando si affiancano sul marciapiede. 
Amélie non ha amiche, non ha impulsi sessuali, non legge mai e nemmeno esce, neanche per bersi una birra e ricordarsi che, in fondo, abita in una delle città più belle del mondo. 



La grande colpa di Jean-Pierre Jeunet è quella di essere riuscito a trasformare quella che avrebbe potuto costituire una denuncia dell’estraniamento e della solitudine dell’individuo in un invito alle ragazze a ostentare un’espressione vacua e stralunata, a non esprimere desideri o pulsioni e a interagire poco, e nel modo più incomprensibile e fastidioso possibile. Occhi stralunati, sorriso sognante, quel taglio di capelli a scodella che stava bene solo a Audrey Tautou: Il favoloso mondo di Amélie ha lasciato un’eredità (non solo estetica) difficile alla generazione di ragazze che, poco dopo l’uscita del film, accorrevano in massa a fotografare le nuvole con addosso camicette a fiori e gonne colorate e svolazzanti.



Velleità pseudo artistiche, passività sessuale, vacuità e conversazioni con sconosciuti fondate su pregiudizi e antipatie istintive: questo è il retaggio del Favoloso mondo di Amélie nella mia generazione.

Amélie trascorre le sue giornate a servire caffè e piatti caldi agli avventori del Café des 2 Moulins di Montmartre. Sembra che nessuno le rivolga parola per più di due minuti e comunque mai per avviare una conversazione di spessore superiore a “Bella giornata!” (affermazione) e “Sì, davvero” (risposta). Sembrerebbe il perfetto incipit di una riflessione sull’atomizzazione nella società globalizzata e capitalistica e la solitudine dell’individuo, se non fosse che Amélie non sembra assolutamente soffrire per il vuoto relazionale incessante che colma le sue giornate. A parte gli scherzetti ai vicini di casa e le fotografie al nano da giardino del padre, la vita della giovane parigina è fatta di routine, percorsi da un punto all’altro della città e una quantità di tic angoscianti che lei definisce “piccoli piaceri della vita”.



Tuffare la mano in sacchi di legumi che non le appartengono sembra la sua principale occupazione. Memori e motivate da questo insegnamento sulle gioie del tatto, le mie compagne di scuola accarezzavano moquette luride come fossero gattini e poi andavano al bar a infilare le dita nelle ciotole di salatini, irritando me e i germofobici di tutto il mondo. Poco interessata a costruirsi una carriera, una sensata rete di relazioni umane o anche solo un hobby banale, Amélie si aggira con espressione vacua per Parigi, producendo in un esercito di adolescenti e tardoadolescenti affamate d’attenzione la pericolosa convinzione che l’innocenza e l’ingenuità a tutti costi non sia solo la piacevole e naturale condizione delle ragazze che altrove definiremmo “affette da disturbi dell’apprendimento”, ma che sia anche irresistibilmente sexy.



Amélie non è neppure degna della migliore amica macchietta senza una vita propria, accessorio irrinunciabile di tutte le eroine partorite nelle commedie romantiche: il falso mito del necessario protagonismo femminile, delle donne che non potrebbero mai essere gli Amici Miei di Monicelli. L’amicizia fra donne è infatti spesso (per non dire sempre) ridotta a valvola di sfogo per raccontare le gesta e i soprusi degli uomini, almeno nel cinema pastello, eternamente eteronormato e patriarcale fino alla nausea. Nel Favoloso mondo di Amélie, però, la gravità della situazione si accresce, per almeno due diverse ragioni. La prima è che Amélie non sembra venire minimamente sfiorata dalla mancanza di un rapporto, paritario o ridicolo che sia, con un’altra ragazza: zero interazioni con donne in vista, se togliamo le altre cameriere del Café des 2 Moulins e la tabaccaia impiegata di fronte, che viene prontamente accoppiata con uno squilibrato. Forse Amélie ha causato un femminicidio, chissà. La seconda è che appena una donna – nella fattispecie la sua vicina – cerca di diventare sua amica e di metterla a parte dei suoi ricordi e dei suoi pensieri, Amélie decide di manovrarla e consegnarla ai suoi stessi meccanismi consolatori da mondo fittizio, facendole credere che il marito traditore in realtà l’aveva sempre amata. Morale: non guardare in faccia la realtà e non rifarti una vita. Fai come me, vivi su un altro pianeta, che è meglio.



Il favoloso mondo di Amélie ha contribuito ad annullare anni di rivendicazioni femministe fornendo una rappresentazione completamente falsa e passiva della sessualità e del desiderio femminile. Amélie ha le stesse pulsioni sessuali di un tostapane: quando qualcuno decide di accenderla, lei si scalda, anche se la proposta “non è all’altezza delle sue aspettative”. Quando si trova ad avere a che fare con il sesso, in cui sembra essersi imbattuta senza particolare volontà e senza un desiderio tutto suo, Amélie guarda in camera con un sorrisino, invece di proporre qualcosa di diverso al suo partner, di imporsi nell’atto o anche solo di intimargli di andarsene. Poi, un bel giorno, Amélie si imbatte in un ragazzo carino di cui non sa il nome ed è vittima di un immediato colpo di fulmine, anche se non si sono mai scambiati una parola e magari il suo quasi principe azzurro è un pedofilo, un fan di Baywatch o un pedofilo fan di Baywatch. Un corteggiamento in cui Amélie si annulla, inseguendolo con lo sguardo, senza apparentemente avvertire il bisogno di una conversazione o un contatto fisico, rimanendo vittima passiva della casualità e di eventi sparsi che non la vedono mai consapevole. Dopo aver conosciuto Nino, Amélie sogna di essere la moglie casalinga e amorevole che prepara il suo “famoso pasticcio di verze” al premuroso consorte che si reca trotterellando al negozio sotto casa per comprarle il lievito. Questa scena, allo stesso tempo copertina di Good Housekeeping e prequel di Shining di Stanley Kubrick, non solo fa venire il voltastomaco, ma contribuisce a normalizzare e istituzionalizzare la presunta originalità e la simulata indipendenza di Amélie, che evidentemente non vive da sola per scelta, ma in attesa del principe azzurro.



Il modo in cui Amélie, dopo aver affrontato peripezie inesistenti, corre tra le braccia del ragazzo manifestando benessere e appagamento non è dissimile dalla prima notte di nozze dell’Ottocento, quando le donne si trovavano, accettato a scatola chiusa il proprio destino sessuale, a passare dal primo bacio alla deflorazione nel giro di poche ore, senza aver diritto alla scoperta e alla sperimentazione della propria sessualità. È inevitabile che una storia d’amore divenuta cult per una generazione di ragazze decise a prendere la parigina coi capelli a scodella come modello di vita tende a plasmarne la visione dei rapporti di coppia, se non indissolubilmente almeno in maniera evidente. Noi, la Generazione Amélie, non appena incontriamo un ragazzo senza manie o disturbi psicologici troppo palesi e abbastanza carino da poter diventare “la persona giusta”, diamo per scontato che ci sia un sogno d’amore da coronare, senza chiederci se fare parte di una coppia tradizionale è quello che vogliamo davvero. Non appena si trova l’apparente dolce metà ci si butta a capofitto con interi salumifici sugli occhi, finendo per arrivare completamente impreparate alle inevitabili delusioni quando gli uomini non si comportano come vorremmo, o quando si va a sbattere contro i numerosi spigoli della realtà.

Con i suoi rapporti disfunzionali spacciati come segni del destino e i suoi sorrisi a mezza bocca guardando in camera, Amélie non ha solo rotto la crosta alla crème brûlée. La tendenza lanciata dalla protagonista dell’opera di Jean-Pierre Jeunet ad attaccarsi a consolazioni effimere e discutibili dei piccoli piaceri della vita rischia di farci dimenticare che abbiamo diritto anche a quelli grandi, che però non cadono dal cielo come la signora suicida sulla madre di Amélie.

Segui Sofia su The Vision

mercoledì 28 marzo 2018

Mal di testa: dieci possibili cause...




Il mal di testa non è provocato solo dallo stress o da un brutto raffreddore. 
Esistono diversi fattori, molti dei quali poco conosciuti, in grado di innescare un attacco.  Li elenca il portale ISSalute dell’Istituto Superiore di Sanità che propone anche una serie di consigli

di Cristina Marrone, 25 mar 2018


Weekend

Se si lavora a ritmo serrato dal lunedì al venerdì, il sabato mattina ci si può risvegliare con un forte mal di testa. È la cosiddetta cefalea da weekend, che colpisce tipicamente durante il fine settimana. Infatti, durante il weekend, quando si allenta la tensione accumulata durante la settimana lavorativa, il crollo degli ormoni dello stress provoca il rilascio immediato dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici del cervello, che inducono prima la contrazione e poi la dilatazione dei vasi sanguigni, causando il mal di testa. 
Consiglio: prevedere degli spazi dedicati al rilassamento come, ad esempio una lezione di yoga, durante la settimana, piuttosto che rimandarli al fine settimana. Evitare di dormire più a lungo, poiché il sonno protratto per oltre 8 ore può scatenare un attacco.

Rabbia repressa

Quando si prova un sentimento di rabbia i muscoli del collo e del cranio si irrigidiscono per la tensione, provocando una sensazione simile a quella prodotta da una fascia stretta intorno alla testa. È, questo, il segnale di una cefalea tensiva.
Consiglio: respirare profondamente e lentamente, non appena si avverte la tensione, inspirando con il naso ed espirando attraverso la bocca. La respirazione profonda favorisce il rilassamento dei muscoli della testa e del collo e aiuta a ridurre la tensione.

Postura scorretta

L’assunzione di una posizione scorretta, soprattutto davanti allo schermo del computer o del cellulare, può provocare tensioni muscolari nella parte superiore della schiena e del collo che possono favorire la comparsa del mal di testa. In genere, il dolore parte dalla nuca e può estendersi al viso, fino a colpire la fronte. 
Consiglio: evitare di restare seduti o tenere una posizione fissa per lungo tempo. Alzarsi, invece, di tanto in tanto per fare delle pause, sedersi con la schiena dritta, e non ricurva, evitando di inclinare la testa in avanti e utilizzare una sedia provvista di supporto lombare. Se si trascorre molto tempo al cellulare munirsi di un auricolare, perché mantenere il cellulare fisso tra la testa e la spalla può causare un irrigidimento muscolare e, quindi, mal di testa. La consultazione di un fisioterapista, come un osteopata, può aiutare ad identificare e correggere eventuali problemi posturali.

Profumo

I detergenti domestici, i deodoranti per l’ambiente e i profumi possono scatenare il mal di testa in persone particolarmente sensibili agli odori intensi. Contengono, infatti, sostanze chimiche che attivano le cellule nervose del naso che, a loro volta, stimolano l’area del cervello connessa con il mal di testa. 
Consiglio: evitare profumi forti e saponi o shampoo dalla profumazione intensa. Utilizzare deodoranti per ambienti e detergenti domestici privi di profumo, arieggiando la casa e l’ambiente di lavoro frequentemente e il più a lungo possibile. Se un collega indossa un profumo dalla fragranza troppo intensa avvisarlo del disagio che può provocare.

Condizioni atmosferiche sfavorevoli

Il cielo coperto, l’umidità elevata, gli sbalzi di temperatura e i temporali possono provocare il mal di testa nelle persone predisposte. Si ritiene che le variazioni della pressione atmosferica, responsabili dei cambiamenti climatici, possano innescare cambiamenti chimici ed elettrici nel cervello che, irritando i nervi, determinano la comparsa del mal di testa. 
Consiglio: non si può intervenire sulle condizioni meteorologiche ma guardare le previsioni del tempo consente di prevedere quando potrebbe verificarsi un attacco e di prendere un antidolorifico con uno o due giorni di anticipo, allo scopo di prevenire la crisi.

Digrignare i denti

La tendenza a digrignare i denti durante il sonno sfregandoli gli uni contro gli altri, il cui nome scientifico è bruxismo, provoca la contrazione dei muscoli coinvolti nella masticazione, causando il mal di testa. 
Consiglio: rivolgersi ad un dentista di fiducia, che potrà risolvere il problema realizzando un bite, un piccolo apparecchio in resina da applicare sull’arcata dentaria superiore o inferiore prima di andare a letto. Impedendo il digrignamento, il bite favorisce il rilassamento dei muscoli adibiti alla masticazione, oltre ad evitare l’usura dei denti

Luci intense

Le luci intense ed abbaglianti, soprattutto se sfarfallanti, fanno innalzare i livelli di alcune sostanze chimiche del cervello che, attivando il centro di controllo dell’emicrania, possono generare un attacco. 
Consiglio: indossare occhiali da sole, non solo all’aria aperta ma anche in ambienti chiusi, per ridurre l’intensità della luce. L’uso di lenti polarizzate, rispetto a quelle tradizionali, offre il vantaggio di attenuare anche i riflessi e l’effetto abbagliante generati da condizioni di forte luminosità. Sul luogo di lavoro posizionare il computer lontano da finestre e fonti di luce che possono generare riflessi e riverberi sullo schermo, utilizzando lampade da tavolo per leggere i documenti sulla scrivania. Se non si è in grado di spegnere o ridurre le luci intorno al computer cambiare postazione di lavoro poiché la cattiva illuminazione influisce sulla comparsa del mal di testa. Evitare le luci al neon, che tendono a tremolare, sostituendole, laddove possibile, con altre forme di illuminazione.

Alimenti

Alcuni cibi come gli insaccati, gli hot dog, i formaggi fermentati e stagionati (quali il brie e il gorgonzola), il cioccolato, gli alimenti preconfezionati ed il pesce affumicato, contengono delle sostanze chimiche che possono provocare l’emicrania. Lo stesso effetto è prodotto dalle bibite dietetiche.
Consiglio: compilare un diario del mal di testa, annotando il cibo assunto, in modo tale da individuare più facilmente l’alimento responsabile dell’emicrania. Se si sospetta che un determinato alimento sia la causa del mal di testa è necessario eliminarlo dalla dieta per un paio di mesi, per verificare se la frequenza delle crisi diminuisce.

Mal di testa da sesso

Molti uomini e donne soffrono di mal di testa collegati all’attività sessuale, che si manifestano durante il momento di massima eccitazione. Secondo i medici questa forma di mal di testa dipende dall’aumento della pressione nella muscolatura della testa e del collo. L’attacco, di solito, si presenta nella fase dei preliminari o poco prima dell’orgasmo ed ha una durata variabile da pochi minuti ad un’ora. 
Consiglio: questo tipo di mal di testa, seppur imbarazzante, non deve destare preoccupazione e non implica la necessità di rinunciare all’attività sessuale. Basta assumere un antidolorifico alcune ore prima del rapporto per evitare che si manifesti l’attacco.

Gelato

Se si è colpiti da un dolore intenso e lancinante nella parte centrale della fronte mentre si mangia un gelato si soffre del cosiddetto mal di testa da gelato, provocato dal contatto di materiale freddo con il palato o la parte posteriore della gola. Anche ghiaccioli e bibite ghiacciate producono lo stesso effetto.
Consiglio: fortunatamente questo disturbo scompare da solo nell’arco di pochi istanti o, nel peggiore dei casi, di uno o due minuti.

sabato 7 gennaio 2017

L'amore quando non si è più ragazzi nel corpo (ma forse non nell'anima)...



Lʼesperienza insegna a vivere con più leggerezza… anche lʼamore! Ecco le lezioni imparate grazie allʼetà.

6 gen 2017

Ci sono cose che solo gli anni insegnano, perché l'amore vero esiste, ma non sempre è facile come lo avevamo immaginato. Tu che cosa hai imparato grazie all'esperienza
Dieci lezioni sulle relazioni positive a cui ora, a quarant'anni, non vogliamo più rinunciare.

PRINCIPE O… ? 
Il principe azzurro non esiste: sì, probabilmente è così. Il principe azzurro è un ideale della mente. 
Quello che esiste è l'uomo che fa per noi. Autentico, imperfetto, reale.

TEMPO 
Nessuno ci può restituire il tempo. Rimuginare sul passato o piangersi addosso è inutile. Basta attendere. 
La cosa migliore che possiamo fare per noi stesse è iniziare a scegliere la nostra felicità, da adesso.

CONVINZIONI 
La cosa bella dell'età è che le esperienze di vita, positive o negative, insegnano a prendersi meno sul serio. 
Si modificano opinioni e stili di vita insieme a cose che non avresti mai pensato: cambiare è avere coraggio.

GRAZIE 
Quante sono le persone a cui senti di poter dire grazie dal cuore? 
Guardati intorno e… non aspettare. Gli amici sono una forza positiva, trova tempo per coltivare le relazioni importanti della tua vita.

AIUTO, GLI AVARI! 
Chi è tirchio con il denaro spesso lo è anche verso i sentimenti
Sono la generosità e l'autentica bontà del cuore a rendere luminoso e limpido lo sguardo di una persona, dagli amici al partner.


RISPETTO PER NOI 
Dona con generosità. Sii disponibile, ma abbi il coraggio di rimanere fedele a te stessa. 
Attendere il rispetto degli altri ferisce: gli anni ci hanno insegnano che quel rispetto lo dobbiamo prima di tutto a noi stesse.

OSA 
Ci si mette una vita intera a imparare come vivere l'amore e ciò nonostante si fanno errori, continuamente. Adesso lo sai, invece di giudicare i tuoi sbagli usali per comportarti in modo diverso. 
Inizia a avere il coraggio di osare ciò che desideri.

FAMMI RIDERE 
Un sorriso è gratuito, fa crollare le barriere, scioglie la stanchezza e consola. 
È una conquista dell'età e oggi lo sappiamo bene: abbiamo voglia di persone con cui ridere e stare bene. Perché la bellezza autentica è quella del cuore.


FUTURO VS PRESENTE 
Quante volte abbiamo rovinato tutto con l'ansia dell'aspettativa
Immaginare il futuro è naturale, ma la vera sfida è imparare a vivere il presente, perché la dimensione in cui viviamo è oggi: inizia a dare valore al presente.


INGREDIENTE MAGICO 
La passione è una forza impetuosa. Energia sconfinata, aiuta a superare le difficoltà, cancella la stanchezza, dà fede. No, non arrenderti a chi dice che non è più tempo. 
Credere nella magia dell'amore è una scelta e funziona a ogni età.

mercoledì 3 giugno 2015

L'adipe addominale nell'uomo aiuta a letto...



16 ott 2014

Qualche chilo di troppo tra le lenzuola aiuta specialmente se sei un uomo e hai un po' di pancetta. 
Si è già dimostrato che alle donne non dispiacciono gli addominali 'con la tartaruga rovesciata', ora però dalla Turchia arriva unostudio secondo il quale gli uomini con la pancia durano di più a letto: circa 8 ore in più in un anno rispetto a quelli magri. 
Di conseguenza le donne che fanno sesso con gli uomini cicciottelli provano più piacere e hanno una media di 100 rapporti l’anno. 


LO STUDIO 

Il segreto è nel tessuto adiposo dell’addome, che produceestradiolo, un ormone in grado di far durare di più il rapporto sessuale ritardando l’orgasmo. 
Quindi più hai grasso, e più il sesso sarà lungo. 
Per arrivare a questa conclusione i ricercatori turchi hanno studiato per un anno e mezzo un campione di 200 uomini rapportando l'indice di massa corporea con le prestazioni sessuali.

lunedì 2 febbraio 2015

Sulla terminologia del femminicidio

Dal Blog di Lameduck [Barbara Tampieri]

Sesso e possesso


6 mag 2012


Stamattina leggevo questo appello per l'adozione di un codice etico per la stampa che deve riportare i casi di "femminicidio". Al di là della definizione di "femminicidio" che non mi convince affatto:
"Femminicidio è quel tipo di violenza con la quale viene colpita una donna per il solo fatto di essere donna; si tratta di violenza sessuata, fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa, che impedisce alla donna di esercitare appieno i diritti umani di libertà, integrità fisica e morale." 
rimango perplessa anche sui punti di questo codice. Ne riporto qui solo due, invitandovi comunque alla lettura completa dell'articolo.
1. I giornalisti e le giornaliste devono mettere in evidenza la motivazione di genere (svalorizzazione simbolica, discriminazione economica e sociale) come causa profonda della violenza contro le donne. Essi devono fare buon uso delle informazioni di casi studio e statistiche disponibili, sia quando segnalano casi di violenza contro le donne sia quando danno notizia di casi di sfruttamento sessuale e della prostituzione, collocando le notizie in un contesto più ampio che riveli la motivazione di diseguaglianza a cui sono sottoposte le donne che ne soffrono e tutte le vittime che sono femminilizzate (discriminate come se fossero donne – ad esempio omosessuali, transessuali).
4. I giornalisti e le giornaliste devono in ogni modo evitare di usare l’equazione “odio uguale amore” e mai utilizzare frasi che possano giustificare in qualche maniera simbolicamente la violenza come gesto sconsiderato o addirittura “folle” e quindi non del tutto legato alla responsabilità individuale. Da evitare in senso assoluto anche il presentare la violenza sessuale, domestica, e il femminicidio come amore passionale incontrollato con frasi dal vago sapore romanzato e romantico (follia d’amore, pazzia d’amore, amore e sangue) – La violenza e l’omicidio sono i più gravi crimini che si possono compiere contro un altro essere umano donna o uomo.
Ciò che mi spaventa di questo codice presunto etico, oltre alla sua ignoranza della psicologia e psicopatologia umane, è il suo voler ridurre un fenomeno complesso ad un semplice fatto di definizione, il suo voler inquadrare l'omicidio delle donne in uno schema di ortodossia politica dove bisogna usare le chiavi di lettura approvate dal comitato centrale.
Per dare la "libertà alle donne" infatti, se non ho capito male, bisogna limitare la libertà di espressione, imbavagliando la stampa o costringendola a scrivere secondo l'ortodossia del politically correct. Qualcosa di sempre mostruoso. Perché oltretutto, secondo questo pensiero magico, il definire il femminicidio in maniera ortodossa da parte dei giornali contribuirebbe addirittura a limitarlo.
Occorre inoltre, secondo il codice, cancellare per decreto l'intera gamma delle passioni umane che comprendono, mi dispiace per le madri costituzionaliste, anche l'odio; rendere queste passioni irrilevanti e punire un reato per se, senza prendersi la briga di indagarne le motivazioni. Un abominio giuridico.
Si dovrebbe negare, pur parlando di esseri umani, l'esistenza di relazioni affettive problematiche tra individui - e spiego alle leguleie che il termine affettività include anche sentimenti negativi come il possesso, l'invidia, la gelosia; negare la valenza patogena di tali relazioni per ridurre tutto ad un fatto politico, di principio.
La libertà delle donne, infine, passerebbe attraverso la loro definitiva separazione dall'uomo, deresponsabilizzazione e clausura in un recinto di protezionismo a tutti i costi dove, ovviamente, le donne non possono essere mai a loro volta colpevoli perché se no crolla tutta la baracca abusiva già pericolante.
Quando chiesi tempo fa ad alcune femministe se riuscissero ad inquadrare nel concetto di "femminicidio" il delitto di Sarah Scazzi, ovverosia un delitto maturato in un contesto familiare dove le donne sono la parte dominante e  tutta una serie di sentimenti ad alto tasso di estrogeni aveva provocato la morte di una ragazzina, non ho mai avuto risposta. 
Non ho avuto risposta perché un "femminicidio" probabilmente commesso da altre femmine in concorso è, a quanto pare, qualcosa che non rientra nello schema del "femminicidio" come "delitto di genere" dove la donna viene uccisa "solo in quanto donna"  e da un uomo che agisce non in quanto assassino ma in quanto uomo. Questo almeno è il concetto che si vorrebbe incidere nella pietra, chiudendo ogni ulteriore discussione su quella che è una piaga della società e che richiede quindi un approccio sociologico un tantino più approfondito.
Dispiace che un movimento potente ed importante come quello femminista si sia fatto alla fine intrappolare nell'atteggiamento piagnone e nel modus operandi tipico delle minoranze prepotenti, quelle che se sbagli le parole quando parli di loro o fai notare i loro difetti, sei un  bestemmiatore da schiacciare. In questo caso sarei, credo, una donna che odia sé stessa.
Se la morte di una donna viene ridotta sempre ad un fatto binario uomo-donna, ad un atto di guerra tra i sessi, avulso dalle sue motivazioni macrosociali insomma, si otterrà una dichiarazione di belligeranza continua uomo vs. donna che, basandosi su questioni di ortodossia, difficilmente potrà mai arrivare al ristabilimento della pace. Insomma una situazione tipo Coloni vs. Palestinesi dove i coloni, in questo frangente, non sono sempre e prevedibilmente gli uomini.
E' una politica che crea divisione tra i soggetti che, uniti, potrebbero fare molto male al sistema e quindi il potere ha interesse che restino divisi da qualcosa di infinito come la guerra trentennale al terrorismo oppure, in questo caso, la guerra dei generi. Divide et impera. Strano che le ragazze non se ne siano ancora accorte.
Considero quindi i termini "femminicidio" e "delitto di genere"  forzature ideologiche che nascondono il vero cuore del problema della violenza in aumento non solo sulle donne ma sui bambini, sugli omosessuali - che non vengono colpiti in quanto femminilizzati (che sciocchezza) ma in quanto omosessuali - sui diversi per razza e religione, su tutti quelli che portavano un triangolo colorato nei lager, sui poveri e soprattutto sui lavoratori. Le vittime di "lavoratoricidio" dall'inizio dell'anno sono già 170, per inciso. 

In Argentina hanno di recente  inserito nel codice penale un'aggravante per i delitti commessi da persone che erano legate alla vittima da vincoli di parentela o sentimentali. Mi pare giusto e ragionevole. Nello stesso decreto è stata inserita una definizione di "violenza di genere" che è più discutibile perché ideologica e compiacente verso il femminismo politico ma comunque l'impianto complessivo del provvedimento sottolinea correttamente il focus che dovrebbe essere studiato al fine di comprendere il fenomeno dell'aumento delle morti violente a danno delle donne: si uccide perché si considera la vittima una PROPRIETA'. Il senso di possesso tra amanti, tra coniugi, tra famigliari, tra dipendente e datore di lavoro, perfino tra amici. E' quello stesso senso di possesso e di potere di vita e di morte sui deboli che ha fondato per secoli l'istituzione famigliare. In quel caso erano i figli ad essere vittime di "bambinicidio". I figli li si poteva violentare in ogni modo, fisicamente e psicologicamente, da parte delle madri e dei padri, e perfino ucciderli.  Quel "t'ho fatto, ti disfo" che quelli della mia età ancora si sono sentiti dire tante volte da mamme esasperate alle quali si era improvvisamente sturato l'inconscio. 

Nessuno nega che vi sia un allarme violenza. L'aumento statistico delle morti femminili - che sono solo la punta dell'iceberg di violenze e soprusi quotidiani più nascosti - ha però più probabilmente una motivazione sociologica che di genere e potrebbe non essere affatto legata ad una presunta e congenita malvagità maschile ma essere correlata direttamente ad un disagio esistenziale più generale.
Azzardo che, in tempi di incertezza su ciò che è veramente nostro e di nostra proprietà, visto che siamo costantemente depredati del lavoro, della capacità di sostentarci e infine della libertà, seppure in modo molto subdolo, il disporre della vita di qualcuno che riteniamo una cosa di nostra proprietà dando ad esso la morte, potrebbe essere una reazione patologica, un modo per alleviare la frustrazione di chi ha paura un domani di non essere più possessore di nulla. Gli uomini potrebbero essere maggiormente sensibili a questa frustrazione, essendo stati per secoli indiscussi proprietari dei membri delle loro famiglie e non solo, anche di schiavi, lavoratori e altri sottomessi.
L'emancipazione femminile ha contribuito a mettere in discussione questo principio di predominio maschile nella proprietà degli altri esseri umani - diversi per razza o sesso - andando a scardinare le fondamenta dell'istituzione familiare e delle relazioni interpersonali e per qualche anno si è pensato di aver rifondato la società in modo più giusto, suddividendo i compiti e le responsabilità tra maschi e femmine, anche nel mondo del lavoro.
L'ultraviolenza del capitalismo neoliberista che ha reintrodotto lo schiavismo come modo di produzione, l'utilizzo dello shock and awe come arma psicologica di dominio sulle masse e le ricorrenti crisi economiche che minano le ultime certezze dell'individuo, gettandolo nella disperazione, nell'angoscia da retrocessione sociale e nel nichilismo, sono in grado di cancellare decenni di conquiste e di provocare questo aumento di violenza, di cui le donne sono ormai troppo spesso le vittime d'elezione. La macelleria femminile è solo un reparto della macelleria sociale globale, insomma.

Non occorre quindi misurare le parole con il nonio ai giornalisti per paura di offendere le donne. Non dobbiamo farci condizionare dalle trappole ideologiche che oggi sono solo strumenti di distrazione di massa dal cuore del problema: viviamo in tempiprerivoluzionari e occorre svegliarci per agire. Occorre smetterla con la guerra di genere, avere la forza di urlare, uomini e donne assieme, che la società che provoca la violenza che ci fa ammazzare tra di noi e questa crescente insostenibile diseguaglianza che ci fa regredire culturalmente e socialmente al medioevo, noi non la accetteremo più.