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domenica 8 luglio 2018

Iniziare ad amare se stessi, prima di tutto...




di Daria Sessa, 10 ago 2015
“Se non credi in te stesso, chi ci crederà?”
Kobe Bryant
A questo mondo esiste una ed un’unica persona con cui avrai sempre a che fare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ogni singolo momento della tua vita.
È la prima persona di cui hai percezione ogni mattina quando ti svegli, e l’ultima che ti accompagna la sera prima che ti addormenti.
Hai già capito a chi mi stia riferendo, vero?
Proprio così, sto parlando di te.
Molte persone andranno e verranno nella tua vita, ma quella che vedi ogni giorno riflessa nello specchio ci sarà per sempre.
Quanto veramente ti adoperi per avere cura di lei sostenendola ed apprezzandola in ogni aspetto della sua essenza?
In che misura la relazione con te stesso è appagante e libera da sofferenze e dolori emotivi?
Immagina per un momento di rivolgere al tuo migliore amico le medesime parole che abitualmente usi per riferirti a te stesso: credi ne sarebbe orgoglioso ed appagato?
La relazione con te è la base che definisce ed origina la tipologia di qualsiasi altro rapporto.
Ti riporto alcuni esempi per meglio comprendere:
Come puoi educare i tuoi figli al rispetto di sé, se tu per primo manchi di fare altrettanto nei tuoi riguardi?
Che tipo di rapporto potrai mai offrire al tuo partner, se non sei in grado di alimentare una relazione virtuosa in primis con te?
Quanto è coerente aspettarsi che gli altri si interessino della tua opinione, se tu per primo non ti esprimi e mostri di svilire il tuo contributo?
Proprio come nella nostra vita impariamo a camminare, correre e parlare, abbiamo bisogno anche di imparare ad amarci e volerci bene.
Amare se stessi è un’abilità che si costruisce nel tempo, un traguardo frutto di una serie di comportamenti coerenti con il desiderio di dare valore a sé ed alla propria vita.
Per te, ho identificato 5 comportamenti comuni da evitare per imparare ad amare se stessi e portare valore e luce alla tua essenza.
Vediamoli subito insieme!

#1. Smetti di criticarti continuamente

“Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso.“
Confucio
Potrai mai costruire una relazione d’amore e pace con te stesso, se non perdi occasione per criticarti e svilirti?
Una volta soddisfatte le necessità primarie di protezione, sopravvivenza e sostentamento, ogni essere umano nutre il bisogno fondamentale di sentirsi amato, accettato, desiderato, compreso e valorizzato.
Ognuno di noi è nutrito dalla possibilità di essere costantemente supportato e sostenuto, e una dose massiccia di critiche non assolve certamente a questa funzione.
Le critiche creano chiusura, protezione e difesa…esattamente l’opposto dell’espansione, apertura e fioritura necessari, all’apprezzamento di sé.
Smetti di puntare il dito verso te stesso, ed inizia piuttosto a porgerti il braccio.
Chiediti: come e cosa posso fare di meglio la prossima volta?
E ricorda che il tuo intento è la costruzione di solide basi al tuo interno, e non una loro demolizione.

#2. Smetti di voler essere perfetto
“Accettati come sei in questo momento; una persona imperfetta, mutevole, in crescita e rispettabile.“
Denis Waitley
Indovina un po’: tu (sì, anche tu!) sei un essere umano. Il che significa che non sei né perfetto né invincibile.
Commetterai degli errori, ti capiterà di inciampare e cadere, e soprattutto comprenderai come l’unica virtù sia imparare ogni giorno tanto dai tuoi pregi quanto e soprattutto dai tuoi limiti.
Accettarti per quello che sei indipendentemente dai tuoi vizi e virtù, è il primo esercizio d’amore che puoi praticare nei tuoi riguardi.
Amare, amare veramente, significa volere bene prescindendo da alcuna condizione.
L’amore è un’energia che tutto dona e nulla chiede.
Frasi come “ti voglio bene a patto che…” sono richieste e certamente non offerte.
Comincia da te e con te.
Nel momento in cui ti accetti incondizionatamente, liberandoti di qualsiasi pressione ed aspettativa, ti aprirai alla vita vera (che sappiamo bene essere fatta di successi come di sbagli).
E sai che va bene, tutto va bene: sei nel tuo percorso di crescita, evoluzione e cambiamento, forte del sostegno di qualcuno (te stesso) orgogliosamente sempre al tuo fianco.

“Quando sei contento di essere semplicemente te stesso e non fai confronti e non competi, tutti ti rispetteranno.“
Lao Tzu
Non esiste nessuno a questo mondo che sia paragonabile a te.
Siamo a nostro modo tutti unici e diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze, conoscenze, emozioni e pensieri.
Osservare il prossimo toglierà energia da te e dai tuoi obiettivi, distraendoti dall’unica persona con cui ha senso entrare in competizione: te stesso.
Non hai bisogno di confrontarti con dei perfetti sconosciuti, sarebbe inutile, pretestuoso e poco saggio.
L’unica persona rispetto cui è bene tu sia ogni giorno migliore, sei e sarai sempre solo tu.
E quanto più dedicherai attenzione al tuo percorso, tanto più massimizzerai le risorse personali per ciò che vuoi ed è importante per te.
Quanto più mostrerai di apprezzare il valore della tua unicità, tanto più offrirai stimoli agli altri affinché facciano altrettanto nei tuoi confronti.

#4. Smetti di identificarti con le tue capacità
“Avere quel senso del proprio valore intrinseco che costituisce il rispetto di sé significa avere potenzialmente tutto.“
Joan Didion
Molte persone identificano se stesse ed il proprio valore a partire dai personali meriti e capacità.
Ovvero: faccio un lavoro di prestigio, dunque sono una persona di prestigio. Come anche (al contrario): faccio un lavoro di poco conto, sono una persona di poco conto.
In realtà chi sei è ben altra cosa rispetto ciò che fai; meritare un’insufficienza in una prova, non significa essere insufficienti. Significa avere delle abilità insufficienti in quel determinato compito, E NON essere delle persone insufficienti.
Sei molto di più di ciò che fai: quello che fai esprime le tue capacità (contingenti e migliorabili) e solo una minima parte della tua essenza umana e spirituale.
C’era una volta un uomo che picchiava la moglie e rubava per soddisfare il suo vizio del fumo.
Cosa mai ti aspetteresti da una persona del genere?
Certamente mai e poi mai che sia stato portavoce di un movimento di pace e non violenza (l’Ahimsa), certamente mai e poi mai che quell’uomo si chiami Gandhi.
Ricorda bene: un conto è ciò che sei, un conto ciò che fai.
Evita di apprezzarti o svilirti misurandoti attraverso le tue capacità: la tua natura è divina, e il pregio della tua essenza connaturato al semplice fatto che tu esista.

#5. Smetti di dire sempre di SÌ

In altri termini, impara a dire NO evitando di cadere nella tentazione di compiacere gli altri a tutti i costi.
Il messaggio che più o meno consapevolmente stai comunicando accondiscendendo sempre a tutto e tutti, è qualcosa del tipo: “Io non valgo abbastanza, e ho bisogno della tua approvazione per sentirmi finalmente considerato e amato.“
È questo quello che vuoi?
Ricorda che non hai bisogno del permesso di nessuno per sentirti bene e avere successo nella vita. Appartieni a te, ed a nessun altro prima di te.
Smetti di tradire la tua volontà, onora la tua autenticità, e datti la possibilità di circondarti di persone che ti apprezzino per quello che sei veramente.
La tua vita deve prima di tutto avere senso per te stesso ancor più che per gli “altri”.
Sì…o No?
E tu?
Quale comportamento scegli di sacrificare oggi stesso per iniziare finalmente ad amarti un po’ di più?

P.S. Se vuoi cominciare da ora a concederti il diritto di accogliere nella tua vita tutto l’Amore che meriti, scopri lo straordinario Corso L’Amore e Oltre in esclusiva per la tribù Omnama <3

Forse non lo sai, ma l’amore vibra a delle frequenze molto alte e per sintonizzarti su quelle frequenze e riuscire ad attrarre tutto l’amore che meriti devi innalzare le tue frequenze vibrazionali.
Fuori e dentro di te.
Il primo passo è amare se stessi.
Sei pronto a partire per questo viaggio?

________
Daria Sessa
Daria ha conseguito il Diploma Internazionale ISNS di Master in Programmazione Neurolinguistica e Neuro-semantica presso l’Istituto Italiano di Neuro-semantica, è accreditata come Licensed Practitioner del metodo Insights Discovery®, è Facilitatrice del metodo Tutta Un’altra Vita® di Lucia Giovannini ed è facilitatrice e coach di Breathwork“Life Breath”. 
Da sempre interessata alla valorizzazione e alla crescita del potenziale umano, per oltre 4 anni ha collaborato come coach team leader accanto a Lucia Giovannini e Nicola Riva in programmi di formazione specifici nel campo del coaching e dello sviluppo personale. 
Lavora come Life Coach e Breath Coach in sessioni orientate alla valorizzazione e crescita delle risorse e potenzialità umane, offrendo strumenti strategici alla creazione di una vita colma di realizzazione, passione ed equilibrio. 
Tiene seminari e training nell’ambito della comunicazione, gestione emozionale, relazione interpersonale, efficacia individuale. 
Dinamica, positiva e affermativa, Daria fa del lavoro la propria passione, arricchendo di significato e alte intenzioni le sue personali competenze e capacità. 
Guarda alla vita come occasione di continua crescita, evoluzione e miglioramento, valorizzando i meriti dell’eccellenza al di sopra dei limiti del perfezionismo. 
Ha due figli, sua eterna fonte di insegnamento e ispirazione in ogni ambito della vita. 
Visita il suo blog Dariablog.me.

sabato 14 aprile 2018

Un errore nell'empatia con le difficoltà altrui: il "narcisismo conversazionale"



L'autrice di "We Need To Talk" racconta cosa ha imparato aiutando (e non aiutando) un'amica che aveva subito una perdita

Celeste Headlee, Oprah.com, 9 apr 2018

Questo blog è apparso per la prima volta su HuffPost Usa ed è stato tradotto 
da Milena Sanfilippo


Getty

Qualche anno fa, una cara amica perse suo padre. 
La trovai seduta da sola su una panchina, fuori dal nostro luogo di lavoro, immobile, a fissare l'orizzonte. Era distrutta e io non sapevo cosa dirle. È facile dire la cosa sbagliata a qualcuno che sta soffrendo ed è vulnerabile. Perciò, iniziai a raccontarle di come sono cresciuta senza un padre. Le dissi che mio padre era affogato in un sottomarino quando avevo solo nove mesi e che avevo sempre pianto la sua morte, pur non avendolo mai conosciuto. Volevo farle capire che non era da sola, che anche io ero passata per un'esperienza simile e capivo cosa provava.

Ma, dopo aver ascoltato quella storia, la mia amica mi guardò e sbottò: "Ok, Celeste, hai vinto tu. Non hai mai avuto un padre, almeno io ho passato trent'anni con lui. A te è andata peggio. Immagino che non dovrei essere tanto turbata se mio padre è appena morto."

Ero sconvolta e mortificata. 
La mia reazione immediata fu quella di perorare la mia causa. "No, no, no", dissi, "non sto dicendo questo. Intendevo solo che so come ti senti". E lei rispose: "No, Celeste, non lo sai. Non hai idea di come mi sento."

Lei andò via e io rimasi là impotente, mentre la guardavo allontanarsi e mi sentivo un'idiota. Avevo deluso la mia amica. Volevo solo consolarla e, invece, l'avevo fatta sentire peggio. All'epoca, credevo ancora che mi avesse frainteso. Pensavo che fosse in un momento fragile e che mi avesse aggredito ingiustamente, quando stavo solo cercando di aiutarla.

Ma la verità è che non mi aveva frainteso affatto. Capiva quello che stava accadendo forse meglio di me. Quando iniziò a condividere le sue emozioni, mi mise a disagio. Non sapevo cosa dire, così mi affidai d'istinto a un argomento che trovavo rassicurante: me stessa.

Magari cercavo d'immedesimarmi, almeno a livello conscio, ma in realtà stavo sottraendo centralità al suo dolore e deviando l'attenzione su di me. Lei voleva parlarmi del padre, raccontarmi dell'uomo che era, perché potessi comprendere a pieno la vastità della sua perdita. Invece, le chiesi di fermarsi per un momento e ascoltare la storia della tragica morte di mio padre.

Da quel giorno, ho iniziato a far caso a tutte le volte in cui reagisco a storie di perdita e di difficoltà altrui raccontando delle mie esperienze. Mio figlio mi raccontava di essersi scontrato con un altro bambino dei Boy Scout, e io gli parlavo di una ragazza con cui avevo litigato al college. Quando una collega fu licenziata, le dissi delle mie difficoltà a trovare un lavoro dopo essere stata licenziata anni prima. Ma quando ho iniziato a notare le reazioni degli altri ai miei tentativi di entrare in empatia, mi sono resa conto che l'effetto della condivisione delle mie esperienze non era mai quello che volevo sortire. Tutto ciò di cui quelle persone avevano bisogno era che le ascoltassi e che prendessi atto di quanto stavano attraversando.

Il sociologo Charles Derber descrive questa tendenza ad inserire se stessi in una conversazione come "narcisismo conversazionale." Si tratta del desiderio d'impadronirsi di una conversazione, di parlare più dell'altro e di spostare il focus dello scambio su stessi. Spesso è sottile e inconscio. Derber scrive che il narcisismo conversazionale è "la manifestazione principale della psicologia di chi ricerca attenzioni". Avviene nelle conversazioni informali tra amici, parenti e colleghi. L'abbondanza di letteratura popolare sull'ascolto e sul galateo da riservare a chi parla costantemente di se stesso lascia intendere quanto ciò sia diffuso nella vita di tutti i giorni". Derber descrive due tipologie di risposta nelle conversazioni: una risposta deviante e una risposta di supporto. Con la prima si sposta l'attenzione verso se stessi, mentre la seconda supporta le osservazioni dell'altra persona. Ecco una semplice illustrazione:

Risposta deviante
  • Mary: Sono così occupata
  • Tim: Anche io. Completamente oberato
Risposta di supporto
  • Mary: Sono così occupata
  • Tim: perché? Cosa devi fare?

Ecco un altro esempio

Risposta deviante:
  • Karen: Mi servono delle scarpe nuove.
  • Mark: Anche a me. Queste qui stanno cadendo a pezzi
Risposta di supporto
  • Karen: Mi servono delle scarpe nuove.
  • Mark: Ah sì? Che modello hai in mente?

Le risposte devianti sono un elemento caratteristico del narcisismo conversazionale. 
Aiutano a riportare continuamente l'attenzione verso se stessi.  Ma una risposta di supporto esorta l'altro a continuare la sua storia. Oggi, io provo ad essere più consapevole del mio istinto di condividere esperienze e parlare di me. Cerco di fare domande che incoraggino l'interlocutore a proseguire. Inoltre, m'impegno in maniera cosciente ad ascoltare di più e parlare di meno.

Di recente, ho avuto una lunga conversazione con un'amica che sta affrontando un divorzio. Abbiamo parlato al telefono per 40 minuti e quasi non ho spiccicato parola. Alla fine della telefonata, lei mi ha detto: "Grazie per il tuo consiglio. Mi hai aiutato a capire un po' di cose". La verità è che non avevo elargito alcun consiglio; le cose che ho detto, perlopiù, suonavano tutte come: "Dev'essere dura. Mi dispiace che stia accadendo a te". Non le servivano consigli o storie. Aveva solo bisogno di qualcuno che l'ascoltasse.

sabato 7 gennaio 2017

L'amore quando non si è più ragazzi nel corpo (ma forse non nell'anima)...



Lʼesperienza insegna a vivere con più leggerezza… anche lʼamore! Ecco le lezioni imparate grazie allʼetà.

6 gen 2017

Ci sono cose che solo gli anni insegnano, perché l'amore vero esiste, ma non sempre è facile come lo avevamo immaginato. Tu che cosa hai imparato grazie all'esperienza? 
Dieci lezioni sulle relazioni positive a cui ora, a quarant'anni, non vogliamo più rinunciare.

PRINCIPE O… ? 
Il principe azzurro non esiste: sì, probabilmente è così. Il principe azzurro è un ideale della mente. 
Quello che esiste è l'uomo che fa per noi. Autentico, imperfetto, reale.

TEMPO 
Nessuno ci può restituire il tempo. Rimuginare sul passato o piangersi addosso è inutile. Basta attendere. 
La cosa migliore che possiamo fare per noi stesse è iniziare a scegliere la nostra felicità, da adesso.

CONVINZIONI 
La cosa bella dell'età è che le esperienze di vita, positive o negative, insegnano a prendersi meno sul serio. 
Si modificano opinioni e stili di vita insieme a cose che non avresti mai pensato: cambiare è avere coraggio.

GRAZIE 
Quante sono le persone a cui senti di poter dire grazie dal cuore? 
Guardati intorno e… non aspettare. Gli amici sono una forza positiva, trova tempo per coltivare le relazioni importanti della tua vita.

AIUTO, GLI AVARI! 
Chi è tirchio con il denaro spesso lo è anche verso i sentimenti. 
Sono la generosità e l'autentica bontà del cuore a rendere luminoso e limpido lo sguardo di una persona, dagli amici al partner.


RISPETTO PER NOI 
Dona con generosità. Sii disponibile, ma abbi il coraggio di rimanere fedele a te stessa. 
Attendere il rispetto degli altri ferisce: gli anni ci hanno insegnano che quel rispetto lo dobbiamo prima di tutto a noi stesse.

OSA 
Ci si mette una vita intera a imparare come vivere l'amore e ciò nonostante si fanno errori, continuamente. Adesso lo sai, invece di giudicare i tuoi sbagli usali per comportarti in modo diverso. 
Inizia a avere il coraggio di osare ciò che desideri.

FAMMI RIDERE 
Un sorriso è gratuito, fa crollare le barriere, scioglie la stanchezza e consola. 
È una conquista dell'età e oggi lo sappiamo bene: abbiamo voglia di persone con cui ridere e stare bene. Perché la bellezza autentica è quella del cuore.


FUTURO VS PRESENTE 
Quante volte abbiamo rovinato tutto con l'ansia dell'aspettativa? 
Immaginare il futuro è naturale, ma la vera sfida è imparare a vivere il presente, perché la dimensione in cui viviamo è oggi: inizia a dare valore al presente.


INGREDIENTE MAGICO 
La passione è una forza impetuosa. Energia sconfinata, aiuta a superare le difficoltà, cancella la stanchezza, dà fede. No, non arrenderti a chi dice che non è più tempo. 
Credere nella magia dell'amore è una scelta e funziona a ogni età.