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domenica 8 luglio 2018

Iniziare ad amare se stessi, prima di tutto...




di Daria Sessa, 10 ago 2015
“Se non credi in te stesso, chi ci crederà?”
Kobe Bryant
A questo mondo esiste una ed un’unica persona con cui avrai sempre a che fare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ogni singolo momento della tua vita.
È la prima persona di cui hai percezione ogni mattina quando ti svegli, e l’ultima che ti accompagna la sera prima che ti addormenti.
Hai già capito a chi mi stia riferendo, vero?
Proprio così, sto parlando di te.
Molte persone andranno e verranno nella tua vita, ma quella che vedi ogni giorno riflessa nello specchio ci sarà per sempre.
Quanto veramente ti adoperi per avere cura di lei sostenendola ed apprezzandola in ogni aspetto della sua essenza?
In che misura la relazione con te stesso è appagante e libera da sofferenze e dolori emotivi?
Immagina per un momento di rivolgere al tuo migliore amico le medesime parole che abitualmente usi per riferirti a te stesso: credi ne sarebbe orgoglioso ed appagato?
La relazione con te è la base che definisce ed origina la tipologia di qualsiasi altro rapporto.
Ti riporto alcuni esempi per meglio comprendere:
Come puoi educare i tuoi figli al rispetto di sé, se tu per primo manchi di fare altrettanto nei tuoi riguardi?
Che tipo di rapporto potrai mai offrire al tuo partner, se non sei in grado di alimentare una relazione virtuosa in primis con te?
Quanto è coerente aspettarsi che gli altri si interessino della tua opinione, se tu per primo non ti esprimi e mostri di svilire il tuo contributo?
Proprio come nella nostra vita impariamo a camminare, correre e parlare, abbiamo bisogno anche di imparare ad amarci e volerci bene.
Amare se stessi è un’abilità che si costruisce nel tempo, un traguardo frutto di una serie di comportamenti coerenti con il desiderio di dare valore a sé ed alla propria vita.
Per te, ho identificato 5 comportamenti comuni da evitare per imparare ad amare se stessi e portare valore e luce alla tua essenza.
Vediamoli subito insieme!

#1. Smetti di criticarti continuamente

“Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso.“
Confucio
Potrai mai costruire una relazione d’amore e pace con te stesso, se non perdi occasione per criticarti e svilirti?
Una volta soddisfatte le necessità primarie di protezione, sopravvivenza e sostentamento, ogni essere umano nutre il bisogno fondamentale di sentirsi amato, accettato, desiderato, compreso e valorizzato.
Ognuno di noi è nutrito dalla possibilità di essere costantemente supportato e sostenuto, e una dose massiccia di critiche non assolve certamente a questa funzione.
Le critiche creano chiusura, protezione e difesa…esattamente l’opposto dell’espansione, apertura e fioritura necessari, all’apprezzamento di sé.
Smetti di puntare il dito verso te stesso, ed inizia piuttosto a porgerti il braccio.
Chiediti: come e cosa posso fare di meglio la prossima volta?
E ricorda che il tuo intento è la costruzione di solide basi al tuo interno, e non una loro demolizione.

#2. Smetti di voler essere perfetto
“Accettati come sei in questo momento; una persona imperfetta, mutevole, in crescita e rispettabile.“
Denis Waitley
Indovina un po’: tu (sì, anche tu!) sei un essere umano. Il che significa che non sei né perfetto né invincibile.
Commetterai degli errori, ti capiterà di inciampare e cadere, e soprattutto comprenderai come l’unica virtù sia imparare ogni giorno tanto dai tuoi pregi quanto e soprattutto dai tuoi limiti.
Accettarti per quello che sei indipendentemente dai tuoi vizi e virtù, è il primo esercizio d’amore che puoi praticare nei tuoi riguardi.
Amare, amare veramente, significa volere bene prescindendo da alcuna condizione.
L’amore è un’energia che tutto dona e nulla chiede.
Frasi come “ti voglio bene a patto che…” sono richieste e certamente non offerte.
Comincia da te e con te.
Nel momento in cui ti accetti incondizionatamente, liberandoti di qualsiasi pressione ed aspettativa, ti aprirai alla vita vera (che sappiamo bene essere fatta di successi come di sbagli).
E sai che va bene, tutto va bene: sei nel tuo percorso di crescita, evoluzione e cambiamento, forte del sostegno di qualcuno (te stesso) orgogliosamente sempre al tuo fianco.

“Quando sei contento di essere semplicemente te stesso e non fai confronti e non competi, tutti ti rispetteranno.“
Lao Tzu
Non esiste nessuno a questo mondo che sia paragonabile a te.
Siamo a nostro modo tutti unici e diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze, conoscenze, emozioni e pensieri.
Osservare il prossimo toglierà energia da te e dai tuoi obiettivi, distraendoti dall’unica persona con cui ha senso entrare in competizione: te stesso.
Non hai bisogno di confrontarti con dei perfetti sconosciuti, sarebbe inutile, pretestuoso e poco saggio.
L’unica persona rispetto cui è bene tu sia ogni giorno migliore, sei e sarai sempre solo tu.
E quanto più dedicherai attenzione al tuo percorso, tanto più massimizzerai le risorse personali per ciò che vuoi ed è importante per te.
Quanto più mostrerai di apprezzare il valore della tua unicità, tanto più offrirai stimoli agli altri affinché facciano altrettanto nei tuoi confronti.

#4. Smetti di identificarti con le tue capacità
“Avere quel senso del proprio valore intrinseco che costituisce il rispetto di sé significa avere potenzialmente tutto.“
Joan Didion
Molte persone identificano se stesse ed il proprio valore a partire dai personali meriti e capacità.
Ovvero: faccio un lavoro di prestigio, dunque sono una persona di prestigio. Come anche (al contrario): faccio un lavoro di poco conto, sono una persona di poco conto.
In realtà chi sei è ben altra cosa rispetto ciò che fai; meritare un’insufficienza in una prova, non significa essere insufficienti. Significa avere delle abilità insufficienti in quel determinato compito, E NON essere delle persone insufficienti.
Sei molto di più di ciò che fai: quello che fai esprime le tue capacità (contingenti e migliorabili) e solo una minima parte della tua essenza umana e spirituale.
C’era una volta un uomo che picchiava la moglie e rubava per soddisfare il suo vizio del fumo.
Cosa mai ti aspetteresti da una persona del genere?
Certamente mai e poi mai che sia stato portavoce di un movimento di pace e non violenza (l’Ahimsa), certamente mai e poi mai che quell’uomo si chiami Gandhi.
Ricorda bene: un conto è ciò che sei, un conto ciò che fai.
Evita di apprezzarti o svilirti misurandoti attraverso le tue capacità: la tua natura è divina, e il pregio della tua essenza connaturato al semplice fatto che tu esista.

#5. Smetti di dire sempre di SÌ

In altri termini, impara a dire NO evitando di cadere nella tentazione di compiacere gli altri a tutti i costi.
Il messaggio che più o meno consapevolmente stai comunicando accondiscendendo sempre a tutto e tutti, è qualcosa del tipo: “Io non valgo abbastanza, e ho bisogno della tua approvazione per sentirmi finalmente considerato e amato.“
È questo quello che vuoi?
Ricorda che non hai bisogno del permesso di nessuno per sentirti bene e avere successo nella vita. Appartieni a te, ed a nessun altro prima di te.
Smetti di tradire la tua volontà, onora la tua autenticità, e datti la possibilità di circondarti di persone che ti apprezzino per quello che sei veramente.
La tua vita deve prima di tutto avere senso per te stesso ancor più che per gli “altri”.
Sì…o No?
E tu?
Quale comportamento scegli di sacrificare oggi stesso per iniziare finalmente ad amarti un po’ di più?

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Forse non lo sai, ma l’amore vibra a delle frequenze molto alte e per sintonizzarti su quelle frequenze e riuscire ad attrarre tutto l’amore che meriti devi innalzare le tue frequenze vibrazionali.
Fuori e dentro di te.
Il primo passo è amare se stessi.
Sei pronto a partire per questo viaggio?

________
Daria Sessa
Daria ha conseguito il Diploma Internazionale ISNS di Master in Programmazione Neurolinguistica e Neuro-semantica presso l’Istituto Italiano di Neuro-semantica, è accreditata come Licensed Practitioner del metodo Insights Discovery®, è Facilitatrice del metodo Tutta Un’altra Vita® di Lucia Giovannini ed è facilitatrice e coach di Breathwork“Life Breath”. 
Da sempre interessata alla valorizzazione e alla crescita del potenziale umano, per oltre 4 anni ha collaborato come coach team leader accanto a Lucia Giovannini e Nicola Riva in programmi di formazione specifici nel campo del coaching e dello sviluppo personale. 
Lavora come Life Coach e Breath Coach in sessioni orientate alla valorizzazione e crescita delle risorse e potenzialità umane, offrendo strumenti strategici alla creazione di una vita colma di realizzazione, passione ed equilibrio. 
Tiene seminari e training nell’ambito della comunicazione, gestione emozionale, relazione interpersonale, efficacia individuale. 
Dinamica, positiva e affermativa, Daria fa del lavoro la propria passione, arricchendo di significato e alte intenzioni le sue personali competenze e capacità. 
Guarda alla vita come occasione di continua crescita, evoluzione e miglioramento, valorizzando i meriti dell’eccellenza al di sopra dei limiti del perfezionismo. 
Ha due figli, sua eterna fonte di insegnamento e ispirazione in ogni ambito della vita. 
Visita il suo blog Dariablog.me.

sabato 9 giugno 2018

Una lucida critica al film del 2002 "Il mondo di Amélie"



Di Sofia Torre, 8 mag 2018

Il favoloso mondo di Amélie, uscito nel lontano 2002, è stato accolto e celebrato da una platea di giovani ragazze desiderose di essere riconosciute “uniche”, come una sorta di inno all’innocenza e all’originalità. 
Non si capisce esattamente in cosa dovrebbe consistere “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”, dato che di favoloso non le succede quasi nulla. 



Amélie vive a Parigi, che nella prospettiva di Jean-Pierre Jeunet sembra essere un non luogo popolato di persone che non si rivolgono la parola e si scansano vicendevolmente quando si affiancano sul marciapiede. 
Amélie non ha amiche, non ha impulsi sessuali, non legge mai e nemmeno esce, neanche per bersi una birra e ricordarsi che, in fondo, abita in una delle città più belle del mondo. 



La grande colpa di Jean-Pierre Jeunet è quella di essere riuscito a trasformare quella che avrebbe potuto costituire una denuncia dell’estraniamento e della solitudine dell’individuo in un invito alle ragazze a ostentare un’espressione vacua e stralunata, a non esprimere desideri o pulsioni e a interagire poco, e nel modo più incomprensibile e fastidioso possibile. Occhi stralunati, sorriso sognante, quel taglio di capelli a scodella che stava bene solo a Audrey Tautou: Il favoloso mondo di Amélie ha lasciato un’eredità (non solo estetica) difficile alla generazione di ragazze che, poco dopo l’uscita del film, accorrevano in massa a fotografare le nuvole con addosso camicette a fiori e gonne colorate e svolazzanti.



Velleità pseudo artistiche, passività sessuale, vacuità e conversazioni con sconosciuti fondate su pregiudizi e antipatie istintive: questo è il retaggio del Favoloso mondo di Amélie nella mia generazione.

Amélie trascorre le sue giornate a servire caffè e piatti caldi agli avventori del Café des 2 Moulins di Montmartre. Sembra che nessuno le rivolga parola per più di due minuti e comunque mai per avviare una conversazione di spessore superiore a “Bella giornata!” (affermazione) e “Sì, davvero” (risposta). Sembrerebbe il perfetto incipit di una riflessione sull’atomizzazione nella società globalizzata e capitalistica e la solitudine dell’individuo, se non fosse che Amélie non sembra assolutamente soffrire per il vuoto relazionale incessante che colma le sue giornate. A parte gli scherzetti ai vicini di casa e le fotografie al nano da giardino del padre, la vita della giovane parigina è fatta di routine, percorsi da un punto all’altro della città e una quantità di tic angoscianti che lei definisce “piccoli piaceri della vita”.



Tuffare la mano in sacchi di legumi che non le appartengono sembra la sua principale occupazione. Memori e motivate da questo insegnamento sulle gioie del tatto, le mie compagne di scuola accarezzavano moquette luride come fossero gattini e poi andavano al bar a infilare le dita nelle ciotole di salatini, irritando me e i germofobici di tutto il mondo. Poco interessata a costruirsi una carriera, una sensata rete di relazioni umane o anche solo un hobby banale, Amélie si aggira con espressione vacua per Parigi, producendo in un esercito di adolescenti e tardoadolescenti affamate d’attenzione la pericolosa convinzione che l’innocenza e l’ingenuità a tutti costi non sia solo la piacevole e naturale condizione delle ragazze che altrove definiremmo “affette da disturbi dell’apprendimento”, ma che sia anche irresistibilmente sexy.



Amélie non è neppure degna della migliore amica macchietta senza una vita propria, accessorio irrinunciabile di tutte le eroine partorite nelle commedie romantiche: il falso mito del necessario protagonismo femminile, delle donne che non potrebbero mai essere gli Amici Miei di Monicelli. L’amicizia fra donne è infatti spesso (per non dire sempre) ridotta a valvola di sfogo per raccontare le gesta e i soprusi degli uomini, almeno nel cinema pastello, eternamente eteronormato e patriarcale fino alla nausea. Nel Favoloso mondo di Amélie, però, la gravità della situazione si accresce, per almeno due diverse ragioni. La prima è che Amélie non sembra venire minimamente sfiorata dalla mancanza di un rapporto, paritario o ridicolo che sia, con un’altra ragazza: zero interazioni con donne in vista, se togliamo le altre cameriere del Café des 2 Moulins e la tabaccaia impiegata di fronte, che viene prontamente accoppiata con uno squilibrato. Forse Amélie ha causato un femminicidio, chissà. La seconda è che appena una donna – nella fattispecie la sua vicina – cerca di diventare sua amica e di metterla a parte dei suoi ricordi e dei suoi pensieri, Amélie decide di manovrarla e consegnarla ai suoi stessi meccanismi consolatori da mondo fittizio, facendole credere che il marito traditore in realtà l’aveva sempre amata. Morale: non guardare in faccia la realtà e non rifarti una vita. Fai come me, vivi su un altro pianeta, che è meglio.



Il favoloso mondo di Amélie ha contribuito ad annullare anni di rivendicazioni femministe fornendo una rappresentazione completamente falsa e passiva della sessualità e del desiderio femminile. Amélie ha le stesse pulsioni sessuali di un tostapane: quando qualcuno decide di accenderla, lei si scalda, anche se la proposta “non è all’altezza delle sue aspettative”. Quando si trova ad avere a che fare con il sesso, in cui sembra essersi imbattuta senza particolare volontà e senza un desiderio tutto suo, Amélie guarda in camera con un sorrisino, invece di proporre qualcosa di diverso al suo partner, di imporsi nell’atto o anche solo di intimargli di andarsene. Poi, un bel giorno, Amélie si imbatte in un ragazzo carino di cui non sa il nome ed è vittima di un immediato colpo di fulmine, anche se non si sono mai scambiati una parola e magari il suo quasi principe azzurro è un pedofilo, un fan di Baywatch o un pedofilo fan di Baywatch. Un corteggiamento in cui Amélie si annulla, inseguendolo con lo sguardo, senza apparentemente avvertire il bisogno di una conversazione o un contatto fisico, rimanendo vittima passiva della casualità e di eventi sparsi che non la vedono mai consapevole. Dopo aver conosciuto Nino, Amélie sogna di essere la moglie casalinga e amorevole che prepara il suo “famoso pasticcio di verze” al premuroso consorte che si reca trotterellando al negozio sotto casa per comprarle il lievito. Questa scena, allo stesso tempo copertina di Good Housekeeping e prequel di Shining di Stanley Kubrick, non solo fa venire il voltastomaco, ma contribuisce a normalizzare e istituzionalizzare la presunta originalità e la simulata indipendenza di Amélie, che evidentemente non vive da sola per scelta, ma in attesa del principe azzurro.



Il modo in cui Amélie, dopo aver affrontato peripezie inesistenti, corre tra le braccia del ragazzo manifestando benessere e appagamento non è dissimile dalla prima notte di nozze dell’Ottocento, quando le donne si trovavano, accettato a scatola chiusa il proprio destino sessuale, a passare dal primo bacio alla deflorazione nel giro di poche ore, senza aver diritto alla scoperta e alla sperimentazione della propria sessualità. È inevitabile che una storia d’amore divenuta cult per una generazione di ragazze decise a prendere la parigina coi capelli a scodella come modello di vita tende a plasmarne la visione dei rapporti di coppia, se non indissolubilmente almeno in maniera evidente. Noi, la Generazione Amélie, non appena incontriamo un ragazzo senza manie o disturbi psicologici troppo palesi e abbastanza carino da poter diventare “la persona giusta”, diamo per scontato che ci sia un sogno d’amore da coronare, senza chiederci se fare parte di una coppia tradizionale è quello che vogliamo davvero. Non appena si trova l’apparente dolce metà ci si butta a capofitto con interi salumifici sugli occhi, finendo per arrivare completamente impreparate alle inevitabili delusioni quando gli uomini non si comportano come vorremmo, o quando si va a sbattere contro i numerosi spigoli della realtà.

Con i suoi rapporti disfunzionali spacciati come segni del destino e i suoi sorrisi a mezza bocca guardando in camera, Amélie non ha solo rotto la crosta alla crème brûlée. La tendenza lanciata dalla protagonista dell’opera di Jean-Pierre Jeunet ad attaccarsi a consolazioni effimere e discutibili dei piccoli piaceri della vita rischia di farci dimenticare che abbiamo diritto anche a quelli grandi, che però non cadono dal cielo come la signora suicida sulla madre di Amélie.

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mercoledì 6 giugno 2018

Come scoprire se abbiamo a che fare con uno psicopatico...



di Gloria Pian, 1 giu 2018

Come individuare i segnali di allarme, che messi insieme suonano come un antifurto in piena notte, dell’essere incappati in una relazione personale con uno psicopatico? 

Vittima lei stessa di abusi da parte di una personalità di questo tipo, Adelyn Birch ha condensato nel suo libro 202 Ways to spot a Psychopath in Personal Relationships, tutto quello che c’è da sapere per aprire gli occhi il prima possibile.

Dato che le relazioni intime tra persone sono più profonde di quelle con colleghi o conoscenti, vediamo a cosa prestare attenzione e di cosa stiamo parlando.
La prima cosa da ricordare è che l’invisibilità è la cosa più inquietante della psicopatia.

Ecco perché ogni episodio sconcertante vissuto con uno psicopatico è come un singolo tassello di un puzzle: man mano che i pezzi si aggiungono e si incastrano tra loro si scoprirà la sua vera natura del disegno o meglio della trappola in cui si è finiti.

Vediamo, dunque, una serie di caratteristiche da non sottovalutare. Un buon metodo è scrivere appena possibile ciò che vi è parso “anormale”, sconcertante o vi ha ferito. In questo modo riuscire a conservare i ricordi nitidi e mettere insieme più facilmente le varie tessere del puzzle.

Chi sono gli psicopatici

L’autrice li definisce predatori sociali, sia uomini che donne, che non hanno una coscienza o la capacità di provare amore, compassione, paura o rimorso. 
Si crede che la psicopatia sia un disordine genetico neurobiologico. Per altri studiosi, invece, è una sorta di adattamento evolutivo, a beneficio dell’individuo piuttosto che del gruppo.

Sia come sia, gli psicopatici – bugiardi seriali – considerano la vita come un gioco da giocare e vincere a spese degli altri, abusandone a livello psicologico, spirituale, fisico o finanziario.

Come pensa uno psicopatico

Non ha valori morali e pensa che i principi morali siano per le “pecore”, cioè le altre persone che non sono come lui. Inoltre, vede gli altri come nemici. In sostanza è lo psicopatico contro il mondo. 
Ogni altro individuo esiste per essere usato, manipolato o sconfitto. Non solo. Lo scopo giustifica i mezzi. Gli psicopatici si sentono giustificati nel fare quello che fanno per ottenere quello che vogliono; ciò che vogliono, infatti, è l’unica cosa che conta.

Cosa prova uno psicopatico 

Gli psicopatici vedono gli altri come oggetti, da usare al bisogno. 
E disumanizzano gli altri, non tenendo conto dei valori, dei diritti e dell’individualità delle altre persone. 
In questo modo, considerandoli come cose, evitano anche la compassione.

Uno psicopatico rispetta solo se stesso e nessun altro. 
Gli psicopatici non provano né pietà, né paura dell’abbandono, né ansia. 
E neppure hanno timore della punizione, né del futuro. Semplicemente non hanno paura. 
Loro non sentono amore, amicizia, empatia o affetto. Non provano la tristezza. 
Non sopportano, però, la frustrazione e non tollerano la noia. 
Hanno sempre bisogno di stimoli e di adrenalina. La maggior parte degli psicopatici odiano gli animali. 
Le relazioni sessuali per uno psicopatico sono impersonali: non sviluppando legami autentici un partner può essere intercambiabile con un altro. E, comunque, loro non si fidano di nessuno.

Come si comporta uno psicopatico

Lo psicopatico nasconde le sue reali intenzioni. 
Sa essere carismatico, affascina parlando ma è insincero. Infatti, non ci sono reali emozioni dietro le parole di uno psicopatico. 
Gli psicopatici sono molto persuasivi ma non sono affidabili. 
Infatti, non tengono fede alle promesse. Abbandonano gli altri e li dimenticano quando si presenta qualcun altro di più interessante. Allo stesso tempo pretendono molto dal loro partner e in generale dagli altri. Gli psicopatici impongono, si intromettono e sono invadenti e abusivi. Sono arroganti e dominanti. Sono crudeli con gli altri, specialmente con chi è debole o più fragile. Amano ricevere lodi e complimenti, ma umiliano e screditano gli altri. E possono essere molto crudeli con gli animali. Osservate, dunque, cosa dicono e come si comportano sia con gli animali sia con le altre persone, soprattutto non in vostra presenza.

I primi campanelli d’allarme di una relazione con uno psicopatico

Perché la seduzione di uno psicopatico è così potente? 
Perché sanno confezionare con maestria l’illusione della bellezza dell’amore. 
Non capaci di provare amore gli psicopatici non smettono di coinvolgere persone in buona fede in pseudo relazioni con conseguenze devastanti. 
Come spiega Adelyn Birch occorre combinare insieme i vari indizi per capire chi si ha di fronte davvero. Tra i segnali c’è l’incredibile fascino della persona, che sembra il/la miglior partner che vi sia mai capitato/a.

Questo è dovuto all’abilità dello psicopatico di incarnare esattamente il vostro sogno d’amore. 
Chi si ritrova oggetto delle attenzioni di una personalità psicopatica cade come in un incantesimo, in cui i suoi confini personali vengono disabilitati, l’istinto messo a tacere, i comportamenti di protezione non rispettati (occhio al sesso non protetto, più pericoloso e dunque più eccitante per uno psicopatico, certamente non un campione di fedeltà o responsabilità).

Lui o lei dalla personalità psicopatica racconta velocemente dettagli personali e storie sulla sua vita. Questo serve a creare una falsa intimità per avere in cambio dettagli della vostra vita così da sentirvi più vicini. 
Dettagli che in seguito lo psicopatico o la psicopatica ricorderà in modo selettivo e potrà usare contro di voi. 
La personalità psicopatica si mostrerà molto attiva, anzi allergica alla noia, sempre in movimento, irrequieta, poco incline a stare da sola o stare tranquilla. E vi coprirà di attenzioni, che troverete perfino eccessive: sarete oggetto di love bombing via telefono, telefonate, email, appuntamenti. Tutte queste attenzioni vi sembreranno troppo intense eppure serviranno a convincervi del suo interesse e che questa è la migliore relazione di sempre. Vi sembrerà di avere tanto in comune, come con nessun altro (perché lui o lei ha capito cosa deve dirvi per creare questo illusione).

Davanti a tanto impegno non sospetterete che l’abuso è dietro l’angolo. 
Questo, infatti, è solo l’irripetibile e incredibile fase romantica iniziale. In cui, già nei primissimi tempi, lo psicopatico dichiarerà “veri” sentimenti per voi e addirittura il suo amore, a tempo di record. Voi intanto state pensando di aver trovato l’anima gemella. Credere che qualcuno è la tua anima gemella è purtroppo una delle più grandi spie rosse che avvisano della presenza di uno psicopatico, avverte Adelyn Birch. Occhio anche alle espressioni del volto dello psicopatico: siccome indossa una maschera per nascondere chi è davvero, sono due i tipi di espressioni facciali riconoscibili. Da una parte le espressioni che simulano sentimenti che non prova e le reali espressioni che tenta, invece, di sopprimere per non farsi scoprire. Qui entra in gioco l’effetto “Uncanny Valley”: chi osserva lo psicopatico può provare l’effetto strano e poco piacevole di trovarsi davanti una creatura con reazioni non proprio umane, ma piuttosto simili a quelle di un robot umanoide. Si avverte una specie di disagio perché non c’è naturalezza, oppure c’è contraddizione tra i movimenti del viso e del corpo e le parole pronunciate. 
Riconoscere la sensazione “Uncanny Valley” è un segnale da non sottovalutare.

Lo schema perpetuo delle relazioni degli psicopatici

Come un menu sempre uguale, un videogioco che ripropone lo stesso gioco, lo psicopatico segue un copione prevedibile.

Tre le fasi:
  1. idealizzazione (quella di cui abbiamo detto sopra),
  2. svalutazione e
  3. scarto.
Dopo la fase idilliaca in cui lo psicopatico riesce ad agganciare la vittima, della quale, in verità non è mai stato veramente interessato, ma solo intenzionato a guadagnare controllo su di lei, per manipolarla e prendere quello che poteva e voleva. Progressivamente, dopo la fase del love bombing le cose precipitano presto e la vera natura dello psicopatico si rivela.

Durante la fase della svalutazione, infatti, lo psicopatico tira fuori il suo arsenale di tattiche di manipolazione per tenere in pugno la vittima, farla dubitare di se stessa e farle credere le sue menzogne.

La vittima in questo stadio è confusa, immobilizzata, soffre, ma non comprende il cambiamento e qualunque cosa fa non ottiene miglioramenti.

Alla fase tre arriva lo scarto, lo psicopatico ha preso tutto quello che voleva – compresi rispetto di se stessi, felicità e dignità – dalla vittima ed è tempo per lui di passare a nuove prede. 
Game over. Il gioco, per lo psicopatico, riparte ancora una volta. Come sempre.

sabato 7 gennaio 2017

L'amore quando non si è più ragazzi nel corpo (ma forse non nell'anima)...



Lʼesperienza insegna a vivere con più leggerezza… anche lʼamore! Ecco le lezioni imparate grazie allʼetà.

6 gen 2017

Ci sono cose che solo gli anni insegnano, perché l'amore vero esiste, ma non sempre è facile come lo avevamo immaginato. Tu che cosa hai imparato grazie all'esperienza? 
Dieci lezioni sulle relazioni positive a cui ora, a quarant'anni, non vogliamo più rinunciare.

PRINCIPE O… ? 
Il principe azzurro non esiste: sì, probabilmente è così. Il principe azzurro è un ideale della mente. 
Quello che esiste è l'uomo che fa per noi. Autentico, imperfetto, reale.

TEMPO 
Nessuno ci può restituire il tempo. Rimuginare sul passato o piangersi addosso è inutile. Basta attendere. 
La cosa migliore che possiamo fare per noi stesse è iniziare a scegliere la nostra felicità, da adesso.

CONVINZIONI 
La cosa bella dell'età è che le esperienze di vita, positive o negative, insegnano a prendersi meno sul serio. 
Si modificano opinioni e stili di vita insieme a cose che non avresti mai pensato: cambiare è avere coraggio.

GRAZIE 
Quante sono le persone a cui senti di poter dire grazie dal cuore? 
Guardati intorno e… non aspettare. Gli amici sono una forza positiva, trova tempo per coltivare le relazioni importanti della tua vita.

AIUTO, GLI AVARI! 
Chi è tirchio con il denaro spesso lo è anche verso i sentimenti. 
Sono la generosità e l'autentica bontà del cuore a rendere luminoso e limpido lo sguardo di una persona, dagli amici al partner.


RISPETTO PER NOI 
Dona con generosità. Sii disponibile, ma abbi il coraggio di rimanere fedele a te stessa. 
Attendere il rispetto degli altri ferisce: gli anni ci hanno insegnano che quel rispetto lo dobbiamo prima di tutto a noi stesse.

OSA 
Ci si mette una vita intera a imparare come vivere l'amore e ciò nonostante si fanno errori, continuamente. Adesso lo sai, invece di giudicare i tuoi sbagli usali per comportarti in modo diverso. 
Inizia a avere il coraggio di osare ciò che desideri.

FAMMI RIDERE 
Un sorriso è gratuito, fa crollare le barriere, scioglie la stanchezza e consola. 
È una conquista dell'età e oggi lo sappiamo bene: abbiamo voglia di persone con cui ridere e stare bene. Perché la bellezza autentica è quella del cuore.


FUTURO VS PRESENTE 
Quante volte abbiamo rovinato tutto con l'ansia dell'aspettativa? 
Immaginare il futuro è naturale, ma la vera sfida è imparare a vivere il presente, perché la dimensione in cui viviamo è oggi: inizia a dare valore al presente.


INGREDIENTE MAGICO 
La passione è una forza impetuosa. Energia sconfinata, aiuta a superare le difficoltà, cancella la stanchezza, dà fede. No, non arrenderti a chi dice che non è più tempo. 
Credere nella magia dell'amore è una scelta e funziona a ogni età.

giovedì 10 dicembre 2015

Le regole per un amore duraturo...



La vera sfida è coltivare la complicità, trasformando la routine in un viaggio quotidiano mano per mano

9 dic 2015

Quando si è innamorati si vivrebbe in funzione della coppia e, soprattutto nei primi tempi, capita spesso che si finisca per fare tutto in due. Vuoi che la tua coppia cresca? Non smettere di puntare su ciò che ti rende felice. Porta alla coppia il tuo quoziente di felicità e crea spazi dicondivisione con il partner. Il tempo insieme è l'ingrediente magico in grado di dare forza all'amore.

DATTI NUOVI OBIETTIVI
Amore non è puntare tutto sull'altro, ma scoprire la propria forza attraverso chi ci sta accanto. In una relazione felice i partner si aiutano reciprocamente per raggiungere gli obiettivi che desiderano. Anziché impedire al partner di fare ciò che ama, lascia che abbia uno spazio suo, in cui coltivare il rapporto con se stesso… e fai altrettanto! Sviluppare le proprie le passioni è gratificante: quando siamo felici e soddisfatti dei nostri risultati, anche il rapporto con il partner ne è influenzato positivamente. 

COLTIVA LA COMPLICITÀ
Avere tempo da trascorrere insieme è fondamentale per una coppia. L'errore in cui cadiamo spesso? Persino i giorni liberi finiscono per sbriciolarsi sotto il peso delle cose da fare. Se la domenica dovete pulire casa, stabilite un orario preciso e lasciate almeno tre ore da dedicare uno all'altro. Può essere un giro in bicicletta, il cinema o semplicemente preparare la cena: un momento da condividere in cui essere realmente presenti, insieme. 

USA BENE LE PAROLE
Il dialogo aiuta a crescere quando impariamo a comunicare senza ostacolare il flusso delle emozioni che proviamo. Ti senti piena di rabbia? Urlare insulti o rivangare discorsi del passato non è utile per risolvere la situazione: spiega in modo chiaro e preciso qual è il problema. Quando impariamo a esprimere i nostri bisogni e accettiamo di guardare le cose anche attraverso la prospettiva dell'altro, trovare una linea comune è più semplice. 

BACIALO!
Il sesso mantiene giovani… nel corpo e nella mente. Oltre a costituire un vero e proprio allenamento in grado di coinvolgere tutto il corpo, come evidenziato da numerosi studi, fare l'amore è un'esplosione di endorfine, rafforza la complicità e rende più profondo il livello di intimità di una coppia. Giocare insieme, scherzare, cercare il contatto dell'altro nutre l'amore. 

IL SILENZIO È D'ORO
Ci sono momenti in cui abbiamo semplicemente voglia di restare soli con se stessi. Qualsiasi parola per farlo capire all'altro può suonare quasi come un'offesa, eppure è diritto di ognuno poter stare in silenzio. Invece di aggredire il partner con tante domande, godiamoci questa pausa come un prezioso momento in cui tornare per un attimo verso noi stessi, perderci nei pensieri, stare in compagnia dell'altro senza parlare. Una coppia sa ascoltarsi anche nel silenzio, coltivando l'attesa dopo la quale ci si ritroverà, consapevoli che l'amore ha bisogno di coraggio, entusiasmo e molta pazienza.



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Se pensi che riguardi solo l'amore ti sbagli: chi ne soffre la manifesta in ogni campo della vita, dalla famiglia al lavoro. Tuttavia cambiare è possibile

La parola greca da cui deriva il termine gelosia evoca il desiderio: la brama di possedere chi si ama, però, è un'arma pericolosa. 
Quando l'amore viene visto come un possesso, la paura di perdere il "bene-amato" può diventare una fonte di ansia e persino un'ossessione. Osservare le proprie relazioni sociali e ammettere le difficoltà è il primo passo per iniziare un rapporto differente con gli altri e, soprattutto, con se stessi. Ecco qualche dritta per iniziare a gestire in modo diverso la gelosia.

ASCOLTA LE EMOZIONI
Quando l'attaccamento verso il partner diventa paura ossessiva di perdere la persona cara ci troviamo di fronte a un problema. La gelosia porta a galla emozioni profonde, non sempre facili da gestire, ecco perché è importante osservarsi senza giudicare, restare all'erta e, quando è il caso, lavorare su se stessi con l'aiuto di uno specialista. 

GUARDA IL PASSATO - La posta in gioco è il senso dell'abbandono, la prima paura che un bambino nutre nei confronti di chi lo accudisce. Nei primi anni della nostra vita dipendiamo totalmente dagli altri per la sopravvivenza. Anche da adulti ci si può trovare a combattere contro questa inquietudineantica: un'ansia che rimane fino a quando non riusciamo a trovare la nostra forza, la linfa che ci mantiene in vita. 

OSSERVA I TUOI RAPPORTI
Vivi con il senso del controllo sempre all'erta? Attenzione, la fiducia costituisce una condizione indispensabile per vivere una relazione felice, in amore e sul lavoro. Osserva il tuo modo di gestire le persone e chiediti quanto riesci a essere fiducioso con chi ami, o, al contrario, tendi a sospettare, fare verifiche, mettere in dubbio ciò che l'altro ti dice. Coinvolgi gli amici più cari e chiedi loro un feedback sincero riguardo al modo in cui i tuoi comportamenti sono visti: un punto di vista esterno può aiutarti a vedere le cose con maggior obiettività. 

SMETTI DI CONTROLLARE
In certi casi la gelosia può diventare unapatologia capace di rendere la vita un inferno. Controlli abitualmente chat e smartphone di partner e figli? Solo in casi davvero gravi si dovrebbe arrivare a interrogare un telefono per carpire dettagli sulla vita di un figlio o un partner, in tutti gli altri casi il requisito fondamentale su cui puntare è lacapacità di costruire un dialogo profondo e sincero. Togliere ossigeno alla libertà di chi amiamo significa logorare, lentamente, la bellezza e la potenza della relazione. 

AFFRONTA LA PAURA
Il bisogno di continue rassicurazioni va oltre la paura di perdere il partner: è il terrore di perdere l'amore stesso e, insieme al rapporto, la nostra definizione. Accade spesso anche con gli amici più cari: l'arrivo di un fidanzato o una nuova amica possono risultare destabilizzanti. Tuttavia, passata la reazione del momento, è importante fermarsi a riflettere. Le persone non sono una proprietà: i rapporti possono evolversi solo nella misura in cui entrambi lo desiderano. Guarda con onestà ciò che nell'arco della vita ti ha ferito e chiediti quali sono i tuoi bisogni di oggi. Quando diventiamo consapevoli delle nostre paure profonde smettiamo di dare la colpa agli altri e iniziamo a costruire l'autostima attraverso le nostre scelte, tutti i giorni. 

TROVA LA TUA FORZA
Ogni persona possiede un'incredibile riserva dienergia vitale. Spesso crediamo di poter trovare forza negli altri, ma nessuno può darci sufficiente sostegno se non siamo noi i primi a crederci. Immagina un bambino che inizia a camminare: può farlo solo quando si sente intimamente pronto a affrontare l'ignoto, sfidare la gravità. Parla delle tue insicurezze con il partner: ammettere il problema aiuta a darsi un limite. Lavora sulla tua autostima, impara a esprimere il tuo punto di vista e le tue relazioni acquisteranno una nuova fiducia.