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mercoledì 21 ottobre 2015

L'intelligenza artificiale per tutti è in arrivo...



Il nuovo terreno di conquista dell'intelligenza artificiale è il mondo giornalistico. La compagnia Automated Insights lancia Wordsmith Beta, il software che autogenera articoli. È la fine dei cronisti? Vediamo

di Martina Nasso, 20 ott 2015


L'uomo rischia di essere sostituito da una macchina? 
Fino ad oggi, questo timore è stato relegato a film e romanzi di fantascienza. 
Isaac Asimov nel suo capolavoro Io, Robot  previde che gi automi si sarebbero occupati non solo di compiti legati alla produzione industriale, come ormai accade già da tempo, ma anche di affiancare gli uomini nella loro vita familiare, sociale e anche politica. Da allora l'intelligenza artificiale ha fatto molti passi avanti: recentemente Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft insieme a Bill Gates ha investito un'ingente somma di denaro per creare il robot-cervello perfetto, in grado di passare persino l'esame di maturità. Ora, la nuova frontiera robotica, investe anche il mondo giornalistico, portandosi dietro conseguenze che spaventano molti cronisti.

La compagnia Automated Insights ha lanciato Wordsmith Beta, una versione aperta al pubblico del software che genera automaticamente contenuti scritti, e personalizzabili, a partire dai dati. La tecnologia non è una novità, infatti, è utilizzata da tempo da testate giornalistiche come Associated Press (dalla metà del 2014) e da Yahoo! per autogenerare Report finanziari e articoli di sport, ma le applicazioni di questa nuova tecnologia sono potenzialmente infinite. Attraverso l'analisi dei dati, che devono essere caricati dall'utente sul sito, il software sviluppa un resoconto dettagliato o un articolo completo. In un secondo momento si possono personalizzare i contenuti, in modo da rendere unico il testo. È sufficiente richiedere l'accesso alla piattaforma per sperimentarne l'autogenerazione. Per ora si tratta solo di un test: la versione definitiva del sito, infatti, verrà lanciata a gennaio e sarà completamente libera (senza richiesta di accesso).



Per comprendere il successo del software è sufficiente fare l'esempio di come è stato utilizzato da Associated Press. Wordsmith ha generato per l'agenzia americana più di 3000 report finanziari in un solo trimestre. Negli ultimi due anni, Wordsmith ha prodotto più contenuti di qualsiasi altra azienda al mondo: solo lo scorso anno ha creato oltre un miliardo di pezzi con una squadra di meno di 50 dipendenti. 

Secondo uno studio di Christer Clerwall (Pdf), che ha sottoposto ad alcune persone sia articoli scritti da robot che da giornalisti in carne e ossa, "non c’è significativa differenza tra un contenuto prodotto da un software e uno scritto da un umano”. Le critiche mosse allo studio, però, sono quelle di aver selezionato un numero di notizie e un campione d'intervistati troppo ristretto per essere davvero significativo. 

È la fine del lavoro giornalistico? No, perchè, a differenza di chi scrive, il robot non pensa, o perlomeno, non lo fa "fuori dagli schemi". Per produrre contenuti di qualità il software richiede un alto grado di personalizzazione che non può prescindere dall'apporto umano. Per questo motivo è considerato più adatto a essere utilizzato per report finanziari, sul traffico, sul meteo e in generale per lavori di Data journalism. Di certo non è valido per la redazione di articoli di fantasia. La tecnologia, infatti, si basa su numeri, tempi e dati e non può sostituire la parte creativa del lavoro giornalistico. 
 


martedì 8 luglio 2014

Una lettera al Giornale di Sallusti che denuncia un problema reale



Una donna scrive al Giornale per denunciare l'aggressione ai turisti da parte di un gruppo di zingari. 
Ma siamo un Paese civile, non si può più dire che gli zingari non mandano i figli a scuola ma sui marciapiedi a fare accattonaggio

di Alessandro Sallusti
8 lug 2014

Egregio direttore, sono indignata e spaventata. Stamane (ieri, ndr), stazione di Roma. Treno delle 12.50 Freccia Argento per Venezia. Sul marciapiede del binario una cinquantina di zingari strappavano letteralmente i bagagli di mano ai turisti che, intimoriti, accettavano di farsi aiutare. A un turista che non ha accettato hanno sputato sulla gamba. Nella carrozza di prima classe ho trovato 30, dico 30, di questi signori ai quali ho urlato di scendere immediatamente. Mi hanno minacciata, stessa sorte a un'addetta delle ferrovie che li cacciava dai binari. È intervenuta la polizia che ci ha detto di averne altri 50 in ufficio da identificare. Che sta succedendo? (Lettera firmata)

 
Cara signora, dopo aver accertato la sua identità e la verità dei fatti da lei raccontati, ho deciso di omettere il suo nome (non lo renderò pubblico per alcun motivo) per proteggerla non dai rom, ma dallo Stato e dagli intellettuali di questo Paese. 
Lo dico a ragion veduta, perché caso vuole che io stamane sia sotto processo all'Ordine dei giornalisti per rispondere di un reato grave. Si tratta di un articolo dal seguente titolo, pubblicato circa due anni fa: «Prova a rapire un bimbo: un nomade ricercato e campi rom al setaccio». A denunciarmi è stato il presidente del Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio. Il quale non contesta la verità del fatto (c'è stata pure una sparatoria con ferito), ma l'uso delle parole «rom», «nomadi» e «zingari». 
Secondo loro sarei razzista, in quanto non ho rispettato i trattati che, cito testualmente «proteggono i migranti quali sono in parte le persone di comunità rom».

Lei quindi, cara signora, ha commesso il reato di definire per «etnia» la banda di ladri che in queste settimane si sta impossessando delle nostre stazioni ferroviarie. 
E non solo a Roma. Anche a Firenze e a Venezia la situazione è diventata insopportabile, come da noi già documentato. E le aggiungo che per questo siamo già stati indagati dallo Stato solerte e dai vertici burocratici della nostra categoria. 
Ma dove pensa di vivere, signora mia? Siamo un Paese civile, non si può più dire che gli zingari non mandano i figli a scuola ma sui marciapiedi a fare accattonaggio. Bisogna parlare di ragazzi migranti vittime di problematiche complesse. Guai a mettere all'erta le vecchiette da volontarie vestite in modo simile alle gitane che si offrono di portare la spesa a casa. Non parliamo di sconsigliare di mandare il proprio bambino a giocare nel campo rom del quartiere. 

Equilibrio, signora, serve equilibrio. 
Non mi sorprenderei se nei prossimi giorni ricevesse una denuncia per procurato allarme con l'aggravante del razzismo. E le va bene che non è giornalista, altrimenti si ritroverebbe anche disoccupata e quindi squattrinata. A differenza di quei simpatici, al massimo problematici, signori che lei ha incontrato sul treno e che a sera, protetti dalla presidenza del Consiglio e dall'Ordine dei giornalisti, si spartiscono il bottino della giornata. Esentasse.