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giovedì 31 marzo 2016

Una "Stele di Rosetta" per la lingua etrusca?

31 mar 2016


Una scoperta che potrebbe rivelarsi fondamentale per ricostruire il linguaggio degli Etruschi. 

Un gruppo di ricercatori del Mugello Valley Archaeological Project ha portato alla luce una stele recante la scrittura etrusca. 
La scoperta è stata fatta nel sito di Poggio Colla in Toscana. La pietra, 227 chili e alta poco più di un metro, faceva parte di un tempio sacro che 2500 anni fa venne demolito per costruirne uno più grande. 
Nascosta per oltre duemila anni, la stele si presenta ben conservata, solo in parte scheggiata e bruciacchiata. Contiene 70 lettere leggibili e segni di punteggiatura, caratteristiche che la rendono uno dei più lunghi esempi di scrittura etrusca mai rinvenuti finora. 
Gli scienziati sono convinti che le parole e i concetti espressi dalla pietra siano una rarissima testimonianza di questa civiltà, considerando che quello che noi sappiamo degli etruschi, 
lo dobbiamo unicamente a necropoli, tombe e oggetti funerari. La stele ritrovata potrebbe rivelare ulteriori preziosi dettagli sulla religione etrusca e sui nomi delle loro divinità. 
La traduzione verrà fatta dall'università del Massachusetts di Amherst.


Toscana, trovata pietra di 2500 anni fa: potrebbe svelare il mistero della lingua degli Etruschi


Toscana, trovata pietra di 2500 anni fa: potrebbe svelare il mistero della lingua degli Etruschi


Toscana, trovata pietra di 2500 anni fa: potrebbe svelare il mistero della lingua degli Etruschi

lunedì 26 ottobre 2015

L'Esperanto oggi...

Da ilPost.it

Che fine ha fatto l’esperanto

La lingua inventata un secolo fa da un polacco con ambizioni pacifiste e internazionaliste ha avuto alterne fortune: non è diventata la lingua di tutti, ma resiste



L’esperanto è una lingua artificiale, creata a tavolino partendo dalle parole e dalle regole grammaticali di altre lingue. La elaborò tra il 1882 e il 1887 Ludwik Lejzer Zamenhof, un medico e linguista polacco, e ha avuto nel tempo una popolarità intermittente. Zamenhof aveva studiato molte lingue e decise di proporne una sintesi: una versione semplificata che potesse ambire a diventare quello che si definisce una lingua ausiliaria internazionale, una lingua che persone di diversi paesi possono usare per comunicare tra loro. Zamenhof voleva che l’esperanto diventasse una lingua capace di favorire le relazioni interpersonali e la pace nel mondo. “Esperanto” significa infatti “colui che spera” e deriva a sua volta dallo pseudonimo Doktoro Esperanto, che Zamenhof scelse di usare per alcune sue pubblicazioni.

Saluton!  Ĉu vi parolas Esperanton? (Ciao, parli esperanto?)

Nelle ambizioni di Zamenhof e di chi dopo di lui ha parlato, insegnato e promosso l’esperanto, la lingua avrebbe dovuto diventare quello che oggi è l’inglese. Non è successo. Nonostante questo l’esperanto resta la lingua artificiale più diffusa al mondo: si stima che la conoscano tra 200mila e 2 milioni di persone e la sezione di Wikipedia in esperanto comprende 186mila voci, più di quelle della lingua ebraica o della lingua hindi. Seppur con risultati peggiori rispetto a quelli sperati più di cento anni fa, l’esperanto è ancora una lingua viva: scritta, parlata e discussa.


zamenhof
Ludwik Lejzer Zamenhof


Le regole dell’esperanto
Nel 1887 Za
menhof pubblicò Unua Libro (“primo libro”, in lingua esperanto) in cui spiegò i principi della lingua che sarebbe poi diventata l’esperanto, alcuni suoi vocaboli e alcuni esempi di testi in esperanto, per esempio alcuni versi della Bibbia. Le regole dell’esperanto furono perfezionate nel 1905 quando – poco prima del primo congresso mondiale di esperanto – Zamenhof pubblicò Fundamento de Esperantoun libro diviso in quattro parti: una prefazione (Antaŭparolo), una grammatica (Gramatiko), una collezione di esercizi (Ekzercaro) e un dizionario universale (Universala Vortaro).
L’Economist spiega che la principale qualità dell’esperanto è la sua semplicità: «Zamenhof l’ha concepita affinché si diffondesse. Le sue radici sono nelle principali lingue europee. La sua grammatica è sempre regolare [non ci sono eccezioni]: i nomi finiscono in -o, gli aggettivi in -a, gli avverbi in -e, i plurali con una -j». La maggior parte delle parole alla base della lingua esperanto derivano dal latino, altre da italiano, francese, tedesco, inglese, russo e polacco. Ci sono poi parole derivate dall’arabo, dal giapponese e da molte altre lingue. Alcune delle parole dell’esperanto sono invece idiomismi nativi, idiomi inventati dal nulla, da Zamenhof o, più avanti, dai membri della comunità esperantista: “marito”, per esempio, si dice “edzo”. L’esperanto si basa su 16 regole principali. La numero nove dice che “ogni parola si legge così come è scritta”: l’esperanto è infatti una lingua in cui ogni lettera corrisponde a un solo suono.
L’evoluzione dell’esperantoL’esperanto non è riuscito a imporsi come avrebbe voluto il suo ideatore. La diffusione della lingua è stata resa difficoltosa anche dalle due guerre mondiali: una lingua internazionale e con ambizioni pacifiste andava infatti contro i nazionalismi che si affermarono nella prima metà del Novecento. Gli esperantisti furono perseguitati sia da Stalin che da Hitler, che parlò dell’esperanto nel suo Mein Kampf. Hitler riteneva che Zamenhof – che era ebreo – volesse fornire una lingua comune alla diaspora ebraica, e definì l’esperanto “la lingua delle spie“. Terminata la guerra mondiale, l’affermazione degli Stati Uniti e la crescita della lingua inglese frenarono molto i tentativi di sviluppo dell’esperanto.
Nel 1954 l’UNESCO – l’organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura – riconobbe ufficialmente i “risultati ottenuti per mezzo dell’esperantonel campo degli scambi internazionali e dell’avvicinamento dei popoli”. L’UNESCO decise di collaborare con la UEA – l’Associazione Universale Esperanto – per promuovere la diffusione della lingua. Nel 1985 – due anni prima del centenario dell’esperanto – l’UNESCO invitò ufficialmente i suoi stati membri e altre associazioni non governative a celebrare e promuovere l’esperanto. In anni più recenti ci sono state anche alcune proposte per utilizzare l”esperanto come lingua franca dell’Unione Europea, per esempio durante i lavori del suo parlamento: le proposte sono sempre state rifiutate.
Negli anni Sessanta l’esperanto fu anche scelto come lingua ufficiale della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, che l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa fondò nel mare di fronte all’Emila Romagna: l’isola – come prevedibile – non fu riconosciuta dallo stato italiano e l’avventurosa iniziativa di Rosa terminò dopo poco tempo. Alle vicende dell’isola che scelse l’esperanto come sua lingua ufficiale si è ispirato Walter Veltroni per scrivere, nel 2012, L’isola e le roseedito da Rizzoli.
L’esperanto oggiÈ difficile quantificare il numero di esperantisti ed è difficile avere informazioni precise sul livello di conoscenza della lingua da parte delle persone che dicono di conoscerla.Soprattutto grazie a internet l’esperanto è però riuscito a sopravvivere. Oltre alle numerose pagine Wikipedia (la prima esiste dal 2001) c’è anche un sito – Pasporta Servo – che offre agli esperantisti un servizio gratuito di couchsurfing: gli utenti possono viaggiare in tutto il mondo richiedendo ad altre persone che parlano l’esperanto di ospitarli per alcuni giorni. Il sito è gestito da TEJO, l’associazione mondiale che riunisce i giovani esperantisti. Tra le lingue che Google Translate permette di tradurre c’è l’esperanto; Duolingo – una delle più famose app per imparare le lingue – offre corsi sull’esperanto.

esperanto-wikipedia
La definizione di “esperanto” su Wikipedia, in esperanto.

Oltre alle persone che scoprono e decidono di imparare l’esperanto grazie a internet, ci sono nel mondo circa mille persone che possono definirsi esperantisti madrelingua: sono quelle persone che hanno imparato la lingua da piccoli, sentendola parlare dai loro genitori, e non studiandola una volta cresciuto. Uno di loro è Linken Kay, un ragazzo di 10 anni che vive a Tucson, in Arizona: suo padre, Greg Kay, racconta di aver imparato l’esperanto molti anni fa, mentre studiava in Giappone, uno dei paesi in cui la lingua è più diffusa. È un madrelingua esperantista anche George Soros, ricchissimo imprenditore ed economista ungherese. The Verge scrive però che Soros non ha fatto molto per promuovere l’esperanto nel mondo: si è limitato a far tradurre in inglese le memorie di suo padre, scritte in esperanto.
Dal 1929 all’esperanto è dedicato anche un museo: si trova a Vienna e raccoglie 35mila volumi e molte altre migliaia di oggetti, lettere e fotografie che documentano la storia dell’esperanto. Non tutti i documenti del museo sono però in esperanto: il museo celebra e racconta anche la storia di altre lingue artificiali che, come l’esperanto, sono state “pianificate” e inventate da zero, e non attraverso un’evoluzione nel tempo. Una delle più famose è la lingua Klingon, la lingua parlata da una delle razze aliene della serie televisiva Star Trek. La lingua è stata codificata nel 1984 da Marc Okrand ed è stata imparata, scritta e parlata dai più accaniti fan di Star Trek: la lingua klingon è per esempio spesso citata – e parlata – da Sheldon Cooper, il protagonista della serie televisiva Big Bang Theory. Altre lingue artificiali nate da opere di fiction sono quelle parlate nella saga Il Signore degli anelli, scritta da J.R.R. Tolkien, che è anche stato uno dei più famosi studenti e ammiratori dell’esperanto.
Se si pensa alle ambizioni iniziali dopo trent’anni l’esperanto si è rivelato un fallimento, scrive il New YorkerÈ però anche vero che al mondo esistono seimila lingue non artificiali che sono parlate da meno persone rispetto all’esperanto. L’esperanto riuscirà a sopravvivere e lo farà grazie a internet, ad alcuni madrelingua, ai molti appassionati e, secondo l’Economist, grazie agli “ideali di armonia internazionale che promuove”.





mercoledì 23 luglio 2014

L'equivalenza dei livelli di conoscenza della lingua inglese

Da Kaplan International

Sai riconoscere il tuo livello di inglese?


Di seguito la spiegazione dei vari livelli di inglese e nella tabella il confronto con le certificazioni internazionali.
Nella preparazione del proprio curriculum, un’area dove si è sempre indecisi sul contenuto è quella riservata alle conoscenze linguistiche. 
L’autovalutazione del proprio livello di inglese non è semplice e spesso non si sa a quale livello la propria conoscenza corrisponda.




Elementary
Il livello più basso ma che almeno attesta una base di conoscenza della lingua. Si è in grado di utilizzare e riconoscere parole comuni, saluti e semplici istruzioni, ma si possiede una limitata conoscenza grammaticale.

Lower Intermediate
Quando si è in grado di scrivere e di parlare in situazioni familiari e si ha una buona conoscenza grammaticale, ma con un vocabolario limitato, il livello è lower intermediate. Chi possiede questo livello può ottenere dei miglioramenti in poco tempo, passando facilmente al livello superiore con uno studio intensivo dell’inglese.

Intermediate
Si riesce a conversare su argomenti di tutti i giorni, ma con un registro stilistico ed espressivo limitato. Se gli argomenti sono noti, allora si riesce a leggere e scrivere speditamente. Quando però si affrontano argomenti più complicati si hanno dei problemi di espressione e l’interlocutore ha qualche problema di comprensione. Quando si possiede questo livello è consigliato lo studio combinato con una continua conversazione. 
 
Higher Intermediate
Si ha una conoscenza adeguata della grammatica e si può partecipare attivamente alla maggior parte delle conversazioni su argomenti noti, ma si continua a fare qualche errore. Ormai si è sicuri di se ma si è coscienti di dover migliorare ogni giorno e di dover arricchire il proprio vocabolario.

Advanced
Si comunica con padronanza e speditamente, ma si hanno delle lacune di terminologia specifica e si fanno alcuni errori in una conversazione complessa. A questo livello si può pensare di lavorare in un’ambiente madrelingua e di concentrarsi sullo studio dei termini utili per il proprio lavoro.

Proficiency
Il livello è quasi equivalente a quello di un madrelingua e si è in grado di esprimersi in forma complessa sia per iscritto sia oralmente. A questo livello, lo studio dell’inglese è consigliato per ottenere le certificazioni di alto livello richiesto dalle imprese o dalle università per gli stessi nativi.



Tutte le informazioni sono state tratte da Kaplan International English, società di organizzazione di corsi di inglese all’estero e vacanze studio.