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lunedì 4 agosto 2014

La neve ad agosto: il miracolo della "Madonna della Neve"

Domani, martedì 5 agosto, torna il miracolo della neve

Roma, 4 ago 2014


A Roma martedì sarà ricordato il miracolo della Madonna della neve, davanti alla Basilica di S.Maria Maggiore. 

Secondo la tradizione il 5 agosto del 358 d.C. una coppia di nobili fece un sogno. La coppia non poteva avere figli e la Madonna indicò dove costruire la chiesa, ciò con un miracolo.Il papa Liberio fece lo stesso sogno e andò sull’Esquilino, dove trovò la neve. 
Il Papa allora decise di indicare il perimetro della chiesa da costruire a spese dei due coniugi. La Chiesa fu denominata Santa Maria Liberiana o ad Nives. 

L’architetto Cesare Esposito, dedica quest’anno lo spettacolo di luci e musica a Papa Francesco «perché – spiega – ha commosso il mondo dando la sua ricchezza nei cuori e la speranza all’umanità difendendo gli umili»

Nella Piazza dalla 21 alle 24 ci saranno luci multicolori, e sul proscenio si leggeranno le parole di un trattato che racconta il miracolo e le tradizioni di Roma.

«Le statue di marmo della basilica – sottolinea Esposito – saranno illuminate con effetti speciali, con specchi voltaici per carpire il cielo antico di Roma, le nuvole che con le macchine fabbrica-neve imbiancheranno tutta la piazza e simbolicamente la città di Roma. La neve scenderà come messaggio di pace e di speranza: le note del messia di Hendel aprirà il miracolo, apparirà la Madonna come segno di assoluta forza verso l’amore dei suoi fedeli».


santa-maria-della-neve
Santa Maria Maggiore

giovedì 3 luglio 2014

Anche nelle gerarchie vaticane si annida la corruzione?

domenica 29 giugno 2014

I segreti di un pentito di mafia a Papa Francesco...

Pentito di mafia scrive al Papa:
deve svelare tre segreti

Vincenzo Calcara, pentito, chiede un'udienza a Papa Francesco: vuole rivelare tre segreti importanti, che potrebbero cambiare il corso di alcuni avvenimenti. Uno sarebbe sul caso di Emanuela Orlandi

di Giacoma Chimenti, 11 giu 2014

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Una notizia incredibile campeggia ovunque: un pentito di mafia, Vincenzo Calcara, chiede al Papa un’udienza urgente per svelare particolari su Emanuela Orlandi e segreti che potrebbero cambiare il corso di alcuni avvenimenti. Il pentito afferma di sapere molte cose e che questi segreti sono stati tenuti nascosti finora perché altrimenti sarebbe stato come fare scoppiare una bomba. Le verità di cui parla Calcara a quanto pare hanno uno stretto legame con il Vaticano, e la rivelazione di essi provocherebbe sicuramente una crisi irreparabile.

“Il nostro incontro deve e può cambiare il corso di certi eventi“, così conclude Calcara nella lettera inviata a Papa Francesco, 31 anni dopo la scomparsa della ragazza della Orlandi, avvenuta il 22 giugno del 1983. Una lettera che pone molti interrogativi; da notare anche l’insistenza del pentito che vuole parlare a qualsiasi costo. Inoltre, il Calcara si dice disposto a collaborare per rivelare un segreto di mafia, che ha a che vedere con Matteo Messina Denaro, e uno di Stato, che coinvolgerebbe personalità importanti della politica.

Dunque grande attesa per ciò che potrebbe aggiungere la verità di Calcara, che si spera possa dare una risposta a tante domande finora rimaste sospese; una verità, per quanto riguarda il caso Orlandi, che potrebbe essere diversa da quella raccontata nel libro che sta per uscire. Il 19 giugno, infatti, uscirà un nuovo libro, intitolato “Il Ganglio“, e contenente i memoriali inediti di Marco Fassoni Accetti, l’ultima figura che è entrata a far parte del caso qualche anno fa. L’uomo, che dapprima era subentrato come testimone, alla fine è stato indagato per sospetti sulla sparizione della ragazza.

Il libro narra di due fazioni controverse esistenti all’interno del Vaticano: una di queste è commentata come un “gruppo occulto,  formato da tonache dissidenti“, nata sembra alla fine degli anni settanta e sostenuta non solo da molti laici, ma anche da persone appartenenti ai servizi segreti. Questo gruppo avrebbe avuto il compiti di contrapporsi all’anticomunismo di Wojtyla, e sarebbe stato l’artefice del rapimento della ragazza. Non solo, anche dell’amica Mirella Gregori. Inoltre, il gruppo avrebbe anche avuto un ruolo fondamentale nell’attentato al Papa. Rivelazioni incredibili; se quelle di Calcara fossero ancora peggiori, calerebbe un velo pietoso sui personaggi e si avrebbero opinioni ben diverse sul Vaticano.

Papa Francesco e la corruzione...

In Italia gli scandali delle tangenti Mose ed Expo.
Francesco: «Voi pensate che una persona corrotta sarà felice dall'altra parte? No, sarà difficile andare dal Signore»

di Andrea Tornielli, 11 giu 2014



«Penso alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere...». 
A due giorni di distanza dall'eloquente omelia della messa mattutina a Santa Marta ieri Papa Francesco è tornato a parlare della corruzione durante l'udienza generale del mercoledì, di fronte a una piazza San Pietro colma di folla nonostante il caldo opprimente. Riferimenti continui, che sembrano quasi fotografare la situazione delle inchieste venete, sul diffuso e organizzato sistema di tangenti del Mose, e delle inchieste lombarde sull'Expo. 

«Nessuno può portare con sé dall’altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l'orgoglio. Niente! - ha detto il Papa, alternando la lettura del testo preparato con ampie aggiunte a braccio - Possiamo soltanto portare l’amore che Dio Padre ci dà, le carezze di Dio, accettate e ricevute da noi con amore. E possiamo portare quello che abbiamo fatto per gli altri». 

«Attenzione a non riporre - ha ammonito - la speranza nei soldi, nell’orgoglio, nel potere, nella vanità, perché tutto ciò non può prometterci niente di buono! Penso per esempio alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; voi pensate che una persona corrotta sarà felice dall’altra parte? No, tutto il frutto della sua corruzione ha corrotto il suo cuore e sarà difficile andare dal Signore». 

Lunedì scorso, nell'omelia di Santa Marta, Francesco aveva detto: «È tanto facile entrare nelle cricche della corruzione», in «quella politica quotidiana del do ut des» dove «tutto è affari»: «Quante ingiustizie, quanta gente che soffre per queste ingiustizie». 

Un tema ricorrente che l'allora cardinale Bergoglio aveva trattato in una meditazione nel 2005, parlando della corruzione che corrode la politica, l'economia, la società, arrivando a minacciare la stessa Chiesa. In quel testo - pubblicato l'anno scorso dalla Emi con il titolo «Guarire dalla corruzione» - il  futuro Papa spiegava che dalla corruzione si deve guarire proprio come da un male. «Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata. Semplicemente per il fatto che alla radice di qualunque atteggiamento corrotto c'è una stanchezza della trascendenza: di fronte al Dio che non si stanca di perdonare, il corrotto si erge come autosufficiente nell'espressione della sua salvezza». La corruzione, spiegava ancora Bergoglio, «odora di putrefazione». Il corrotto però, «come succede con l'alito cattivo», non se ne accorge. 

Nella catechesi di ieri Francesco  ha denunciato con forza anche la «tratta di persone e del lavoro schiavo»; gente che «sfrutta le persone con il lavoro schiavo» e che  «non hanno timore di Dio e non sono felici». Ed è tornato a citare anche i fabbricanti d'armi, dei quali ha già parlato in varie occasioni, durante un Angelus in relazione al conflitto in Siria e ancora durante il recente viaggio in Terra Santa. «Penso a coloro che fabbricano armi per fomentare le guerre; ma pensate che mestiere è questo». Questi «fabbricano la morte, sono mercanti di morte e fanno mercanzia di morte. Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio». 

Il Papa è apparso in buona forma: quella di ieri è stata per la prima apparizione pubblica da lunedì mattina, dopo la lieve indisposizione che lo ha fatto riposare per un giorno.  

martedì 10 giugno 2014

Le Beatitudini: quando il cuore è ricco, è tanto soddisfatto di se stesso che non ha posto per la Parola di Dio

Da La Stampa

“Attenzione, è facile entrare nelle cricche della corruzione”

Papa Francesco a Santa Marta si è soffermato sulle Beatitudini:
sono il “programma” pratico di vita del cristiano


di Domenico Agasso jr (Vatican Insider), 9 giu 2014 


Qual è il “programma” pratico di vita e santità del cristiano? Le Beatitudini. Lo ha ricordato papa Francesco nella Messa di questa mattina a Casa Santa Marta – come riporta Radio Vaticana - il giorno dopo lo storico incontro per la pace in Vaticano con Shimon Peres, Abu Mazen e Bartolomeo I. 



Papa Bergoglio nell’omelia si è concentrato sulle Beatitudini - tratte dal Vangelo di oggi - sottolineando che occorre avere il coraggio della mitezza per battere l’odio. 

Oltre a essere il programma, le Beatitudini sono “la carta d’identità del cristiano”. “Se qualcuno di noi – ha affermato – fa la domanda: ‘Come si fa per diventare un buon cristiano?’”, nelle Beatitudini si trova la risposta di Cristo che indica aspetti “tanto controcorrente” rispetto a quello che generalmente “si fa nel mondo”.  

Il Pontefice ha parlato dei beati poveri in spirito: “Le ricchezze non ti assicurano niente. Di più: quando il cuore è ricco, è tanto soddisfatto di se stesso, che non ha posto per la Parola di Dio”.  

E poi, beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati: “Ma il mondo ci dice: la gioia, la felicità, il divertimento, quello è il bello della vita. E ignora, guarda da un’altra parte, quando ci sono problemi di malattia, problemi di dolore nella famiglia. Il mondo non vuole piangere, preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle. Soltanto la persona che vede le cose come sono, e piange nel suo cuore, è felice e sarà consolata. La consolazione di Gesù, non quella del mondo. 
Beati i miti in questo mondo che dall’inizio è un mondo di guerre, un mondo dove dappertutto si litiga, dove dappertutto c’è l’odio. E Gesù dice: niente guerre, niente odio, pace, mitezza”. 
Se si è miti “penseranno che io sono uno stolto”. Non importa, ha affermato Francesco, “ma tu sei mite, perché con questa mitezza avrai in eredità la Terra”.  

E poi ha proseguito: beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, beati quelli “che lottano per la giustizia, perché ci sia giustizia nel mondo”. “È tanto facile – ha avvertito – entrare nelle cricche della corruzione”, “quella politica quotidiana del do ut des. Tutto è affari”. E “quante ingiustizie – ha osservato - Quanta gente che soffre per queste ingiustizie”. Il Figlio di Dio dice: “Sono beati quelli che lottano contro queste ingiustizie”.  

E ancora: beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia: “Quelli che perdonano, che capiscono gli errori degli altri”. Gesù non dice “beati quelli che fanno la vendetta, che si vendicano”, ma “beati quelli che perdonano, misericordiosi. Perché tutti noi siamo un esercito di perdonati! Tutti noi siamo stati perdonati. E per questo è beato quello che va per questa strada del perdono. Beati i puri di cuore, che hanno un cuore semplice, puro, senza sporcizie, un cuore che sa amare con quella purità tanto bella. 

Beati gli operatori di pace. Ma, è tanto comune da noi essere operatori di guerre o almeno operatori di malintesi! Quando io sento una cosa da questo e vado da quello e la dico e anche faccio una seconda edizione un po’ allargata e la riporto… Il mondo delle chiacchiere. Questa gente che chiacchiera, non fa pace, sono nemici della pace. Non sono beati”. 

È toccato poi ai beati perseguitati per la giustizia: quanta gente “è perseguitata, è stata perseguitata semplicemente per avere lottato per la giustizia”. 

Il Papa successivamente ha precisato: le Beatitudini sono “il programma di vita che ci propone Gesù”, “tanto semplice, ma tanto difficile”. E “se noi volessimo qualcosa di più, Gesù ci dà anche altre indicazioni”, il “protocollo sul quale noi saremo giudicati”: nel Vangelo di Matteo, capitolo 25: “Sono stato affamato e mi hai dato da mangiare, ero assetato e mi hai dato da bere, ero ammalato e mi hai visitato, ero in carcere e sei venuto a trovarmi”. 

Con questi due elementi – Beatitudini e Matteo 25 – ha messo in evidenza il Papa, “si può vivere la vita cristiana a livello di santità”: “Poche parole, semplici parole, ma pratiche a tutti, perché il cristianesimo è una religione pratica: non è per pensarla, è per praticarla, per farla. Oggi, se voi avete un po’ di tempo a casa, prendete il Vangelo di Matteo, capitolo quinto, all’inizio ci sono queste Beatitudini; capitolo 25, ci sono le altre. E vi farà bene leggerlo una volta, due volte, tre volte. 
Ma leggere questo, che è il programma di santità”.