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giovedì 18 aprile 2019

La profezia di Turing: ecco il computer indistiguibile dall'uomo


Da Agi.it




Dopo sei anni di lavoro, a San Francisco la IBM ha sfidato il campione del mondo di dibattiti con un computer che per 25 minuti ha duellato per sostenere la tesi che gli asili debbano essere finanziati. Ha perso, per ora. Ma la sfida più grande, immaginata nel 1950 dal profeta dell'intelligenza artificiale, è ormai vinta: impossibile distinguere il discorso di una macchina da quello di un essere umano



di Riccardo Luna, 13 feb 2019

Il primo ottobre 1950, sulla rivista Mind, il matematico inglese Alan Turing pubblicò un saggio destinato a cambiare per sempre quello che pensiamo sull’intelligenza artificiale. 
Si chiamava Macchine Calcolatrici e Intelligenza e provava a rispondere alla domanda: le macchine pensano? Tra i molti spunti interessanti, c’è una profezia: dice, Turing, che tempo 50 anni e non avremo più saputo distinguere fra una frase detta da un essere umano e una di un computer. The Imitation Game, lo chiamò, il gioco dell’imitazione. Ci sono voluti 19 anni in più del previsto, ma quel giorno è finalmente arrivato.

L11 febbraio 2019, nel Moscone Center di San Francisco, già teatro di storici annunci come il lancio del primo iPhone, si è svolta la prima sfida di retorica fra un essere umano e un robot.  E il robot ha perso. Per ora. Ma ha parlato così bene, ha sostenuto i suoi argomenti con tale bravura che chi era lì ne è uscito incredulo. L’occasione è stata l’apertura della conferenza annuale sul futuro della IBM, una azienda che da sempre si muove sulle frontiera dell’innovazione.


Fu un computer IBM a sfidare e a un certo punto battere il campione del mondo di scacchi. E poi quello di GO, un altro gioco fatto di calcoli. E poi quello di Jeopardy, un quiz tv molto seguito con domande a trabocchetto. In tutti quei casi però alla fine aveva vinto la capacità di calcolo del computer non davvero la sua intelligenza. Mai si era visto quello che è andato in scena a San Francisco.

Da una parte c’era una sorta di campione del mondo di dibattiti: io non avevo idea che si facessero delle gare, ma pare che sia così e il giovane professore indiano Harish Natarajan, è quello che detiene il maggior numero di campionati mondiali vinti. A sfidarlo un parallelepido nero, alto poco più di una persona, con una fessura azzurra all’altezza degli occhi. A prima vista faceva l’effetto del misterioso monolite nero di “2001 Odissea nello Spazio”, ma qui non ci sono misteri. Si tratta di un progetto, avviato nel 2011 in Israele dal ricercatore Noam Slonim, per costruire una macchina in grado di dibattere con un essere umano. È un progetto e infatti sii chiama Project Debater, ma visto che ha una voce da donna, è stato subito ribattezzato Miss Debater







La sfida consisteva nel sostenere la tesi del perché gli asili nido debbano essere finanziati. 
I duellanti hanno avuto 15 minuti per prepararsi: Harish Natarajan ha scritto furiosamente su dei foglietti, Miss Debater ha silenziosamente analizzato circa 10 miliardi di frasi sul tema che sono in rete. 
La sfida è poi durata 25 minuti di batti e ribatti. Miss Debater si è anche permessa qualche battuta di spirito. È stata quasi perfetta nel tentativo di emulare un essere umano. Secondo la giuria alla fine ha perso. Ma vale la frase con cui ha esordito: “Benvenuti nel futuro”. Stiamo entrando in una fase nuova. Inizia davvero The Imitation Game.

lunedì 30 giugno 2014

Test di Turing superato da una macchina: la verità?

Test di Turing superato: bufala o manipolazione?

di Valerio Porcu, 11 giu 2014

"Siamo orgogliosi di affermare che il test di Alan Turing è stato superato per la prima volta sabato scorso", si legge sul comunicato stampa pubblicato dall'Università di Reading tre giorni fa. Ne hanno dato notizia praticamente tutti i mass media, anche Tom's Hardware; torniamo oggi sull'argomento perché alcuni aspetti meritano un chiarimento.

"Nel caso di Eugene il successo è solo parziale", abbiamo scritto il nove giugno scorso, per poi aggiungere che "Futuristi, transumanisti e semplici aficionados della fantascienza non dovrebbero stappare lo champagne […] perché questo successo non ci dice né che sia stata raggiunta la Singolarità né che ci siamo vicini".

I dubbi nascono dal fatto che il test di Turing, nella sua definizione del 1950, dovrebbe dirci se un computer è capace di pensare e comportarsi come un essere umano - tanto da essere indistinguibile da una persone vera.
Kevin Warwick ha affermato che sia andata proprio così, ma Eugene Goostman è in realtà un chatbot - magari uno molto sofisticato - non molto diverso da Cleverbot. A mettere i punti sulle i ci ha pensato ancora una volta Paolo Attivissimo, che sul suo blog ha spiegato con dovizia di particolari perché in realtà Eugene non ha superato il test di Turing.
Warwik ha sostanzialmente manipolato il test a proprio vantaggio; una mossa che è relativamente lecita perché il test stesso non è codificato in modo rigido. Le modifiche di Warvik sono tuttavia eccessive e snaturano le fondamenta stesse della prova.

Il lettore più smaliziato avrà senz'altro compreso da solo, dal primo momento, la realtà dei fatti; ma è vero che la stampa mondiale - noi compresi - avrebbe potuto spiegare le cose con più precisione. Avremmo potuto fare di meglio dal primo momento, ma ci siamo evidentemente lasciati trasportare dagli eventi - complice anche la pressione per pubblicare il più presto possibile. Speriamo di aver compensato almeno un po' con questo chiarimento. 

lunedì 9 giugno 2014

Il test di Turing superato da un computer: ma è vera intelligenza?

Eugene Goostman ha passato il Test di Turing

Eugene Goostman è un chatbot che si presenta come un 13enne ucraino e che è stato in grado di superare il Test di Turing

di , 9 giu 2014


Il Test di Turing non è più tabù: un computer di progettazione russa denominato “Eugene Goostman“, infatti, ha superato l’iconico esame per la prima volta, arrivando laddove nessun altro era finora mai arrivato. 

Il Test di Turing è tra i più noti e controversi, poiché parte da un quesito di difficile interpretazione (una macchina è in grado di pensare?), affronta un metodo difficile da comprovare (come si può valutare la capacità di pensare?) e tutto ciò attraverso sistemi di valutazione non omogenei e privi di punti di riferimento assoluti. Tuttavia il terreno è insidioso e il Test di Turing è da sempre un punto fermo, che “Eugene Goostman” ha superato scrivendo il proprio nome nella storia dell’evoluzione del rapporto tra uomo e macchina.

Eugene Goostman è un “supercomputer” (così è stato definito dall’Università di Reading, ma in realtà si configura come semplice chatbot) sviluppato a San Pietroburgo da Vladimir Veselov e pensato per presentarsi come un ragazzo tredicenne proveniente dall’Ucraina. Per superare il Test di Turing, il computer deve essere in grado di interloquire con una serie di persone per almeno 5 minuti al termine dei quali almeno il 30% dei tester deve essere convinto di aver discusso con una persona in carne e ossa
Così è stato: al termine del test il 33% dei tester non ha saputo distinguere il computer da un ragazzo qualsiasi e il test è da considerarsi pertanto superato.


L’Università di Reading tiene a sottolineare il valore dell’esperimento: «Qualcuno dirà che il test è già stato superato in passato. Il Test di Turing è stato applicato in competizioni similari in tutto il mondo. Tuttavia questo evento ha coinvolto il maggior numero di test di comparazione mai visto, è certificato da enti indipendenti e, soprattutto, le conversazioni sono prive di restrizioni. Siamo quindi orgogliosi di poter dichiarare che il Test di Alan Turing è stato superato per la prima volta». La Turing Test 2014 Competition è stata organizzata dall’Università di Reading presso la Royal Society a Londra.

Tutto ciò avviene a 60 anni dalla morte di Turing (al termine di una grave sofferenza legata all’omosessualità del grande matematico). Il successo tuttavia non risponde ancora alla domanda iniziale: può un computer pensare? Eugene Goostman è stato sviluppato per presentarsi come un tredicenne che vanta di saper tutto, ma che in realtà è costretto a palesare lacune in molti ambiti. L’insicurezza di un adolescente sembra dunque una sorta di astuta maschera per avvicinare quel 30% richiesto dal Test di Turing per poter avallare l’intelligenza della macchina, abbassando le aspettative dell’interlocutore più che elevando le capacità dialogiche del sistema informatico. 

Il passo avanti è pertanto iconico: sì, il test è superato, ma al tempo stesso il chatbot non fa altro che dimostrare quanto la macchina possa oggi assomigliare all’uomo non per mezzo di vera intelligenza, ma soltanto tramite fedele rappresentazione.

Il fatto che il Test di Turing sia stato superato, paradossalmente, potrebbe dunque raccontare qualcosa di opposto rispetto a quella che fu la premessa del matematico: le macchine stanno sì diventando più intelligenti, ma il desiderio di superare il test le rende più che altro degli abili imitatori, invece di originali simulacri. Il problema è però più che altro nel vizio di forma iniziale: cosa è davvero l’intelligenza, come si manifesta e come la si può misurare? 

Il Test di Turing non è un punto di arrivo, ma rimane comunque un punto fermo per questo percorso di riflessione e crescita.