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giovedì 22 marzo 2018

I videogiochi LCD di quarant'anni fa, ancora da giocare sul web...



21 mar 2018

Il periodo compresso grosso modo tra gli anni '70 e gli anni '90, prima che Nintendo cambiasse il panorama dei videogiochi portatili con il Game Boy, fu quello di massima popolarità per una specie particolare di videogame "da viaggio", come quelli della linea Game & Watch (sempre di Nintendo).



Si trattava di apparecchi generalmente poco costosi, con schermo Lcd e semplici giochi elettronici, generalmente indicati con l'espressione inglese hand-held, in quanto - a differenza delle console casalinghe, che dovevano essere collegati al televisore - si potevano tenere in mano.

Gli schermi non avevano una definizione in pixel; essi potevano invece rappresentare soltanto alcune specifiche figure in determinate posizioni fisse. Anche l'audio era estremamente limitato.

Ora tutti questi giochi rivivono nel web grazie agli sforzi dell'Internet Archive, che ha lanciato una sezione loro dedicata: la Handheld History Collection.

Come già capitato per le altre piattaforme rese disponibili in passato dall'Internet Archive, i giochi sono utilizzabili direttamente dal browser grazie a un emulatore realizzato dal team di Mame.

Insieme ai giochi, spesso c'è anche il manuale originale reso disponibile in formato elettronico.

Ogni dettaglio su come tutto ciò sia stato reso possibile - non creando nuove versioni di questi classici ma emulando i circuiti elettronici originali - è raccontato nel post sul blog ufficiale.

martedì 5 agosto 2014

Giocare ai videogame porta benefici? Pare di sì, con moderazione...



di Chiara Di Cristofaro, 4 ago 2014



Dalla demonizzazione alla beatificazione. 
È questo è quello che è successo ai videogame per il mondo della ricerca psicologica? 

Purtroppo pare di sì, almeno in parte. Sperando che questo porti a un maggiore equilibrio nelle valutazioni. Se infatti per decenni non abbiamo fatto che leggere dell'impatto negativo che i videogiochi potevano avere sulla crescita, sullo sviluppo, sulla concentrazione, sulla propensione alla violenza dei bambini, da un po' di tempo non è difficile trovare studi e ricerche sui benefici e sui vantaggi che possono offrire. 

L'ultima, in ordine di tempo , è della Oxford University e sostiene che giocare ai videogiochi ogni giorno per un tempo limitato (meno di un'ora) può avere un impatto positivo sullo sviluppo. Le cose cambiano, però se si va oltre le tre ore: in questo caso il livello di soddisfazione generale è decisamente inferiore. La ricerca è stata condotta su 5mila ragazzi tra i 10 e i 15 anni. Tra di loro,il 75% ha dichiarato di giocare ogni giorno. I risultati hanno mostrato, in particolare, che chi gioca ogni giorno per un'ora al massimo registra livelli di soddisfazione complessiva maggiore rispetto alla propria vita, i migliori livelli di interazioni sociali positive, ha meno problemi di tipo e motivo e di iperattività. Il malessere maggiore, invece, si registra nel gruppo che ha dichiarato di giocare oltre tre ore al giorno. Videogiochi sì, quindi, ma con qualche regola.

Di recente, era stato un'articolo pubblicato sul sito dell'Apa, l'American Psychological Association, che aveva riportato una ricerca molto interessante e innovativa condotta dalla Radboud Univeristy: giocare ai videogame, inclusi gli "sparattutto", secondo gli studiosi può favorire l'apprendimento e lo sviluppo di capacità sociali. Senza negare l'esistenza di possibili effetti negativi che possono emergere dall'utilizzo dei videogiochi, inclusa la dipendenza, gli autori sottolineano la necessità di una "prospettiva più bilanciata". Secondo recenti studi, infatti, i videogiochi contribuiscono allo sviluppo di una serie di capacità cognitive importanti come la navigazione spaziale, il ragionamento, la memoria, la percezione e il problem-solving

Ma non sono solo le capacità cognitive a trarne beneficio: un gioco semplice e poco impegnativo come Angry Birds, per esempio, può migliorare l'umore, favorire il rilassamento e avere effetti positivi sull'ansia. In più, gli autori suggeriscono che giocare potrebbe essere utile per aumentare la resilienza personale: imparando a gestire la frustrazione dei cointnui fallimenti in cui in qualsiasi videogioco si va incontro, i ragazzi possono apprendere strategie di reazione che useranno poi nella vita quotidiana. 

La ricerca si chiude con un appello: continuare a condurre studi, senza pregiudizi e preconcetti, che vadano aldilà del "fanno bene" o "fanno male" ma che diano davvero un contributo alla ricerca sugli effetti di un fenomeno che, tanto per dire, riguarda il 97% degli adolescenti americani.