giovedì 30 gennaio 2014

Renzi ed il futuro dell'aeroporto toscano di Firenze (e Pisa)...

da Linchiesta

L’ETERNO DIBATTITO SU PERETOLA

Firenze: Renzi, quella pista così è inutile

La politica trova un accordo: ma una pista da soli due chilometri è solo un spreco di soldi

Il nuovo Piano Traffico a Roma

Da Il Messaggero


di Mauro Evangelisti, 30 gen 2014



Se non è l’ecopass, vale a dire il pedaggio per entrare in città con l’auto, un po’ ci assomiglia. 

Sarà un sistema di «bonus» che consentirà a tutti i residenti di oltrepassare i confini dell’anello ferroviario (un’area a metà tra la ztl e la fascia verde). Ogni automobilista avrà a disposizione un pacchetto annuo di entrate gratuite, prima ipotesi 120. Quando supererà i bonus, ogni volta dovrà pagare, in base all’inquinamento prodotto (significa in base al veicolo che si usa). È solo uno dei provvedimenti presentati ieri dall’assessore alla Mobilità, Guido Improta, all’interno del Pgtu. Allo studio anche tariffe differenziate, se si prenderà il bus in periferia, a ridosso del raccordo, si pagherà di meno.





I TEMPI

L’ultimo Piano generale del traffico urbano risale al 1999. Le misure saranno applicate gradualmente, approvazione prima dell’estate. Partiamo dalla situazione: a Roma ogni anno si perdono 135 milioni di ore nel traffico, ovvero 1,5 miliardi di euro. A questo si aggiunge il costo sociale di 1,3 miliardi determinato dagli oltre 15 mila incidenti annui in una città in cui circolano 2,8 milioni di veicoli (comprese 700 mila moto). A Roma ci sono 978 veicoli ogni mille abitanti, a Parigi 415, il trasporto pubblico è fermo al 28% nelle ore di punta. Ma negli ultimi tre lustri i romani si sono allontanati dal posto di lavoro: nel 1998 il 18% abitava oltre il Gra, oggi il 30, ed è aumentato del 60% il pendolarismo dalla provincia (dal 2004 al 2012). Infine, secondo Improta ci sono stati errori strategici negli ultimi cinque anni: per esempio non sono state aumentate le corsie preferenziali. E la decisione dell’amministrazione Alemanno di introdurre abbonamenti e tariffe forfettarie (4 euro per 8 ore) ha ridotto del 29% la rotazione delle auto in sosta nelle strisce blu, «incrementando così le doppie file» osserva Improta.
Questo è lo scenario. Ma a cosa punta il piano? Messo nel conto il rischio «libro dei sogni», il Campidoglio intende aumentare del 6% l’uso del trasporto pubblico locale (+ 34 mila spostamenti nell’ora di punta); aumentare del 20% la velocità del trasporto pubblico e gli utenti serviti; incrementare del 40% le corsie preferenziali e del 4% in cinque anni l’uso delle biciclette; diminuire del 50% le vittime della strada entro il 2020; realizzare «isole ambientali» in tutti i municipi; aumentare i semafori sincronizzati; triplicare car e bike sharing. Tutto molto bello sulla carta, c’è di mezzo il solito mare per passare alla pratica. La città è stata divisa in sei zone (nel 1999 ne furono individuate 4), sei anelli con una serie di misure da applicare.

CENTRO
La prima zona è quella centrale delle Mura Aureliane, vale a dire il centro storico. Attualmente qui il 50,5% degli spostamenti avviene con metro, bus e tram, il 5,9 con bici o a piedi. L’obiettivo è ridurre al massimo l’accesso delle auto. Per questo saranno individuate nuove zone a «emissione zero», quindi senza auto, saranno previste «isole ambientali», ed eliminate le strisce bianche (per la sosta si paga sempre). La zona 2 è quella più ampia, dell’anello ferroviario. Qui le auto diventano sempre più numerose: 35,5% rispetto al 38,2% del trasporto pubblico. Per questo il piano parla di regolazione degli accessi con mezzi privati, vale a dire con le macchine. E qui scatta il sistema dei bonus.
Analizza Improta: «Tutte le targhe avranno associato un bonus ingressi, a Milano con l'Ecopass sono 40. I controlli verranno fatti anche attraverso varchi elettronici». Anche nella zona 2 sarà rivista la sosta tariffata, eliminando abbonamenti e agevolazioni. Per la terza fascia, che arriva alla circonvallazione esterna (la fascia verde), la situazione attuale parla di un (prevedibile) predominio delle auto (52% rispetto al 27 del trasporto pubblico locale).

L’obiettivo: arrivare a un equilibrio tra vetture e trasporto pubblico. Come? Più bus sulle strade principali verso il centro, corsie preferenziali, eliminazione della sosta su strada, più parcheggi di scambio. La zona 4 è l’anello che termina all’altezza del Grande raccordo: qui le auto dilagano (il 62,9% cento degli spostamenti). Quindi più bus verso i nodi di scambio metro-ferrovia, con tariffe differenziate e potenziamento dei parcheggi di scambio. Nella zona 5, oltre il raccordo, Improta promette «il miglioramento del trasporto pubblico».

OSTIA
Infine, per la zona 6, «la città verso il mare», riqualificazione della Roma-Lido e «provvedimenti per la regolazione degli accessi al centro storico di Ostia e all’itinerario del Lungomare». Ieri primi commenti positivi da Cgil, Cisl e Uil, ma il percorso è ancora molto lungo.


mercoledì 29 gennaio 2014

Pensieri sulla FCA...



La Fiat non c’è più. Dopo 115 anni di onorata storia dell’auto italiana, la Fabbrica Italiana Automobili Torino è diventata Fiat Chrysler Automobiles. Di made in Italy c’è rimasto poco o nulla: nel nome del nuovo vecchio gruppo non si rimanda più alla provenienza sabauda e la lingua diDante è sostituita dall’inglese. E’ il mercato, bellezza: con il business e le strategie di alta finanza c’è poco da discutere. E allora: nuove esigenze di mercato, nuovo corso, nuovo logo, nuovo nome. Il cui acronimo (FCA), al netto di ogni coniugazione maligna e di declinazioni sessual-dialettali in stile Vernacoliere, dice molto più di ciò cheMarchionne ha voluto comunicare annunciando lo spostamento della sede legale in Olanda e di quella fiscale in Inghilterra.
E allora: chiamare FCA la nuova vita della Fiat significa tagliare per sempre il cordone ombelicale(ogni riferimento a pratiche ostetriche è puramente casuale) con quell’Italia a cui la casa torinese dovrebbe almeno dire grazie, non fosse altro che per i massicci aiuti di Stato incassati dagliAgnelli nel corso degli anni. Impossibile, del resto, far finta che i creatori del logo e del nome non abbiano pensato alla facile ironia che la loro creatura avrebbe provocato nei malpensanti. Secondo chi scrive non si tratta di una più o meno involontaria caduta di stile, quanto di un effetto voluto e cercato. Per un motivo: la FCA non guarda all’Italia (dove quella sigla avrebbe solleticato gli istinti più pruriginosi di comici e gente comune), non guarda all’Europa (dove la pelosa battuta sarebbe circolata in modo inversamente proporzionale alle auto), ma scruta solo ed esclusivamente le nuove frontiere del business a quattro ruote (Usa e Sudamerica su tutte). E’ strategia di marketing: si può non essere d’accordo, ma i margini di ragionamento speculativo per i non addetti ai lavori sono pressoché nulli.
Diverso, invece, il modo con cui ciò che rimane del Lingotto (che potremmo da ora in poi chiamareKlondike, tanto sempre di oro si parla) ha cercato di indorare la pillola. Il comunicato stampa di presentazione del nuovo progetto e delle avveniristiche conquiste grafiche, infatti, è più comico dell’acronimo con vuoto a rendere. Neanche a Zelig. L’ex Fiat, del resto, parla di “progetto dibranding che parte dalla definizione di un concept strategico distintivo sulla cui base vengono studiati il nome, il marchio, l’housestyle e l’intera Corporate Identity, che – udite udite – si caratterizza per la forza espressiva e la potenza evocativa delle sue forme essenziali e universali”. Forza espressiva e potenza evocativa? Negli States forse, perché per noi poveri e sfigati italiani di evocativo c’è solo l’innominabile assonanza fonetica.
Ma perché proprio quell’acronimo? La spiegazione che si legge nella nota stampa è fantastica: “Aiuta a stemperare i legami col passato (?, ndr), senza reciderne le radici (e la i di Italia e la t di Torino? ndr) e al tempo stesso contribuisce a definire l’approccio globale del Gruppo. Facile da comprendere, pronunciare e ricordare (e chi se lo scorda…ndr), è un nome adatto all’internazionalità del mercato contemporaneo (non lo avevamo mica capito, ndr)”. Tutto qui? Macché. Dopo aver spiegato che “nel marchio le tre lettere vivono all’interno di una raffigurazione geometrica ispirata alle forme essenziali della progettazione automobilistica”, i Marchionne boys ci fanno sapere, nell’ordine, che: “la F, generata dal quadrato simbolo di concretezza e solidità; la C, che nasce dal cerchio, archetipo della ruota e rappresentazione del movimento, dell’armonia e della continuità; e infine la A, derivata dal triangolo (e figurati se poteva mancare…ndr), che indica energia e perenne tensione evolutiva”. E mentre il lettore ancora pensa alla tensione evolutiva della FCA, si becca una conclusione illuminante: “Il marchio così progettato si presta a una straordinaria varietà di interpretazioni rappresentative (pure troppe…., ndr). Genera un linguaggio agile, moderno, capace di cambiare continuamente (cosa?, ndr) senza mai perdere la propria valenza identitaria”. Alzi la mano chi ha capito cosa volevano dire. Ma tant’è.
A proposito di “linguaggio agile, moderno e capace di cambiare continuamente senza mai perdere la propria valenza identitaria”, a questo punto giova ricordare quanto avvenne negli indimenticabili anni Ottanta, allorquando l’allora orgogliosa Fiat decise di sbarcare negli Usa. Risultato? Le auto non erano proprio impeccabili, gli americani (abituati a lusso e affidabilità) non la presero tanto bene e giocarono con l’acronimo del Lingotto. Fu così che oltreoceano Fiat diventò la sigla di uno sfottò passato alla storia: “Fix It Again Tony!”, ovvero “Riparala ancora Tony”, a sottolineare il fatto che le auto torinesi rimanevano più in officina che nel garage di casa. Sempre a proposito del rapporto conflittuale tra Fiat, nomi e acronimi, come dimenticare quanto accaduto a fine anni Settanta, quando il Lingotto decise di esportare nei paesi anglofoni la famosissima Ritmo. Che nel Regno Unito, però, furono costretti a chiamare ‘Strada’. Il motivo? Nello slang inglese, la traduzione di ‘Ritmo’ è ‘ciclo mestruale’… Non si capisce, ora, perché all’epoca cambiarono il nome della Ritmo per non urtare la sensibilità dei sudditi di sua maestà e oggi, invece, gli italiani debbano beccarsi la FCA e la sua “straordinaria varietà di interpretazioni rappresentative”. 

Le pensioni in Italia...

Da Il Sole 24 Ore

In Italia pensioni minime troppo basse: anziani non garantiti

29 gen 2014

In Italia l'ammontare delle pensioni minime è "inadeguato" e non c'è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione. Sono due delle sette violazioni della Carta sociale europea evidenziate nel rapporto del Comitato per i diritti sociali del Consiglio d'Europa.
Il documento reso noto oggi è composto da 50 pagine e prende in esame il periodo che va dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2011. L'analisi condotta dal Comitato ha riguardato anche le politiche per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, le norme che devono garantire il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro e quelle relative all'accesso ai servizi sanitari e all'assistenza sociale.
La Carta sociale europea, firmata a Torino nel 1961 e rivista nel 1996, è una delle convenzioni internazionali alla base dell'attività del Consiglio d'Europa, l'organismo paneuropeo a cui aderiscono 47 Paesi.

Naturale complemento alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo che tutela i diritti civili e politici degli individui, la Carta garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica. Il Comitato per i diritti sociali ha il compito di verificare la compatibilità delle situazioni nazionali con quanto indicato nella Carta.

lunedì 27 gennaio 2014

Il "caso" Telecom, raccontato da RaiTre...

Da Rai.it

Dalla trasmissione "Presa diretta"

del 27 gennaio su Telecom Italia

di Riccardo Iacona, 27 gen 2014


La trasmissione di RaiTre "Presadiretta" ha realizzato un viaggio attraverso la storia della “madre” di tutte le privatizzazioni, con la puntata del 27 gennaio 2014 dedicata a Telecom Italia. Quale sarà il destino della più grande azienda di telecomunicazioni del paese? Riccardo Iacona intervista in diretta in studio Marco Tronchetti Provera, presidente e amministratore delegato di Pirelli, ma soprattutto l’imprenditore che dal 2001 al 2007, dopo la breve esperienza di Olivetti e Colaninno, ha gestito Telecom Italia. 

Presadiretta ha seguito questi ultimi mesi di vita convulsa di Telecom Italia, le strategie degli spagnoli di Telefonica, l’intervento della politica, le scelte del management, le sorti dei lavoratori e la complessa situazione degli interessi di Telecom in Sud America


sabato 25 gennaio 2014

L'amicizia civica

Da Il Sole 24 Ore

Caterina e l'amicizia civica
1. Alla fine degli anni 50 io andavo al liceo in giacca e cravatta, oggi mio nipote ci va in jeans e scarpe d'ordinanza. Mio padre, superata la trentina (e lavorava già da più di vent'anni), chiese la mano di mia madre su suggerimento di un anziano amico delle due famiglie; e il matrimonio resse felicemente ad oltre cinquant'anni di vita insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Oggi i ragazzi iniziano, consumano e concludono le "storie" - come le chiamano loro - esplorando sempre più precocemente il campo degli affetti e della sessualità, senza che gli adulti quasi se ne accorgano... A questi ognuno di noi potrebbe aggiungere infiniti altri esempi per documentare il vertiginoso cambiamento dei costumi verificatosi nello spazio di un paio di generazioni.
I costumi individuano la condotta quotidiana di un popolo o di una comunità di persone. Non solo, quindi, la mentalità dominante, ma i comportamenti diffusi, universalmente accettati, divenuti per così dire "normali". Di fatto esprimono lo stile di vita di una società e, di conseguenza, il suo grado di civiltà. Hanno a che fare con l'"ethos" di popolo legato a virtù e tradizioni. Di per sé non si può dire se fosse meglio prima o sia meglio adesso. Accade.

Un cambiamento di costumi non coincide, automaticamente, con una corruzione dei costumi. Inoltre in certi momenti, come quello attuale di "meticciato di civiltà", la storia subisce brusche accelerazioni che impongono mutamenti. E la storia non è in balìa di un Caso anonimo e capriccioso, ma è sorretta da un Padre che ci ama e ci accompagna. Perciò stiamo davanti a ciò che accade con una sorta di simpatia previa, senza confondere il bene con il male, ma sempre sulle tracce del bene a cui inesorabilmente ogni uomo anela. Una posizione che non lascia mai tranquilli e comodi nel già saputo, ma apre continuamente delle domande e segnala urgenze ineludibili.




2. Quali le domande aperte e le improcrastinabili urgenze segnalate dal "caso Caterina", la ragazza di 25 anni, studente di veterinaria a Bologna, vegetariana e animalista convinta, colpita da una serie di malattie genetiche rare e viva solo grazie al lavoro dei medici e ai progressi della ricerca scientifica? L'aver messo in rete la propria dolorosa esperienza e l'appassionato sostegno alla sperimentazione, anche animale, che finora le ha salvato la vita, è bastato a scatenare sul web un dibattito acceso, dai toni aspri e violenti, fino agli insulti più pesanti: "Mi dicono: "Meglio dieci topi vivi di te viva"; ma io spero di avervi fatto capire quanto ci tengo a vivere" (Caterina Simonsen).

Prima di ogni altra considerazione circa la legittimità e i limiti della sperimentazione con animali nel campo della ricerca scientifica, che cosa dice questa riduzione della rete a ring, in cui assistere a una feroce gara di pugilato tra opinioni, invece che vivere un confronto tra persone?

Dice l'urgenza che diventi costume una virtù già raccomandata da Aristotele: l'amicizia civica. In che cosa consiste? Nell'ascolto dell'esperienza dell'altro, attraverso una continua ed appassionata comunicazione reciproca. Non mi stanco di ripetere che, soprattutto in una società plurale e quindi tendenzialmente conflittuale come la nostra, siamo chiamati a raccontarci, attraverso un'umile e paziente auto-esposizione per riconoscerci ed incontrarci. Già Hegel diceva che l'attesa fondamentale di un uomo è quella di valere qualcosa per qualcuno. E Papa Francesco non perde occasione per richiamare alla necessità di una cultura dell'incontro, invece che dello scontro o dello scarto.
Il "caso Caterina" domanda con forza amicizia civica come stoffa della nostra convivenza sociale.


3. Come nasce l'amicizia civica, cosa la genera? Come nutre l'umana convivenza?
La domanda riaffiora continuamente soprattutto davanti alle situazioni di maggior sofferenza e disabilità, a tutte le fragilità della condizione umana. 
Inoltre, di fronte alle acute problematiche legate alla teoria dell'evoluzione nelle formulazioni biologiche più avanzate, così come alle ardite rivendicazioni del "cervello etico" da parte delle neuroscienze, è possibile, senza amicizia civica, affrontare e trovare un accordo tra tutti i soggetti in campo? E farlo senza falsificare l'esistenza di una dimensione spirituale costitutiva della persona, quella irriducibile "sporgenza" di cui le civiltà di ogni tempo e latitudine sono imponente documentazione? 
"Eppure - scriveva Karol Wojtyla in Persona e atto - esiste qualcosa che può essere chiamato esperienza dell'uomo". Ignorarla fino a negarla impedisce la costruzione di vita buona.

Perché l'amicizia civica diventi costume occorre rispondere all'ineludibile domanda: chi vuol essere l'uomo oggi, all'inizio del terzo millennio? Un io-in-relazione, che riconosce e coltiva fino in fondo i propri rapporti costitutivi (con Dio, con il prossimo e con se stesso) o un individuo autonomo ed autoreferenziale fino al narcisismo, mero prodotto del proprio esperimento?


  • Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, inizia oggi a scrivere per le pagine del Sole 24 Ore. Ogni quarto sabato del mese racconterà quel che «Accade», un fatto di cronaca visto con gli occhi della fede e con la speranza di cui il nuovo mondo sa essere portatore.

giovedì 23 gennaio 2014

Expo2015: La mascotte

È arrivata la Mascotte Disney per Expo Milano 2015 !





Il 15 dicembre scorso, al Teatro Franco Parenti di Milano, è stata svelata la mascotte che Disney Italia ha disegnato per l’Esposizione Universale del 2015. 
Non un solo personaggio, ma un’intera famiglia composta da 11 alimenti. 
Ci sarà l’aglio, l’anguria, l’arancia e la banana; e poi il fico, il mais blu, il mango, la mela, il melograno, la pera e i ravanelli. 
Saranno loro, con volti allegri e simpatici, a comporsi e animarsi per raccontare e interpretare il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.
I loro nomi saranno scelti dai bambini attraverso un contest, attivo online sul sito www.expo2015.org e sui canali social di Expo Milano 2015, per permettere ai più giovani di proporre per ogni personaggio il nome che può rappresentarlo al meglio.
Questi speciali "ambasciatori" dei valori e dei messaggi di Expo Milano 2015, riprodotti e declinati in differenti tipologie di oggetti e articoli di merchandising, non solo accompagneranno il cammino dell’Esposizione Universale fino alla sua apertura ma saranno perfetti compagni di viaggio anche per i 20 milioni di visitatori attesi sul sito espositivo dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.
“La scelta di Disney Italia di far rappresentare a un’intera squadra di personaggi l’Esposizione Universale del 2015 è molto fortunata e significativa, anche da un punto di vista educativo – ha dichiarato Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015 -: sottolinea l’importanza del gruppo, valorizzando le caratteristiche di ogni singolo soggetto. Proprio su questa parte si è concentrato il convincente lavoro di Disney Italia. 
Ogni alimento ‘animato’ darà vita a un aspetto del tema della manifestazione e si farà portavoce di buone e corrette abitudini. Anche per questo motivo, abbiamo deciso che fossero i più piccoli i protagonisti della presentazione di oggi. Non c’è pubblico migliore di quello dei ragazzi per giudicare se una proposta creativa avrà e successo e seguito. Siamo sempre più sicuri che sarà così”.
“Desidero esprimere la nostra soddisfazione per essere stati prescelti per la creazione della mascotte di Expo Milano 2015 – ha dichiarato Daniel Frigo, Amministratore Delegato e Presidente di Disney Italia -. Dare vita a un messaggio emblematico come ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’ ha significato per noi scatenare la creatività e lo story-telling (l’arte della narrazione), ossia i valori in assoluto più forti del DNA disneyano. 
L’idea si basa sulla creazione di una famiglia di frutti, ognuno con caratteristiche e personalità diverse, che si comportano come veri e propri personaggi con le loro origini e peculiarità. Vedremo quindi i frutti interagire tra loro con humor, intelligenza e un pizzico di imprevedibilità. 
Tali personaggi, una volta riuniti, danno origine al ‘volto’ dell’Expo: una figura sorridente di richiamo arcimboldesco raffigurata in chiave cartoon che rappresenta l’integrazione dei popoli e delle culture della terra. Grazie alla creatività e allo story-telling, Disney ha da sempre attratto un pubblico universale, ispirando stili di vita positivi. E’ questo l’augurio con il quale Disney Italia accompagna il lancio della Mascotte ufficiale di Expo Milano 2015”.

mercoledì 22 gennaio 2014

La promozione del "made in Italy", made in Google (2)



L'Italia dovrebbe consegnare le chiavi della sua promozione online direttamente a Google. Basta dare una rapida occhiata a "Made in Italy: eccellenze in digitale" per capire che noi non saremo mai all'altezza dei tecnici di Mountain View e del Cultural Institute.
Ma non perché in Italia non vi siano eccellenze in campo tecnico o editoriale ma semplicemente perché fino ad oggi il massimo che abbiamo espresso istituzionalmente è "Italia.it". 
Decine e decine di milioni di euro per un sitino da tenere ben nascosto.

Made in Italy


Ebbene, vi ricordate la visita a Roma del presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt? Parlò di un contributo per il Made in Italy. Uno dei progetti è stato inaugurato ieri. "Made in Italy: eccellenze in digitale" si propone di valorizzare le tipicità italiane: si parte con artigianato e cibo.
"Scopri i tesori nascosti, le passioni e le tradizioni del Made in Italy. Lasciati stupire dalle informazioni più curiose relative ai tipici prodotti italiani. Esplora la mappa per iniziare il viaggio. Se sei un imprenditore, seguendo il link Soluzioni per le imprese potrai anche accedere a risorse utili per sfruttare il potenziale del Web a vantaggio del tuo business", si legge nella homepage.
In due mosse Google gioca la carta dell'italianità e del business. E lo fa nello stesso modo in cui noi potremmo andare negli Stati Uniti e spiegare che la pasta si tira fuori dall'acqua quando è cotta. Pare accettabile che nel 2014 l'Italia non abbia ancora un sito come quello proposto da Google? Che poi viene da ridere a immaginare i cablogrammi tra la filiale italiana e il quartier generale. "Dottò qui non esiste un sito sul Made in Italy". "Stai scherzando?". "No, Dottò".



Non contenti di quel che hanno fatto ecco spuntare un post sul blog ufficiale che rincara la dose. "Il Made in Italy è un brand fatto di prodotti, di stile di vita, di cultura e di luoghi ed è riconosciuto e ricercato all'estero […] Tuttavia, il Made in Italy è ancora poco presente sul web e poche sono le eccellenze conosciute all'estero rispetto, ad esempio, alla ricchezza agroalimentare e artigianale del nostro Paese".
In Italia in fatti solo 34% delle PMI ha un proprio sito internet e solo il 13% lo utilizza per fare e-commerce (dati Eurisko ICT 2013).
Il lato doppiamente divertente dell'intera vicenda è che il progetto nasce grazie alla collaborazione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF), Unioncamere, Università Ca’ Foscari e Fondazione Symbola. Google di fatto si è comportato come un mecenate illuminato, sostituendosi alle istituzioni nazionali.

E infatti scorrendo la mappa dell'Italia, le foto e le descrizioni correlate c'è da gonfiare il petto: vetro di Murano, Prosciutto di Parma, il corallo di Trapani, gli argenti di Padova, la seta Lisio, il Castelmagno, il farro della Garfagnana, il basilico genovese, etc.

Non mancheranno poi un percorso formativo online e ulteriori 20 borse di studio per giovani "digitalizzatori" che per 6 mesi affiancheranno aziende piccole e medie in diverse regioni d'Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online. "Presto renderemo noto il bando e i territorio coinvolti", sottolinea Google.

Delocalizziamo la nostra Agenda Digitale, spediamola in Silicon Valley. Che facciano loro. Noi continueremo a occuparci di prosciutti e formaggi.


Salviamo il Made in Italy prima che sia troppo tardi!

La promozione del "made in Italy", made in Google (1)


Dettaglio mostra Parmigiano Reggiano
Nuova piattaforma per le PMI

Dopo l’annuncio fatto dal presidente Eric Schmidt lo scorso 9 ottobre a Roma, Google ha presentato ieri il progetto ‘Made in Italy: eccellenze in digitale’, che si propone di avvicinare le imprese del Made in Italy alla rete e al suo grande potenziale economico e di export, far conoscere le eccellenze del nostro Paese in tutto il mondo attraverso una piattaforma digitale realizzata dal Google Cultural Institute e valorizzare i giovani come promotori della transizione dell’economia italiana al digitale. 

Nel 2013, le ricerche legate a prodotti del Made in Italy sono cresciute del 12% sul motore di ricerca: la moda è la categoria più cercata, turismo e agroalimentare le categorie che segnano la crescita più significativa. 

Tuttavia, il Made in Italy è ancora poco presente sul web, solo il 34% delle PMI ha un proprio sito internet e solo il 13% lo utilizza per fare e-commerce. Per questo Google, insieme al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e a Unioncamere, ha creato nell’ambito dell’iniziativa Made in Italy: eccellenze in digitale la piattaforma google.it/madeinitaly, realizzata dal Google Cultural Insitute. Attraverso un centinaio di mostre digitali, fatte di racconti, immagini, video e documenti storici, gli utenti di ogni parte del mondo potranno scoprire le eccellenze del sistema agroalimentare e dell’artigianato italiano, la loro storia e il loro legame con il territorio.

Dai prodotti più famosi, quali Parmigiano Reggiano o Grana Padano, Prosciutto di San Daniele o di Parma, o ancora il vetro di Murano, fino a eccellenze meno note quali per esempio la fisarmonica di Vercelli, il merletto di Ascoli Piceno o la carota novella di Ispica. L’iniziativa si propone anche di contribuire a far sì che le imprese, in particolare le piccole e medie, siano in grado di cogliere i benefici economici derivanti da internet. A questo scopo è dedicato il sito www.eccellenzeindigitale.it. 

Google infatti ha deciso di realizzare, insieme alla Fondazione Symbola e con il coordinamento scientifico del professor Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, un percorso formativo online per fornire agli imprenditori idee e riferimenti pratici per utilizzare il web come mezzo per sviluppare il proprio business. Oltre a una lezione di Vint Cerf, oggi Chief Evangelist di Google e uno degli inventori di internet, la piattaforma propone contenuti che valorizzano prima di tutto le storie di quegli imprenditori artigiani che, scommettendo sulla rete, hanno consolidato la propria forza competitiva e proiettato la propria attività in uno scenario internazionale. 

A collaborare a eccellenzeindigitale.it, in veste di media partner con La Repubblica, è anche il Gruppo Editoriale L’Espresso, che con Google condivide l’importanza di avvicinare le imprese italiane a internet. Infine, prosegue l’impegno di Google sul territorio con Unioncamere, con ulteriori 20 borse di studio per giovani ‘digitalizzatori’ che per 6 mesi affiancheranno aziende piccole e medie in diverse regioni d’Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online.