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venerdì 2 agosto 2019

L'intelligenza artificiale per creare opere d'arte con i selfie...

Da Wired

di Gabriele Porro23 lug 2019 


Ai Portraits offre su internet la possibilità di ottenere un proprio ritratto nello stile dei grandi maestri del passato partendo da un selfie

Passato il trend di invecchiare grazie a FaceApp è giunto il momento di concedersi il lusso di un dipinto classico realizzato, partendo da un proprio selfie, dall’intelligenza artificiale di un sito internet. Per ottenere un ritratto pittorico nello stile che più vi aggrada è necessario andare sul sito AI Portraits Art.


A questo punto basterà selezionare un selfie, anche brutto e sfocato va bene, per caricarlo sul sito e lasciar agire l’intelligenza artificiale che farà comparire in men che non si dica il ritratto da lei creato.

Gli stili del database di Ai Portraits si ispirano ad alcuni dei più grandi maestri della pittura, da Rembrant a Tiziano o Van Gogh.
Ai Portraits Ars è stato creato utilizzando i Gan model, ossia reti neurali generative avversarie, una tipologia molto diffusa nell’ambito dell’intelligenza artificiale basata su reti neurali addestrate a generare nuovi contenuti. 

“Dopo aver visto per milioni di volte una collezione di circa 45mila dipinti accuratamente selezionati, il modello genera uno spazio Z, chiamato spazio latente, che contiene in sé la descrizione di tutti i possibili ritratti che i grandi maestri avrebbero potuto dipingere. Ai Portraits Ars spinge ad esplorare lo spazio Z e il volto diventa il modo per pilotare questa navigazione“, spiega a Repubblica Mauro Martino, uno dei tre italiani del team di sviluppo dietro all’intelligenza artificiale del sito. 

Ai Portraits Ars permette a chiunque di utilizzare i Gan model per generare un dipinto, in cui le linee del viso sono completamente ridisegnate. L’algoritmo decide autonomamente quale stile utilizzare, sfruttando i dettagli del viso e dello sfondo che contribuiscono a indirizzarlo. Nel trasferimento dello stile, di solito c’è una forte alterazione dei colori, mentre le caratteristiche della foto rimangono invariate. 

Per quanto riguarda la privacy legata al caricamento e all’utilizzo delle foto, il sito specifica che il materiale caricato viene caricato dagli utenti sarà utilizzato solo per la creazione del dipinto assicurandone l’immediataa eliminazione dai server del sito. 

Il sito internet, vista l’improvvisa popolarità, sta subendo delle interruzioni dovute all’enorme traffico di utenti che lo visitano contemporaneamente.

lunedì 23 aprile 2018

Le ultime scoperte sulla schizofrenia...



Lo studio del Centro per i sistemi di neuroscienze e cognitivi dell'Istituto Italiano di Tecnologia.   E' il primo passo per programmare terapie farmacologiche più mirate.

17 apr 2018

E' stata individuata nel cervello la culla della schizofrenia, ossia l'insieme delle aree coinvolte nelle distorsioni della percezione tipiche della malattia. 
La scoperta, pubblicata su Neuroimage: Clinical, è del Centro per i sistemi di neuroscienze e cognitivi (Cncs) dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Lit) a Rovereto. "E' il primo passo per programmare terapie farmacologiche più mirate", ha detto il coordinatore del gruppo di ricerca, Angelo Bifone.



La ricerca italiana contraddice la teoria finora più accreditata, per la quale allucinazioni e alterazioni della percezione hanno origine nella corteccia frontale, l'area del cervello che controlla le funzioni cognitive elevate come il linguaggio e la programmazione di azioni. Il confronto delle immagini dell'attività del cervello rilevate con la tecnica della risonanza magnetica funzionale in 94 persone sane e in altrettante malate di schizofrenia indica invece che le aree della corteccia frontale non sono alterate, ma che avvengono alterazioni della percezione iniziale del segnale che si riverberano sulle funzioni cognitive superiori, alterandole. Per la prima autrice della ricerca, Cécile Bordier, ciò indica che "la comunicazione è già alterata ad un livello molto basso dell'elaborazione del segnale". Si è visto così dove ha origine il malfunzionamento della comunicazione tra le aree della corteccia cerebrale, chiamato frammentazione della connettività funzionale.

La schizofrenia è una grave e cronica malattia del cervello caratterizzata da uno scollamento dalla realtà: il paziente ha difficoltà a distinguere tra esperienze reali e non reali, a pensare in modo logico, ad avere reazioni emotive adeguate al contesto sociale. Le sue cause non sono ancora del tutto chiare, e certamente concorrono diversi fattori, compresi quelli ambientali. I primi sintomi a comparire sono un improvviso rallentamento dell'acutezza mentale e della memoria o anche "voci" interne che sembrano stranamente reali. Questo periodo inquietante può durare un anno o più e non è detto che porti alla schizofrenia conclamata.

Questa malattia cronica grave in Italia colpisce circa 250.000 persone e porta a una drastica diminuzione dell'aspettativa di vita rispetto alla popolazione generale. Una condizione che riguarda circa 3,5 milioni di persone in Eurpopa e approssimativamente 24 milioni (stima Oms) a livello mondiale. La riduzione dell'aspettativa di vita va da 10 a 22,5 anni.


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Schizofrenia, trovata l'origine nel cervello: “Il primo passo per terapie più mirate”. Importante scoperta effettuata dal Cncs e dall'Istituto Italiano di Tecnologia (Lit)

Ma come è stato possibile raccogliere una quantità di dati così imponente, e soprattutto così precisa, da riuscire a localizzare con esattezza dove la psicosi della shizofrenia può potenzialmente avere origine nel cervello? Il merito è anche di macchinari sempre più avanzati al servizio della ricerca, come la risonanza magnetica funzionale alla quale si sono sottoposti i pazienti di questa sperimentazione. I 188 pazienti, tra schizofrenici e volontari sani, che si sono sottoposti ai test hanno visto effettuata una profonda mappatura del loro cervello, che ha posto il luce punti che si credevano estranei al meccanismo della schizofrenia, e soprattutto ha portato allo scoperto la frammentazione della connettività funzionale, ossia al mal funzionamento della comunicazione tra diverse aree della corteccia cerebrale, che è alla base della patologia schizofrenica. (agg. di Fabio Belli)



"PSICOSI HA SEDE A LIVELLO PROFONDO"

Arrivano dall’Istituto di Tecnologia di Rovereto (Trento) una importante scoperta che potrebbe rivoluzionare le terapie per la cura della schizofrenia, forma di psicosi cronica che solamente in Italia colpirebbe circa 250mila persone. Infatti, il team di ricerca del Centro per i Sistemi di Neuroscienze e Cognitivi del suddetto Istituto ha scoperto che la schizofrenia ha origine a un livello molto più profondo di quanto si pensasse nella cosiddetta teoria classica e non invece nella corteccia frontale: dunque, di conseguenza, anche allucinazioni visive, acustiche e quelle in genere legate ai sensi non si generano nella corteccia frontale ma riguardano aree percettive diverse tra loro e ciò comporta che la percezione dei soggetti che sono affetti da psicosi sia già “alterata” prima ancora che si passi a un livello di elaborazione cosciente dei segnali. Ciò si ricollega al fatto che la schizofrenia si caratterizza per un forte “scollamento” dalla realtà in cui il soggetto non è più in grado di distinguere quali avvenimenti o sensazioni siano reali e quali no, inficiando così la sua relazione col mondo esterno e con gli altri individui. (agg. R. G. Flore)

DA IBSEN A VAN GOGH, QUANTI CASI NELLA STORIA DELL'ARTE

Passo importante della scienza nelle evoluzioni che ci portano ad affinare lo studio della schizofrenia. Trovata l'origine nel cervello tramite uno studio che potrebbe permettere anche di trovare la strada per perfezionarne la cura. Sono numerosi nella storia dell'arte e dello spettacolo ad aver accusato problemi simili. Si va dal drammaturgo scandinavo Ibsen che con il suo Casa di Bambola riuscì ad attirare l'attenzione di tutto il mondo. L'esempio più noto però ci porta a Vincent Van Gogh, tanto che la psichiatra Kay Redfield arrivò a dire: "Gli sono state diagnosticate tutte le malattie note all'uomo e forse qualcuna di più". Patologie quelle mentali che hanno colpito moltissimi personaggi importanti come Tolstoj, Michelangelo, Caravaggio, Twain e molti altri in periodi storici in cui era anche difficile solo fare una diagnosi. (agg. di Matteo Fantozzi)

"IL PRIMO PASSO VERSO TERAPIE PIÙ MIRATE"

Una scoperta sensazionale quella effettuata in simbiosi dal Centro per i sistemi di neuroscienze e cognitivi (Cncs) e dall'Istituto Italiano di Tecnologia (Lit) a Rovereto. Come pubblicato su Neuroimage: Clinical, è stata individuata la culla della schizofrenia, l'insieme delle aree del cervello coinvolte nelle distorsioni della percezione, dove ha origine appunto questa malattia molto grave. Il coordinatore del gruppo di ricerca, l’italiano Angelo Bifone, ha commentato con entusiasmo i risultati ottenuti: «E' il primo passo per programmare terapie farmacologiche più mirate». Grazie a questo risultato, viene di fatto contraddetta la teoria che fino ad oggi era più accreditata, quella che sottolineava che le allucinazioni e le alterazioni della percezione hanno origine nella corteccia frontale, un’area situata nel cervello, che serve per controllare alcune funzioni cognitive come il linguaggio e la programmazione di azioni.

“COMUNICAZIONE ALTERATA A LIVELLO MOLTO BASSO”

Per giungere a questo importante risultato, sono state analizzate e confrontate le immagini dell’attività del cervello, attraverso una risonanza magnetica, in 94 persone sane, e in 94 che invece sono malate di schizofrenia. Grazie a questo confronto visivo, si è scoperto che le aree della corteccia frontale, come appunto affermato dalla teoria più accreditata, non sono alterate, ma che le alterazioni della percezione iniziale del segnale avvengono e si riverberano sulle funzioni cognitive superiori. La prima autrice della ricerca Cécile Bordier, ha commentato che tale risultato fa chiaramente comprendere che «la comunicazione è già alterata ad un livello molto basso dell'elaborazione del segnale».