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lunedì 22 aprile 2019

Il divario retributivo nelle Aziende



Il caso-limite di Elon Musk alla Tesla, che però ha beneficiato di una assegnazione speciale legata agli obiettivi. Warren Buffett è più parco e si ferma a sette volte. In Italia il multiplo retributivo tra ad e operai è di nove volte

16 apr 2019


Prendete una compagnia con cento dipendenti e incolonnateli in base al loro stipendio, poi tirate una riga per dividere la colonna esattamente in due gruppi di cinquanta. La cifra corrispondente a quella riga sarà il loro stipendio mediano. Poi prendete la busta paga del capo-azienda e provate a indovinare quante volte lo stipendio "mediano" sta dentro il guadagno del boss. Volete qualche esempio? Lo offre il Financial Times: il guru della finanza, Warren Buffett, si ferma a sette volte lo stipendio mediano di un dipendente della sua conglomerata Berkshire Hathaway. Elon Musk, il vulcanico inventore della Tesla, arriva a quota 40.668.

In linea di massima, secondo un'analisi della società che si occupa di consulenza sul mondo retributivo Equilar, il rapporto tra la paga di un amministratore delegato e i dipendenti è di 254 a 1, un dato maggiore del 235 a 1 che si registrava nel 2017, quando solo due terzi delle compagnie oggi tracciate svelavano i loro dati.


Alzare il velo su questi rapporti di forza (finanziaria) è un'eredità della cultura post-crisi finanziaria, che Trump ha provato a picconare. In alcuni casi, come a Portland, si è passati dalle buone intenzioni di equità ai fatti, arrivando a imporre balzelli ad hoc per quelle compagnie che hanno ratio troppo squilibrate. Una condizione nella quale dovrebbe ricadere Nike, che proprio in Oregon ha la sua casa, e il cui ceo Mark Parker guadagna 379 volte quello che va in tasca ai suoi dipendenti.

Spiega il quotidiano della City che Equilar ha analizzato le paghe delle 100 maggiori compagnie che avevano pubblicato i dati prescritti entro l'inizio di Aprile. La lista verrà dunque aggiornata in futuro, ma intanto emerge che di questi 100 ceo ben 11 hanno vantato stipendi mille volte superiori il valore mediano che si trova nella loro azienda. Clamoroso il caso di Manpower, la società che fornisce lavoro temporaneo, che vede il capo azienda Jonas Prising guadagnare 2.508 volte la mediana dello staff. Nella classifica di Equilar trovano posto nella top ten anche Bob Iger di Walt Disney o Kevin Johnson di Starbucks.

A dire il vero, poi, il caso di Musk è particolare e infatti non è incluso nella classifica di Equilar. Il pay ratio di 40.668 a 1 si spiega infatti con gli otre 2,2 miliardi legati a un premio di risultato che verrà conferito in caso del raggiungimento di alcuni obiettivi-simbolo, come i 650 miliardi di dollari di capitalizzazione. Solo 56mila dollari sono "garantiti" e Musk ha rifiutato.

E in Italia? Il Salary Outlook da poco pubblicato dall'Osservatorio JobPricing ha ragionato sul cosiddetto "multiplo retributivo", che misura la distanza fra vertice e base della piramide aziendale. Per calcolarlo ha preso il 9° decile della curva retributiva media di un Amministratore Delegato rapportandolo al 1° decile della curva di profili con inquadramento Operaio. Il risultato è un indice pari a 8,1: la retribuzione del vertice aziendale (meglio retribuito nel mercato) è quindi oltre 8 volte superiore a quella dei profili con la retribuzione annua lorda più bassa. Il multiplo cresce ulteriormente arrivando a 9,6 se si considera l’intero pacchetto retributivo, comprensivo anche della retribuzione variabile percepita.

giovedì 26 aprile 2018

La disuguaglianza economica (2) in Italia...



La relazione presentata al Parlamento lo scorso febbraio proprio dal ministro uscente sosteneva che il divario di reddito si era ridotto nel 2017 e che il miglioramento sarebbe proseguito quest'anno. Smentito anche il rapporto diffuso nel giugno 2017 dall'Istat, che aveva già ritrattato ammettendo che le politiche del governo Renzi hanno solo attenuato lievemente il rischio povertà

di Chiara Brusini, 26 apr 2018


E’ “una delle conseguenze più drammatiche della crisi e della recessione in cui abbiamo perso 10 punti di pil”. E “come sappiamo è aumentata“. 
A parlare è il ministro dell’Economia uscente, Pier Carlo Padoan. Argomento, la disuguaglianza dei redditi. 
Un “aspetto importante che deve essere oggetto di strategie, di politiche economiche e sociali da subito”, ha ammonito Padoan durante la presentazione del Documento di economia e finanza, in cui sono inseriti anche 12 Indicatori di benessere equo e sostenibile. E ha subito colto l’occasione per invitare i successori a “continuare sulla strada” avviata dal governo in carica, che “ha varato misure importanti come il Reddito di inclusione“. L’allargamento della forbice tra ricchi e poveri indicato giovedì dal titolare di via XX Settembre – e certificato pochi giorni fa anche dall’Eurostat – contraddice però l’analisi messa nero su bianco proprio dal Tesoro nella Relazione sugli indicatori di benessere equo e sostenibile trasmessa al Parlamento da Padoan lo scorso 20 febbraio, poco prima delle elezioni politiche.

In quel rapporto si leggeva che la disuguaglianza, misurata in base al “rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20 per cento della popolazione con più alto reddito e quello ricevuto dal 20 per cento della popolazione con il più bassoreddito”, secondo il modello usato dal Mef “avrebbe registrato unariduzione di un punto decimale, scendendo a 6,2” e “nel 2018 l’indicatore mostra un ulteriore miglioramento rispetto al 2017, riducendosi a 6,1“. Cosa che veniva spiegata con il “rafforzamento delle misure a sostegno dei redditi più bassi, entrate in vigore nel 2018”. In particolare l’estensione della no tax area e l’aumento della quattordicesima per i pensionati oltre all’avvio del Reddito di inclusione, la nuova misura universale di contrasto alla povertà. “Si inverte dunque – commentava il Mef – la tendenza all’accentuazione delle disuguaglianze, che è il grave lascito della crisi globale del 2008”.


Peraltro, aggiungeva la relazione presentata da Padoan, “i valori dell’indicatore, presentati nella Tabella II.1 (vedi immagine), non colgono pienamente l’impatto potenzialmente positivo sulla struttura dei redditi più bassi delle recenti misure di incentivo ai giovani neoassunti introdotte dalla Legge di Bilancio 2018. Pertanto il profilo degli indicatori potrebbe riflettere una sottostima nella dinamica di riduzione della diseguaglianza negli anni 2018-2020″. Ora, in procinto di lasciare l’incarico, l’ex vice segretario generale dell’Ocse rettifica allineandosi alle analisi di Oxfam secondo cui le differenze tra ricchi e poveri sono in aumento.



Le dichiarazioni del ministro smentiscono anche il rapporto sulle disuguaglianze diffuso nel giugno 2017 dall‘Istat. Che in un primo tempo aveva sostenuto che le politiche del governo Renzi le avevano fatte diminuire, salvo poi – dopo i rilievi del fattoquotidiano.it – ritrattare ammettendo che gli interventi messi in campo fino a quel momento avevano solo “ridotto lievemente il rischio povertà” ma non avevano avuto alcun impatto sulla distribuzione dei redditi.


La disuguaglianza economica (1): in Italia e nel Mondo al World Economic Forum, Davos




Il rapporto pubblicato dall’ong britannica Oxfam alla vigilia del World Economic Forum. L’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato in tasca ai "Paperoni". E nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero è diminuita del 28%. 
Lettera ai candidati premier italiani per chiedere interventi su fisco, lavoro, spesa pubblica

di F. Q., 22 gen 2018

“Miseri e disuguali”. E’ la sintesi del nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo pubblicato dall’ong britannica Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos, che vedrà riuniti nella cittadina svizzera i maggiori rappresentanti mondiali dell’economia e della politica. Il divario tra ricchissimi e poveri cresce, è la conclusione a cui arriva il report. Non solo infatti l’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quando il restante 99%, ma si arricchisce sempre di più: l’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato in tasca ai “Paperoni”. Nemmeno un centesimo invece è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone.

“Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, è il titolo del report che utilizza i dati elaborati dal Credit Suisse tenendo conto di nuove informazioni che arrivano sui nuovi ricchi di Russia, Cina e India. Un giorno di reddito di un amministratore delegato vale in Usa un anno di salario di un dipendente, calcola tra il resto la ong. Ogni due giorni qualcuno nel mondo diventa miliardario, ma per la presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino, “non è sintomo di un’economia fiorente se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità”.

La sezione italiana dell’organizzazione, in vista delle elezioni, ha inviato una lettera ai candidati premier: un’indagine realizzata da Demopolis per l’organizzazione indica che il 61% degli italiani percepisce una crescita della disuguaglianza nel Paese. Per questo la lettera propone interventi su fisco, lavoro, spesa pubblica. Anche in Italia infatti la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani supera di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione. Il divario, poi, cresce. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è andato al 20% dei percettori di reddito più elevato. Così nel 2016 – gli ultimi dati confrontabili disponibili – l’Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

L’indice di Oxfam, in quest’ultimo rapporto, è puntato sul lavoro, sempre più mal retribuito e precario, pieno di abusi e rischi. Nel settore dell’abbigliamento gli azionisti dei cinque principali marchi hanno riscosso nel 2016 dividendi per 2,2 miliardi di dollari: basterebbe un terzo di questa cifra per garantire un salario dignitoso a 2,5 milioni di vietnamiti che lavorano nello stesso settore, producendo un capo che magari ora stiamo indossando. Tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai superstipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto 20 a 1.

martedì 31 gennaio 2017

Commenti da Davos sulla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza...



Il ministro dell'Economia partecipa al World Economic Forum, in Svizzera, all'indomani della lettera ufficiale da parte della Commissione europea che chiede un aggiustamento dei conti italiani da 3,4 miliardi. C'è anche il commissario Moscovici, domani l'incontro. Lagarde: "Più distribuzione dei redditi" 

di Ferdinando Giugliano e TONIA MASTROBUONIDAVOS

Le diseguaglianze e la rabbia di una classe media martoriata dalla crisi economica sono al centro dell'attenzione del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, presente al World Economic Forum di Davos e intervenuto insieme alla direttrice del Fmi, Christine Lagarde. 

Nella località svizzera il titolare del Tesoro si presenta all'indomani dell'invio - da parte della Ue - della lettera di richiamo all'Italia, con la quale si chiede la correzione dei conti pubblici per 3,4 punti di Pil. Per curiosa coincidenza, a Davos è presente anche il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici: dalla sua struttura sono partiti i richiami a Roma e il francese ha detto che un incontro ci sarà domani.

Nel suo tavolo di lavoro, Padoan ha sostenuto che - specialmente in Europa - l'insoddisfazione della clase media, la disillusione per il futuro e la delusione per le prospettive "vengono espresse dicendo no a qualsiasi cosa i leader politici suggeriscano" e in queste condizioni "individuare delle soluzioni è più difficile che dire no. E' il segno di una crisi che richiede il ripensamento della leadership". 

Parole forti da Lagarde, per la quale è tempo che i leader politici ripensino profondamente le politiche economiche e monetarie, di fronte alla chiara risposta di protesta e delusione della classe media che arriva dai risultati politici in Usa o Europa: "Probabilmente significa che ci vuole una maggiore redistribuzione dei redditi di quanta ne abbiamo oggi".