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lunedì 11 giugno 2018

Notizie dalla ricerca sui capelli bianchi (2)



Uno studio americano, su Plos Biology, dimostra come alcune infezioni siano alla base dell'arrivo precoce del cambiamento di colore dei capelli

di Luigi Laguaragnella, 15 MAG 2018

Come in ogni terapia d'avanguardia, potrebbero esserci le cellule staminali e la ricerca ad esse collegate alla base della cura da trovare per il precoce imbiancamento dei capelli. 
Una volta stabilito che potrebbero esserci dei processi infiammatori alla base del fenomeno, studiare i geni che regolano il funzionamento delle staminali potrebbe essere decisivo. Bisognerebbe agire sui melanociti, le cellule che provocano la pigmentazione dei capelli (anche quella della pelle). Sono infatti le cellule staminali che regolano il processo di sostituzione dei melanociti, e quando questo ricambio non avviene correttamente, allora ecco che i capelli diventano bianchi. Questo processo, a causa dei sopra citati processi infiammatori, può avvenire poi più o meno precocemente rispetto all'età del paziente. (agg. di Fabio Belli)

INFEZIONI ALLA BASE DEL PROCESSO

In queste ultime ore si parla davvero molto dell'arrivo dei capelli bianchi anche perché alcuni studi americani hanno rivelato situazioni fino questo momento non erano chiare. Tra queste c'è una ricerca pubbliocata su Plos Biology che sottolinea come ci possano essere delle infezioni alla base dei capelli bianchi precoci. Al National Institutes of health dell'Università d'Alabama di Birmingham negli Stati Uniti è stato pubblicato uno studio in cui si spiega come l'ingrigire precoce dei capelli potrebbe essere legato all'attivazione del sistema immunitario che stimola questa possibilità. Pare infatti che più il corpo umano deve reagire e arginare le infezioni più le cellule che vanno a creare i pigmenti dei capelli si riducono e tendono addirittura a scomparire. Il sistema immunitario allora svolge un ruolo davvero di primo livello sul cambiamento del colore dei capelli. (agg. di Matteo Fantozzi)

DIPENDE TUTTO DALLA PROTEINA?


Nessuna paura se vedete spuntare i primi capelli bianchi sulla vostra chioma. Voi, proprio voi che vi ritenevate eternamente giovani, non è detto che il primo filo d'argento tra i capelli una volta così scuri sia il segnale che state invecchiando. Secondo la ricerca condotta dal National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama, pubblicate sulle pagine di Plos Biology, potrebbe esservi infatti un collegamento finora sconosciuto tra il funzionamento del sistema immunitario e la comparsa dei capelli bianchi. Tutta colpa della proteina Mitf, che a quanto pare spesso e volentieri non fa il suo dovere mettendoci al riparo dallo stress. William Pavan, direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health, a Repubblica ha confermato l'intenzione di approfondire il tema per capire il motivo che porta alcuni soggetti ad essere maggiormente a rischio stress rispetto ad altri. E chissà che la comprensione di questi deficit immunitari non si risolva anche la comparsa prematura dei capelli bianchi. (agg. di Dario D'Angelo)

CAPELLI BIANCHI, BOOM DELLE TINTE


I capelli bianchi purtroppo sono sempre più un problema anche in Italia,uno studio americano ha sottolineato come la proteina Mitf non agendo nella maniera corretta sul sistema immunitario provoca il tutto. Negli ultimi anni nel nostro paese il business delle tinte per i capelli stanno crescendo vorticosamente. Il Centro Studi Cosmetica Italia ha reso noto che il business porta a un introito pari di 211 milioni di euro in un anno. Una cifra davvero astronomica che lascia senza parole. Prodotti del genere vengono acquistati sia nei supermercati che nelle profumerie, ma anche più specifici ci portano alle farmacie. Sicuramente sono aumentate anche le prove che rendono in sicurezza l'utilizzo di questi prodotti senza possibilità di incappare in pericolose conseguenze. (agg. di Matteo Fantozzi)

LE PAROLE DEL DOTTOR PAVAN


Capelli bianchi? Colpa di stress, traumi e malattie: è una proteina la causa scatenante il cambiamento di colore della cute di ogni persona. Questa la rivoluzionaria scoperta che sta facendo discutere in tutto il mondo, con il direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health americano che ha sottolineato: "La nostra scoperta suggerisce che i geni che controllano la pigmentazione dei capelli e della pelle svolgono anche un ruolo importante nel controllo del sistema immunitario innato", le parole di William Pavan riportate da Repubblica. "i tratta di risultati che migliorano non solo la nostra comprensione dei fenomeni che determinano la comparsa dei capelli bianchi, ma potrebbero anche aiutarci a capire meglio alcune malattie come la vitiligine, in cui la depigmentazione della cute si accompagna ad un funzionamento alterato del sistema immunitario". (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

TUTTA COLPA DI UNA PROTEINA


Una proteina, denominata Mitf (melanogenesis associated transcription factor), è causa di capelli bianchi se essa non funziona correttamente. Il malfunzionamento di questa proteina influisce sul comportamento delle cellule che regolano il sistema immunitario quando sono sottoposte a virus, batteri o situazioni di stress di ogni genere, provocando così la nascita di capelli bianchi che non è legata soltanto all'avanzare dell'età. Ad analizzare lo studio della crescita precoce di chiome e peli bianchi conseguentemente a giornate stressanti che caratterizzano la quotidianità tra studio, lavoro, impegni di ogni genere, è il National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama. Biologi ed esperti pur non avendo ancora approfondito le cause hanno confermato il collegamento tra la crescita dei capelli bianchi e il funzionamento del sistema immunitario che probabilmente non reagisce e soprattutto non protegge del tutto dallo stress. La prima conseguenza è il cambiamento del pigmento dei peli e dei capelli. Questa scoperta può aiutare a capire i motivi per cui alcuni soggetti siano più esposti di altri al fenomeno della vitiligine.

CAPELLI BIANCHI? COLPA DI STRESS, TRAUMI E MALATTIE

Non sono state trovate cause certe, ma il collegamento della crescita dei capelli bianchi legata allo stress a cui è sottoposto il sistema immunitario per il malfunzionamento della proteina Mitf può condurre gli studi per capire il ritardo o la prevenzione delle chiome bianche o a forme di vitiligine in base anche al livello di stress personale. Non è solo il tempo, quindi a determinare peli brizzolati. Lo studio dell'Università americana è iniziato per analizzare i geni che influenzano il funzionamento delle cellule staminali, iniziando proprio dai melanociti, ossia quelle cellule che determinano la pigmentazione dei capelli. Queste cellule, sostengono gli esperti, per funzionare in modo adeguato, vengono sostituite da cellule staminali situate nei follicoli piliferi. Se questo passaggio delle staminali, non va a buon fine, ecco nascere i primi capelli bianchi. Proprio in questa frazione gli studiosi hanno scoperto che a non far funzionare alcune cellule sia proprio la proteina Mitf che agisce sui melanociti.

domenica 10 giugno 2018

Notizie dalla ricerca sui capelli bianchi (1)





Stando a una ricerca l'ingrigimento della chioma potrebbe derivare dall'esposizione alle infezioni e ad altri eventi stressanti.

di Marco Troisi, Esperto di Salute (news curata da Marco Mancini), 16 mag 2018

I capelli [VIDEO] possono essere considerati un indicatore piuttosto attendibile della nostra salute. Ad esempio è risaputo che ad una certa età i capelli tendono ad ingrigirsi fino a diventare del tutto bianchi. Si tratta di un fenomeno assolutamente fisiologico nella vita di un uomo e di una donna, tuttavia vi sono dei fattori che possono accelerare questo processo. 
In particolare i ricercatori del National Institutes of Health e dell'Università dell'Alabama hanno scoperto come il sistema immunitario porebbe giocare un ruolo non secondario nella comparsa dei capelli bianchi. Ma andiamo a considerare più nello specifico quanto è emerso da questo studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista di PLos Biology.

Capelli grigi: non solo genetica

I ricercatori hanno osservato la seguente correlazione: se l'organismo si trova a fronteggiare più infezioni tanto più si assiste a una diminuzione delle cellule che producono i pigmenti che danno il colore ai capelli, [VIDEO] fino in alcuni casi a scomparire del tutto. 
Ed in effetti i capelli bianchi rappresentano un fenomeno che risente di una certa suscettibiltà individuale: ad esempio tenendo conto degli estremi c'è chi può sviluppare un incanutimento della chioma già a 15 anni e chi invece vede comparire il primo capello bianco solo verso i quaranta anni. 
I ricercatori tenendo conto di queste differenze individuali si sono chiesti se oltre a cause di natura genetica, vi fossero anche altri fattori da tenere in considerazione.

Incanutimento della chioma: c'entra anche il sistema immunitario

Il colore dei capelli dipende dai melanociti, che sono cellule prodotte dalle staminali melanocitarie.
Quando un capello cade le staminali producono nuovi melanociti per il nuovo follicolo. Con l'età però queste cellule smettono di funzionare, per cui i capelli riscrescono senza pigmento, ingrigendo o imbiancando. Gli autori di questa ricerca hanno scoperto che nel processo di incanutimento dei capelli anche il sistema immunitario svolge un ruolo importante, in particolare il sistema immunitario ci protegge dall'attacco di virus e batteri. Uno dei meccanismi attraverso cui ci difende consiste nello stimolare le cellule che vengono attaccate da virus e batteri a produrre delle molecole note come interferoni. Tali molecole danno l'allarme anche alle altre cellule permettondo loro di attivarsi per eliminare gli agenti patogeni. Gli interferoni però, quando sono prodotti in numero eccessivo, vanno ad interferire con la produzione di una proteina denominata Mitf, che è importante per il funzionamento dei melanociti. Ad esempio nei topi i ricercatori hanno osservato che l'attivazione del sistema immunitario ha prodotto una significativa diminuzione sia dei melanociti che delle cellule melanocitarie.

Pertanto i risultati di questo studio potrebbero spiegare perché in alcune persone che siano state esposte a molte infezioni sin dall'infanzia compaiono prematuramente i capelli bianchi. Tuttavia saranno necessari ancora altri studi per comprendere a fondo i meccanismi di questo fenomeno.

mercoledì 7 marzo 2018

Ricostruito il più grande albero genealogico della storia...

Da Wired



di Viola Rita, 2 mar 2018

Questo albero conta ben 13 milioni di individui, europei e americani, distribuiti su 11 generazioni, dai nostri giorni fino a 500 anni fa. E fotografa tutte le mifrazioni e i matrimoni, nonché il legame fra genetica e longevità, che non è così forte

Il più grande albero genealogico digitale è stato realizzato oggi da un gruppo di ricercatori statunitensi, che ha analizzato i profili pubblici di milioni di utenti registrati su una piattaforma dedicata, ricostruendone le linee familiari attraverso varie generazioni. Il set di dati ottenuto oggi dagli scienziati fornisce informazioni su matrimoni, migrazioni, rapporto fra legame genetico e longevità delle famiglie dell’America settentrionale per un periodo che va dai nostri giorni fino a ben 500 anni fa. Questo inedito risultato è stato pubblicato su Science.

I ricercatori hanno scaricato i dati dei profili di 86 milioni di persone, per l’85% cittadini europei e dell’America del Nord, registrati su Geni.com, uno dei più vasti network online al mondo sulla genealogia, ed hanno applicato algoritmi basati sulla teoria dei grafi, oggetti matematici formati da un insieme di punti, proprio come avviene nell’albero genealogico. Lo studio è stato possibile grazie ai dati pubblici condivisi da appassionati di genealogia, come sottolineano i ricercatori.

I risultati sono sorprendenti. I ricercatori hanno delineato il singolo albero familiare più esteso al mondo, che conta ben 13 milioni di persone – un numero leggermente maggiore della popolazione di Cuba o del Belgio – distribuite su 11 generazioni. Ma è ancora poco, secondo i ricercatori, dato che per arrivare al primo antenato si dovrebbe andare indietro di altre 65 generazioni. Insomma, ancora non siamo risaliti all’uomo preistorico, anche se questo studio fornisce un primo pilastro digitale per la genealogia: infatti, per la prima volta non ci si è basati sui dati provenienti dagli archivi ecclesiastici o dei registri dei decessi.

“La ricostruzione della genealogia mostra che siamo tutti collegati gli uni agli altri”, ha detto Peter Visscher, un genetista alla University of Queensland, che non ha preso parte allo studio. “Questo elemento è noto a partire dai principi storici delle popolazioni primordiali, ma ciò che gli autori hanno ottenuto è davvero notevole”. E la tecnologia non ha sbagliato, riproducendo dati conformi a quelli analogici: se i risultati sono stati poi validati confrontando un ampio sotto-campione con alcuni registri dello stato del Vermont.

I dati più interessanti riguardano l’andamento delle migrazioni e i matrimoni durante le generazioni, negli scorsi secoli. Ad esempio, a migrare e cambiare paese sono più spesso le donne rispetto agli uomini, anche se gli spostamenti avvengono a distanza ridotta e i paesi di destinazione sono spesso vicini, a differenza di quelli che riguardano il sesso maschile. Anche i matrimoni sono cambiati: prima del 1750, la sposa veniva scelta in media entro i 10 chilometri di distanza dal luogo di nascita, mentre 200 anni dopo, nel 1950, i chilometri sono diventati 100. Prima del 1850, inoltre, prima di sposarsi non si faceva tanto caso al grado di parentela, ad esempio era molto frequente che il matrimonio avvenisse fra cugini di quarto grado, mentre oggi – sempre tenendo conto del fatto che siamo tutti imparentati – avviene fra cugini di settimo grado. Evitare di sposarsi fra parenti è un elemento degli ultimi secoli, dovuto probabilmente al cambiamento delle regole sociali.

A partire dalla vasta quantità di dati disponibili, i ricercatori hanno potuto anche approfondire il legame fra genetica e la longevità. 
A partire da un sotto-campione di 3 milioni di individui, tramite algoritmi, gli autori hanno comparato la durata della loro vita col loro grado di parentela, gli autori dello studio hanno sviluppato un modello che ha consentito di capire qual è l’impatto dei geni sulla durata della vita. In base ai risultati, i geni sembrano contribuire per il 16% alla variazione della longevità, almeno stando ai dati analizzati. Inoltre, i geni in questione si esprimono in maniera indipendente l’uno dall’altro, senza interagire fra loro: ciò significa che, invece che unirsi, ciascun gene può modificare l’azione di un altro situato in un locus diverso dello stesso cromosoma. Questo fenomeno, chiamato epistasi, viene confermato anche dallo studio odierno basato su dati genealogici. 
Ma nonostante questa possibile interferenza, i ricercatori hanno individuato un collegamento lineare – seppure soltanto con un peso del 16% – fra la genetica e la longevità. In pratica, chi ha questi geni favorevoli, cioè associati a una maggiore longevità, potrebbe vivere in media circa cinque anni in più.“Non è tanto”, sottolinea Yaniv Elrich, co-autore dello studio, computer scientist alla Columbia University, “considerando che studi precedenti avevano dimostrato che il fumo toglie 10 anni di vita. Ciò significa che alcune scelte relative alle nostre abitudini potrebbero pesare molto di più della genetica”.