Visualizzazione post con etichetta sistema immunitario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sistema immunitario. Mostra tutti i post

martedì 12 giugno 2018

Notizie dalla ricerca sui capelli bianchi (3)



Una ricerca del National Institute of Health svela perché infezioni e altri eventi stressanti possano essere collegati alla comparsa precoce di capelli bianchi. Tutta colpa, rivela lo studio americano, di una proteina malfunzionante

di Simone Valesisi, 13 mag 2018

Con il passare degli anni è inevitabile veder spuntare i primi capelli bianchi. Alcune volte però non bisogna neanche aspettare: stress, malattie ed altri eventi traumatici possono causare la comparsa precoce di ciocche bianche nella chioma, o magari tra i peli della barba. Un fenomeno ben noto, ma per il quale manca ancora una spiegazione convincente. Un indizio arriva oggi da uno studio del National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama, che sulle pagine di Plos Biology rivela un collegamento finora sconosciuto tra il funzionamento del sistema immunitario e la comparsa dei capelli bianchi.

STUDIARE LE STAMINALI
A guardar bene, la ricerca nasce per un motivo leggermente diverso: studiare i geni che influenzano il funzionamento delle cellule staminali. Per farlo, i ricercatori hanno scelto di concentrare l’attenzione sui melanociti, le cellule responsabili della pigmentazione dei capelli (e in parte di quello della pelle), perché forniscono un modello di studio perfetto. Per funzionare correttamente, infatti, i melanociti vengono sostituiti periodicamente grazie a una riserva di cellule staminali situate all’interno dei follicoli piliferi. Se le staminali non funzionano, quindi, i peli tenderanno a diventare bianchi, fornendo così un’indicazione inequivocabile che qualcosa non sta andando come dovrebbe.

TUTTA COLPA DEL SISTEMA IMMUNITARIO
È così che ha preso il via il nuovo studio: i ricercatori hanno deciso di analizzare i meccanismi coinvolti nel malfunzionamento delle staminali del bulbo pilifero sfruttando dei topi predisposti a sviluppare una depigmentazione precoce della pelliccia. E quasi per caso, si sono trovati di fronte a un fenomeno inaspettato: una proteina chiamata Mitf (acronimo di melanogenesis associated transcription factor), il cui malfunzionamento – rivela oggi la ricerca – può predisporre ai sviluppo dei capelli bianchi. Le analisi genetiche hanno infatti evidenziato che la proteina Mitf, di cui è noto il coinvolgimento in moltissime funzioni cellulari dei melanociti, è fondamentale anche per regolare il comportamento di queste cellule nei periodi in cui il sistema immunitario viene attivato da virus, batteri o altri eventi stressanti. E quando la proteina non agisce come dovrebbe, melanociti e staminali reagiscono eccessivamente all’attivazione del sistema immunitario, smettendo di funzionare correttamente e determinando così la formazione dei capelli bianchi.

CAPELLI MA NON SOLO
“La nostra scoperta suggerisce che i geni che controllano la pigmentazione dei capelli e della pelle svolgono anche un ruolo importante nel controllo del sistema immunitario innato”, spiega William Pavan, direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health americano. “Si tratta di risultati che migliorano non solo la nostra comprensione dei fenomeni che determinano la comparsa dei capelli bianchi, ma potrebbero anche aiutarci a capire meglio alcune malattie come la vitiligine, in cui la depigmentazione della cute si accompagna ad un funzionamento alterato del sistema immunitario”.

Perché alcuni individui risultino più suscettibili di altri agli effetti di infezioni e stress, e sviluppino più facilmente chiazze bianche in risposta all’attivazione del sistema immunitario, non è ancora chiaro. È per questo – assicura Pavan – che con il suo team continueranno ad approfondire la questione. Alla ricerca di una spiegazione, e chi lo sa, magari di cura con cui prevenire o ritardare la formazione dei capelli bianchi anche nella nostra specie.


lunedì 11 giugno 2018

Notizie dalla ricerca sui capelli bianchi (2)



Uno studio americano, su Plos Biology, dimostra come alcune infezioni siano alla base dell'arrivo precoce del cambiamento di colore dei capelli

di Luigi Laguaragnella, 15 MAG 2018

Come in ogni terapia d'avanguardia, potrebbero esserci le cellule staminali e la ricerca ad esse collegate alla base della cura da trovare per il precoce imbiancamento dei capelli. 
Una volta stabilito che potrebbero esserci dei processi infiammatori alla base del fenomeno, studiare i geni che regolano il funzionamento delle staminali potrebbe essere decisivo. Bisognerebbe agire sui melanociti, le cellule che provocano la pigmentazione dei capelli (anche quella della pelle). Sono infatti le cellule staminali che regolano il processo di sostituzione dei melanociti, e quando questo ricambio non avviene correttamente, allora ecco che i capelli diventano bianchi. Questo processo, a causa dei sopra citati processi infiammatori, può avvenire poi più o meno precocemente rispetto all'età del paziente. (agg. di Fabio Belli)

INFEZIONI ALLA BASE DEL PROCESSO

In queste ultime ore si parla davvero molto dell'arrivo dei capelli bianchi anche perché alcuni studi americani hanno rivelato situazioni fino questo momento non erano chiare. Tra queste c'è una ricerca pubbliocata su Plos Biology che sottolinea come ci possano essere delle infezioni alla base dei capelli bianchi precoci. Al National Institutes of health dell'Università d'Alabama di Birmingham negli Stati Uniti è stato pubblicato uno studio in cui si spiega come l'ingrigire precoce dei capelli potrebbe essere legato all'attivazione del sistema immunitario che stimola questa possibilità. Pare infatti che più il corpo umano deve reagire e arginare le infezioni più le cellule che vanno a creare i pigmenti dei capelli si riducono e tendono addirittura a scomparire. Il sistema immunitario allora svolge un ruolo davvero di primo livello sul cambiamento del colore dei capelli. (agg. di Matteo Fantozzi)

DIPENDE TUTTO DALLA PROTEINA?


Nessuna paura se vedete spuntare i primi capelli bianchi sulla vostra chioma. Voi, proprio voi che vi ritenevate eternamente giovani, non è detto che il primo filo d'argento tra i capelli una volta così scuri sia il segnale che state invecchiando. Secondo la ricerca condotta dal National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama, pubblicate sulle pagine di Plos Biology, potrebbe esservi infatti un collegamento finora sconosciuto tra il funzionamento del sistema immunitario e la comparsa dei capelli bianchi. Tutta colpa della proteina Mitf, che a quanto pare spesso e volentieri non fa il suo dovere mettendoci al riparo dallo stress. William Pavan, direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health, a Repubblica ha confermato l'intenzione di approfondire il tema per capire il motivo che porta alcuni soggetti ad essere maggiormente a rischio stress rispetto ad altri. E chissà che la comprensione di questi deficit immunitari non si risolva anche la comparsa prematura dei capelli bianchi. (agg. di Dario D'Angelo)

CAPELLI BIANCHI, BOOM DELLE TINTE


I capelli bianchi purtroppo sono sempre più un problema anche in Italia,uno studio americano ha sottolineato come la proteina Mitf non agendo nella maniera corretta sul sistema immunitario provoca il tutto. Negli ultimi anni nel nostro paese il business delle tinte per i capelli stanno crescendo vorticosamente. Il Centro Studi Cosmetica Italia ha reso noto che il business porta a un introito pari di 211 milioni di euro in un anno. Una cifra davvero astronomica che lascia senza parole. Prodotti del genere vengono acquistati sia nei supermercati che nelle profumerie, ma anche più specifici ci portano alle farmacie. Sicuramente sono aumentate anche le prove che rendono in sicurezza l'utilizzo di questi prodotti senza possibilità di incappare in pericolose conseguenze. (agg. di Matteo Fantozzi)

LE PAROLE DEL DOTTOR PAVAN


Capelli bianchi? Colpa di stress, traumi e malattie: è una proteina la causa scatenante il cambiamento di colore della cute di ogni persona. Questa la rivoluzionaria scoperta che sta facendo discutere in tutto il mondo, con il direttore del Genetic Disease Research Branch del National Institute of Health americano che ha sottolineato: "La nostra scoperta suggerisce che i geni che controllano la pigmentazione dei capelli e della pelle svolgono anche un ruolo importante nel controllo del sistema immunitario innato", le parole di William Pavan riportate da Repubblica. "i tratta di risultati che migliorano non solo la nostra comprensione dei fenomeni che determinano la comparsa dei capelli bianchi, ma potrebbero anche aiutarci a capire meglio alcune malattie come la vitiligine, in cui la depigmentazione della cute si accompagna ad un funzionamento alterato del sistema immunitario". (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

TUTTA COLPA DI UNA PROTEINA


Una proteina, denominata Mitf (melanogenesis associated transcription factor), è causa di capelli bianchi se essa non funziona correttamente. Il malfunzionamento di questa proteina influisce sul comportamento delle cellule che regolano il sistema immunitario quando sono sottoposte a virus, batteri o situazioni di stress di ogni genere, provocando così la nascita di capelli bianchi che non è legata soltanto all'avanzare dell'età. Ad analizzare lo studio della crescita precoce di chiome e peli bianchi conseguentemente a giornate stressanti che caratterizzano la quotidianità tra studio, lavoro, impegni di ogni genere, è il National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama. Biologi ed esperti pur non avendo ancora approfondito le cause hanno confermato il collegamento tra la crescita dei capelli bianchi e il funzionamento del sistema immunitario che probabilmente non reagisce e soprattutto non protegge del tutto dallo stress. La prima conseguenza è il cambiamento del pigmento dei peli e dei capelli. Questa scoperta può aiutare a capire i motivi per cui alcuni soggetti siano più esposti di altri al fenomeno della vitiligine.

CAPELLI BIANCHI? COLPA DI STRESS, TRAUMI E MALATTIE

Non sono state trovate cause certe, ma il collegamento della crescita dei capelli bianchi legata allo stress a cui è sottoposto il sistema immunitario per il malfunzionamento della proteina Mitf può condurre gli studi per capire il ritardo o la prevenzione delle chiome bianche o a forme di vitiligine in base anche al livello di stress personale. Non è solo il tempo, quindi a determinare peli brizzolati. Lo studio dell'Università americana è iniziato per analizzare i geni che influenzano il funzionamento delle cellule staminali, iniziando proprio dai melanociti, ossia quelle cellule che determinano la pigmentazione dei capelli. Queste cellule, sostengono gli esperti, per funzionare in modo adeguato, vengono sostituite da cellule staminali situate nei follicoli piliferi. Se questo passaggio delle staminali, non va a buon fine, ecco nascere i primi capelli bianchi. Proprio in questa frazione gli studiosi hanno scoperto che a non far funzionare alcune cellule sia proprio la proteina Mitf che agisce sui melanociti.

domenica 10 giugno 2018

Notizie dalla ricerca sui capelli bianchi (1)





Stando a una ricerca l'ingrigimento della chioma potrebbe derivare dall'esposizione alle infezioni e ad altri eventi stressanti.

di Marco Troisi, Esperto di Salute (news curata da Marco Mancini), 16 mag 2018

I capelli [VIDEO] possono essere considerati un indicatore piuttosto attendibile della nostra salute. Ad esempio è risaputo che ad una certa età i capelli tendono ad ingrigirsi fino a diventare del tutto bianchi. Si tratta di un fenomeno assolutamente fisiologico nella vita di un uomo e di una donna, tuttavia vi sono dei fattori che possono accelerare questo processo. 
In particolare i ricercatori del National Institutes of Health e dell'Università dell'Alabama hanno scoperto come il sistema immunitario porebbe giocare un ruolo non secondario nella comparsa dei capelli bianchi. Ma andiamo a considerare più nello specifico quanto è emerso da questo studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista di PLos Biology.

Capelli grigi: non solo genetica

I ricercatori hanno osservato la seguente correlazione: se l'organismo si trova a fronteggiare più infezioni tanto più si assiste a una diminuzione delle cellule che producono i pigmenti che danno il colore ai capelli, [VIDEO] fino in alcuni casi a scomparire del tutto. 
Ed in effetti i capelli bianchi rappresentano un fenomeno che risente di una certa suscettibiltà individuale: ad esempio tenendo conto degli estremi c'è chi può sviluppare un incanutimento della chioma già a 15 anni e chi invece vede comparire il primo capello bianco solo verso i quaranta anni. 
I ricercatori tenendo conto di queste differenze individuali si sono chiesti se oltre a cause di natura genetica, vi fossero anche altri fattori da tenere in considerazione.

Incanutimento della chioma: c'entra anche il sistema immunitario

Il colore dei capelli dipende dai melanociti, che sono cellule prodotte dalle staminali melanocitarie.
Quando un capello cade le staminali producono nuovi melanociti per il nuovo follicolo. Con l'età però queste cellule smettono di funzionare, per cui i capelli riscrescono senza pigmento, ingrigendo o imbiancando. Gli autori di questa ricerca hanno scoperto che nel processo di incanutimento dei capelli anche il sistema immunitario svolge un ruolo importante, in particolare il sistema immunitario ci protegge dall'attacco di virus e batteri. Uno dei meccanismi attraverso cui ci difende consiste nello stimolare le cellule che vengono attaccate da virus e batteri a produrre delle molecole note come interferoni. Tali molecole danno l'allarme anche alle altre cellule permettondo loro di attivarsi per eliminare gli agenti patogeni. Gli interferoni però, quando sono prodotti in numero eccessivo, vanno ad interferire con la produzione di una proteina denominata Mitf, che è importante per il funzionamento dei melanociti. Ad esempio nei topi i ricercatori hanno osservato che l'attivazione del sistema immunitario ha prodotto una significativa diminuzione sia dei melanociti che delle cellule melanocitarie.

Pertanto i risultati di questo studio potrebbero spiegare perché in alcune persone che siano state esposte a molte infezioni sin dall'infanzia compaiono prematuramente i capelli bianchi. Tuttavia saranno necessari ancora altri studi per comprendere a fondo i meccanismi di questo fenomeno.

mercoledì 23 dicembre 2015

Un articolo di Nature su 9 falsi miti della medicina (e non solo)

Da greenMe.it
9 FALSI MITI DELLA MEDICINA SECONDO NATURE
di Francesca Biagioli, 23 dic 2015



Vediamo quali sarebbero questi 9 miti (redatti da Nature intervistando diversi medici e scienziati) che la rivista definisce falsi e pericolosi
Per quelli che ci riguardano più da vicino (antiossidanti e medicina omeopatica) abbiamo chiesto il parere di un esperto.


1) LA DIAGNOSI PRECOCE AIUTA IN TUTTI I TIPI DI TUMORE


Siamo abituati a sentir dire che può aiutare molto in caso di tumore fare degli screening periodici in modo tale da avere una diagnosi precoce e in questo modo fronteggiare meglio la malattia e avere più probabilità di sconfiggerla sul nascere. Secondo Nature però questo sarebbe sbagliato, almeno nel caso di alcune tipologie di cancro. 
Gli screening regolari potrebbero essere utili solo per il rischio di tumori come quello al polmone, alla cervice e al colon, ma non in tutti gli altri casi come ad esempio il cancro alla tiroide o alla prostata. Questo perché alcuni tumori porterebbero alla morte, indipendentemente dal momento in cui vengono rilevati e trattati. 
Nel frattempo però, lo screening precoce aggressivo, ha un gran numero di effetti negativi sulla salute.

2) RADICALI LIBERI VERSUS ANTIOSSIDANTI

Tutti sappiamo che l’invecchiamento è causato dai radicali liberi, molecole reattive che si accumulano nel corpo come sottoprodotti del metabolismo e portano a danni cellulari. Gli antagonisti dei radicali liberi sono invece gli antiossidanti, molecole in grado di neutralizzarli e che di conseguenza vengono considerate buone per la salute umana. Ecco allora fiorire prodotti che promettono di frenare l’invecchiamento cellulare grazie alla presenza di sostanze antiossidanti come ad esempio la vitamina C e il betacarotene. Oggi, secondo Nature, la maggior parte dei ricercatori che lavorano in materia di invecchiamento concordano sul fatto che i radicali liberi possono causare danni cellulari, ma che questo sembra essere una parte normale della reazione del corpo allo stress. Non devono essere considerati quindi il male assoluto.
Abbiamo chiesto al dottor Alessandro Targhetta, medico chirurgo, cosa ne pensa di questa questione:
“L'invecchiamento fisiologico è dovuto a perossidazioni ovvero a formazione di radicali liberi, tossici per tutti i tessuti. Molte malattie, anche il cancro, sono spesso frutto di acidosi e quindi di ossidazioni. Ci alimentiamo con cibi antiossidanti per ridurre l'effetto dell'invecchiamento. Gli antiossidanti per ROS: in effetti si discute da tempo se siamo o meno efficaci. C'è chi li sopravvaluta come una panacea e chi no. I pareri sono discordi in merito. Qualcuno dice pure che facciano male. Personalmente li consiglio, basta non avere un cancro in atto o essere sotto chemioterapia perché in quel momento i radicali liberi ci aiutano a combattere il cancro”.
 3) IL CERVELLO UMANO E’ ECCEZIONALMENTE GRANDE
Il cervello umano è spesso considerato come l'apice di evoluzione di questo organo di cui ancora però dobbiamo conoscere tutte le potenzialità. Questa convinzione è dovuta al fatto che si ritengono eccezionalmente grandi le dimensioni del cervello rispetto al corpo umano e la sua densità di neuroni e delle cellule di supporto, conosciuti come glia. Secondo Nature però tutto questo non è vero. Il cervello umano è circa 7 volte più grande di quanto si ci possa aspettare da animali di dimensioni simili ma se si va a guardare le proporzioni anche topi e delfini le hanno uguali e gli uccelli addirittura più grandi. Il cervello umano è diverso da quello di altri primati per altre caratteristiche: l'Homo sapiens si è evoluto con una corteccia cerebrale estesa - la parte del cervello coinvolta nelle funzioni come il pensiero e il linguaggio - e cambiamenti unici nella struttura neurale e in altre aree del cervello.

4) SI IMPARA MEGLIO UTILIZZANDO LO STILE DI APPRENDIMENTO PREFERITO


Secondo il luogo comune si impara meglio se chi insegna sta utilizzando lo stile di apprendimento preferito dall’allievo. Uno studente che ama le dinamiche verbali, per esempio, presumibilmente imparerà meglio attraverso istruzioni orali, mentre chi ha una memoria di tipo visivo assorbirà meglio le informazioni attraverso la grafica e le immagini. Secondo Nature, però, ciò che si preferisce non è sempre un bene per l’allievo o adeguato per lui in quel determinato momento. Negli ultimi decenni, la ricerca sulle tecniche educative ha iniziato a mostrare che ci sono interventi che fanno migliorare l'apprendimento, tra cui quello di permettere agli studenti di riassumere o spiegare concetti a se stessi. E sembra che quasi tutti gli individui, salvo quelli con difficoltà di apprendimento, imparino meglio da una miscela di parole e grafica.
5) LA POPOLAZIONE UMANA STA CRESCENDO TROPPO ED E' LA NOSTRA CONDANNA
Il problema della sovrappopolazione preoccupa soprattutto per quanto riguardale risorse che nel giro di poco tempo potrebbero non bastare per tutti portando quindi una situazione di povertà e fame più generalizzata di quanto già non sia. Ma i ricercatori contattati da Nature sostengono che la popolazione umana non sta crescendo in modo esponenziale ed è improbabile che ciò accada anche in futuro. Oggi ci sono circa 7,3 miliardi di persone e si dovrebbero raggiungere i 9,7 miliardi entro il 2050. Tuttavia, le convinzioni che il tasso di crescita della popolazione porterà a un certo scenario apocalittico continuano ad andare di moda. E per quanto riguarda il cibo, secondo l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite, il tasso di produzione alimentare globale supera la crescita della popolazione. C’è quindi cibo sufficiente a tutti anche se è mal distribuito, viene utilizzato come mangime per gli animali, per i carburanti o addirittura va perduto. Ecco perché, secondo gli scienziati di Nature, esiste ancora la fame nel mondo.

6) I VACCINI CAUSANO L’AUTISMO

Il tema dei vaccini, e in particolare quelli che vengono effettuati sui neonati, èun argomento sempre molto scottante che è tornato recentemente alla ribalta anche in Italia. Sempre più spesso vengono istillati dubbi che i vaccini possano essere tra le cause dell’autismo o, quanto meno, che in soggetti predisposti, abbiano la funzione di attivare questa patologia rimasta latente. Anche se ci sono alcuni rischi associati ai vaccini, la connessione con i disturbi neurologici è stata sfatata da diverse ricerche scientifiche. Nonostante questo però esistono in Italia delle sentenze che hanno dato ragione ai genitori che hanno chiesto risarcimento per i propri figli autistici.

7) IL PARACETAMOLO AGISCE ATTRAVERSO MECCANISMI NOTI

Il paracetamolo (acetaminofene), è uno dei farmaci più utilizzati perché considerato sicuro un po’ per tutti: bambini, donne incinte, ecc. Secondo il mito questo principio attivo agirebbe attraverso meccanismi noti. In realtà secondo Nature, anche che se è ampiamente utilizzato, ci sono solo idee e ipotesi su come questo e altri farmaci comuni realmente funzionano. Ma quindi ci sono anche dubbi sui reali effetti per le categorie di persone più delicate e a rischio?

8) CERVELLO E SISTEMA IMMUNITARIO SONO DUE MONDI SEPARATI

Si parla tanto negli ultimi anni del rapporto che c’è tra sistema immunitario e intestino ma poco invece viene considerato in questo senso il cervello. Secondo Nature le più recenti ricerche scientifiche hanno scoperto che il cervello ha le sue cellule immunitarie e un sistema linfatico che lo collega al sistema immunitario nel resto del corpo.

9) L’OMEOPATIA NON FUNZIONA

L’abbiamo sentire più volte: l’omeopatia è solo effetto placebo. Ne sono convinti tanti medici ma ce ne sono altrettanti che invece, considerando anche la loro esperienza sul campo, la considerano al contrario molto efficace. Secondo Nature non esistono comunque prove scientifiche che avvalorino la reale utilità di curarsi con le medicine omeopatiche. Nonostante questo tante persone in tutto il mondo, Italia compresa, continuano a scegliere l'omeopatia.
Ecco cosa ci ha detto in merito il dottor Targhetta, medico chirurgo e omeopata:
A periodi ben precisi ritornano questi inconsistenti attacchi all'Omeopatia. Ci sono decine di Metanalisi su centinaia di lavori scientifici pubblicati su prestigiose riviste scientifiche che avvalorano l'efficacia dell'Omeopatia, ma qui non le considerano! Considerano invece le Metanalisi (di parte!) dove si prendono i lavori fatti male e con risultati negativi per tirare bordate sull'Omeopatia.Sono in malafede e la gente che si cura con l'Omeopatia non ci fa più caso e così noi medici omeopati”.
Ma, almeno relativamente ad alcuni punti, dire che le ricerche scientifiche negano la fondatezza di tali convinzioni e pratiche fa sì che tutte queste cose che oggi possono essere considerate false lo saranno anche in futuro quando saranno affrontate magari sotto altri punti di vista o con nuovi parametri di analisi? C’è poi chi vede, dietro alcune affermazioni della lista di Nature, gli interessi di qualcuno. Voi che ne pensate?