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lunedì 3 febbraio 2020

Alcune interessanti voci da approfondire su Wikipedia...

Alcune interessanti voci tratte da Wikipedia:


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RAPPORTO SUI LIMITI DELLO SVILUPPO




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PICCO DI HUBBERT





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CLUB DI ROMA




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THOMAS ROBERT MALTHUS

venerdì 6 dicembre 2019

Ristoranti di tendenza, a Roma...



di Paolo Dal Dosso, 30 nov 2019 

Per vedere e farsi vedere, ma soprattutto per mangiare bene. Abbiamo selezionato 5 ristoranti da non perdere a Roma.

Attori, attrici, calciatori e allenatori; politici, imprenditori, personaggi televisivi, della radio e del web. Insomma, tutti i professionisti di un mondo magico che si possono incontrare, in una città come Roma, al bar sotto casa mentre prendono un caffè o al tavolo vicino al nostro, mentre consumiamo un pasto veloce o ci attardiamo a degustare un bicchiere di vino. Ma non dappertutto: i personaggi pubblici sanno che dove vanno fanno tendenza e quindi scelgono posti di tendenza. Ne abbiamo selezionati alcuni nella gallery.

Trattoria da Neno


La carne occupa un posto speciale nel menu: dall'angolo del girarrosto, con la lenta cottura sopra il fuoco ardente per una rosolatura prolungata che ne mantiene il sapore mentre lo spiedo che gira cucina ogni parte a puntino; alle carni pregiatissime, appena scottate per esaltarne il sapore intrinseco facendola arrivare subito al tavolo.
Tra gli antipasti la tartare di fassona, le polpette di stracotto su crema di patate al lime o il taco di manzo in tartare con salsa cacio e pepe, il carpaccio marinato alle 5 spezie con salsa carbonara al tartufo o il pomodoro scottato ripieno di stracciatella, pesto di basilico e panzanella.


I primi guardano alla tradizione: la classica carbonara, i tonnarelli cacio e pepe e l'amatriciana; ma sono anche attenti alla modernità, come per gli spaghetti rossi al peperoncino con straccetti di orata, carciofi e pecorino o la vellutata di ceci, mazzancolle, stracciata di burrata e gamberi rossi crudi.

Antica fonderia


Dalla periferia al centro, la movida a Roma impazza soprattutto a Campo de' Fiori, sotto la statua di Giordano Bruno che con aria severa guarda centinaia di giovani che si divertono. Il ristorante Antica Fonderia, aperto tutti i giorni dalle 19 alle 23, è in via del Pellegrino 64, a pochi metri da Campo de' Fiori. Il proprietario, Cesare Bettozzi, viene da una famiglia legata alla ristorazione e per 30 anni opera a Portorico, poi decide di tornare in patria, a Roma, dove apre l'Antica Fonderia scegliendo per il locale solo il meglio.


«Il carbone e il fumo sono i nostri strumenti più potenti», scrivono sul sito per illustrare il menu, che evidenza un approccio ancestrale a quella che loro chiamano «la nuova cucina mediterranea»: tutti i loro piatti, dalle aragoste mediterranee all'agnello al forno, ricevono il tocco finale sulla fiamma viva.


Ci sono preparazioni complesse, come il Gambero rosso con burrata alle melanzane affumicate, composta di pomodoro e senape, e brut ma bon al pistacchio; o il Risotto con burro di Normandia, alici del Cantabrico e zenzero candito o il Controfiletto di cervo con cavolo pak-choi e patate al burro noisette. Ma anche piatti che mettono al centro il prodotto, come il caviale Calvisius, le ostriche o gli scampi alla brace di melo. Le carni sono tutte cotte su griglia argentina, a 4 diverse altezze e denotano un'idea innovativa di fondo, come nel caso della pluma iberica (uno dei tagli di maiale più pregiati, tra il lombo e il collo, e la sua forma ricorda una piuma) con verza alla cenere ed emulsione di tuorlo.


L'executive chef dell'Antica Fonderia è Alba Esteve Ruiz è spagnola, classe 1989, e vive a Roma da dieci anni. Cucina prima a Alicante, Valencia e Girona, a Roma divora libri nella Biblioteca Nazionale finché non ne trova uno dell'800 che parla della cucina italiana prima dell'arrivo dell'elettricità. Con una mano decisa e raffinata elabora piatti mediterranei, in perfetto equilibrio tra i sapori italiani e iberici. La sua brigata è composta da Daniele Mochi, Valentina Pacifici, Stefano Marinucci e Lorenzo Casani. La sala è diretta dal responsabile e sommelier Michel Vergari Magoni, aiutato da Marco Farina.

L'acino brillo


Cucina italiana, di pesce e soul food. Cibo per l'anima, così si definiscono quelli dell'Acino brillo, unendo cucina creativa e piatti della tradizione in un'esplosione di colore nel cuore della Garbatella, in piazza sant'Eurosia 2b, dove l'atmosfera è senza tempo. L'Acino Brillo propone piatti di alta qualità legati alla stagionalità, curati e preparati con passione ed un pizzico di trasgressione, da abbinare ad una selezione di circa 100 etichette di vini italiani e birre artigianali


Imperdibili le specialità di pesce freschissimo, il pane sfornato al momento, le paste all'uovo ripiene e i dolci fatti in casa.


Tradizione e modernità non mancano, come nella cacio e pepe con pistacchi alla torta di mele con ricotta di bufala, dal salmone affumicato con mozzarella di bufala e tartufo agli spaghettoni gamberi e fiori di zucca.

Belive eat!


«Siamo un'azienda giovane, energica e dinamica, nel nostro percorso lo sguardo è rivolto al futuro». Lo chef e proprietario Aureliano Procacci ha studiato al Gambero Rosso e dopo aver perfezionato la tecnica in ambienti internazionali inizia, nel 2016, la sua prima avventura imprenditoriale propria al Beliveat. Si divide tra sala, bancone e cucina con Armida Grimaldi, che approda al locale con una laurea in giurisprudenza e con la specializzazione in pasta fresca. Il locale è in via Braccio da Montone 7 al Pigneto, quartiere romano che ormai fa tendenza.


Il menu, come scrive chef Procacci, non è solo una lista di piatti ma descrive chi lo crea, la sua vita, il suo amore per il cibo e le trasformazioni. È quel che viene in mente guardando prima di assaggiarlo il tortino di zucca e taleggio, o lo scamone di agnello brasato al vino rosso servito con un carciofo alla romana: antipasti che sono il biglietto da visita dello chef, che apprezza soprattutto ciò che è semplice ma estremamente appetitoso.


La tradizione continua al Beliveat con le paste fatte in casa con ingredienti semplici e d'eccellenza, soprattutto per quel che riguarda le farine come per gli gnocchetti purè e fonduta o per gli spaghetti di rape, palamita e guacamole o i ravioli ripieni di amatriciana con guanciale di Norcia e salsa cacio e pepe.


Nei secondi chef Procacci parte dalla precisione e dalla tecnica per arrivare, con allenamento e ricerca, all'eccellenza che nel caso del Beliveat è avanguardia culinaria. La troviamo nel polpo croccante cotto a bassa temperatura su crema di patate, lime e zenzero; nel maialino stracotto con pelle croccante, zucca fondente, patate e cipolline dolci in salsa delicata alla senape.

Menabò vino e cucina


Due fratelli: un cuoco e un oste. La cucina, il bancone e il vino. Daniele e Paolo Camponeschi vengono da una famiglia di ristoratori da generazioni e hanno deciso di aprire questo locale in periferia in via delle Palme 44, a Centocelle, la nuova frontiera della tendenza a Roma dopo il Pigneto. Tavoli ben distanziati, il bancone per degustazioni e aperitivo, l'arredamento essenziale con la lavagna del menu fatta girare da Daniele tra i tavoli mentre Paolo è in cucina: è un'osteria, come quelle di una volta, con la carta dei vini e la mescita al banco.


Il benvenuto è incoraggiante, una crema di finocchio all'olio d'oliva con pane carasau. Per antipasto va bene il carciofo in pasta matta con patate e una fonduta di pecorino.


I primi piatti sono quelli della tradizione romana, anche fuori menu, ma non mancano le novità, come la minestra di pasta mista con patate e polpo rosticciato.


I secondi riportano la mente ai piatti che i romani mangiavano a casa la domenica: la trippa con mentuccia e pecorino o il pollo alla cacciatora con olive e rosmarino, mentre il baccalà con pomodori infornati e ricotta guarda avanti.





lunedì 14 ottobre 2019

Una "Terra dei Fuochi" a Roma...


Avviate le operazioni di sgombero nel terreno dove, dal 9 settembre, fuoriescono fumi dal sottosuolo. Seguiranno le bonifiche. Foffo (CdQ): "Ci aspettiamo interventi celeri: le scuole sono a 200 metri"

di Fabio Grilli, 7 ott 2019



Gli insediamenti sorti tra via Castel di Leva e la via Laurentina, una manciata di chilometri a sud del Raccordo Anulare, sono stati rimossi. E' la prima importante iniziativa messa in campo dall'amministazione. Arriva un paio di settimane dopo le segnalazioni raccolte da Romatoday sulla terra dei fuochi di Fonte Laurentina.

Le aree da bonificare

In quel triangolo di verde, un tempo disseminato di pascoli, cave e casali, vanno eseguite varie bonifiche. Una riguarda l'area privata su cui, la Polizia Locale, ha avviato le operazioni di sgombero. Ma ci sono anche altri siti, nella zona, che destano preoccupazione. Uno di questi, lo scorso luglio, è stato posto sotto sequestro. Ed è quello che desta maggiore apprensione perchè si sospetta vi sia stato sepolto un residuo derivante dalla macerazione dei veicoli, il fluff. Dunque un materiale infiammabile, a pochi metri dalle scuole del quartiere.

Le discariche sotterrate

Le segnalazioni dei residenti, raccolte dai media, sono arrivate anche all'orecchio delle istituzioni. Prima la Sindaca Raggi e poi l'ex vicepremier Salvini, si sono recati sul posto. La prima cittadina ha ascoltato chi, da tempo, sta cercando di sollevare il problema. "Abbiamo preparato una relazione di 80 pagine con una mappa dettagliata di 16 discariche abusive" ha fatto notare Maurizio Romano, presidente dell'associazione I Casali della Memoria che domenica 13 ottobre, con la Proloco, ha organizzato "un trekking agro urbano di monitoraggio e bonifica".

Il fluff ed il rimpallo di competenze

Alla Sindaca, il presidente del Municipio IX Dario D'innocenti, ha ricordato che si sta lavorando per definire qual è l'istituzione che deve procedere alla bonifica dell'area sequestrata. Era di Roma Metropolitane ma, dall'ex Provincia, dovrebbe essere stata ceduta a Roma Capitale nel 2018. "Noi aspettiamo che vengano eseguite al più presto le bonifiche delle due discariche abusive presenti nella zona" ha intanto dichiarato Domenico Foffo, presidente del Comitato di Quartere. Bisogna infatti procedere nell'area privata in cui è, il 7 ottobre, è stato avviato lo sgombero che in quella pubblica, disseminata di fluff. "Ci aspettiamo interventi di bonifica celeri da eseguire nel rispetto di tutte le prescrizioni a tutela della salute pubblica anche perchè – ha sottolineato il presidente del Comitato di Quartiere – a circa 200 metri ci sono le nostre scuole".

A difesa del territorio

In attesa che le istituzioni ed il privato disinneschino, nelle rispettive aree, la terra dei fuochi romana, i cittadini hanno deciso di fare la propria parte. "Domenica 13 abbiamo organizzato una passeggiata" ha annunciato Maurizio Romano. Si svilupperà lungo un antico sentiero adiacente all'area andata a fuoco la scosa estate. "Passeremo tra i casali della Tenuta di Tor Pagnotta, una chiesa diruta del 1200, una torre mediovale, un antico mulino ed una cava - ha spiegato il cittadino. Con l'occasione, l'associazione I Casali della Memoria e la Pro Loco pianteranno anche 50 alberelli. Un modo per sensibilizzare cittadini ed istituzioni a difendere un territorio da chi, impunemente, lo sta trasformando nella nuova "terra dei fuochi".“

sabato 10 agosto 2019

L'antica Roma dei tempi di Rea Silvia e di Romolo e Remo ancora sepolta...



Nell'area di 11 ettari che il Comitato della Caffarella chiede sia annessa al Parco, sono presenti importantissimi reperti archeologici. Dubbini:"Secondo la leggenda lì vennero concepiti Romolo e Remo"

Fabio Grilli, 22 nov 2016



Negli undici ettari di parco della Caffarella che il Comune sta lasciando in mano ai privati, c’è un tesoro. Non si tratta infatti di aree pregevoli solo sul piano naturalistico. In quelle porzioni di verde, già acquisite al patrimonio capitolino ma lasciate in detenzione agli ex proprietari, si racchiude la storia di Roma.

LE ORIGINI - Secondo l’archeologa Rachele Dubbini,sotto ilprimo miglio dell’Appia Antica “a fianco al Domine Quo Vadis, si trova il Santuario di Marte Gradivo”. Un complesso legato alle origini della Città Eterna. 
“Dal punto di vista scientifico, la notizia è una bomba – premette l’archeologa – infatti è dal Cinquecento che i filologi stanno cercando d’individuare questo sito. Si tratta dell’area dove, secondo la leggenda, Marte ha incontrato Rea Silvia . E’ lì quindi che vennero concepiti Romolo e Remo”. 
Il complesso però, non è mai stato portato alla luce.

LA SCOPERTA - “Nel 1970 in occasione della realizzazione di un collettore, vennero effettuati degli scavi dalla Sovrintendenza, ma purtroppo furono rapidamente interrati. Tuttavia ci sono indizi che lasciano pensare che qualcuno avesse intuito la portata della scoperta. I rilievi approfonditi e le fotografie a colori, sono tra questi – spiega la dottoressa Dubbini – la zona era situata lungo il primo miglio dell’Appia Antica, ovvero in quello che rappresentava il confine del territorio romano”. 
Parliamo di un'epoca antecedente alla realizzazione delle Mura. Dunque la presenza del complesso e del relativo tempio, aveva anche la funzione di demarcare e proteggere la città.

LA PICCOLA POMPEI - La scoperta ha un valore enorme sul piano archeologico. 
“Sotto terra c’è una 'piccola Pompei' . Parliamo infatti di un’area, ricca di mosaici, affreschi e con mura importanti, che venne abbandonata, sigillata. E quindi che non ha subito le classiche espoliazioni avvenute nel medioevo”. Della scoperta, realizzata dalla stessa Dubbini attraverso un accurato lavoro d'archivio, “si è scritto di recente su una rivista scientifica americana”. Ed a breve il risultato di questo lavoro d’archivio, sarà presentato anche al pubblico. “Il 2 dicembre a Palazzo Massimo – conclude l’archeologa – verrà presentato un volume sulle ricerca fatte in tutta la valle dell’Almone”. 
A ridosso del fiume sacro, batteva quindi il cuore della Roma Antica. 
Un motivo in più per ascoltare i cittadini quando chiedono che sia interamente riconquistato ad una fruizione pubblica.

venerdì 12 luglio 2019

Le mille e mille vie che portano Roma, nel censimento di qualche anno fa...



di Gabriele Isman, 21 ago 2005


Roma delle cento piazze e delle mille vie? 

Vecchia immagine romantica, da rivedere: 13.089 le vie e 697 le piazze, almeno secondo gli ultimi dati dell' ufficio Statistiche e censimento del Comune, aggiornati al marzo 2004 e pubblicati nel sito Internet del Campidoglio. 
Numeri interessanti, che presto verranno aggiornati: «Pensiamo di pubblicare i nuovi dati a breve» dice l' assessore comunale alla Comunicazione, Mariella Gramaglia. 

E così, tra gli ultimi valori ufficiali, il totale delle "aree di pubblica circolazione" a Roma conta 15.750 siti: oltre alle 13.089 vie e alle 697 piazze, nella Capitale vi sono 529 viali, 521 larghi, 299 vicoli e 144 piazzali. Roma dei ponti? Se ne contano 79, oltre a 63 parchi, 48 lungoteveri, 37 circonvallazioni, 36 rampe, 29 porte, 23 salite, 19 giardini, 17 clivi, 14 autostrade, 12 viadotti, 11 corsi, 9 gallerie, 8 borghetti e 66 non indicati. Attenzione: si parla di denominazioni, ma il "monopoli" romano non perde di valore. 

Vi sono poi le città nelle città, ossia i municipi: a vincere in questa classifica del tutto particolare è l' ex circoscrizione XIII, con le sue 1.640 aree di pubblica circolazione, e forse anche per questo a Ostia - 1.473 vie, 51 piazze, 39 viali, 30 larghi e anche 10 vicoli, in 150 chilometri quadrati di superficie - qualcuno vuole la completa devolution da Roma. 

Ma il primato cittadino delle vie (1.555) è altrove, a Tor Bella Monaca, municipio VIII, che conta un totale di 1.629 siti, oltre a 19 piazze, 16 larghi, altrettanti viali e 12 vicoli. 

Poi si sbarca in Centro, municipio I, «più grande di Sassari - ricorda il rapporto del Comune - che al censimento del 2001 è la trentaduesima città italiana per numero di abitanti»: 1.424 siti il totale, con 844 vie, 194 piazze (ed è un primato), 141 vicoli (altro valore assoluto in città), 61 larghi e 78 viali in 14,3 chilometri quadrati di superficie. 

Quarta zona per numero totale dei siti (1.181) è l' Eur e dintorni: il municipio XII può vantare il più alto numero di viali (80), oltre a 955 vie, 57 larghi, 34 piazze, 13 vicoli. 

A seguire, il municipio XX, 1.089 aree tra Cassia, Delle Vittorie, Tor di Quinto e fino alla Giustiniana: qui - nei 186,7 chilometri quadrati della città, nella più estesa ex circoscrizione capitolina - anche 933 vie, 19 piazze, 24 vicoli, 23 larghi e 42 viali. Scorrendo la classifica, si arriva al penultimo posto, che va al municipio XVII (Prati) con appena 399 siti, tra cui 282 vie e 6 vicoli. 

Fanalino di coda il municipio III - Castro Pretorio, Nomentano e parte del Tiburtino - con appena 300 siti, di cui 228 sono vie. Ultime curiosità e ultimi numeri: sono solo 14 - valore minimo della città - le piazze del XV municipio e appena un vicolo nell' ex circoscrizione VII.


domenica 15 luglio 2018

Una impietosa analisi sul ruolo di Roma Capitale, in confronto a Milano...



Servizi scadenti, incuria, crescita culturale e creatività urbana ridotte a zero: la “città eterna” non regge più il confronto

di Raffaele Simone, 10 gen 2017

Roma è davvero (come diceva Cavour) «necessaria all’Italia»? 
E se invece ci decidessimo a portare la capitale a Milano? Il tema è antico, e non sempre sono state le menti più scelte a sollevarlo. Ma da qualche tempo è impossibile eluderlo. La catastrofe dell’amministrazione di Virginia Raggi, la voragine del debito e l’indegno abbandono in cui la Capitale versa da anni rendono inevitabile quella domanda.

Del resto, gli indicatori della Capitale sono ormai tutti in picchiata. Qualche settimana fa una ricerca ItaliaOggi-La Sapienza sulla qualità della vita nelle grandi città italiane ha declassato Roma all’ottantottesimo posto, dal già poco onorevole 69esimo dell’anno scorso. Pochi giorni dopo un’indagine analoga del Sole24Ore ha rincarato la dose: la prima città in Italia è Aosta, Roma la tredicesima, anche stavolta con una perdita di diverse posizioni. Non stiamo a chiederci come e perché le due classifiche siano così diverse. Quel che conta è che in quella del Sole la seconda della lista è… Milano.

Beffardo e feroce, il Corriere della sera ha girato il coltello nella piaga pescando un’icona ancora più bruciante: ha confrontato, con tanto di foto, le decorazioni natalizie della capitale con quelle di Milano. Che Roma a Natale fosse buia e dimessa fino allo squallore lo sapevamo da sempre, ma il confronto è umiliante: fantasia di disegno e di colori, vivacità di luci contro mestizia, banalità e micragna.

Classifiche o non classifiche, però, sta di fatto che Roma stride in modo cocente non solo con una quantità di capoluoghi italiani, ma con tutte le capitali dell’Europa occidentale, e anche centrale. E stride per quella che, col gergo dei meteorologi, si direbbe la sua “vivibilità percepita”, che se ne infischia di indicatori numerici e dice solo come si sente il cittadino che vive qui. Basta una visita mordi-e-fuggi a Praga e a Varsavia, e a Lisbona, per non parlare di Parigi, Berlino, Stoccolma, Madrid o Ginevra, per tornare increduli e frastornati dal vertiginoso crepaccio.

Non parlo solo di quel che salta agli occhi: pulizia (a Roma nulla da anni), polizia urbana (poca, inefficiente e villana), cura del verde (zero), trasporti pubblici (catastrofici), traffico (indisciplinato fino alla malvagità: il maggior numero di pedoni ammazzati all’anno), commercio abusivo (senza freno), finitura generale dell’habitat (pessima a Roma: buche, marciapiedi rotti, scritte sui muri, segnaletica scarsa, strutture in abbandono, orologi fermi, erbacce ovunque), intelligenza commerciale (scarsissima a Roma: decine di negozi uguali l’uno accanto all’altro), rispetto degli anziani e dei bambini (bassissimo) e così via. Da qualche tempo cresce anche la varietà di tipi inquietanti (ingrediente non riducibile in percentuali, ma cruciale per la vivibilità), di accattoni organizzati, di mariuoli in trasferta: da una giratina alla stazione Termini o, ancora meglio, alla Metro Flaminio o alla Stazione Anagnina si può tornare a casa coi brividi addosso.

È ancora peggio se guardiamo alle cose meno appariscenti. Ad esempio, Roma è una delle poche capitali al mondo senza impianti sportivi comunali. Esiste un assessorato allo sport, ma non si capisce cosa faccia. I ragazzi giocano a pallone per strada; chi vuole una piscina, una palestra, un corso di sport, deve cercare tra i privati. Chi vuole musica, può trovarla in due o tre teatri al massimo, tutti raccolti nella zona centrale, uno solo dei quali (quello di Renzo Piano) davvero presentabile.

C’è poi un altro livello: la creatività urbana, le invenzioni escogitate per rendere ai cittadini la vita più facile e magari anche un po’ più divertente. Qui le città francesi, inglesi, spagnole, tedesche non vincono, ma stravincono. È in Francia che hanno inventato le biciclette a noleggio, le automobili elettriche, le spiagge sul fiume, le piscine pubbliche di design (a Parigi ce n’è perfino una che flotta sulla Senna), la metropolitana senza pilota, i mototaxi, il decoro urbano sempre reinventato. Roma, da anni gemellata senza merito con Parigi, ha copiato qualcosina, ma mestamente: le biciclette a nolo, riprese dalla ville-lumière, sono state tutte rubate, senza dire che usarle in città era quasi impossibile (piste riservate poche e malmesse, rispetto per i ciclisti nullo). A Roma il comune ha inventato un car sharing complicato, raro e antipatico, a cui è perfino laborioso iscriversi. È stato battuto in un batter d’occhio da due delle poche invenzioni che in questa città rendano il cittadino più felice, Enjoy e Car2Go, ovviamente private. E quanto alle architetture pubbliche, la discussa Nuvola dell’Eur non basta a reggere il confronto con la magnifica Fondazione Feltrinelli a Milano.

Ma dove si sente davvero pianto e stridor di denti è il Mondo Tre (come lo chiamava Popper), quello della cultura, dell’entertainment, o come altro volete chiamarlo. Si tratta, ovviamente, di business, non di opere benefiche; quindi di cose che, se ben fatte, potrebbero rendere ricco chi le promuove. Le invenzioni comunali a Milano si moltiplicano, a Roma sono prossime allo zero. La nuova giunta ha ribattezzato l’assessorato alla cultura, intitolandolo (chissà perché) alla “Crescita culturale”, ma in città non cresce niente. Non si può mettere il deserto Macro, le tristi Case del jazz, della traduzione e del cinema a petto del milanese Museo del Novecento, la romana Galleria Civica di arte moderna (ignota ai più) a confronto con la milanese Fondazione Prada; tra i musei comunali solo i Capitolini (fondati però nel 1734!) sono frequentabili. Ci sono anche indecifrabili crisi di personale: il Maxxi, la (mesta) Festa del Cinema, l’Auditorium Parco della Musica sono diretti da stranieri, che della città non sanno nulla. Roma non è dunque in grado di esprimere dirigenti culturali? Allo stesso modo, non è in grado di esprimere dirigenti politici: i capi delle municipalizzate e gli assessori della scombiccherata giunta Cinque Stelle sono stati raccattati qua e là: in Veneto, Campania, Lombardia…

Che cosa è successo nella Capitale? I ricchi di Milano contribuiscono allo sviluppo della città (vedi Fondazioni Feltrinelli e Prada), quelli di Roma alla speculazione edilizia. Perché a Roma non c’è una Fondazione Caltagirone? Dov’è finita la borghesia colta? Dove sono i giovani creativi? Insomma, di cosa è capitale la Capitale? Della Grande Bellezza? Macché. Ormai, si direbbe, della politica e della burocrazia, del commercio indisciplinato e abusivo, dei palazzinari e soprattutto dell’incuria.

Se è così, che si aspetta? Coraggio: a Milano, a Milano!

martedì 26 giugno 2018

Interessante progetto di recupero di una torre ed una "chiesaccia" medievale, a Roma Sud...




Un altro progetto e un altro valore aggiunto del S.O.M.T.

A Roma, al Municipio XII , si sta presentando il progetto di restauro e ripristino della “Chiesa Diruta” a Tor Pagnotta (dove era presente una delle più importanti comanderie Templari del Lazio).



Il progetto prevede oltre al restauro della Chiesa opere di riqualificazione dell’area urbana circostante nonché la realizzazione di una biblioteca e un centro studi medioevale

Di seguito alcuni elementi del Progetto in attesa di approvazione e finanziamento.



TENUTA TEMPLARE DI TOR PAGNOTTA

I recenti lavori di urbanizzazione di una parte del settore meridionale della tenuta, situata tra il Grande Raccordo Anulare a nord, Via Castel di Leva a sud e la Via Laurentina e Via della Cecchignola rispettivamente a ovest e ad est, hanno permesso di eseguire un’accurata campagna d’indagine archeologica preventiva su una vasta superficie di circa 40 ettari d’estensione, protesa verso il lato nord, con una dorsale tufacea separata su ambo i lati da zone di compluvio naturale. Il nome della tenuta è una deformazione moderna dei nomi medievali Piliocti e Piliocta che compaiono in documenti del XIII secolo d.C.; anche questa proprietà, come la vicina tenuta della Cecchignola, è appartenuta, fino ai primi del ‘900, ai principi Torlonia.

Della torre medioevale, situata su un’alta collina a sinistra del chilometro 8,500 della moderna Via Laurentina, notevolmente rovinata, si conservano i resti della base, di forma quadrata, realizzata in scaglie di selce e l’alzato costruito in frammenti di tufo, selci e scaglie marmoree. Sul lato sud si accedeva, tramite una scaletta esterna in mattoni, all’ingresso della vedetta.

La torre, posta a metà strada tra le Vie Laurentina e Ardeatina, era al centro di un luogo strategico, venendosi a trovare circondata da una serie di vedette di guardia dislocate nelle vicinanze.

Le ricerche nel comprensorio di Tor Pagnotta hanno evidenziato, al centro del pianoro, le tracce di un articolato sistema di canalizzazioni scavate nel banco di tufo con probabile destinazione per uso agricolo, forse per l’impianto di un frutteto di meli o per un vigneto.

Queste strutture, insieme a resti di fosse e pozzi idrici, sono databili probabilmente al periodo medio repubblicano (IV-III secolo a.C.); altri resti, riferibili a stanziamenti di tipo rustico, sono stati individuati a circa 1200 metri ad est della torre di Tor Pagnotta (presso il 10° Casale di Bonifica) e a circa 400 metri ad est dal 7° Casale di Bonifica.

Alla stessa epoca deve risalire un nucleo di sei tombe a “pseudo-camera”, situato su un pianoro di fronte al complesso medioevale di Tor Chiesaccia (XII-XIII secolo d.C.).

Le sepolture, scavate nel banco di tufo, si distribuivano in modo casuale nell’ambito dell’area indagata; la loro caratteristica riguardava la presenza di un’anticamera che precedeva la stanza di deposizione dell’inumato, disposto su una banchina realizzata in fondo alla cella o sui lati lunghi.

Le caratteristiche formali e tecniche di queste tombe, che richiamano tipi diffusi sul territorio durante il periodo dell’orientalizzante recente, non escludono un’origine più antica per la frequentazione di tali sepolcri.

E’ interessante notare che questi gruppi di tombe a camera, sparsi nel territorio, presentano una distanza, in linea d’aria, misurabile in media intorno ai due chilometri, come se le aree fossero ripartite in precise sfere d’influenza.

All’estremità occidentale della tenuta, lungo la moderna Via Laurentina, nei pressi di ponte della Chiesaccia, sono stati rinvenuti i resti di un tracciato stradale che, già individuato nell’area di Vallerano (strada 3), risaliva, dopo aver attraversato il fosso omonimo, lungo un compluvio naturale, verso il pianoro del comprensorio di Tor Pagnotta; probabilmente questa strada, dopo aver attraversato la tenuta, si dirigeva, con andamento grossomodo nord nord ovest, verso l’abitato protostorico della Laurentina Acqua Acetosa.

Recentemente, a sud di questa zona, durante i lavori di raddoppio dell’attuale Via Laurentina, all’incrocio con Via di Castel di Leva, è stato rinvenuto un altro tratto di strada, probabilmente risalente già ad epoca arcaica, che si raccordava, verso nord ovest, con il tracciato stradale sopra menzionato; sul lato opposto, questo diverticolo, doveva proseguire, con andamento grossomodo sud est, verso la moderna lottizzazione di Casal Fattoria nella tenuta di Valleranello.

Durante indagini tuttora in corso, sul limite sud ovest del comprensorio, sono state individuate alcune aree di cava prolungatesi fino ad epoca tardo imperiale.

Proposta di progetto di risanamento e restauro

La proposta di risanamento e restauro della Torre e della Chiesaccia è finalizzato al recupero di un area, che attualmente è abbandonata al degrado e rischia di finire nelle mani degli speculatori, per trasformarla in un orrido agglomerato di palazzi , prevedendo di demolire sia la Torre che la Chiesaccia , poiché intralcerebbero ai loro interessi.

Da alcuni anni i cittadini del quartiere si sono coalizzati per fare fronte agli speculatori senza scrupoli , non curanti di quel patrimonio storico e culturale che la zona possiede e che assolutamente deve essere rivalutato e mantenuto alle generazioni future. I Cavalieri Templari avevano in questa area una grande proprietà , sicuramente la Comanderia più grande del Lazio . Le vicende storiche hanno prodotto una serie di danni , crolli e saccheggi , ma il tempo e i vandali non hanno avuto la meglio , la Torre e la Chiesaccia stanno ancora al loro posto , a sfidare il tempo , le avversità e gli speculatori. Cosa abbia fatto la Soprintendenza ai Monumenti di Roma e il Comune di Roma, non è di facile soluzione , poiché sono stati sicuramente occupati in ben altri affari , molto più remunerativi , rispetto al recupero di una Comanderia Templare .

Noi della Onlus “SACRO ORDINIS MILITUM TEMPLI", nel rispetto della cultura, del patrimonio storico del Paese e delle tradizioni Templari, riteniamo utile dare un nostro contributo per mettere in sicurezza le strutture e dare un senso di continuità alla storia dell’Ordine dei Cavalieri Templari che in questo luogo hanno operato, dei quali sui libri di storia non si parla, forse perché è meglio cancellare la loro esistenza . Da questa analisi nasce la nostra proposta , restaurare le strutture e creare un centro di studi , convegni e iniziative culturali connesse all’Ordine Templare e al Medioevo a Roma. Sarebbe questa un operazione unica e storica, dal momento che in Italia nulla esiste in ricordo dei Cavalieri Templari , forse è giunto il momento di iniziare a parlare di loro, poiché rappresentano un capitolo importante nella storia .

Proposta di progetto di restauro della Chiesaccia che dovrà prevedere le seguenti opere:
  1. Risanamento strutturale dei muri portanti, mediante opere in fondazione per garantire la stabilità della costruzione antica e risanamento degli interstizi della muratura interna ed esterna ;
  2. Realizzazione di una platea in c.a. per mettere in opera la pavimentazione in cotto;
  3. Opere in ferro per sostenere la copertura autoportante;
  4. Realizzazione della copertura in capriate di legno e tavolato con tegole romane antichizzate;
  5. Ricostruzione della parete principale in mattoni romani , prevedendo un portone in legno a due ante;
  6. Costruzione di un patio antistante l’entrata realizzato su n. 2 pilastrini in mattoni romani e coperto da una tettoia con tegole romane antichizzate;
  7. Impiantistica elettrica , idrica servizi igienici e arredi ;
  8. Prevedere un area verde di rispetto intorno all’edificio;
  9. Tutta l’area circostante trasformata in parco pubblico, al servizio della cittadinanza e adeguatamente illuminato .
Proposta di progetto di restauro della Torre che dovrà prevedere le seguenti opere:
  1. Messa in sicurezza delle parti allentate e cadenti;
  2. Ripresa della muratura ;
  3. Parziale ricostruzione delle parti mancanti.
NEL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DEL PARCO, SI PROPONE L’EDIFICAZIONE DI UNA COLONNA COMMEORATIVA IN ONORE AI CAVALIERI TEMPLARI, SUL MODELLO DI QUELLA REALIZZATA A LONDRA, DAL “CIVILE” COMUNE DALLA CITTÁ PRESSO IL TEMPLAR CHURCH

giovedì 14 giugno 2018

Una analisi del fenomeno "Young Signorino"



Non concerti ma esibizioni, dove può succedere di tutto. 
Lui è inascoltabile, ma rischia di essere preso sul serio e infangare il buono creato dalla scena rap italiana 

di Gabriele Fazio, 2 giu 2018

Habemus Signorino. 
Il principe del male, essendosi autoproclamato figlio di Satana credo che gli spetti tale carica, si è materializzato per la prima volta davanti ad un pubblico a Padova durante il festival studentesco Je T’aime. Un evento che sarebbe dovuto avvenire lo scorso 25 maggio al Monk di Roma, ma in quell’occasione il giovane erede del demonio aveva preferito dar buca ai suoi fans, che forse sarebbe più corretto definire pubblico.

Pubblico perché l’atmosfera riportata sia da Roma che da Padova dei presenti in sala era più quella di chi rallenta in autostrada per guardare i residui di un incidente mortale che quella di un concerto per ascoltare della buona musica.

Insomma, più che un concerto una sorta di esibizione alla Marina Abramovic (sperando che Marina Abramovic non sia un’abituale lettrice di Agi). L’attività di un performer, quindi, o di un fenomeno da baraccone. Decidete voi con estrema calma.

Sia chiaro, tutto ciò è stato documentato ed è facilmente reperibile online, il sottoscritto non era presente né a Roma né a Padova per due motivi fondamentali: il primo è che non avevo la possibilità di seguire gli eventi essendo impegnato in entrambi i casi altrove per lavoro, il secondo è che ho giurato di non avere più alcun rapporto diretto con membri della famiglia di Satana dopo la fine di una vecchia storia con una mia ex, che di Satana se non era figlia era perlomeno cugina.

Ma, grazie a Dio (mi sarà concessa un po' di democristiana parcondicio), la rete provvede a strizzare l’occhio a chi, come me, deve fare due tentativi per alzarsi dal divano, per cui possiamo dire che il pubblico ad entrambi gli eventi era poco, oserei dire pochissimo considerato che l’autore in questione raccoglie su YouTube numeri a sei zeri ad ogni sua uscita (finora si contano larghe sulle dita di una mano).

Cosa succede ad un live di Young Signorino 

Il primo live del trapper/rapper (etichette che al nostro non piacciono affatto) Paolo Caputo da Cesena, in “arte” Young Signorino, 19 anni, un figlio e un’overdose da farmaci sfiorata alle spalle, come si diceva, è avvenuto a Padova e, bisogna essere onesti, non è andata benissimo. Il video che gira in rete e del quale tanto si sta scrivendo in questi giorni infatti non riguarda un’esibizione particolarmente emozionante, ma il lancio di un bicchiere da parte di un ragazzo del pubblico ai danni del nostro aristocratico amico Signorino.

Il momento era topico, Young stava per attaccare con uno dei suoi successi Mmh Ha Ha Ha, un techno-rap da 12 milioni di visualizzazioni, la sua Bohemian Rapsody o Let It Be se proprio vogliamo adattarci al personaggio ed essere blasfemi, quando si vede nitidamente un bicchiere di plastica volare dal pubblico. Young blocca il tizio che sta dietro di lui alla consolle, l’addetto a cliccare play per far partire le basi e aizzare il pubblico, una sorta di Mauro Repetto 2.0, e la prende con uno stile invidiabile: “Ti smonto con le parole fratè!”. E poco importa se il nostro tenero figlio di Satana poi azzarda un freestyle imbarazzante che non avrebbe offeso nemmeno Maurizio Belpietro, comunque porta a casa game, set e partita.

La scena ricorda quella delle gite scolastiche allo zoo quando il bambino più stronzo lancia la merendina all’animale in gabbia per vedere come reagisce. Attenzione, lungi da noi dare dell’animale a Young Signorino, che tra l’altro ha anche parentele scomode che non vogliamo inimicarci in alcun modo; l’unico comportamento bestiale in questa storia è quello del ragazzo armato di bicchiere, voglio dire, se non ti piace un artista resta a casa ad ascoltare altro o fai due passi, scommetto che Padova offre attività più intelligenti di andare a tirare bicchieri al figlio del diavolo.



Il fatto comunque merita un’analisi, sperando di non fare, troppo, la figura del trombone. Che la musica in passato abbia veicolato messaggi provocatori di intere generazioni, che sia stata utilizzata come arma, anche violenta, di protesta, che certa musica sia esistita a prescindere dalla valenza ma solo perché di rottura, solo perché paradossalmente necessaria in certe modalità distorte, è una cosa; Young Signorino, non ce ne vogliano gli adolescenti YouTubari dei giorni nostri, è un’altra.

Il pericolo di essere preso sul serio 

Il pericolo, mi sbilancio a dirlo, anche per lo stesso Caputo, di essere preso sul serio non è cosa da prendere sotto gamba, perché gli effetti possono diventare devastanti per la vita di un ragazzo che sembra non saper gestire al meglio ciò che fa, anzi di non saperlo proprio. Consideratelo un appello. Non va bene far passare roba come Dolce droga come innovativa, da analizzare, valutare, rivalutare, valorizzare e, infine, perché no, approvare. Non tutto ciò che è nuovo va bene solo perché nuovo. Mi spiace, ma non può passare tutto. Che una certa generazione di autori dall’inventiva decisamente appannata e anacronistica vada mandata in pensione per far largo e concedere più visibilità possibile a nuovi artisti, a nuovo pubblico, a nuova linfa vitale per la discografia italiana, va bene, sta già accadendo fortunatamente, è la faccia della medaglia del nuovo mercato musicale online che più ci piace.

Ma, ripeto, Young Signorino è un’altra cosa. Young Signorino è qualcosa di offensivo per occhi e orecchie, talmente osceno da non sembrare nemmeno reale. Nessuna provocazione, nessuna ribellione, nessun ratto mangiato, nessuna chitarra sfasciata sul palco, dato che non ci sono strumenti sul palco non trattandosi di un musicista. Osceno a tal punto da sembrare una sorta di parodia, qualcosa fatta malissimo dall’inizio alla fine e sotto tutti i punti di vista solo per prendersi gioco di noi.

Sia chiaro, in quel caso sarei il primo ad alzarmi in piedi e concedere i fantozziani 92 minuti di applausi, perché si tratterebbe di un genio della comunicazione assoluto, la dovremmo prendere come una sculacciata serissima alla nostra intera società da parte di un artista che potrebbe dare del tu a Andy Warhol e tutta la factory. Ma siccome finora si presenta come rapper ci tocca commentarlo come rapper, e come rapper è impresentabile, inascoltabile.

Signorino è un fenomeno assolutamente inspiegabile

Più che figlio di Satana sembra una sua appendice mandata sulla terra solo per fare da colonna sonora ad una catastrofe (chissà, magari culturale e magari già in atto). Una punizione, molto severa. In un momento in cui, tra l’altro, la nostra scena rap sta godendo di nuova vitalità grazie al lavoro di ragazzi dal talento cristallino (Gemitaiz, Nitro, Willie Peyote… giusto per fare qualche nome). Ecco, in questo contesto il successo, anche tra i più giovani, di Young Signorino non può essere giustificato se non con un ritorno di fiamma col trash più spinto. Ma musicalmente non esiste alcuna spiegazione plausibile a cotanto seguito.

Il fenomeno Young Signorino, sbarcato anche in tv da Chiambretti, che per questi personaggi ha sempre avuto un occhio lungo da furbo mestierante, è così che va commentato, come una fase, un qualcosa che spero il mondo della musica mastichi e sputi, offeso e in fretta. Il poco pubblico accorso ai suoi show ci ispira solo un sospiro di sollievo; i nostri ragazzi non sono del tutto impazziti, possiamo ancora sperare in un futuro decente.

E che il giovine, ancora molto giovine, faccia una scuola di musica, impari a suonare uno strumento, legga qualche libro, viaggi un po', risolva i propri problemi, si concentri esclusivamente sull’essere un buon padre, si goda i propri 19 anni, che non c’è niente di brutto ad avere 19 anni e non essere famoso; essere famoso è un duro mestiere non adatto a tutti, e se il tuo successo si basa solo su eccessi fini a se stessi, tranquillo, arriverà presto chi ti batterà e si spingerà oltre. Le mode, per loro stessa definizione, passano. Oppure si sveli in diretta televisiva, a reti unificate, ci dia dei coglioni a tutti noi che ci siamo cascati stando lì a prenderlo sul serio, e scommetto che pure papà Satana, che ne sa una in meno delle donne ma fesso non è, si alzerà in piedi e gli tributerà il meritato plauso.

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it

mercoledì 7 marzo 2018

Trattorie di Roma consigliate da PuntarellaRossa




di Sara Zucchini, 30 dic 2017

Le migliori trattorie tradizionali di Roma dove mangiare molto e spendere poco Per una volta uscite dalla girandola di nuove aperture – dai ristoranti gourmet agli asiatici fusion, dalle trattorie shabby chic ai vegani – e buttatevi a caccia della trattoria di una volta. Che non esiste, va da sé, perché una volta è passata, ma molto di buono si trova: non le bettole “tipiche“, acchiappaturisti. Lasciamo perdere anche i “classici” che erano buoni qualche decennio fa, dal Grottino del traslocatore, al Biondo Tevere fino ad Augusto a Trastevere. Vi parliamo di trattorie vere, vive, bujaccari, magari “ignoranti”, ma che uniscono quantità, qualità e prezzi stracciati, insieme a un vasto repertorio di umanità, facce scavate dalla vita, panze sballonzolanti, intonaci che hanno fatto storia e gricie e carbonare lussureggianti che ti cambiano la vita.

Betto e Mary – Torpignattara
Lasciate la cravatta voi ch’entrate, o sarete costretti a vedervela appendere alla parete a mo’ di trofeo. Betto e Mary è un’osteria popolare che non ha cambiato stile, menu e orientamento politico fin dalla sua apertura negli anni Settanta. I piatti sono quelli classici: antipasti di carne a 5 euro, primi con l’eccezionale pasta fatta in casa a 7-8 euro tra cui cacio e pepe, Amatriciana, Carbonara (anche nella versione vegetariana con le zucchine), secondi come la coda e l’abbacchio e uno sformato di verdure per i vegetariani che, meglio che lo sappiano in anticipo, verranno sicuramente presi di mira dal sarcasmo dei camerieri.

Betto e Mary, Via dei Savorgnan, 99. Tel.:06 64771096; aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 15 e dalle 20 alle 23.

Sora Margherita – Quartiere Ebraico
Probabilmente la trattoria più economica del Ghetto (e anche quella che regala più soddisfazioni). Si entra da una porticina su piazza delle Cinque Scole riconoscibile dalle luci di Natale dodici mesi l’anno e ci si infila in un locale stretto e lungo stipato di tavolinetti. L’atmosfera è casalinga e festosa, il volume delle voci altissimo e favorito dal rimbombo per via dei soffitti bassi. Consigliabile più per una cena tra amici che per un appuntamento romantico, ma dipende sempre dai gusti. I piatti, nonostante le porzioni generose, sono ricercati e presentati con cura, sia quelli di tradizione ebraica (come il carciofo alla Giudia) che romana (il bollito alla Picchiapò). Vasta la scelta dei primi per i vegetariani (fetuccine fatte in casa al pesto, al pomodoro e basilico, cacio e pepe e ricotta).

Sora Margherita, Piazza delle Cinque Scole, 30. Tel.: 06 6874216; aperto dal lunedì al sabato dalle 12.30 alle 15 e dalle 20 alle 23.30. Sito web.

Da Marcello – San Lorenzo
Il piatto migliore di San Lorenzo sono le fettuccine aglio, olio e baccalà con le nocciole di Marcello (9 euro), una composizione di cui il cuoco stesso va molto fiero. Non eravamo sicuri di far rientrare Marcello nella lista delle trattorie ruspanti, se non fosse che per i prezzi estremamente economici, perché nei piatti, dagli antipasti ai dolci, la cura, la presentazione, il bilanciamento dei sapori sono quelli di un ristorante di categoria superiore. Qualche chicca: lo sformatino di patate, cipolle e sesamo con fonduta di parmigiano (5 euro) e la millefoglie di melanzane, scamorza affumicata e pesto (6 euro).

Osteria da Marcello,Via dei Campani, 12. Tel.:06 4463311; aperto dal lunedì al sabato nei mesi invernali dalle 19.30 a mezzanotte e dal lunedì al venerdì nei mesi estivi (giugno-settembre) dalle 19.30 a mezzanotte. Pagina Facebook e Sito web.

Da Domenico – Pigneto
Una trattoria senza pretese ai confini del Pigneto, con una saletta interna e una all’aperto. I piatti del giorno sono scritti sulla lavagna e non sono previste richieste fuori menu: cacio e pepe, amatriciana, pasta al sugo, abbacchio e poca tolleranza per i vegetariani, ma le porzioni sono gigantesche, i prezzi più che popolari (5-6 euro a piatto) e il clima estremamente cordiale: no, per niente raffinato e sì, potete andarci anche con la tuta da lavoro o i vestiti sporchi di vernice se avete appena finito di imbiancare. Nessuno ci farà caso.

Da Domenico al Pigneto, Via Attilio Zuccagni Orlandini. Tel.: 06 295613; aperto dal lunedì al sabato dalle 12.15 alle 16 e dalle 19.30 alle 23.30. 

Il Timoniere – Garbatella
Difficile da trovare per caso, il Timoniere alla Garbatella è una trattoria rustica senza troppe smancerie (anche icani sono benvenuti) che non deve aver subito molte ristrutturazioni dagli anni Settanta, e per questo conserva il fascino “de na vorta“. L’ambiente è ruspante e il menù (che non esclude le opzioni vegetariane) riserva piacevoli sorprese: le alici fritte tra gli antipasti, la Carbonara ai fiori di zucca, i tonnarelli allo sgombro (primi tra i 10 e 12 euro), l’insalata all’arancia e aringhe e le torte fatte in casa.

Il Timoniere, F. O. da Pennabilli, 5. Tel.: 06 5110007 ; aperto dal lunedì al sabato dalle 12 alle 15 e dalle 19 a mezzanotte. 

Il Quagliaro – Quarticciolo
Tra la Togliatti e la Prenestina, nel quartiere del Quarticciolo, dagli anni Cinquanta c’è una trattoria di cui vi avevamo già parlato conosciuta principalmente per le quaglie. Il menu, però, è molto vario: si spazia dagli antipasti fritti e non (supplì al telefono, uova di quaglia e alici, involtini di melanzane e fagioli con le cotiche a 6 euro) alla pizza, ai piatti romani tradizionali (Matriciana, Carbonara, Cacio e Pepe a 7 euro, coda alla Vaccinara a 12 euro e trippa a 10) ma le quaglie, cucinate nel forno a legna con contorno di funghi, olive baresane e bruschetta di ciriola (15 euro) sono senza dubbio le protagoniste della “Quagliaro Experience”.

Il Timoniere, Largo Mola di Bari, 17/19. Tel.: 06 25210875; aperto dal lunedì al giovedì dalle 19.30 a mezzanotte, il venerdì e il sabato dalle 12.30 alle 14.30 3 dalle 19.30 a mezzanotte. Pagina Facebook e Sito web

Dar Bottarolo – Tor Marancia 
Se capitate in zona, e magari avete fatto il tour della street art di Tor Marancia, fermatevi a pranzo dar Bottarolo (ci sono altre tre sedi oltre a questa) e concedetevi un piatto abnorme della loro Carbonara rivisitata con l’aggiunta di salsiccia (la Bottarolata), di tonnarelli al sugo di maialino o di pasta e ceci, un abbacchio scottadito o una fettina panata, sempre che siate certi di avere molta fame. Consigliamo di non ordinare troppi piatti sulla scia dell’entusiasmo perché potreste essere costretti a lasciare qualcosa nel piatto diventando vittime delle provocazioni dei camerieri. Primo, secondo e dolce a 25 euro a persona vino compreso.

Dar Bottarolo, Via dei Lincei, 41/47. Tel.: 06 5125768 ; aperto tutti i giorni dalle 12.30 alle 16 e dalle 20 a mezzanotte.

Il Girasole – Garbatella 
Siamo a Garbatella, lontano dal lotto elegante, dei ristorantini chic e del Palladium. Siamo in uno spiazzone di via Garibaldi, che non è il Giuseppe fu ferito che conosciamo, ma Rosa Raimondi, madre dell’Eroe dei due mondi, che il Comune chissà perché, ha voluto ricordare. Proprio di fronte ci sono il parco Garbatella e gli orti per anziani. Tre tavolini fuori, e un paio di sale stile anni ’70, anche la data ufficiale di nascita del Girasole è 1981. Ci sono i grissini San Carlo, e questa è già una garanzia di fedeltà a uno stile retrò che non è artefatto. Ci sono le rosette, come non se ne trovano più nei cestini di pani artigianali con i semi più disparati. E c’è tutto quel che vi serve della romanità. A partire da una sontuosa carbonara. Con due particolarità: è gigantesca, tipo 200 grammi, e ultra low cost, solo 6,5 euro. Non è la migliore di Roma, ma ti colpisce come un cazzotto in faccia, con l’uovo aggressivo, al limite dello sfrontato, il guanciale che ti scrocchia sui molari e i bombolotti gagliardi. Un quartino di vino onesto te lo porti via a 1,5 euro, un filetto di baccalà anche a meno. Il bagno è un cesso alla turca, di quelli che vedevate a militare (ma più pulito). Sulla porta un cartello chiaro: “Spegnete la luce, che la paghiamo”.

Il Girasole, via Rosa Raimondi Garibaldi 26-28, Roma. Tel. 06 511 0408

Priscilla – Appia antica
Il parco regionale dell”Appia antica dicono abbia il 7 per cento del patrimonio archeologico mondiale. Del patrimonio fa parte, naturalmente, anche Priscilla, questa trattoria che deve il suo nome non alla regina transex del deserto dell’omonimo film, ma alla tomba adiacente della moglie di Tito Flavio Abascanto, che fu imbalsamata e non cremata. In un casale qui c’era l’Osteria dell’Acquataccio e in passato era usato anche per la stagionatura dei formaggi e come stazione di posta. Oggi alla trattoria, una saletta spartana e senza fronzoli, piena di tavoli, e un’altra micro, ti accoglie un simpatico cingalese che parla un romano decisamente affascinante. In sala e in cucina, invece, ci sono romani doc (Alessandro Ratini è il patron, la famiglia lo gestisce da 120 anni) che sfornano primi tipici (9 euro), pollo al limone, pappardelle al cinghiale. Affascinante anche il bagno, che si trova fuori dal locale, in uno spiazzo vicino. Uscendo nella notte, si può fermarsi a respirare e godere come non mai, guardandosi intorno e respirando aria di campagna: siamo a Roma, bellezze, ricordiamocelo sempre.

Da Priscilla, via Appia Antica 68, Roma. Tel. 06 513 6379

Amatrice – Fidene
Se avete voglia di staccare dai ritmi del centro ma senza uscire dal Raccordo, un’alternativa potrebbe essere ristorante Amatrice che, in un casale rustico dell’Ottocento, conserva un’atmosfera confortevole e festosa. Oltre ai primi e secondi tradizionali di carne (tra gli 8 e i 10 euro), offre una vasta scelta di piatti a base di pesce: linguine allo scoglio, spaghetti alle vongole, risotto agli scampi o alla pescatora, tonnarelli vongole e porcini (12 euro) e tra i secondi la spigola, l’orata, il rombo o la grigliata. Il parcheggio privato, l’ampia sala interna e la terrazza rendono il locale adatto alle rimpatriate e ai rinfreschi di ogni genere, specialmente in primavera e estate.

Ristorante Amatrice, Via Piteglio, 19,. Tel.: 06 8805131; aperto dal martedì alla domenica a cena, il martedì e il mercoledì chiuso a pranzo. Pagina Facebook e Sito web