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mercoledì 7 marzo 2018

Il futuro degli smartphone...



di Luca Salvioli, 06 mar 2018

Secondo Richard Yu, il ceo di Huawei, in futuro sopravviveranno solo 3-4 produttori di smartphone, una premonizione che ricorda quella di Sergio Marchionne, che nel 2008 disse che presto ci sarebbe stato spazio soltanto per sei gruppi automobilistici. Il 2008 fu un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone e poi Android spazzarono i leader di allora, tolsero le tastiere dai telefoni, invasero gli homescreen di applicazioni. Che si realizzi o no lo scenario tinteggiato da Yu ai cronisti, a margine del Mobile world congress conclusosi a Barcellona, le similitudini tra auto e smartphone oggi sono più d’una. Alla fiera della tecnologia mobile ciò che occupava i pensieri di produttori di hardware, chip e pezzi di software erano soprattutto i dati di Gartner che certificano il primo calo delle vendite nella storia degli smartphone (-5,6%): 408 milioni di pezzi nel quarto trimestre 2017 contro i 432 milioni dello stesso periodo del 2016.

È difficile sostenere che quello smartphone di cui non riusciamo a fare a meno sia in crisi. Succede altro: «Gli smartphone - ha spiegato al Wall Street Journal Sean Cleland, direttore mobile di B-Stock Solutions, società di aste americana - oggi ricordano da vicino l’industria dell’auto. Voglio ancora guidare una Mercedes, ma posso aspettare un paio di anni e comprare il modello precedente». È un pezzo di spiegazione della ricerca: «Si assiste - spiega Roberta Cozza, analista di Gartner - all’effetto combinato di due fenomeni. Nella parte alta del mercato i consumatori faticano a capire le ragioni per cui devono spendere per un telefono da 800-1.000 euro, e oltre. Ritengono l’innovazione non percepibile. Mentre nella fascia bassa gli smartphone con sistema operativo Android non li tentano. E così comprano un feature phone». Ovvero quella categoria di telefoni che possono fare molte cose pur senza potersi definire smartphone, con un sistema operativo proprietario.



In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato.



Il parallelo con il mondo dell’auto si traduce anche nella fortissima crescita del mercato dei cellulari usati e ricondizionati, ovvero messi sostanzialmente a nuovo. Sul sito di Apple non si fa in tempo a cercare un’offerta che già è andata esaurita, mentre è più facile con l’iPad. 
Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. Per non parlare delle offerte commerciali. 
Negli Usa il modello di abbonamento pluriennale con l’operatore è un fenomeno ormai consolidato, ma adesso sta prendendo le forme del leasing, sul modello auto. 
Infine, i produttori per spingere la sostituzione dei vecchi terminali varano politiche commerciali piuttosto spinte. Samsung ha appena lanciato il Galaxy S9, uno dei prodotti al top del mercato. In Italia fino al 15 marzo c’è un programma di supervalutazione dell’usato: se in buone condizioni si può restituire il proprio smartphone usato ottenendo fino a 450 euro di contributo. 
E non si parla solo di modelli della casa coreana: si può rendere anche un iPhone, Huawei, Lg e così via.

Enrico Pappolla, senior director endpoint solution mobile di Techdata, uno dei principali distributori di elettronica di consumo nel mondo, resta ottimista: «Il ciclo di vita si è allungato soprattutto per la crescita del prezzo dei telefoni, anche in Italia. Il discorso è evidente per Apple, che con iPhone X ha superato la soglia psicologica dei 1.000 euro con il modello base, ma anche Samsung e Huawei lo hanno fatto. 
Queste tre aziende hanno in mano l’85% del mercato italiano in termini di valore, circa il 75% come volumi. I telefoni costano di più e si cambiano meno spesso. Prima uno smartphone si teneva per 12-14 mesi, ora almeno 20 mesi. 

Detto questo, in Italia nel 2017 si sono venduti 18 milioni di smartphone, sono un pochino scesi ma venivano da anni di corsa senza sosta e persino difficile da spiegare. E comunque i prezzi medi sono saliti». 
Secondo i dati di Comscore la fascia tra i 170 e i 250 euro è la più rappresentata, con un complessivo 19,7% di utenti, seguita dalla fascia oltre i 400 euro (al 16,4%) riservata agli smartphone top di gamma.



La crescita dei prezzi non è casuale. 
I produttori hanno bisogno di essere profittevoli nel momento in cui per distinguere uno smartphone dall’altro bisogna spendere molto in ricerca. L’iPhone X ha un una serie di sensori che con la fotocamera frontale permette di sbloccare il telefono con il volto. È una tecnologia costosissima, così come lo è la ricerca sull’intelligenza artificiale. Dall’ultima trimestrale di Apple si è visto come il nuovo modello non abbia favorito la crescita di vendita come volumi, in calo e sotto le attese degli analisti, ma abbia avuto il vantaggio di alzare di 100 dollari il prezzo medio dell’iPhone (Asp) a 796 dollari. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, chi costruisce telefoni ha margini piuttosto scarsi, a eccezione di Apple che oltre a riuscire a tenere i prezzi medi elevati monetizza i servizi. Ovvero la vendita di app, di spazio di archiviazione cloud, film. 

Gli altri produttori si affidano a Google per il sistema operativo. Per questo Samsung fa i soldi soprattutto vendendo chip. Mentre Huawei ha fatto una cavalcata poderosa, che però è stata favorita dal potente business pre-esistente delle reti. Negli ultimi trimestri ha avuto margini sottili anche per la spesa in marketing. Richard Yu sostiene che resterà solo chi ha una buona quota di mercato, anche se alcuni outsider si sono distinti negli ultimi anni, come i cinesi OnePlus e Xiaomi, che a breve arriverà nel mercato italiano

Il prossimo grosso salto tecnologico è il 5G, tra un paio di anni. I primi telefoni con il modulo 5G arriveranno l’anno prossimo. Ma non ci sarà una corsa alla sostituzione: le nuovi reti avranno bisogno di tempo e avranno applicazioni nel mondo della sanità, nell’industria e nell’internet delle cose. Lo smartphone è però destinato a rimanere a lungo come luogo privilegiato delle interazioni digitali e con le macchine: quello che è più difficile capire è su quali modelli di business potrà reggersi, e chi saranno i protagonisti.

domenica 24 gennaio 2016

Scenari futuri nelle TLC mobili: l'Italia, con Tim, in prima fila...




TeliaSonera ed Ericsson si sono impegnate a sviluppare casi d’uso e scenari 5G a Stoccolma e Tallin per comprendere l’impatto della tecnologia 5G e dei servizi a essa connessi, sulla società e le imprese.

di Alessandra Talarico (@aletala75), 22 gen 2016


Ericsson e TeliaSonera accelerano sul 5G. Le due società scandinave hanno stretto un accordo di collaborazione con l’obiettivo di lanciare i primi servizi già nel 2018 mentre in Italia, TIM ha avviato in anteprima mondiale le sperimentazioni della tecnologia “Full Duplex Relay” che raddoppia la capacità trasmissiva dell’attuale rete LTE e in futuro di quella 5G.

Il 5G è uno standard, ancora in corso di definizione, che grazie alla velocità centinaia di volte superiore a quella del 4G e alla possibilità di connettere centinaia di migliaia di device per chilometro quadrato con prestazioni di latenza bassissima, promette di aprire nuovi mercati per le telco.

Gli sbocchi, infatti, non riguardano soltanto le comunicazioni person to person con lo sviluppo di reti dalle prestazioni notevolmente migliorate in termini di capacità, copertura e consumo di energia, ma anche le comunicazioni tra gli oggetti nell’ecosistema di Internet delle cose, i sistemi M2M e di sistemi di eHealth.

In Europa esistono già dei laboratori dedicati allo sviluppo del nuovo standard (ad esempio in Spagna) e anche l’Italia sta pensando a un progetto analogo, ventilato recentemente dalla FUB.

I primi servizi dovrebbero partire nel 2020, ma è chiaro che gli operatori si stanno scaldando per tentare di essere i primi a tagliare l’ambito traguardo.

E’ anche grazie a questa tecnologia mobile, poi, che la Ue vuole riconquistare la leadership tecnologica perduta, obiettivo quanto mai arduo ma non irraggiungibile ed ha per questo siglato anche un accordo con la Cina che impegna le due economie a lavorare congiuntamente alla standardizzazione e allo sviluppo del 5G e che, nel lungo termine, garantirà alle imprese europee un migliore accesso al mercato cinese. Un accordo simile è stato siglato anche con la Corea del Sud, paese molto avanzato su questo terreno e che intende lanciare i primi servizi in tempo per i Giochi Olimpici del 2018.

TIM, al momento, sta sperimentando in ambiente live insieme alla start up americana Kumu Networks la soluzione self-backhauled small cell 4G con la tecnologia Full Duplex, riconosciuta a livello internazionale come uno dei più importanti e promettenti sistemi per abilitare la rete 5G e grazie alla quale – informa l’azienda – “un ripetitore intelligente è in grado di trasmettere e ricevere il segnale mobile sulla stessa frequenza, raddoppiando appunto la capacità trasmissiva della rete”.

TeliaSonera ed Ericsson, dal canto loro, si sono impegnate a sviluppare casi d’uso e scenari a Stoccolma e Tallin, partendo dal primato che queste due città vantano in fatto di connettività e per comprendere l’impatto della tecnologia 5G e dei servizi a essa connessi, sulla società e le imprese.

sabato 28 giugno 2014

La frontiera della comunicazione mobile: dopo il 4G-LTE, tra cinque anni il 5G (investimenti permettendo...)

Europa e Corea uniscono le forze per il 5G

La Commissione firma un protocollo d'intesa con Seoul. Il Vecchio Continente unirà le forze col paese asiatico per sviluppare il prossimo standard mobile



Bruxelles chiama e Seoul risponde, verrebbe da dire: l'Unione Europea, per mezzo della Commissione e del suo vicepresidente Neelie Kroes, stringe un patto con la Corea del Sud per sviluppare assieme e di concerto le specifiche del prossimo standard della comunicazione mobile. 

Il 5G, una tecnologia attesa sul mercato non prima di un lustro (la finestra 2018-2020 sembra la più probabile), sarà in ogni caso la chiave per lo sviluppo industriale di un settore cruciale per l'Europa e per la patria di alcuni dei più importanti marchi asiatici dell'elettronica di consumo: la telefonia mobile. 


Secondo i termini dell'accordo, UE e Corea coopereranno nella definizione dei progetti di ricerca per cui verranno lanciati appositi bandi entro il 2016, e le aziende che partecipano alle rispettive associazioni che si occupano del futuro standard collaboreranno fattivamente: operatori importanti come Deutsche Telekom, Telecom Italia, Orange, Telefonica, Telenor, e marchi prestigiosi come Alcatel-Lucent, Ericsson e Nokia, saranno tutti coinvolti nello sforzo intercontinentale congiunto, che potrebbe avere il peso specifico necessario a determinare la direzione intrapresa dallo sviluppo di questa tecnologia. Inoltre, UE e Corea cercheranno anche di armonizzare i rispettivi spettri radio, in modo tale da garantire maggiore uniformità e compatibilità tra i prodotti e servizi sviluppati per il 5G.





L'interesse mostrato dalla UE sin dal 2013, quando aveva promesso decine di milioni di investimenti nel settore, così come da alcuni paesi dell'Europa allargata (Regno Unito in testa) per il 5G non sono certo una coincidenza: nella futura tecnologia mobile viene indicato il punto di convergenza tra i servizi di Rete fin qui familiari alla collettività e il futuro della Internet delle cose, ovvero quelle interconnessioni capaci di garantire il funzionamento delle smart-city, l'inclusione e lo sviluppo delle cosiddette smart-grid, domotica, intrattenimento ubiquo, e-government ed e-health. Nelle intenzioni dei promotori, il 5G dovrebbe garantire velocità di connessione non inferiore a 1Gbps con latenze minime, arrivando a garantire un'esperienza di navigazione fin qui ad appannaggio esclusivo delle connessioni in banda ultra-larga in fibra ottica.