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lunedì 2 aprile 2018

Il futuro degli smartphone...



di Luca Salvioli, 6 mar 2018

Secondo Richard Yu, il ceo di Huawei, in futuro sopravviveranno solo 3-4 produttori di smartphone, una premonizione che ricorda quella di Sergio Marchionne, che nel 2008 disse che presto ci sarebbe stato spazio soltanto per sei gruppi automobilistici. Il 2008 fu un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone e poi Android spazzarono i leader di allora, tolsero le tastiere dai telefoni, invasero gli homescreen di applicazioni. Che si realizzi o no lo scenario tinteggiato da Yu ai cronisti, a margine del Mobile world congress conclusosi a Barcellona, le similitudini tra auto e smartphone oggi sono più d’una. Alla fiera della tecnologia mobile ciò che occupava i pensieri di produttori di hardware, chip e pezzi di software erano soprattutto i dati di Gartner che certificano il primo calo delle vendite nella storia degli smartphone (-5,6%): 408 milioni di pezzi nel quarto trimestre 2017 contro i 432 milioni dello stesso periodo del 2016.

È difficile sostenere che quello smartphone di cui non riusciamo a fare a meno sia in crisi. Succede altro: «Gli smartphone - ha spiegato al Wall Street Journal Sean Cleland, direttore mobile di B-Stock Solutions, società di aste americana - oggi ricordano da vicino l’industria dell’auto. Voglio ancora guidare una Mercedes, ma posso aspettare un paio di anni e comprare il modello precedente». È un pezzo di spiegazione della ricerca: «Si assiste - spiega Roberta Cozza, analista di Gartner - all’effetto combinato di due fenomeni. Nella parte alta del mercato i consumatori faticano a capire le ragioni per cui devono spendere per un telefono da 800-1.000 euro, e oltre. Ritengono l’innovazione non percepibile. Mentre nella fascia bassa gli smartphone con sistema operativo Android non li tentano. E così comprano un feature phone». Ovvero quella categoria di telefoni che possono fare molte cose pur senza potersi definire smartphone, con un sistema operativo proprietario.

IN CALO
L'andamento delle vendite degli smartphone nel quarto trimestre 2016 e 2017. In milioni di unità
(Fonte: Gartner; AboveAvalon.com - Company Reports)


In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato.

I MELAFONINI
Le vendite degli iPhone dal 2008 a oggi. In TTM, Trailing Twelve Month
(Fonte: Gartner; AboveAvalon.com - Company Reports)


Il parallelo con il mondo dell’auto si traduce anche nella fortissima crescita del mercato dei cellulari usati e ricondizionati, ovvero messi sostanzialmente a nuovo. Sul sito di Apple non si fa in tempo a cercare un’offerta che già è andata esaurita, mentre è più facile con l’iPad. Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. Per non parlare delle offerte commerciali. Negli Usa il modello di abbonamento pluriennale con l’operatore è un fenomeno ormai consolidato, ma adesso sta prendendo le forme del leasing, sul modello auto. Infine, i produttori per spingere la sostituzione dei vecchi terminali varano politiche commerciali piuttosto spinte. Samsung ha appena lanciato il Galaxy S9, uno dei prodotti al top del mercato. In Italia fino al 15 marzo c’è un programma di supervalutazione dell’usato: se in buone condizioni si può restituire il proprio smartphone usato ottenendo fino a 450 euro di contributo. E non si parla solo di modelli della casa coreana: si può rendere anche un iPhone, Huawei, Lg e così via.

Enrico Pappolla, senior director endpoint solution mobile di Techdata, uno dei principali distributori di elettronica di consumo nel mondo, resta ottimista: «Il ciclo di vita si è allungato soprattutto per la crescita del prezzo dei telefoni, anche in Italia. Il discorso è evidente per Apple, che con iPhone X ha superato la soglia psicologica dei 1.000 euro con il modello base, ma anche Samsung e Huawei lo hanno fatto. Queste tre aziende hanno in mano l’85% del mercato italiano in termini di valore, circa il 75% come volumi. I telefoni costano di più e si cambiano meno spesso. Prima uno smartphone si teneva per 12-14 mesi, ora almeno 20 mesi. Detto questo, in Italia nel 2017 si sono venduti 18 milioni di smartphone, sono un pochino scesi ma venivano da anni di corsa senza sosta e persino difficile da spiegare. E comunque i prezzi medi sono saliti». Secondo i dati di Comscore la fascia tra i 170 e i 250 euro è la più rappresentata, con un complessivo 19,7% di utenti, seguita dalla fascia oltre i 400 euro (al 16,4%) riservata agli smartphone top di gamma.


L’ANDAMENTO, BRAND PER BRAND
Dati in milioni di smartphone venduti
(Fonte: Idc, Gartner, Creative Strategies, Inc, Vendor Data)


La crescita dei prezzi non è casuale. 
I produttori hanno bisogno di essere profittevoli nel momento in cui per distinguere uno smartphone dall’altro bisogna spendere molto in ricerca. L’iPhone X ha un una serie di sensori che con la fotocamera frontale permette di sbloccare il telefono con il volto. È una tecnologia costosissima, così come lo è la ricerca sull’intelligenza artificiale. 
Dall’ultima trimestrale di Apple si è visto come il nuovo modello non abbia favorito la crescita di vendita come volumi, in calo e sotto le attese degli analisti, ma abbia avuto il vantaggio di alzare di 100 dollari il prezzo medio dell’iPhone (Asp) a 796 dollari. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, chi costruisce telefoni ha margini piuttosto scarsi, a eccezione di Apple che oltre a riuscire a tenere i prezzi medi elevati monetizza i servizi. Ovvero la vendita di app, di spazio di archiviazione cloud, film. Gli altri produttori si affidano a Google per il sistema operativo. Per questo Samsung fa i soldi soprattutto vendendo chip. Mentre Huawei ha fatto una cavalcata poderosa, che però è stata favorita dal potente business pre-esistente delle reti. Negli ultimi trimestri ha avuto margini sottili anche per la spesa in marketing. Richard Yu sostiene che resterà solo chi ha una buona quota di mercato, anche se alcuni outsider si sono distinti negli ultimi anni, come i cinesi OnePlus e Xiaomi, che a breve arriverà nel mercato italiano. Il prossimo grosso salto tecnologico è il 5G, tra un paio di anni. I primi telefoni con il modulo 5G arriveranno l’anno prossimo. Ma non ci sarà una corsa alla sostituzione: le nuovi reti avranno bisogno di tempo e avranno applicazioni nel mondo della sanità, nell’industria e nell’internet delle cose. Lo smartphone è però destinato a rimanere a lungo come luogo privilegiato delle interazioni digitali e con le macchine: quello che è più difficile capire è su quali modelli di business potrà reggersi, e chi saranno i protagonisti.

mercoledì 7 marzo 2018

Il futuro degli smartphone...



di Luca Salvioli, 06 mar 2018

Secondo Richard Yu, il ceo di Huawei, in futuro sopravviveranno solo 3-4 produttori di smartphone, una premonizione che ricorda quella di Sergio Marchionne, che nel 2008 disse che presto ci sarebbe stato spazio soltanto per sei gruppi automobilistici. Il 2008 fu un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone e poi Android spazzarono i leader di allora, tolsero le tastiere dai telefoni, invasero gli homescreen di applicazioni. Che si realizzi o no lo scenario tinteggiato da Yu ai cronisti, a margine del Mobile world congress conclusosi a Barcellona, le similitudini tra auto e smartphone oggi sono più d’una. Alla fiera della tecnologia mobile ciò che occupava i pensieri di produttori di hardware, chip e pezzi di software erano soprattutto i dati di Gartner che certificano il primo calo delle vendite nella storia degli smartphone (-5,6%): 408 milioni di pezzi nel quarto trimestre 2017 contro i 432 milioni dello stesso periodo del 2016.

È difficile sostenere che quello smartphone di cui non riusciamo a fare a meno sia in crisi. Succede altro: «Gli smartphone - ha spiegato al Wall Street Journal Sean Cleland, direttore mobile di B-Stock Solutions, società di aste americana - oggi ricordano da vicino l’industria dell’auto. Voglio ancora guidare una Mercedes, ma posso aspettare un paio di anni e comprare il modello precedente». È un pezzo di spiegazione della ricerca: «Si assiste - spiega Roberta Cozza, analista di Gartner - all’effetto combinato di due fenomeni. Nella parte alta del mercato i consumatori faticano a capire le ragioni per cui devono spendere per un telefono da 800-1.000 euro, e oltre. Ritengono l’innovazione non percepibile. Mentre nella fascia bassa gli smartphone con sistema operativo Android non li tentano. E così comprano un feature phone». Ovvero quella categoria di telefoni che possono fare molte cose pur senza potersi definire smartphone, con un sistema operativo proprietario.



In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato.



Il parallelo con il mondo dell’auto si traduce anche nella fortissima crescita del mercato dei cellulari usati e ricondizionati, ovvero messi sostanzialmente a nuovo. Sul sito di Apple non si fa in tempo a cercare un’offerta che già è andata esaurita, mentre è più facile con l’iPad. 
Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. Per non parlare delle offerte commerciali. 
Negli Usa il modello di abbonamento pluriennale con l’operatore è un fenomeno ormai consolidato, ma adesso sta prendendo le forme del leasing, sul modello auto. 
Infine, i produttori per spingere la sostituzione dei vecchi terminali varano politiche commerciali piuttosto spinte. Samsung ha appena lanciato il Galaxy S9, uno dei prodotti al top del mercato. In Italia fino al 15 marzo c’è un programma di supervalutazione dell’usato: se in buone condizioni si può restituire il proprio smartphone usato ottenendo fino a 450 euro di contributo. 
E non si parla solo di modelli della casa coreana: si può rendere anche un iPhone, Huawei, Lg e così via.

Enrico Pappolla, senior director endpoint solution mobile di Techdata, uno dei principali distributori di elettronica di consumo nel mondo, resta ottimista: «Il ciclo di vita si è allungato soprattutto per la crescita del prezzo dei telefoni, anche in Italia. Il discorso è evidente per Apple, che con iPhone X ha superato la soglia psicologica dei 1.000 euro con il modello base, ma anche Samsung e Huawei lo hanno fatto. 
Queste tre aziende hanno in mano l’85% del mercato italiano in termini di valore, circa il 75% come volumi. I telefoni costano di più e si cambiano meno spesso. Prima uno smartphone si teneva per 12-14 mesi, ora almeno 20 mesi. 

Detto questo, in Italia nel 2017 si sono venduti 18 milioni di smartphone, sono un pochino scesi ma venivano da anni di corsa senza sosta e persino difficile da spiegare. E comunque i prezzi medi sono saliti». 
Secondo i dati di Comscore la fascia tra i 170 e i 250 euro è la più rappresentata, con un complessivo 19,7% di utenti, seguita dalla fascia oltre i 400 euro (al 16,4%) riservata agli smartphone top di gamma.



La crescita dei prezzi non è casuale. 
I produttori hanno bisogno di essere profittevoli nel momento in cui per distinguere uno smartphone dall’altro bisogna spendere molto in ricerca. L’iPhone X ha un una serie di sensori che con la fotocamera frontale permette di sbloccare il telefono con il volto. È una tecnologia costosissima, così come lo è la ricerca sull’intelligenza artificiale. Dall’ultima trimestrale di Apple si è visto come il nuovo modello non abbia favorito la crescita di vendita come volumi, in calo e sotto le attese degli analisti, ma abbia avuto il vantaggio di alzare di 100 dollari il prezzo medio dell’iPhone (Asp) a 796 dollari. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, chi costruisce telefoni ha margini piuttosto scarsi, a eccezione di Apple che oltre a riuscire a tenere i prezzi medi elevati monetizza i servizi. Ovvero la vendita di app, di spazio di archiviazione cloud, film. 

Gli altri produttori si affidano a Google per il sistema operativo. Per questo Samsung fa i soldi soprattutto vendendo chip. Mentre Huawei ha fatto una cavalcata poderosa, che però è stata favorita dal potente business pre-esistente delle reti. Negli ultimi trimestri ha avuto margini sottili anche per la spesa in marketing. Richard Yu sostiene che resterà solo chi ha una buona quota di mercato, anche se alcuni outsider si sono distinti negli ultimi anni, come i cinesi OnePlus e Xiaomi, che a breve arriverà nel mercato italiano

Il prossimo grosso salto tecnologico è il 5G, tra un paio di anni. I primi telefoni con il modulo 5G arriveranno l’anno prossimo. Ma non ci sarà una corsa alla sostituzione: le nuovi reti avranno bisogno di tempo e avranno applicazioni nel mondo della sanità, nell’industria e nell’internet delle cose. Lo smartphone è però destinato a rimanere a lungo come luogo privilegiato delle interazioni digitali e con le macchine: quello che è più difficile capire è su quali modelli di business potrà reggersi, e chi saranno i protagonisti.

venerdì 2 dicembre 2016

Una nuova app di Google, per scansionare le fotografie al meglio...


Come funziona FotoScan, l’app di Google per scansionare le foto

È una buona alternativa agli scanner: sfrutta sistemi di fotografia computazionale per escludere i riflessi dalle stampe fotografiche

Google ha da poco diffuso una nuova applicazione che si chiama FotoScan e che serve per eseguire una scansione delle fotografie utilizzando il proprio smartphone, al posto di un costoso e poco pratico scanner. 
L’app utilizza vari sistemi di “fotografia computazionale” per migliorare la resa delle foto, risolvendo per esempio il problema dei riflessi sulla carta lucida delle stampe fotografiche, che finora aveva reso impossibile fotografarle in buona qualità con il proprio smartphone. 
L’idea è utilizzare FotoScan per digitalizzare le vecchie fotografie, prima che si rovinino definitivamente a causa del passare del tempo, che le fa stingere o ingiallire. 
L’app può essere inoltre utilizzata nei musei, dove consentito, per scattare foto migliori dei quadri e delle altre opere d’arte appese alle pareti.




















Come si usa FotoScan

Dopo avere scaricato l’applicazione, disponibile per Android e iOS, è sufficiente inquadrare la stampa di una fotografia con il proprio smartphone e scattare una foto, senza preoccuparsi di eventuali riflessi di luce. 
FotoScan utilizza lo scatto come immagine di riferimento, poi chiede di orientare il telefono in modo da inquadrare quattro punti creati virtualmente nell’inquadratura, che permettono di scattare ulteriori immagini della stampa con diverse inclinazioni per sfuggire ai riflessi (un po’ come facciamo normalmente quando osserviamo qualcosa e incliniamo la testa per vedere le parti coperte dai riflessi). 
L’app confronta l’immagine di partenza con le successive e infine ricostruisce la foto escludendo le aree con riflessi, poi automaticamente ritaglia la fotografia e la raddrizza.

FotoScan mantiene quello che promette nella maggior parte degli scatti ed è una buona soluzione per digitalizzare le vecchie foto, in un modo più divertente e veloce rispetto a uno scanner tradizionale. 
La risoluzione dell’immagine è buona, considerando che si parte da una stampa fotografica, ma in alcuni casi può risultare inferiore rispetto a una fotografia digitalizzata con uno scanner.  Nella maggior parte delle volte il risultato è comunque un buon compromesso, considerato che gli scanner semiprofessionali sono molto costosi e dopo la digitalizzazione delle vecchie fotografie finiscono per restare inutilizzati.

Come funziona FotoScan

Con “fotografia computazionale” si intendono i sistemi utilizzati per effettuare automaticamente modifiche alle foto, facendo ricorso ad algoritmi di vario tipo che intervengono subito dopo lo scatto di una fotografia. La funzione “Panorama” degli smartphone, che mette insieme più fotografie per costruire una foto panoramica, è un esempio di fotografia computazionale, così come i sistemi HDR per aumentare i punti di luce all’interno di un’immagine. Quelli di Google hanno realizzato FotoScan facendo ricorso a diversi sistemi di fotografia computazionale, che tradizionalmente richiedevano computer piuttosto potenti per funzionare, ma che ora possono essere impiegati sugli smartphone grazie alla loro accresciuta capacità di calcolo.

Dal primo scatto all’immagine finale, FotoScan fa molte cose per ottenere il risultato migliore. I suoi algoritmi confrontano l’immagine iniziale con quelle ottenute inclinando il telefono per fotografare i quattro punti virtuali mostrati nell’inquadratura. L’app identifica alcune centinaia di punti di riferimento, di solito in aree della fotografia dove ci sono contorni netti e con maggiore contrasto. L’immagine di partenza e le successive sono poi scomposte in una miriade di riquadri, che vengono confrontati tra loro per verificare le differenze dei singoli pixel. I pixel troppo chiari o non coerenti con ciò che hanno intorno nell’immagine di riferimento vengono eliminati e sostituiti da quelli di uno scatto successivo, cosa che permette di eliminare i riflessi e altri difetti nello scatto. L’operazione richiede pochi millesimi di secondo e porta alla foto finale, che può essere poi salvata nella libreria fotografica del proprio telefono.

Google Foto

Google ha anche annunciato che nei prossimi giorni sarà diffuso un aggiornamento per Foto, la sua applicazione per Android e iOS che serve per salvare online le proprie fotografie e catalogarle con sistemi automatici (il sistema riconosce i volti, i luoghi e gli oggetti nelle immagini). La nuova versione dà la possibilità di aggiungere filtri fotografici, ritagliare le immagini, regolarne l’esposizione e altri parametri.




sabato 11 giugno 2016

L'influenza della tecnologia sul corpo umano

Da Popular Science

Un pollice più grande dell’altro?
Colpa dello smartphone


di Marzia Caposio, 10 giu 2016


Un po’ come fare sollevamento pesi solo con un braccio. 

Usare molto lo smartphone infatti sembra rendere il pollice della mano che utilizziamo maggiormente più grande del 15%. Dalla sindrome della vibrazione fantasma e al collo da sms siamo arrivati al pollice più grande che colpisce prevalentemente i giovani tra i 18 e i 35 anni.

Lo studio

Ad esserne colpiti, secondo un sondaggio condotto dalla compagnia telefonica inglese ’02’ che ha interpellato 2.000 persone, sarebbero in tanti, fino al cinque per cento degli inglesi secondo quanto riporta online il Mirror. A notare questo cambiamento fisico sono stati in particolare i giovani, tra 18 e 35 anni: uno su otto (13%) ha apparentemente sviluppato il problema. 
Non solo: in milioni hanno sviluppato anche un ‘rientro’ del dito mignolo per il modo in cui maneggiano il telefono e in generale un terzo degli utilizzatori di smartphone crede che il loro corpo si sia evoluto proprio per l’utilizzo, mentre il 37 per cento è convinto che continuerà a farlo.

“Non c’è il rischio che in futuro i nostri figli crescano con pollici giganti perché interazioni di riconoscimento vocale sempre più sofisticate sono in grado di prevenire eventuali cambiamenti a lungo termine”, rassicura Nicola Goldsmith, terapista degli arti. 
E allo smartphone sembra difficile rinunciare: una persona su 6 pensa che aiuti a vivere più a lungo, il 19% non può stare senza per una giornata e il 20% ammette di essersi addormentato mentre lo aveva in mano.