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mercoledì 21 aprile 2021

Regole semplificate per lo smartworking fino a dopo l'estate...



Il ministro Orlando studia la norma. Lega, Fi e Pd spingono per arrivare a settembre

di Claudio Tucci, 18 apr 2021


La normativa sul lavoro agile emergenziale in scadenza a fine aprile verrà prorogata. 
Dopo un approfondito dibattito politico, raccogliendo anche le proposte-appello delle parti sociali, il governo è pronto a presentare nel prossimo decreto Sostegni una norma che sposta in avanti il termine (a oggi fissato al 30 aprile) che, causa coronavirus, consente ai datori di lavoro di poter attivare lo smart working con un atto unilaterale, senza cioè dover sottoscrivere un accordo individuale, come invece previsto dalla legge ordinaria, la n. 81 del 2017 che, in assenza di proroga, tornerebbe vigente tra un paio di settimane, costringendo le aziende a nuovi adempimenti burocratici per milioni di lavoratori.

Obiettivo 30 settembre
La norma che dispone una nuova proroga delle regole semplificate sullo smart working è in corso di scrittura al ministero del Lavoro (prima del varo ci sarà un passaggio con le parti sociali); e, da quanto si apprende, la proroga dovrebbe viaggiare di pari passo con il decorso della pandemia e la ripresa su larga scala delle attività produttive, indicativamente prevista per dopo l’estate, quando secondo le stime dello stesso esecutivo si dovrebbe raggiungere una diffusione delle vaccinazioni effettuate tale da poter far ritenere ragionevolmente raggiunta l’immunità di gregge. L’ipotesi su cui spinge una larga fetta della maggioranza, da Fi alla Lega e buona parte del Pd, è una proroga delle regole semplificate sullo smart working almeno fino al 30 settembre per assicurare alle imprese un arco temporale adeguato per disciplinare il lavoro agile tra i propri dipendenti.

La platea dei lavoratori interessati
Il tema è delicato, soprattutto, come detto, per i numeri in gioco. Secondo le prime analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano e di Randstad Research, nei prossimi mesi, il lavoro agile potrebbe interessare una platea tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori, confermandosi uno strumento che piace alle persone, e che ha saputo, durante la fase acuta della pandemia, coniugare produttività, sicurezza e conciliazione vita-lavoro (attualmente, ha ricordato l’Inapp, sono in lavoro agile oltre 5 milioni di addetti, erano 6,5 milioni durante il primo lockdown - nelle grandi imprese il 54% dei dipendenti presta la propria attività, in tutto o in parte, “da remoto”). «Mi aspetto che la proposta normativa allo studio del governo preveda la proroga del lavoro agile almeno fino al 30 settembre - spiega la sottosegretaria al Lavoro, Tiziana Nisini -. Come Lega abbiamo preparato anche un emendamento per chiarire che la cassa integrazione possa essere concessa in continuità con le 12 settimane di ammortizzatore Covid-19 previste dalla manovra 2021, senza quindi buchi temporali, e dando, contemporaneamente, più tempo alle aziende di presentare la domanda».

Le richieste di proroga
A spingere per almeno il 30 settembre è anche Paolo Zangrillo, membro della commissione Lavoro della Camera, che al decreto Sostegni 1 aveva presentato un apposito emendamento, poi trasformato in ordine del giorno vincolante per il governo. La norma di proroga oggi allo studio del ministero del Lavoro conferma questo impegno.

Aperture anche dal Pd. «È necessario dare più tempo alle imprese per formalizzare gli accordi individuali e disegnare il lavoro agile post emergenza - ha detto la neo presidente della commissione Lavoro del Pd, Romina Mura - dopo che nei giorni scorsi la capogruppo dem a Montecitorio, Debora Serracchiani, si era espressa a favore di una proroga delle regole semplificate dello smart working -. Successivamente - ha proseguito Mura - occorrerà aprire un confronto tra le parti sociali per definire le nuove regole dello smart working».

Il gruppo di lavoro
L’appello è stato subito raccolto dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che ha incardinato un gruppo di lavoro (che si riunirà a metà settimana) per iniziare a sistematizzare lo strumento, e ad aggiornare la cornice normativa (nei giorni scorsi la commissione Lavoro della Camera ha approvato, su input del ministero del Lavoro, una norma che riconosce il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche per i lavoratori agili, nel rispetto degli accordi tra le parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati). Sempre su pressing del ministero del Lavoro, nel decreto Sostegni 2 è pronta anche una norma per i giovani Neet, che prevede un fondo per la “scuola dei mestieri” per consentire alle aziende che prevedono alto tasso di specializzazione di fare scuole per ragazzi nei principali settori della manifattura, tessile, cantierisica, solo per fare alcuni esempi.

venerdì 26 aprile 2019

Le differenti regole del Galateo nei vari paesi...

Da Oggi


17 mar 2016

Forchetta, cucchiaio o bacchette? Mancia sì oppure no? Ogni angolo di mondo ha le sue regole, abitudini, tradizioni. Ecco allora cosa fare e cosa evitare in cinque tra le destinazioni più complesse.

Le dritte su come destreggiarsi tra posate e quantità, senza rischiare brutte figure, arrivano da Secret Escapes, club di viaggi online specializzato in vendite flash per alberghi di lusso.

Francia – Mani avanti: i francesi apprezzano che, quando si sta seduti a tavola, si tengano le mani e i polsi (mai i gomiti) appoggiati alla medesima e non sulle ginocchia. Se le mani non sono in vista, non si vuole immaginare che cosa stia accadendo sotto la tovaglia. Il pane, poi, va appoggiato al tavolo e mai al piatto, mentre è consentito utilizzarlo per avvicinare il cibo alla forchetta. Altra cosa da evitare assolutamente è tagliare con il coltello le foglie della lattuga, che invece vanno piegate e mangiate esclusivamente con la forchetta.

Thailandia – La cucina thai è basata sulla condivisione: le pietanze vengono di solito servite tutte insieme e non suddivise per portate. Ciascuno può servirsi a volontà, anche in modo abbondante, ma è considerato scortese prelevare l’ultima porzione dal piatto comune senza prima essere stati autorizzati dagli altri commensali. La forchetta viene utilizzata solo per accompagnare il cibo verso il cucchiaio, unico utensile autorizzato. Solitamente non si usano le bacchette, a meno che non si stia mangiando un piatto Chinese-style, servito in una ciotola.

Giappone – Qui ci si deve per forza cimentare con le temibili bacchette, visto che anche i cucchiai sono piuttosto rari. Cercate di evitare di incrociarle e non leccatele e, soprattutto, non usatele per infirlzare il cibo: questo è il modo in cui il cibo viene offerto ai defunti nelle cerimonie buddhiste, porta sfortuna. Ugualmente non ci si deve mai passare il cibo utilizzando le bacchette, altra pratica tipica delle cerimonie funebri. Se il piatto da consumare è una zuppa o una ciotola di spaghetti in brodo, è buona pratica consumarli in modo “rumoroso”: un segno di apprezzamento. La mancia, invece, è considerata scortese.

India – Qui l’unico attrezzo utile per mangiare è la mano destra (quella sinistra è considerata impura). Le dita vengono usate anche per mischiare il cibo contenuto nel piatto e per avvicinarlo alla bocca mentre si abbassa la testa per raggiungere meglio il boccone, aiutandosi con il pollice per infilarlo in bocca. Fondamentale il ritmo, lentissimo, con cui si mangia. Finire tutto il cibo presente nel piatto è considerato cortese, sprecare il cibo è irrispettoso.

Cina – Qui lasciare una piccola quantità di ciò che si è ordinato nel piatto è un gesto educato, come per dimostrare che il padrone di casa ti ha donato più del necessario. Le mance invece non si usano (alcuni ristoranti riportano addirittura cartelli con scritto ‘no mancia’). È maleducato prendere qualcosa dal piatto degli altri, così come mangiare troppo velocemente e non vestirsi in modo adeguato. Infine, vai contro ogni forma di educazione occidentale e rutta: è il migliore dei complimenti nei confronti del cuoco. È invece considerato disgustoso soffiarsi il naso in pubblico.

Il resto del mondo… – Se in Italia chiedere del parmigiano da spolverizzare sul proprio pasto può essere considerato un passo falso, in Portogallo quello che non bisogna proprio chiedere sono sale e pepe (è considerato un insulto allo chef). Una mancia del 10% accomuna i due Paesi. In Germania, è buona norma schiacciare le patate con la forchetta, anziché tagliarle con il coltello (vorrebbe dire che sono troppo crude). A una cena tradizionale in Georgia, meglio aspettare i brindisi per bere il vino. E, in Corea, una pietanza offerta da una persona più anziana va accettata sempre con due mani.

sabato 2 gennaio 2016

Le regole di vita che la scuola non insegna (di Bill Gates?)

L'insegnamento di "Bill Gates":10 cose che la scuola non insegna


Da qualche anno circola in rete un elenco di regole che - secondo molti (vedi ad esempio tgcom24.com) - sarebbero state pronunciate da Bill Gates, il genio di Microsoft, in un recente discorso tenuto presso una scuola superiore americana.

In questo discorso si affermerebbe che vi sono 10 cose che la scuola non insegna, ma che dovrebbero essere imparate al più presto, per seguire le sue orme.

Sono regole che che mettono in guardia da buoni sentimenti ed insegnamenti "politicamente corretti" che hanno creato generazioni di giovani del tutto privi di senso della realtà della vita: la vita non è tutta rose e fiori e bisogna imparare a prendersi le proprie responsabilità, ammettere gli errori, apprezzare quanto i nostri genitori fanno per noi."



Ecco le dieci regole:
Regola 1: La vita è ingiusta: abituatevi!
Regola 2: Il mondo non se ne frega per la vostra autostima.Il mondo si aspetta che combinate qualcosa prima di poterne gioirne voi stessi.
Regola 3: Non si guadagnano $ 60.000 all'anno una volta finita la scuola. Non avrete telefono e auto aziendale prima di aver meritato, guadagnato questi privilegi.
Regola 4: Se pensate che il vostro insegnante sia duro con voi, aspettate di avere un capo.
Regola 5: Lavorare in una friggitoria (o simili) non significa "abbassarsi". I vostri nonni avevano una parola diversa per questo: la chiamavano "opportunità".
Regola 6: Se fate un pasticcio, QUESTA NON É COLPA DEI VOSTRI GENITORI, smettetela di piagnucolare e imparate dai vostri errori. 
Regola 7: Prima della vostra nascita, i vostri genitori non erano così noiosi come lo sono ora! Sono diventati in questo modo: * Per pagare le vostra bollette, * Per pulire i vostri vestiti * A furia di ripetere all'infinito quanto siete bravi e intelligenti.Quindi, prima di salvare le foreste pluviali dai parassiti della generazione dei vostri genitori, iniziare a pulire la vostra stanza e mettete in ordine tutto ciò che vi si trova.
Regola 8: in certe scuole sono stati aboliti i voti e i giudizi e vi sono state date delle opportunità per essere promossi: non è così nella vita reale!
Regola 9: La vita non è divisa in semestri. L'estate non è un periodo di ferie. E sono molto pochi i datori di lavoro disposti ad aiutarvi a farvi assumere, è vostra responsabilità.
Regola 10: La televisione non è "vita reale".Nella vita reale, le persone lasciano il caffè e vanno a lavorare.



Bill Gates speech rules of life



Queste regole sono state riprese anche da personaggi pubblici (vedi la comunicazione del Sindaco di Gemona)




In realtà, dietro queste dieci regolette (che pare girino sul web all’incirca dall'anno 2000), Bill Gates non c'entrerebbe nulla. 
I consigli non sarebbero neppure dieci ma addirittura cinquanta, ed apparterrebbero al riformatore dell’educazione Charles J. Sykes, autore del libro (non tradotto in italiano) Dumbing Down Our Kids: Why American Children Feel Good about Themselves, but Can’t Read, Write, or Add. 


Per approfondire, vi invito a leggere un post del sito americano "UrbanLegend.about.com", dove, in riferimento alle regole attribuite a Bill Gates, si afferma appunto che: 
Bill Gates did not write it or say it.
Circulating via email, the text of a speech allegedly given to high school graduates by Bill Gates in which he sets out "11 rules for life."

Description: Viral text / Forwarded email

Circulating since: Feb. 2000
Status: Falsely attributed to Bill Gates
E come prova di questo, si riporta l'origine delle regole circolate in rete in una email del 1998:

_______________________________________________________________


From: glen@substance.abuse.blackdown.org
Subject: Some rules kids won't learn in school.
To: 0xdeadbeef@substance.abuse.blackdown.org
Date: Fri, 06 Mar 1998 13:22:52 -0500 

Forwarded-by: Daniel Rogers <rogersd@nanaimo.island.net>

                  Some rules kids won't learn in school
                        Text By Charles J. Sykes

                   Printed in San Diego Union Tribune 
                           September 19, 1996

Unfortunately, there are some things that children should be learning in
school, but don't. Not all of them have to do with academics. As a modest
back-to-school offering, here are some basic rules that may not have found
their way into the standard curriculum.

Rule No. 1: Life is not fair. Get used to it. The average teen-ager uses the
phrase, "It's not fair" 8.6 times a day. You got it from your parents, who
said it so often you decided they must be the most idealistic generation
ever. When they started hearing it from their own kids, they realized Rule
No. 1.

Rule No. 2: The real world won't care as much about your self-esteem as much
as your school does. It'll expect you to accomplish something before you
feel good about yourself. This may come as a shock. Usually, when inflated
self-esteem meets reality, kids complain it's not fair. (See Rule No. 1)

Rule No. 3: Sorry, you won't make $40,000 a year right out of high school.
And you won't be a vice president or have a car phone either. You may even
have to wear a uniform that doesn't have a Gap label.

Rule No. 4: If you think your teacher is tough, wait 'til you get a boss. He
doesn't have tenure, so he tends to be a bit edgier. When you screw up, he's
not going to ask you how you feel about it.

Rule No. 5: Flipping burgers is not beneath your dignity. Your grand-parents
had a different word of burger flipping. They called it opportunity. They
weren't embarrassed making minimum wage either. They would have been
embarrassed to sit around talking about Kurt Cobain all weekend.

Rule No. 6: It's not your parents' fault. If you screw up, you are
responsible. This is the flip side of "It's my life," and "You're not the
boss of me," and other eloquent proclamations of your generation. When you
turn 18, it's on your dime. Don't whine about it, or you'll sound like a
baby boomer.

Rule No. 7: Before you were born your parents weren't as boring as they are
now. They got that way paying your bills, cleaning up your room and
listening to you tell them how idealistic you are. And by the way, before
you save the rain forest from the blood-sucking parasites of your parents'
generation, try delousing the closet in your bedroom.

Rule No. 8: Your school may have done away with winners and losers. Life
hasn't. In some schools, they'll give you as many times as you want to get
the right answer. Failing grades have been abolished and class
valedictorians scrapped, lest anyone's feelings be hurt. Effort is as
important as results. This, of course, bears not the slightest resemblance
to anything in real life. (See Rule No. 1, Rule No. 2 and Rule No. 4)

Rule No. 9: Life is not divided into semesters, and you don't get summers
off. Not even Easter break. They expect you to show up every day. For eight
hours. And you don't get a new life every 10 weeks. It just goes on and on.
While we're at it, very few jobs are interesting in fostering your
self-expression or helping you find yourself. Fewer still lead to
self-realization. (See Rule No. 1 and Rule No. 2.)

Rule No. 10: Television is not real life. Your life is not a sitcom. Your
problems will not all be solved in 30 minutes, minus time for commercials.
In real life, people actually have to leave the coffee shop to go to jobs.
Your friends will not be as perky or pliable as Jennifer Aniston.

Rule No. 11: Be nice to nerds. You may end up working for them. We all
could.

Rule No. 12: Smoking does not make you look cool. It makes you look moronic.
Next time you're out cruising, watch an 11-year-old with a butt in his
mouth. That's what you look like to anyone over 20. Ditto for "expressing
yourself" with purple hair and/or pierced body parts.

Rule No. 13: You are not immortal. (See Rule No. 12.) If you are under the
impression that living fast, dying young and leaving a beautiful corpse is
romantic, you obviously haven't seen one of your peers at room temperature
lately.

Rule No. 14: Enjoy this while you can. Sure parents are a pain, school's a
bother, and life is depressing. But someday you'll realize how wonderful it
was to be a kid. Maybe you should start now.
 
You're welcome. 


martedì 3 novembre 2015

Alimentazione e comportamento

Da Linkiesta.it


Come controllare la propria alimentazione

«Se non controlli te stesso, controlla il tuo ambiente». Occhio ai soldi e regole ferree: i consigli di uno psicologo per evitare le tentazioni


20 ago 2015


Il professore di psicologia e economia comportamentale della Duke University, Dan Ariely, ha rilasciato una video-lezione di pochi minuti Business Insider, in cui spiega come migliorare il proprio autocontrollo per evitare di abbuffarsi di cibo.
«Viviamo circondati dalle tentazioni e abbiamo un sacco di problemi con l’autocontrollo», spiega Ariely. «Abbiamo molti buoni propositi e intenzioni per il futuro, ma nel presente ci comportiamo male», e questa è secondo il professore la ragione del perché mangiamo troppo, non ci prendiamo cura della nostra salute, facciamo sesso non protetto e ci lasciamo andare ad ogni genere di vizio «piacevole sul momento ma dannoso nel lungo periodo».
La soluzione? Secondo il professore ci sono almeno tre strade percorribili: la prima suona come un monito: «Se non possiamo controllare noi stessi, controlliamo il nostro ambiente circostante».
A cominciare dalla propria casa, dal proprio frigorifero o dalla propria dispensa: smettiamola di tenere in frigo bevande come la gassosa, oppure biscotti e dolci di ogni genere. «Eliminiamo le tentazioni alla radice»: aprire il frigorifero, per Ariely, non può essere una tortura ogni volta.
Il secondo modo di migliorare il proprio autocontrollo ha qualcosa di filosofico: «Prendere delle decisioni in ogni istante della nostra vita è il miglior modo per fallire». E quindi alla fine di ogni mese stabiliamo in anticipo quanto vogliamo risparmiare in quello successivo. Il denaro è come al solito un’ottima ragione.
L’ultima via indicata dal professore di Duke consiste nel creare un sistema di regole. Un po’ come per alcune religioni possiamo cominciare a stabilire che «il dessert è concesso solo al venerdì sera dopo cena». Il video completo si trova qui.

martedì 16 giugno 2015

Come motivare i team

Da IlSole24Ore

Cinque regole d'oro per motivare

di Enrico Marro


1) Elogiare apertamente il lavoro svolto bene da singoli e gruppi

Perché: 
Buone prestazioni sono frutto di un buon lavoro. E' importante che l'azienda registri ed elogi pubblicamente i risultati eccellenti ottenuti da un singolo e soprattutto da un team, incoraggiando in questo modo tutti a ottenere risultati eccellenti.

Come: 
Stabilire una procedura (semplice) per premiare il lavoro svolto in modo eccellente, incoraggiando la pianificazione e la realizzazione di miglioramenti nell'organizzazione del lavoro.


2) Informare i dipendenti sui risultati del loro lavoro

Perché: 
Contribuisce a creare un clima di collaborazione, che rende i lavoratori disponibili a imparare e ricettivi ai cambiamenti. E' utile anche per far sapere ai dipendenti se devono migliorare la loro attività professionale sotto determinati aspetti.

Come: 
Fare in modo che i dipendenti sappiano che il loro lavoro è molto apprezzato quando lo fanno bene. Essere precisi nello spiegare esattamente dove e perché il loro lavoro è risultato efficace. E quando c'è qualche problema, comunicare che cosa è insoddisfacente. Concentrarsi su come correggere questi aspetti, riconoscendo nello stesso tempo i punti di forza del dipendente. Fornire opportunità per mostrare ai lavoratori come si potrebbero svolgere meglio lavori specifici. Assicurarsi che i dipendenti siano informati regolarmente sui risultati dei loro sforzi, evitando di dare l'impressione di un controllo per motivi disciplinari.


3) Offrire concrete opportunità di carriera

Perché: 
L'offerta di concrete prospettive di carriera è indispensabile per mantenere alto (e magari incrementare ulteriormente) il morale e l'impegno dei dipendenti sul lavoro. E' importante anche curare la formazione e il mentoring. Scarse prospettive di carriera possono portare a situazioni di stress o addirittura ad abbandonare l'azienda, con dispersione del capitale umano.

Come: 
Dimostrare l'impegno del management nell'offrire percorsi di carriera nel nome della trasparenza e delle pari opportunità per tutti. Discutere e rivedere i percorsi di carriera con i lavoratori e i loro rappresentanti per capire quali miglioramenti si possono apportare. Incoraggiare i dipendenti a frequentare corsi di formazione, per migliorare le loro capacità professionali.


4) Dare la possibilità ai dipendenti di esprimere opinioni e i sentimenti

Perché: 
Si lavora meglio quando si è a conoscenza di cosa fanno e pensano gli altri, e di come è possibile cooperare. Bisogna quindi trovare il tempo per esprimere agli altri i propri sentimenti e le proprie opinioni. I problemi relativi alla scarsa comunicazione sono multiformi, spesso difficili da prevedere, e possono aumentare lo stress sul posto di lavoro.

Come: 
Disporre le procedure del gruppo di lavoro in modo che ciascuno possa comunicare con gli altri membri del team. Creare opportunità di colloquio casuale. Organizzare brevi incontri, magari che prevedano sessioni di domande e risposte. Assegnare un lavoro a un team invece che a individui singoli: facilita la comunicazione e lo sviluppo di processi di collaborazione.


5) Trattare uomini e donne allo stesso modo

Perché: 
Stereotipi e pregiudizi sono deplorevoli e possono portare a discriminazioni in base al sesso. Devono essere sostituiti da pari trattamento sulla base di una valutazione obiettiva delle capacità personali, delle attitudini e delle prestazioni di ciascuno, non su ipotesi legate al loro sesso o ad altre caratteristiche personali irrilevanti per il lavoro.

Come: 
Stabilire e attuare una chiara politica aziendale per trattare uomini e donne allo stesso modo. Questa va applicata a tutti gli aspetti del lavoro, compreso il reclutamento, l'assegnazione dei compiti, i salari, i bonus, lo sviluppo della carriera, la formazione, la partecipazione a incontri e progetti di miglioramento. Gli orari di lavoro, gli spostamenti e le responsabilità familiari possono essere diversi tra i dipendenti di sesso femminile e maschile, onde mantenere un corretto equilibrio tra lavoro e vita privata.

lunedì 30 giugno 2014

Novità attese nelle regole del lavoro per i dipendenti pubblici...

I permessi sindacali saranno dimezzati

Parte la rivoluzione. Stop al trattenimento in servizio per chi raggiunge la pensione. Statali trasferiti se il posto è a 100 km. Ci sarà un solo registro per le auto, ma il bollo sarà più caro

di Filippo Caleri, 12 giu 2014


Per gli statali e in generale per tutti gli impiegati pubblici si profila un cambio delle regole così incisivo tale da mettere in discussione il valore del «posto fisso pubblico» così caro a chi cerca un lavoro tranquillo e sicuro. Già secondo le bozze di riforma della pubblica amministrazione che circolano con insistenza e dunque non lontane dall’articolato finale sarà possibile spostare i dipendenti pubblici entro un raggio di 100 chilometri senza che sia necessario il loro assenso. Meno inamovibili anche coloro che superano i limiti di età in servizio per i quali non esisterà più l’istituto del trattenimento in servizio. A pagare lo scotto anche i sindacati con un dimezzamento del monte ore dei permessi a disposizione di chi svolge attività sindacali. Non solo ma anche allargamento delle maglie del turn over per favorire l’ingresso di 100 mila giovani e l’istituzione di un archivio unico per i dati delle auto. Ecco i principali contenuti del decreto che dovrebbe essere varato domani dal Consiglio dei ministri:

MOBILITÀ

Gli statali potranno essere spostati senza il loro assenso in un posto di lavoro diverso da quello attuale a patto che si trovi a meno di 100 chilometri. Entro 50 chilometri le diverse sedi di lavoro sono considerate «stessa unità produttiva» mentre tra 50 e 100 Km lo spostamento del lavoratore deve essere motivato con esigenze organizzative e produttive. Per la mobilità volontaria scompare l'obbligo del nulla osta dall’amministrazione di provenienza.

TRATTENIMENTO
Non sarà più possibile restare a lavorare nella pubblica amministrazione dopo aver raggiunto l’età di pensionamento oltre il 31 ottobre. La bozza di riforma, infatti, elimina l'istituto del trattenimento in servizio. Restano in vita quelli in essere «fino al 31 ottobre 2014». Quelli «non ancora efficaci alla data di entrata in vigore» del dl «sono revocati». Questo aprirà buchi consistenti nelle file della magistratura e dei docenti universitari. Si aprono dunque prospettive per i giovani visto che sarò probabilmente necessario indire nuovi concorsi per rimpolpare gli organici.

PREPENSIONAMENTO
In caso di esuberi e in assenza di criteri e modalità condivise con i sindacati, la Pa procede alla «risoluzione unilaterale, senza possibilità di sostituzione, del rapporto di lavoro di coloro che entro il biennio successivo maturano il diritto all’accesso» alla pensione «con conseguente corresponsione del trattamento».

DEMANSIONAMENTO
I dipendenti pubblici «in disponibilità» (collocati in mobilità a seguito di rilevazioni di eccedenze) possono presentare richiesta di ricollocazione «in via subordinata, in una qualifica o in posizione economica inferiore», per ampliare le occasioni di ricollocazione.

TURNOVER
Le percentuali di limite per le amministrazioni centrali restano al 20% delle uscite per il 2014, 40% per il 2015, 60% per il 2016 e 80% per il 2017, ma il limite si riferisce solo alla spesa complessiva e non alle persone. Dal 2018 il limite per le assunzioni tornerà al 100% delle uscite.

DISTACCHI SINDACALI
Da agosto 2014, distacchi, aspettative e permessi sindacali, nel loro insieme, sono «ridotti del 50% per ciascuna associazione sindacale». La riforma collega la decisione alla razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica.

BOLLO AUTO
Il Governo lavora alla messa a punto di un archivio unico sui veicoli circolanti. Il ministro dell'Economia stabilira' le misure dell'imposta regionale di immatricolazione per tipo, categoria, emissioni e potenza dei veicoli. Gli importi delle tasse auto possono aumentare per il solo 2015 fino a un massimo del 12%.

SINDACATI
Centomila nuove assunzioni di giovani nel pubblico impiego attraverso il blocco del turn over dei dirigenti e il pensionamento di dipendenti quali infermieri o insegnanti che svolgono mansioni usuranti. È questa la controproposta unitaria, più incisiva, che i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, UilFpl e Uil Pa presenteranno al governo oggi , in particolare al ministro per la Pa Marianna Madia, che li ha convocati tutti insieme, in un mega tavolo al quale parteciperanno una dozzina di organizzazioni di categoria, proprio il giorno prima del varo della riforma.