martedì 4 marzo 2014

Windows 8 potrà essere gratis?

Da La Stampa
L’esperimento di Microsoft per spingere gli utenti a lasciare i sistemi vecchi

4 mar 2014

Il sistema operativo Windows 8

Microsoft punta a incoraggiare l’adozione di Windows 8 e pensa di offrirne una versione aggiornata gratis, una novità per i prodotti del colosso di Redmond.  

Secondo blog e siti americani Microsoft sta lavorando a un aggiornamento del sistema operativo, «Windows 8.1 with Bing», che raggruppa applicazioni e servizi Microsoft. Si tratta di un esperimento per portare una versione se non gratis per lo meno «low cost» di Windows ai consumatori che attualmente hanno ancora pc con Windows 7. 

Microsoft ha presentato il primo aggiornamento di Windows 8 (8.1) a meno di 12 mesi dal lancio della versione originale, che non ha avuto il successo sperato. Lo stesso Steve Ballmer, ex ceo, aveva ammesso che serviva un correttivo per il software. Windows 9 - nome in codice «Threshold» - dovrebbe invece essere presentato ad aprile alla conferenza degli sviluppatori BUILD (sarà rilasciato ad aprile 2015, secondo indiscrezioni): dovrebbe riesumare l’intero menu Start e potrebbe essere l’inizio per una piattaforma in cui far convergere anche Windows Phone (il sistema operativo mobile) e Windows RT (per i tablet). 

Tra l’altro dall’8 aprile 2014 non saranno più disponibili aggiornamenti automatici per la sicurezza di Windows XP, sistema operativo «vecchio» 12 anni ma ancora largamente utilizzato. Fino a metà luglio 2015 Microsoft fornirà per questo software solo aggiornamenti ai prodotti antivirus. (ANSA).  

I bimbi stranieri

Da TuttoScuola

Allarme linguaggio per 300mila bimbi stranieri in Italia


4 mar 2014

La Federazione dei Logopedisti Italiani, in occasione della Giornata Europea dedicata al multilinguismo organizzata dal Comitato europeo della logopedia per il prossimo 6 marzo, lancia l’allarme per un diffuso disturbo nel linguaggio degli alunni stranieri, trecentomila bimbi tra i sei e i dodici anni che vivono in Italia. Di che si tratta?

"Spesso i loro disturbi - spiegano i logopedisti - vengono scambiati solamente per difficoltà ad apprendere la lingua italiana, con la conseguenza che non viene dato troppo peso al problema, ma sono almeno in 20mila quelli che avrebbero bisogno di una visita dal logopedista".

Sembra di capire, quindi, che il disturbo del linguaggio sopravvenga, soprattutto, per la mancanza di un intervento rieducativo. E il mancato intervento crea altre conseguenze, come spiega la Federazione dei Logopedisti, ha altre conseguenze.

"Basta la presenza di un piccolo disturbo per creare enormi difficoltà di gestione del linguaggio e conseguente isolamento sociale all'asilo e a scuola e quindi nella vita successiva", sottolineano  i logopedisti, che offriranno  attraverso il proprio sito Internet (www.fli.it) materiale informativo tradotto in varie lingue che sarà a disposizione di professionisti, operatori scolastici, famiglie e comunità straniere presenti in Italia.

"Fenomeni come il passare da una lingua all'altra o il restare a lungo in silenzio in classe - spiega Tiziana Rossetto, presidente della Federazione Logopedisti Italiani - sono normali nel bambino bilingue e non devono far sospettare un disturbo del linguaggio. Generalmente, occorrono 2 anni di permanenza in un Paese per raggiungere una buona capacità conversazionale, ma se dopo 6 mesi di permanenza in Italia, il bambino non è per niente in grado di esprimersi in italiano, è necessario un approfondimento - evidenzia Rossetto - e prestare attenzione innanzi tutto a come il bambino parla nella sua lingua madre. Difficoltà nel fare questo richiedono un'attenzione immediata e la valutazione logopedica". 

lunedì 3 marzo 2014

Le proprietà del cioccolato (fondente)

Da VitadiDonna

Il cioccolato fa bene alla salute del cuore, ma deve essere fondente

di Antonio Luzi, 3 mar 2014

Per mantenersi in salute il cioccolato può essere, oltre che piacevole, anche utile. Ma attenzione, deve essere fondente e contenere una buona quantità di cacao. Lo rivela uno studio congiunto del Top Institute Food and Nutrition e della Wageningen University.

Insomma, chi non si nega un quadratino di cioccolato per tirarsi su il morale? Bene, ora avrà un motivo in più per continuare con questa abitudine per questo alimento. Se è quello giusto e nella giusta quantità, può aiutare a mantenere in salute il sistema cardiovascolare ed il cuore.

La ricerca svolta nei Paesi Bassi e pubblicata su FASEB Journal, sembra proprio andare in questa direzione perché il risultati indicano che il cioccolato fondente è di ausilio nel ripristinare la flessibilità delle arterie, oltre ad impedire che i globuli bianchi si fissino sulle pareti arteriose.

Secondo i ricercatori, proprio le placche e la rigidità delle arterie sono la causa dell’arteriosclerosi. Ecco quindi che il corretto consumo di questo alimento può essere uno strumento di prevenzione.

Per arrivare a queste conclusioni gli studiosi, coordinati dal Diederik Esser Divisione di Nutrizione Umana della Wageningen University, hanno reclutato 44 volontari, tutti uomini in sovrappeso e di mezza età.

I partecipanti hanno mangiato 70 grammi di cioccolato fondente al giorno. Il test è durato in tutto 4 settimane suddivise in due periodi diversi. Nella prima parte, è stato somministrato cioccolato speciale ad alto contenuto di flavanoli. Nelle successive due settimane il cioccolato era invece normale. Si trattava in ambedue i casi di cioccolato fondente con pari contenuto di cacao.

Nel corso dell’esperimento i partecipanti sono stati sottoposti alla misurazione di alcuni parametri che indicano lo stato di salute cardiovascolare.

Per prevenire un aumento di peso - va ricordato che comunque il cioccolato ha un alto apporto calorico - i volontari si sono astenuti dall’assumere altri alimenti ricchi di calorie.

Secondo gli scienziati lo studio offre “nuove intuizioni” sui meccanismi di azione del cioccolato nei confronti della “salute endoteliale”. In altre parole, i risultati dimostrano come il consumo di cioccolato “oltre a migliorare la funzione vascolare, riduce anche la capacità di adesione dei leucociti nella circolazione”.

Una delle ipotesi formulate dai ricercatori è che l’azione benefica si può attribuire alla presenza di sostanze antiossidanti anche se, hanno riscontrato gli studiosi, aumentando la percentuale di flavanoli non si ottengono risultati maggiori.

A cambiare, spiegano gli autori, è invece il gusto dell’alimento che ha scoraggiato alcuni partecipanti dall’assunzione giornaliera di cioccolata.

Ma quest’ultimo è un dato soggettivo, per molti invece la cioccolata è un piacere e sapere che fa anche bene alla salute magari sottrae qualche senso di colpa. Ma attenzione: fondente e senza eccedere (già i 70 grammi giornalieri del test ci sembrano troppi).
A buon intenditor..


Sull'argomento:


Innamorarsi del Sapere, secondo Umberto Eco

Da IlSole24Ore

Innamoratevi del sapere
di Umberto Eco, 3 mar 2014


Proprio mentre il Miur riduce le ore di insegnamento, suscitando le proteste dei maggiori filosofi italiani (vedi la rubrica Filosofia minima della scorsa settimana), escono due nuovi manuali. 
Uno a cura di Umberto Eco (di cui presentiamo qui la sintesi generale) e Riccardo Fedriga, l'altro di Armando Massarenti (responsabile di questo supplemento) e Emiliano Di Marco, con la prefazione di Stefano Rodotà che qui a fianco sottolinea l'importanza della filosofia per la formazione dei cittadini di domani. 

Gli strumenti sono quelli di una filosofia produttrice di conoscenza e di buone pratiche argomentative come quella di cui ci parla Diego Marconi presentando il suo volume in uscita per le Vele Einaudi.

A parte l'etimologia originaria per cui «filosofia» significherebbe «amore per il sapere», definire la filosofia è impresa difficile perché il senso della parola cambia attraverso i secoli. Nella Grecia classica si riteneva che l'uomo iniziasse a filosofare (come diceva Aristotele) come reazione ad atti di meraviglia, ma rispondono a un atto di meraviglia sia la domanda «chi ha fatto tutte le cose che ci circondano?» (domanda certamente filosofica anche se comune a tutte le religioni) sia la domanda «come mai i ruminanti hanno le corna, salvo il cammello?» – che era questione a cui Aristotele aveva tentato di rispondere ma che oggi noi affidiamo alla ricerca scientifica e non alla filosofia.

Eppure se è la scienza che oggi deve spiegarci origine e natura dei ruminanti, e può dirci che essi sono il prodotto dell'evoluzione naturale, rimane una domanda prettamente filosofica a cui ancora oggi si risponde in modo assai vario, e cioè: «anche se i ruminanti fossero il prodotto dell'evoluzione naturale, c'è un disegno intelligente che ha stabilito leggi di natura per cui essi si sono evoluti in tal modo (per cui ha corna ciascun bue che nasca in ogni epoca e in ogni luogo)?». Vi renderete conto che questo è ancora una volta il problema dell'esistenza (o meno) di Dio. La scienza può dirci che non è necessario ipotizzare un creatore per spiegare l'origine dell'universo e della vita, ma non può dimostrare che Dio non c'è - così come non può dimostrare che ci sia, anche se nel medioevo San Tommaso d'Aquino pensava che la ragione potesse confermare la fede e aveva elaborato cinque prove (filosofiche) dell'esistenza di Dio. Ma Kant ha poi sostenuto che questo tipo di prova non era razionalmente valido e che la presenza di Dio poteva essere solo postulata per ragioni morali.


Ed ecco come la filosofia, per quanto si espanda il territorio proprio della scienza, mette ancora (per così dire) il suo naso dappertutto.

Potremmo allora dire che, anche se dall'antichità a oggi l'umanità ha delegato alla scienza la risposta ad alcune domande, ce ne sono altre per cui la scienza non ha risposta (per esempio che cosa sono il bene e la giustizia, se c'è un'idea di Stato migliore delle altre, perché esistono il male e la morte, e così via) e che sono oggetto perenne della ricerca filosofica. Tanto che qualcuno ha detto che la filosofia è la disciplina che si occupa delle domande per le quali non c'è risposta.


È una definizione esagerata. È vero che ci sono domande per cui non c'è risposta, ma ce ne sono anche nell'universo scientifico, per esempio quale sia il più alto dei numeri dispari: problema di cui si occupa la scienza matematica e a un livello che definiremo di filosofia della matematica. Ma la filosofia si occupa piuttosto di domande a cui le altre discipline non trovano risposta, tipo: Che cosa significa essere? È diverso dire io sono, nel senso che esisto, o dire che i cani sono mammiferi, oppure che io sono nato nell'anno tale, o ancora chiedersi che cosa sia il tempo. Ci sono due diverse ragioni per cui accettiamo l'idea che un angolo retto abbia novanta gradi e quella che tutti gli uomini siano mortali? Se io penso che sia vero che i cani sono mammiferi, ora sta piovendo, i Re Magi hanno visitato Gesù Bambino, Napoleone è morto a Sant'Elena e l'angolo retto ha novanta gradi, tutte queste mie credenze sono "vere" nello stesso senso? E che cos'è la verità? Non è che queste domande non abbiano risposta ma certamente ne hanno avute troppe ed esistono diverse definizioni della verità.



E la domanda filosofica più drammatica è forse stata ed è «perché esiste qualcosa piuttosto che nulla?» Forse queste sono questioni difficili e qualcuno pensa che i filosofi siano dei perdigiorno a porsi domande del genere. Ma pensiamo a uno sventurato, oppresso dalla miseria o dalla malattia, che si chieda «ma perché sono nato? Non potevano i miei genitori non mettermi al mondo?» Il poveretto sta parlando di qualcosa di essenziale per lui, eppure sta facendo della filosofia, anche non se ne rende conto, così come il famoso personaggio di Molière non si era mai accorto di parlare in prosa.

Ed ecco altre domande tipicamente filosofiche che anche le persone normali si pongono: Ma c'è una giustizia in questo mondo? 
Ma perché bisogna soffrire? 
C'è una vita dopo la morte in cui le mie sofferenze saranno compensate? 
Il mio amato mi sembra il più bello di tutti, ma cosa vuole dire bello? 
È meglio che tutti siano uguali o che ciascuno venga compensato secondo i suoi meriti? 
Un angolo retto ha novanta gradi e io ci credo, ma che tutti gli uomini siano mortali è altrettanto vero, o basterebbe un immortale per rendere vana questa credenza? 
Se, da un disco volante, scendessero sulla terra degli alieni penserebbero anche loro che un angolo retto ha novanta gradi? 
Ma chi ci ha detto che un angolo retto ha novanta gradi? 
Gli animali hanno un'anima? 
E io ce l'ho? 
E cosa è l'anima? 
E dove sta? 
E cosa è la memoria, visto che se uno perde del tutto la memoria sembra che non abbia neppure più un'anima? 
Perché piango sulle vicende di personaggi romanzeschi anche se so che non sono vere? 
È meglio diventar ricchi mandando al diavolo tutti gli altri o vivere da altruisti? 
Mi dicono che un maiale è più intelligente di un cane ma perché io preferisco andare a spasso con un cane? 
Dipende dall'amicizia, dall'amore, dalla identificazione con qualcuno? 
Ma cosa sono amicizia, amore, identificazione? 
Perché penso che la persona di cui mi sono innamorato sia la più perfetta tra tutte mentre se vivevo in un altro ufficio o in un'altra città ne avrei amata un'altra? 
Che differenza c'è tra convincere mediante dimostrazione di una verità matematica (per esempio il teorema di Pitagora) e persuadere qualcuno (per esempio a votare un partito piuttosto che un altro)? 
Se dimostrare un teorema ci pare "razionale", convincere a votare dipenderà da scelte "irrazionali"? 
O da scelte soltanto "ragionevoli"? 
La dimostrazione del teorema non fa leva sul sentimento mentre la decisione di voto si basa anche su preferenze, sentimenti, emozioni. Dovrei quindi fidarmi più dei geometri (dei tecnici) che dei politici? 
Quali differenze intercorrono tra ragione, intelletto, sentimento, convinzione, preferenza, scelta per abitudine? 
In che misura il nostro corpo interferisce col nostro cervello?

Si potrebbe continuare all'infinito: sono tutte questioni filosofiche, e non bisogna essere professori di filosofia per porsele. Le questioni filosofiche interessano ciascuno di noi.

Potete certamente decidere che tutte queste sono questioni che lasciano il tempo che trovano e che si può vivere benissimo divertendosi, facendo soldi o morendo di fame senza che esse ci tocchino da vicino. Ma – a parte che certi esseri umani non possono resistere alla meraviglia che li porta a farsi queste domande – nel corso della storia queste questioni "irrilevanti" hanno determinato il nostro modo di vivere, hanno spinto certi gruppi a guerre di religione, hanno influenzato profondamente le indagini degli scienziati, hanno determinato il nostro modo di intendere la vita, il divertimento, il guadagno e le nostre miserie, anche per coloro che non se ne sono mai resi conto.


Ci sono stati nella storia dell'umanità altri modi di reagire alla meraviglia per ciò che ci circonda. Per esempio le religioni, che sono materia di fede, e che sono state tramandate sotto forma di miti o di rivelazioni, mentre la risposta filosofica si basa su un uso della ragione. Sono esistite filosofie che hanno cercato di mostrare come le rivelazioni delle religioni non contrastino con una "sana" ragione (e si pensi a come Tommaso d'Aquino aveva elaborato cinque modi razionali per dimostrare l'esistenza di Dio), così come ci sono stati casi in cui la filosofia ha agito come critica delle religioni (come in Feuerbach o in Marx). Ci sono state cosmologie, ovvero narrazioni più meno fantastiche su come è nato l'universo, o sulle genealogie degli dèi (per esempio Esiodo). Tutte queste "narrazioni" si distinguevano dal ragionamento filosofico, mediante il quale, invece, si cercava sempre di attenersi a quelle che venivano considerate le leggi della nostra mente.


Forse ci sono altre e numerose ragioni per capire e studiare la filosofia, e per suggerirle tutte le pagine di questo manuale appena bastano. Ma speriamo che questi pochi accenni siano sufficienti per invogliare qualcuno a comprendere che cosa voglia dire pensare. Perché il pensare, e il pensare filosofico, è quello che distingue gli uomini dagli animali.

Un nuovo vitigno nel veronese

Da Ansa

Scoperto un nuovo vitigno autoctono in Valpolicella

Varietà Spigamonti, ottima per appassimento e produzione Amarone

3 mar 2014



Una nuova varietà di uva dal Dna finora mai censito va ad arricchire il patrimonio dei vitigni autoctoni italiani, si chiama "Spigamonti", dal nome della località in cui si è stata individuata, nei pressi di Montecchio di Negrar (VR), a 450 metri d'altezza, in un vigneto appartenente a un socio viticoltore di Cantina Valpolicella Negrar. A siglare l'entrata di Spigamonti nel "gotha" dei vigneti italiani, la registrazione avvenuta a fine gennaio 2014 nell'elenco delle varietà di uve da vino ammesse dalla Regione Veneto alla coltivazione nella provincia di Verona.

"Si tratta di un importante recupero di quell'enorme patrimonio viticolo di vitigni ormai dispersi, oltre 200 varietà a bacca rossa, che Luigi Sormanni Moretti (1834-1908) evidenziava nella 'Monografia su la Provincia di Verona" già a fine '800'", spiega Daniele Accordini, enologo e direttore di Cantina Valpolicella Negrar, aggiungendo che l'analisi del Dna dell'uva, ha rivelato che non c'era alcun collegamento con varietà finora censite.

L'uva Spigamonti si è rivelata "una formidabile varietà che si presentava molto rustica, resistente alle malattie e, come abbiamo potuto constatare nel tempo, anche con una buona resistenza alla grandine". E' un'uva "unica e particolare, che si è rivelata ottima per l'appassimento e per la produzione di Amarone", afferma Accordini, aggiungendo che: "nel disciplinare del 2010, prima annata Docg per l'Amarone, è stata introdotta la possibilità di inserire un 10% di vitigni classificati autoctoni e lo Spigamonti darà ai nostri vini una maggiore unicità e irripetibilità, elementi che il consumatore oggi ricerca, valorizza e ci attribuisce".

A rischio le fonti energetiche in Italia



di Federico Rendina, 3 mar 2014

I manovratori del gas italiano tranquillizzano, per ora. Forniture regolari, al momento. Ma anche se dovesse concretizzarsi lo scenario peggiore, con l'interruzione totale del gas russo che transita dall'Ucraina, l'Italia se la caverebbe. Almeno per un po'. L'inverno, con il suo picco stagionale di consumi, sta per finire. Gli stoccaggi sono pieni ancora a metà. E a stemperare la domanda c'è la crisi che ancora incombe, e che taglia di oltre il 15% i nostri consumi rispetto ai picchi di oltre 83 miliardi di metri cubi l'anno toccati tra il 2005 e il 2010. Ma a salvarci è appunto la combinazione tra congiuntura economica e congiuntura stagionale. E basta spostare solo un po' la visuale, affidandoci alla diagnosi degli analisti che non si fermano alla congiuntura immediata, per scoprire uno scenario assai più allarmante. «Ciò che sta accadendo dimostra ancora una volta che l'Italia è strutturalmente esposta a una forte crisi energetica. Insomma, in una prospettiva a medio e lungo termine rischia grosso» ammonisce Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Siamo, come noto, il paese europeo più dipendente dalle importazioni di gas, vuoi perché la nostra produzione nazionale e ormai in picchiata strutturale, vuoi perché affidiamo al metano, più degli altri, l'alimentazione energetica dell'intero paese: l'industria, i riscaldamenti delle case, il grosso della produzione di elettricità. Prendiamo oltre un quarto del nostro gas dalla Russia proprio attraverso l'Ucraina, quasi un terzo viene dalla Algeria, il resto dalla Libia e dai due soli rigassificatori pienamente in attività: il vecchio impianto Snam a Panigaglia e quello di Rovigo frutto della joint "Adriatic Lng" tra Exxon, Qatar Petroleum e Edison.


Equilibrio precario
Ci esercitiamo da anni sull'idea di usare proprio questa nostra consolidata dipendenza del gas unendola alle caratteristiche geografiche e geopolitiche del nostro paese per trasformare tutto ciò in un grande vantaggio. Come? Moltiplicando le infrastrutture per diventare un lucroso hub metanifero per l'intero quadrante europeo.

Parole. La realtà è quel che è. Rimaniamo con il nostro precario equilibrio. Che regge, insistono gli analisti, solo perché siamo in crisi di domanda in virtù (si fa per dire) della crisi economica. In altri termini: se come tutti auspichiamo il ciclo dello sviluppo italiano dovesse riprendere, e con esso la domanda di energia, le numerose avvisaglie di crisi metanifera che abbiamo avuto anche negli ultimi due anni morderebbero davvero.

L'avvisaglia più recente è arrivata nell'ultimo trimestre dello scorso anno, con l'ennesimo blocco delle forniture dalla Libia. Che l'Eni, l'operatore ancora egemone nel nostro scenario, ha compensato proprio con il momentaneo incremento delle forniture di gas russo grazie ai «buoni rapporti» con i manovratori di Mosca, come non ha mancato di sottolineare il capo dell'Eni Paolo Scaroni. Il ruolo di supplente svolto da Putin era del resto insostituibile in quel momento, come era stato insostituibile in altre precedenti occasioni. Ma era stato lo stesso Scaroni a mormorare una diagnosi più strutturale, che dava pienamente ragione agli allarmi dei migliori analisti: «una crisi su un versante possiamo gestirla, specie ora che la domanda non è particolarmente pressante. Ma la concomitanza di una crisi parallela su un altro fronte di approvvigionamento potrebbe metterci alle corde».


Il doppio tranello
Eventualità, quella di due problemi contemporanei, che non si può certo escludere. Val la pena di ricordare gli intoppi a ripetizione che negli ultimi anni sono venuti anche dall'Algeria, a causa del suo scenario politico instabile ma anche di guasti più o meno momentanei del tracciato delle forniture causati da altri problemi, tecnici ma anche politici, lungo i tubi che attraversano la Tunisia, scendono in mare e arrivano in Sicilia.
C'è poi un'altra pesante incognita su un fronte altrettanto critico: il prezzo del metano che importiamo. I listini di riferimento sono, come noto, custoditi nel segreto. Nelle valutazioni degli analisti il gas all'ingrosso si paga ora attorno ai 35 centesimi di euro al metro cubo contro i circa 25 centesimi che pagano(o meglio, pagavano) di ucraini grazie allo sconto concordato con Mosca in ragione degli accordi fortemente" politici" legati al gioco dell'egemonia più che ai diritti di transito. È chiaro che in caso di una crisi delle forniture russe che dovesse protrarsi nel tempo le tensioni sui prezzi internazionali applicati allo scenario europeo sarebbero inevitabili, anche grazie ai prevedibili giochi speculativi. E a rimetterci di più, in questo caso, sarebbero i paesi più dipendenti, come l'Italia. Con il conseguente rischio di subire una nuova divaricazione dei costi dell'energia, e quindi della competitività complessiva del nostro sistema economico, rispetto agli altri paesi europei e allo scenario internazionale. Debolezza strutturale, insomma. Che sarà obbligatoriamente al centro delle prime ricognizioni strategiche del neonato governo Renzi.



Il sogno dell'hub
Riabbracciare la tesi dell'Italia hub del gas, superando così ogni dubbio sulle possibili eccedenze delle opere da mettere in campo rispetto alle proiezioni del nostro fabbisogno? Sembrerebbe sensato. Ma intanto il rischio è quello di non riuscire a impostare neanche il minimo essenziale per evitare di ritrovarci, con la bene augurata ripresa economica, con uno scenario metanifero inevitabilmente precario. Rafforzare e differenziare, dunque. Partendo magari degli annunci già conclamati.

I rigassificatori di metano liquefatto trasportato via nave? Lo aveva ribadito l'ultima stesura della strategia energetica nazionale messa in campo dal governo Monti, e fatta propria dalla compagine guidata da Enrico Letta. Sta di fatto che il vecchio rigassificatore unico ex Eni e ora Snam piazzato a Panigaglia funziona a ritmo ridotto. E degli altri innumerevoli impianti progettati solo uno è pienamente operativo, appunto quello di Rovigo. I nuovi gasdotti internazionali che dovrebbero oltretutto concretizzare l'hub italiano del gas? Anche qui molta carne al fuoco, degli annunci e delle promesse. E poi negli scontri delle polemiche. Con il risultato di far impantanare tutto, complice la crisi della domanda.
E comunque molti conti non tornano. Prendiamo il progetto Galsi che dovrebbe raddoppiare il flusso dall'Algeria duplicando le infrastrutture con un nuovo passaggio via Sardegna: non differenzierebbe comunque le attuali forniture all'Italia. Problema simile per il South Stream, il gigantesco tubo che ha come co-artefice l'Eni voluto dai russi per scavalcare l'Ucraina: sempre di gas russo si tratta.


Infrastrutture e trappole
L'unico corridoio aggiuntivo che promette di farsi largo è quello che dovrebbe consentirci di captare il gas orientale con il progetto Tap e dalla Grecia dovrebbe far approdare metano (questo sì aggiuntivo e alternativo, come quello che arriva con i rigassificatori) attraverso la Puglia. Ma è sotto gli occhi di tutti il consueto scenario di opposizioni locali, dubbi, modifiche progettuali, immancabili ritardi e rischi concreti di far affondare anche questo progetto.

C'è poi il problema degli stoccaggi. Il cui ruolo non è solo indispensabile nella stagione invernale, quando i consumi decollano, ma anche nella loro funzione permanente di polmone per il bilanciamento del sistema e per la migliore gestione commerciale del metano. In Italia abbiamo oggi poco meno d 16 miliardi di metri cubi di capacità di stoccaggio, di cui 4,5 miliardi di riserve strategiche da utilizzare solo in situazioni di allarme rosso. I serbatori stanno facendo il loro dovere. Ma gli analisti avvertono: per una gestione davvero funzionale del mercato, specie in prospettiva, il sistema andrebbe rafforzato non poco.

domenica 2 marzo 2014

Un virus che proviene dal passato (30mila anni fa)

Da TgCom

Il riscaldamento globale ha risvegliato un virus ibernato da 30mila anni

L'agente patogeno "sonnecchiava" da secoli sotto i ghiacci. Non è pericoloso ma potrebbero esserlo altri in attesa di "risveglio"
marzo 2014

Era in letargo da 30mila anni, ibernato nei ghiacciai della Siberia. 

Ma il riscaldamento globale l'ha risvegliato. 
Si tratta del virus Pithovirus sibericum. Con il progressivo scioglimento del permafrost, il terreno ghiacciato dell'Artico, potrebbero "scongelarsi" altri virus giganti potenzialmente pericolosi per l'uomo o gli animali. 

A lanciare l'allarme è un gruppo di ricercatori francesi e russi del Centro nazionale della ricerca scientifica (Cnrs) di Marsiglia con un articolo su Pnas.

Molti i virus "ritrovati" - Negli ultimi dieci anni sono molti i virus giganti scoperti sotto il terreno permanentemente ghiacciato, chiamato permafrost, che appartengono alle famiglie Megaviridae e Pandoravirus, virus con caratteristiche genetiche simili ma di diversa grandezza. Pithovirus sibericum racchiude molte delle caratteristiche di entrambe le classi e ha una grandezza ancora maggiore. 

I ricercatori hanno individuato nell'Acanthamoeba castellanii, una microscopica ameba, il portatore del Pithovirus sibericum che, fortunatamente, non è patogeno per l'uomo. 

"Non è un pericolo per l'uomo" - Fiorenza Ascenzi, docente di microbiologia generale alla Università Sapienza di Roma, ha spiegato: "Ovviamente l'ameba non è sopravvissuta al permafrost per 30mila anni ed è estremamente difficile che questo antico virus scoperto possa di nuovo incontrarne e contaminarne una. 

Per riprendere il proprio ciclo vitale questi microbi devono ritrovare lo stesso ambiente che li può ospitare. Ma anche se ciò succedesse non sarebbe un pericolo per l'uomo, in quanto è molto difficile che questi virus possano fare i "salti di specie" ossia attaccare un'altra razza”. 

Il problema, secondo i ricercatori, è nei nuovi virus che stanno riaffiorando a causa dello scioglimento dei ghiacciai, sia al Circolo Polare Artico che Antartico. 
L'allarme deriva dal fatto che Pithovirus sibericum è il prototipo di una nuova famiglia, la cui struttura genetica e il ciclo di riproduzione sono simili a quelli di altri grandi virus molti dei quali sono pericolosi per l'uomo o gli animali.

Venduta la tenuta toscana appartenuta alla "Gioconda", Monna Lisa de' Gherardini

Comprata tenuta che fu della Gioconda


Vignamaggio appartenne a famiglia della modella di Leonardo

19 feb 2014

La tenuta trecentesca di Vignamaggio, a Greve in Chianti (Firenze), costruita dalla famiglia Gherardini a cui apparteneva Lisa, la modella del dipinto della Gioconda di Leonardo Da Vinci, è stata acquistata da un gruppo di imprenditori sudafricani. 

Lo riferisce, in una nota, il sito specializzato Winenews. 

La storica dimora conta 42 ettari di vigneto a Chianti Classico (160 ettari l'estensione totale del terreno, di cui 11 ad oliveto).

Tutto sui GOOGLE GLASSES

Da Webnews

SPECIALE GOOGLE GLASS, CARATTERISTICHE E USCITA

Tutto sui Google Glass, gli innovativi occhiali a realtà aumentata in fase di sviluppo presso Google, attualmente disponibili agli sviluppatori al costo di 1500 dollari. Debutteranno probabilmente a fine anno, a un prezzo accessibile, e promettono un'esperienza d'uso in grado di cambiare la vita. Tante le funzionalità garantite: lettura di siti Web e notizie online, controllo dei social network, visualizzazione delle mappe e delle indicazioni stradali mediante Google Maps, videoconferenze, cattura di fotografie e video da condividere online e tanto altro. Sono varie però le preoccupazioni per la privacy a cui Google dovrà rispondere.


Google Glass è il nome degli innovativi occhiali del colosso delle ricerche online, che permetteranno a chi li indossa di avere delle informazioni sulla realtà che ci circonda grazie alla realtà aumentata. Sta divenendo dunque effettivo il progetto futuristico alla Minority Report che, fino a pochissimi anni fa, era relegato a vera e propria fantascienza.

Uscita e prezzo dei Google Glass

Il colosso di Mountain View ha finora reso disponibile una edizione (Explorer) dei Google Glassdedicata agli sviluppatori, con unità limitate che sono acquistabili al costo di 1500 dollari. Il progetto procede a ritmo spedito e, sebbene Google non abbia ancora fornito alcuna conferma sul debutto nei negozi del dispositivo, i Glass dovrebbero essere disponibili entro la fine dell’anno, o al massimo durante la prima parte del 2014, a un prezzo che potrebbe variare dai 299 dollari ai 500 dollari. Un costo al pubblico accessibile permetterebbe senza dubbio alla peculiare tecnologia (di sicuro fascino) di farsi strada nel mercato degli indossabili. Varie le colorazioni che saranno disponibili al lancio: nero, bianco, arancio, grigio e celeste. Chi porta già gli occhiali da vista non dovrà preoccuparsi: Google è al lavoro su versioni alternative dei Glass che comprenderanno anche lenti graduate.

Le specifiche tecniche

Secondo il documento ufficiale rilasciato dai Google, gli occhiali a realtà aumentata sono costruiti con una montatura caratterizzata da un telaio resistente e da naselli regolabili, così da poter essere meglio adattati a ogni tipo di viso. Il display è stato montato su una lente, è ad alta definizione e andrà a proiettare le immagini direttamente sugli occhi dell’utente, dove i contenuti verranno visualizzati come se ci si trovasse di fronte a uno schermo da 25 pollici, visto da una distanza di due metri.
Basati sul sistema operativo Android, i Google Glass sono compatibili con ogni smartphone dotato della tecnologia Bluetooth. Presente sul lato destro della montatura un touchpadutile a scorrere tra i menu e tra i contenuti; la dotazione comprende poi una fotocamera con sensore da 5 megapixel in grado di garantire una buona qualità delle fotografie e di catturare video a 720p, 16 GB di storage di tipo flash (di cui 12 GB utilizzabili dall’utente), un comparto audio a conduzione ossea, connettività Wi-Fi e Bluetooth e una batteria che assicurerà un’autonomia pari a circa un giorno di normale utilizzo. Questa sarà ricaricabile sia tramite il cavo USB incluso nel pacchetto, che attraverso un caricabatterie da parete.

Cosa si potrà fare con i Google Glass?

Secondo numerosi sviluppatori che hanno già avuto modo di testare gli occhiali, i Google Glass sono talmente innovativi che non se ne potrà più fare a meno perché cambiano la vita. Ciò è dovuto alle numerose funzionalità che possiedono. Innanzitutto, il dispositivo si comanda tramite i comandi vocali e/o il touchpad inserito sul lato destro: semplicemente usando la propria voce, chi li indossa potrà effettuare ricerche su Google e visitare i siti Web desiderati, leggere le notizie online, controllare i social network, utilizzare gli Hangout per avviare videoconferenze con i propri amici e mostrare loro ciò che si sta guardando in quel momento, telefonare, visualizzare i messaggi (SMS) e inviarne uno nuovo, tradurre un testo da una lingua di origine a una di destinazione, scattare fotografie, registrare video, condividere ogni contenuto sui canali sociali e utilizzare Google Maps per ottenere indicazioni stradali.
Queste sono le feature offerte direttamente da Google, ma gli sviluppatori terze parti sono già al lavoro su numerose applicazioni volte ad estendere le possibilità dei Glass. Tra queste, ve n’è ad esempio una che permette di identificare un amico nella folla sfruttando il riconoscimento facciale, e un’altra che consente di dettare un’email: ben si comprende perché un oggetto simile, in grado di far “scomparire” l’hardware all’interno di un semplice paio di occhiali, si candidi a diventare la “next big thing” nel contesto di quella che sarà la nuova ondata di tecnologia indossabile.

Cosa si prova ad indossare i Google Glass?

L’esperienza d’uso prodotta dai Google Glass è senza dubbio unica e per mostrarla Google ha deciso di condividere un breve video, più esplicativo di ogni parola:

Privacy e netiquette

Sono numerosi i rischi per la privacy delle persone che potrebbero derivare da un uso scorretto dei Google Glass: si tratta di una questione di fondamentale importanza, tanto che ha anche sollevato delle serie preoccupazioni tra i membri del Congresso USA, i quali hanno chiesto al produttore delucidazioni in merito. A preoccupare sono in particolar modo le app che faranno utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale, sulla registrazione dei video e sulla possibilità di scattare le fotografie. Secondo Google, per eseguire azioni come queste è però necessario interagire con la mano oppure mediante comandi vocali, così che le persone nei dintorni possano rendersi conto di quanto sta accadendo.
Google si è però spinto anche oltre, mettendo nero su bianco una vera e propria netiquette per gli utilizzatori di Glass. Quel che Google non vuole, infatti, è vedere i propri occhiali nelle mani dei cosiddetti “Glasshole”, utenti che utilizzano in modo rude lo strumento senza la necessaria consapevolezza di ciò che tale uso comporta nei rapporti con le altre persone. Google chiede ai propri “explorer” di non essere schiavi della tecnologia e, anzi, di liberarsene proprio grazie a strumenti indossabili quali i Glass. Non solo: spegnerli quando inopportuno, chiedere prima di fotografare e agire con discrezione sono regole di buon comportamento che occorre interiorizzare prima di sfoggiare i propri occhiali in mezzo ad altre persone.
Google Glass in auto: rischi e benefici
I Google Glass mostreranno in maniera innovativa le indicazioni stradali chieste da chi li indossa, mediante Google Maps, direttamente sull’occhio dell’utente, andando così potenzialmente a rappresentare un’autentica e comoda novità per chi guida una vettura. Visualizzare le mappe mentre si è al volante potrebbe però essere molto rischioso e causare facilmente incidenti stradali, tanto che ad esempio il Ministero dei Trasporti britannico ha già vietato l’uso del device ancor prima del debutto sul mercato.
L’obiettivo è quello di impedire ai conducenti di usare i Glass su strada, poiché potrebbero distrarre troppo. Non è ancora noto se anche in Italia verrà adottata dal Governo una misura del genere, ma in ogni caso sarà estremamente necessario usare il buonsenso epernon metter a rischio la propria vita e quella altrui.

Ci sono occhiali concorrenti ai Google Glass?

Il progetto di Google sta riscuotendo un così alto interesse tra i consumatori ancora prima dell’uscita, che sono varie le aziende che stanno valutando la costruzione di un dispositivo concorrente. Apple e Microsoft, le dirette rivali di Google, starebbero già sviluppando un device proprietario, mentre Sony ha brevettato un’offerta anti-Glass. Altri potenziali rivali degli occhiali di Mountain View sono Recon Jet, Vuzix, Oakley e Baidu, così come il produttore taiwanese Oculon, che sta preparando una versione più economica del dispositivo ma ugualmente performante, o l’italiana GlassUp. Nei prossimi mesi si dovrebbe comunque assistere all’annuncio di numerosi progetti del genere, dato che si prevede che il mercato degli indossabili sarà uno dei segmenti maggiormente redditizi nei prossimi anni.

Essere "NoTav" a sei giorni di vita (non per propria scelta): giusto o no?

Da TgCom24

No Tav, è polemica su Facebook: neonata al corteo a sei giorni di vita

marzo 2013

No Tav, è polemica su Facebook:
neonata al corteo a sei giorni di vita

La piccola Gaia ancora in carrozzina è stata portata al corteo No Tav a Chiomonte.

La madre posta la foto su Facebook e in poco tempo viene caricata sulla pagina "Si Tav", dove si scatena la polemica 

La piccola bambina della foto è Gaia, ha appena sei giorni di vita, ed è stata portata dai suoi genitori a militare al corteo No Tav che si è radunato sabato scorso a Chiomonte. 

La foto viene caricata su Facebook e in men che non si dica la pagina "Si Tav" la carica sul suo profilo dove si scatena la bufera: i genitori insultati per aver strumentalizzato la bambina.

Nella foto la piccola in carrozzina indossa un bavaglino con ricamata sopra la scritta:"Mi chiamo Gaia e sono No Tav". 

"La prima marcia a soli sei giorni, le nuove generazioni No Tav", ha commentato orgogliosamente la mamma sotto la foto. 

Peccato che l'immagine è stata anche postata nella pagina Facebook del comitato "Si Tav", dove in poco tempo ha ricevuto moltissimi commenti di critica e insulti.

I computer tra quindici anni...




Nel 2029, secondo Kurzweil, i robot saranno in grado di flirtare, scherzare e raccontare storie cosi' come tenere una conversazione, oltre che imparare dalle proprie esperienze. 

Google sta gia' pianificando un laboratorio gigante per l'Intelligenza Artificiale e ha recentemente acquisito molte grandi societa' in questo settore, come la DeepMind e la Boston Dynamics. 

Kurzweil non e' nuovo a previsioni avveniristiche dato che gia' pronostico' l'avvento di Internet e che un campione di scacchi umano sarebbe stato battuto da un computer.

Kurzweil e' stato reclutato da Google nel 2012 e messo a capo del settore ingegneristico per migliorare le capacita' dell'azienda nel settore dell'Intelligenza artificiale, oltre che per far funzionare in modo ancora migliore il noto motore di ricerca. Secondo il 66enne futurologo, entro il 2029 i computer saranno in grado di superare l'astuzia umana e passare il famoso Test di Turing. (AGI) .

Los Angeles, 2 marzo 2014: assegnati i premi per l'86esimo "Academy Awards Oscar"

Oscar: trionfa l'Italia.
A "Gravity" 7 statuette
e 3 a "12 anni schiavo"


2 mar 2014

Los Angeles - Dopo 15 anni l'Italia torna a trionfare sul palco degli Oscar con 'La grande bellezza' di Paolo Sorrentino: alla 86esima edizione degli Academy Award il film che tratteggia la bellezza struggente e decadente dell'Italia nostrana ha ottenuto l'ambita statuetta come il miglior film straniero. 
Il regista napoletano ha detto che il premio non era affatto "scontato" perche' i "concorrenti erano molto temibili e stavano facendo un grande lavoro". E dal palco ha ringraziato lo straordinario attore protagonista del film, Toni Servillo, i genitori, il fratello e la sorella; ma ha reso omaggio soprattutto ai suoi maestri, "Federico Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona", tutti "una fonte di ispirazione": "Quattro campioni nella loro arte che mi hanno tutti insegnato cosa vuol dire fare un grande spettacolo, (cosa) sia innanzitutto alla base dello spettacolo cinematografico".



Per il resto, la parte del leone l'ha fatto 'Gravity', di ALfonso Cuaron, che si e' portato a casa 7 riconoscimenti, per la gran parte tecnici, esclusa la Regia. Delusione invece per il super favorito, "12 anni schiavo", che e' comunque riuscito ad aggiudicarsi la statuetta come miglior film. A conferma di una carriera con un ritmo straordinario, Matthew McConaughey ha conquistato la statuetta come miglior attore per "Dallas Buyers Club", in cui interpreta magistralmente un cowboy omofobo che si ammala di Aids per la sua vita sessuale promiscua; e poi fa della sua malattia una ragione, prima di business, e poi di vita. La sua co-star, Jared Leto, che nel film e' un transgender malato di Aids, e' stato premiato come miglior attore non protagonista; nell'accettare il premio, Leto ha voluto portare nella serata piu' glamour di Hollywood un messaggio di attualita': "A tutti i sognatori la' fuori, in posti come l'Ucraina e il Venezuela", ha esordito. "Voglio dirvi che siamo con voi. E che mentre voi lottate perche' i vostri sogni si avverino, perche' possiate vivere l'impossibile, noi stasera vi pensiamo".
  L'australiana Cate Blanchett e' riuscita a uscire indenne dalle polemiche della vigilia, scatenate dalle accuse della figlia adottiva di Mia Farrow al regista Woody Allen: per il suo ruolo in 'Blue Jasmine', una donna nevrotica dell'upper class di New York caduta in disgrazia dopo la bancarotta del marito, l'attrice australiana si e' aggiudicata l'Oscar come miglior attrice protagonista. Conquistando la statuetta come miglior film, '12 anni schiavo' e' entrato negli annali come la prima pellicola di un regista di colore a conquistare il premio piu' ambito nella notte degli Oscar. "Dedico questo premio a tutti coloro che hanno sopportato la schiavitu' e alle 21 milioni di persone che ancora soffrono la schiavitu' al giorno d'oggi", ha detto il regista britannico, Steve McQueen. Il film, una vera e propria lezione di storia sulla schiavitu' precedente la Guerra Civile americana, si e' aggiudicato anche altre due statuette, quella di Lupita Nyong'o (migliore attrice non protagonista) e quella per la migliore sceneggiatura. E rimarra' nella storia anche l'immagine di Brad Pitt, finalmente salito sul palco per raccogliere il premio come produttore del film (il suo primo dopo cinque nomination). 'Gravity' del regista messicano Cuaron si e' portato a casa sette delle statuette cui aspirava: oltre a quella come migliore regista, una prima assoluta per una regista latino-americano, anche il miglior montaggio -ancora a Cuaron insieme a Mark Sanger- migliore fotografia (Emmanuel Lubezki), miglior colonna sonora originale, migliori effetti visivi, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro. Grande perdente della serata il regista David O.Russell, il cui 'American Hustle' e' uscito di scena a mani vuote, nonostante avesse 10 nomination come 'Gravity'. A bocca asciutta anche 'The Wolf of Wall Street' di Martin Scorsese, e soprattutto Leonardo Di Caprio, che non e' stato incoronato neanche stavolta.

Parliamo dell'Oscar Italiano.

Trionfo per il cinema italiano con "La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino a Los Angeles che ha vinto l'Oscar come miglior film straniero. 
Dopo quindici anni, dunque, l'Italia torna a vincere. Il film aveva gia' conquistato prima il premio europeo Efa, a gennaio il Golden Globe, poi il Bafta, l'Oscar britannico e ora l'ambitissima statuetta d'oro.
Sorrentino ha battuto "Albama Monroe-Una storia d'amore" del belga Felix Van Groeninger, "Il sospetto" del danese Thomas Vinteberg, "The Missing Picture" del cambogiano Rithy Panh e "Omar" del palestinese Hany Abu-Hassad. Raggiante il regista accompagnato sul palco da Servillo e dal produttore Nicola Giuliano "Grazie all'Academy, a tutti gli attori, i produttori e alle mie fonti di ispirazione: Federico Fellini, Martin Scorsese e Maradona". Il regista ha quindi ringraziato Roma, dove il film e' ambientato, e Napoli, la sua citta' natale.


La grande contentezza Sorrentino la mostra anche alla stampa "Negli ultimi giorni la pressione e' stata forte. Sentivo un forte senso di responsabilita' verso il mio Paese dove tutti parlavano del film. E io sentivo il peso di partire da favorito". "Ma ora sono felice, sono davvero felice - ha affermato - e mi ci vorranno mesi prima di capire cosa e' veramente accaduto". Il regista ha dunque auspicato che questo riconoscimento possa spingere il cinema italiano a "produrre storie che possano andare ovunque". Interpellato sulla colonna sonora, l'ha definita un mix tra sacro e profano. "Perche' Roma nella mia mente ha proprio la caratteristica di coniugare sacro e profano: e' la citta' del Vaticano, il centro del mondo cattolico ma c'e' anche il mondo profano che si muove sotto il Vaticano e ho cercato di raccontarlo con la musica".
Il trionfo dopo 15 anni
Con l'Oscar alla "Grande Bellezza", la statuetta piu' ambita del cinema torna all'Italia esattamente 15 anni dopo la storica passeggiata di Roberto Benigni sui seggiolini del Dolby Theatre per ritirare il premio per "La vita e' bella". Salgono cosi' a 13 gli Oscar conquistati da fim italiani. Il primo ando' a "Sciuscia'" di Vittorio De Sica nel 1947, che torno' a vincere  con "Ladri di biciclette" nel 1950. Poi nel 1957 trionfo' "La Strada" di Federico Fellini che vinse anche nel 1958 con "Le notti di Cabiria". Nel 1963 Fellini fece il bis con "Otto e mezzo" e poi vinse ancora nel 1974 per "Amarcord". Terzo Oscar nel 1965 per Vittorio De Sica per "Ieri, oggi e domani" nel 1956 . Poi conquisto' una quarta statuetta nel 1971 per "Il giardino dei Finzi Contini". Nel 1970 venne incoronato "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri. E se nel 1987 Bernardo Bertolucci vinse l'Oscar come miglior regista per "l'Ultimo imperatore", l'Italia torno' a trionfare nella categoria dei film stranieri con "Nuovo cinema paradise" di Giuseppe Tornatore nel 1990. Nel 1992 l'Oscar ando' a Gabriele Salvatores per "Mediterraneo". L'ultimo premiato fu' Benigni nel 1999. Complessivamente sono state 75 le vittorie italiane in tutte le principali categorie: miglior  film straniero, miglior regia, miglior attrice ed attore, effetti speciali, fotografia, costumi, colonna sonora. Come migliori attrici sono state premiate Anna Magnani per "La Rosa tatuata" nel 1955 e Sophia Loren nel 1962 per "La Ciociara".

Qui trovi la galleria fotografica



Ecco gli altri vincitori nelle principali categorie:

Miglior attrice Cate Blanchet per "Blue Jasmine"
L'australiana Cate Blanchett ha vinto l'Oscar per miglior attrice (il suo secondo) per il suo ruolo di una donna nevrotica dell'upper class di New York caduta in disgrazia dopo la bancarotta del marito in "Blue Jasmin" di Woody Allen's "Blue Jasmine." La 44enne attrice aveva gia' conquistato Golden Globe e il BAFTA, L'Oscar britannico. Blanchet ha sconfitto Amy Adams in "American Hustle", Sandra Bullock in "Gravity", Judi Dench in "Philomena" e Meryl Streep in "Osage County".

Miglior attore McConaughey per "Dallas Buyers Club"
Matthew McConaughey ha vinto l'Oscar quale migliore attore per "Dallas Buyers Club" in cui intepreta magistralemnte un omofobo che si ammala di Aids per la sua vita sessuale promiscua e fa della sua malatia una ragione e'prima di business e poi di vita. E' ispirato ad una storia vera. McConaughey ha sconfitto Christian Bale ("American Hustle"), Bruce Dern ("Nebraska"), Leonardo DiCaprio ("The Wolf of Wall Street"), per l'ennesima volta rimasto a bocca asciutta, and Chiwetel Ejiofor ("12 anni schiavo").

Leto miglior attore non protagonista in "Dallas Buyers Club"
E' valsa a Jared Leto l'Oscar per miglior attore non protagonista la sua interpretazione di un giovane omosessuale drogato e malato di aids in "Dallas Buyers Club" al fianco di Matthew McConaughey. Leto, che era il chiaro preferito, ha sconfitto il somalo Barkhad Abdi ("Captain Phillips"), Bradley Cooper ("American Hustle"), Michael Fassbender ("12 anni schiavo") and Jonah Hill ("The Wolf of Wall Street"). 
E' spettato invece a Lupita Nyong'o l'Oscar come migliore attrice non protagonista per "12 anni schiavo".

"12 anni schiavo" miglior Film
"12 anni schiavo" di Steve McQueen ha conquistato l'Oscar per miglio film del 2014. 
Il film, ispirato ad una storia veram ha battuto "American Hustle" David O. Russel, "Captain Phillips" di Paul Greengrass, "Dallas Buyers Club" di Jean Marc Valle, "Gravity" di Alfonso Cuaron, "Her" di Spike Jonze, "Nebraska" di Alexander Payne, "Philomena" di Stephen Frears e "The Wolf of Wall Street" di Martin Scorsese.
 

Con miglior regia Cuaron per 'Gravity' ha finora 7 statuette
Il regista Alfonso Cuaron ha vinto il premio Oscar come miglior registra, portando al momento a sette il totale delle statuette conquistate dal suo film. Oltre alla regia Gravity ha vinto l'Oscar per: effetti speciali, sonoro, montaggio sonoro, colonna sonora, fotografia e montaggio. Il regista messicano Cuaron ha sconfitto David O. Russell ("American Hustle"), Alexander Payne ("Nebraska"), Steve McQueen ("12 anni schiavo") e Martin Scorsese ("The Wolf of Wall Street").

Migliore sceneggiatura originale a "Her" a Spike Jonze
Spike Jonze ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale per "Her".
Leonardo di Caprio a bocca asciutta per l a quarta volta
Sembra una maledizione quella di Leonardo di Caprio che e' stato nominato 4 volte all'Oscar ma non e' mai riuscito a vincerne uno. Anche stasera la sua interpretazione dello speculatore/truffatore John Belfort in "The Wolf of Wall Street" di Martin Scorsese non gli ha fatto conquistare l'ambita statuetta.  

sabato 1 marzo 2014

Mercato immobiliare in Europa: le case vuote...



di Michela Finizio, 24 feb 2014

Oltre 11 milioni di case vuote in Europa: un numero più che sufficiente per ospitare i circa 4,1 milioni di senza tetto. È quanto rileva un'inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano inglese «The Guardian» sul mattone sfitto e dismesso presente nel continente. È questo l'effetto della crisi sull'immobiliare a distanza di qualche anno dallo shock dei mutui subprime.

In Spagna, dove il boom immobiliare aveva generato un indubbio eccesso di offerta, oggi si contano più di 3,4 milioni di abitazioni vuote. Sempre secondo il Guardian, che ha raccolto le statistiche nazionali dei principali Paesi europei, in Germania se ne contano 1,8 milioni; nel Regno Unito sono 700mila; in Francia 2 milioni. E in Italia le abitazioni in disuso sono circa 2,7 milioni (dato Istat riportato dal Guardian).

Casa24 Plus ha chiesto a Scenari Immobiliari di fare qualche verifica e l'istituto di ricerca specializzato ha confermato i seguenti dati: in Italia oggi si contano 24,5 milioni di case abitate; 2,4 milioni di seconde o terze case a disposizione (vuote, sfitte o comunque in disuso) e 0,4 milioni di unità residenziali di nuova costruzione o in corso di costruzione.

Secondo il Guardian ci sono anche un gran numero di case vuote in Irlanda, Grecia, Portogallo e molti altri Paesi. Molte di queste abitazioni vuote sono in grandi villaggi turistici, costruiti durante il febbrile boom immobiliare pre crisi finanziaria, che non sono mai stati occupati. Tra le 11 milioni di case vuote, molte delle quali erano state acquistate come investimento da persone che non intendevano viverci - ce ne sono molte da ristrutturare oppure altre che sono state demolite nel tentativo di livellare i prezzi troppo elevati delle proprietà esistenti.

Il Guardian ricorda che ci sono 4,1 milioni di senza tetto in tutta Europa, secondo l'Unione europea. E intervista una serie di attivisti e personaggi politici sul tema, cercando proposte di rigenerazione urbana capaci di far leva su questo importante patrimonio dismesso. 
Alla politica, infatti, spetta il compito di pensare a come riutilizzare l'eredità troppo importante della crisi.