martedì 5 maggio 2015

L'innovazione entra nelle scuole, grazie a Google

Da Agi.it

Google: arriva Drive for Education, lo 'zaino' per gli studenti del futuro

30 set 2014

Drive si trasforma in uno strumento per la scuola. 
In poco piu' di due anni e' diventato lo spazio di archiviazione cloud e la soluzione di condivisione per oltre 190 milioni di persone nel mondo, che regolarmente lo usano a casa, a lavoro e a scuola. 
Per oltre 30 milioni di studenti e insegnanti che usano Google Apps for Education, Drive sta arrivando a rimpiazzare il classico zaino. 
Perche' portarsi dietro chili di libri e raccoglitori pieni di fogli quando ogni tipo di documento o file puo' essere recuperato dal piu' vicino Chromebook, tablet, smartphone o browser? 

All'inizio di quest'anno Google ha lanciato Drive for Work - una versione premium di Google Apps for Work - e ora sta portando quelle stesse potenzialita' al mondo delle scuole.

Drive for Education e' lo zaino del 21mo secolo, senza alcun limite di spazio, ultrasicuro e completamente gratuito. Drive for Education sara' disponibile per tutti i clienti Google Apps for Education senza costi aggiuntivi e comprendera':
  • Archiviazione illimitata: non bisognera' piu' preoccuparsi di quando spazio rimane ne' di quale utente necessita di piu' gigabyte. Drive for Education supporta file singoli di dimensioni fino a 5TB e sara' disponibile nelle prossime settimane.
  • Vault: Google Apps Vault, la nostra soluzione per la ricerca e il reperimento di dati per rispondere requisiti di conformita', diventera' gratuito per tutti gli utenti Apps for Education entro la fine di quest'anno. 
  • Servizi di monitoraggio potenziati: sono in arrivo nuovi strumenti di reporting e di auditing e una API dedicata che permetteranno di monitorare facilmente l'attivita' di ciascun file.

Tutte queste nuove funzioni saranno accompagnate dallo stesso livello di sicurezza che protegge tutti gli utenti Drive. 
Ciascun file caricato su Google Drive viene criptato, non solo dal dispositivo dell'utente verso Google e nel transito tra i vari data center Google, ma anche in tutti gli altri server Google. 

I dati che gli istituti scolastici e gli studenti caricheranno sui sistemi saranno da considerarsi di loro proprieta'. Classroom, recentemente messo a disposizione degli utenti Google Apps for Education, rende l'utilizzo di Drive nelle scuole ancora piu' efficace, permettendo di organizzare automaticamente nelle cartelle di Drive tutti i compiti e i progetti salvati in Classroom. 
E Google Apps for Education rimarra' gratuito per gli istituti scolastici pubblici, senza l'inserimento di alcun messaggio pubblicitario.

Quel "tuttologo" di Dante Alighieri

Da Il Tempo

Via alle celebrazioni per il 750mo anniversario della nascita del Poeta.Reporter, astronomo, teologo, ultrà "pazzo" come un rapper medioevale

di Stefano Mannucci, 5 mag 2015

Un inviato speciale a caccia di scoop in mondi ultraterreni, ma anche un astronomo che neppure Hawking. 
Un neoaristotelico un po’ trombone ma anche un canzonettaro della prima ora. 
Un diplomatico alla Ban Ki-Moon ma anche una testa calda, un ultrà da campo di battaglia. 
Un sentimentale, di quelli che si innamorano a prima vista, si sposano un’altra, e poi ci scrivono su per una vita, anche senza lucchetti sul ponte. 
Un politico cattolico raffinato, da corrente Dc della Prima Repubblica - gigliata, però (malgrado Benigni ipotizzi che «Dante volesse fondare il Pd dell’epoca, e aveva un caratt eraccio come certi leader fiorentini»).

Era questo e molto altro, l’Alighieri. 
Soprattutto, un meraviglioso pazzo. 
Uno che trascorre buona parte dell’esistenza a sistemare il canovaccio di una storia iniziatica "on the road": fragori di sesso & dark-rock nelle prime scene, un finale con le visioni e una mezza esclusiva con Dio, roba allucinogena da far invidia ai Pink Floyd. 
Detta così, pare un pastiche, e in una lingua praticamente inventata, plasmata per l’occasione, quel "volgare" che attraeva il Sommo Poeta come la "panthera redolens" dei bestiari dell’epoca. 
Divorato, il Nostro rapper medioevale, da una scellerata voglia di "italiano" che - lui abituato a esprimersi nel latino accademico - lo spingeva a immaginare una scrittura fintamente "bassa", alla portata di un popolo che tuttavia - all’alba del Trecento - era in massima parte analfabeta, figurarsi decifrare quelle terzine dai significati simbolici, allusivi, esoterici, scientifici, sociopolitici, teologici. Una selva linguistica e semantica dannatamente oscura per quasi tutti i lettori, tranne quei 25 dotti amici dell’Autore. 
Roba che oggi, sette secoli dopo, a presentarla a un editore qualunque Dante si sentirebbe rispondere: «La storia è appassionante, anche se molto carica. Me la riscriva, Alighieri, proceda per sottrazione. Semplifichi, sfrondi e chiarisca. Metta al centro del plot Paolo e Francesca, regali loro altre scene di passione clandestina, è quella la trovata che ci garantirà il best-seller. Mi dia retta. Vedrà che poi ven deremo pure i diritti per una serie tv».

Mica facile: anche i più grandi registi del cinema, ingrifati dal miraggio di rendere visivamente la "Commedia", si sono dovuti arrendere all’impossibilità di un "adattamento" per il grande schermo. Decenni fa si era parlato di un progettone con tre Maestri, uno per ogni Cantica: Fellini, Kurosawa e Bergman. A sorpresa, il Sor Federico, anziché scegliere il plastico "Inferno" che sembrava tagliato su misura per la sua cifra, si incapricciò del "Paradiso". Era affascinato, spiegava, dalla Luce Divina: ma alla fine non se ne fece più nulla. Perché Dante si può al massimo citare, od omaggiare con la penna (vedi le folgorazioni di Pound ed Eliot), o meglio ancora declamare. Come insiste a fare Benigni: ieri, nel giorno di apertura del 750mo anniversario della presunta nascita di Dante (collocabile, stando agli indizi disseminati nella Commedia, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265, sotto il segno dei Gemelli), il premio Oscar ha fatto risuonare in Senato i versi dell’Ultimo del Paradiso, alla presenza di Mattarella, Grasso e Franceschini. Benigni ha definito quel Canto - abbacinante nella sua suprema bellezza - come «un diamante», «di una perfezione da mozzare il fiato». Vero, verissimo. Ma immalinconisce pensare che un solo divulgatore, sia pure un geniale battutista pop (e colto, va da sè) abbia giovato alla causa dantesca molto più delle schiere di professori che per secoli hanno tediato i liceali inducendoli ad allontanarsi da questo kolossal, il capolavoro che secondo Borges è «il più alto della letteratura universale di tutti i tempi» e il cui Autore, secondo Bergoglio, resta un «profeta di liberazione, speranza e cambiamento».

Certo: purché si abbia il coraggio e l’idea giusta per far tuffare i ragazzi dell ’era dei selfie, degli sms con gli emoticon e dei 140 caratteri di twitter e delle 50 sfumature di grigio, dentro questo "viaggio" mirabilmente lento, misterico, epifanico anche se criptico. Servono altri divulgatori, con facce e linguaggio da kulturmarket e platee messe lì con altri pretesti - come gli adolescenti del pubblico di "Amici", che si sono visti donare da Saviano (nella puntata che andrà in onda sabato) una copia a testa de "Le notti bianche" dostoevskijane, perché, spiegava lui, «si deve leggere per vivere». 
Giusto. E iniziando da un punto qualunque, anche dalla biografia di Dante, che sarebbe già una fiction con i fiocchi, un romanzone di vita vissuta che parte magari dal colpo di fulmine per Beatrice e finisce con quel cenotafio ravennate che nell’Ottocento si scoprì vuoto, tranne tre falangi. Su quella tomba la città romagnola e Firenze ancora si accapigliano. Ora Palazzo Vecchio, orfano di Renzi, promette di far votare «la richiesta per la revoca dell’esilio» di Alighieri. Ci sono voluti settecento e passa anni: chissà se potrà tornare finalmente a casa quel povero mattocchio di un guelfo.

lunedì 4 maggio 2015

I dieci musei più belli del mondo, secondo ArcSpace.com

Da Repubblica.it

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo

6 ago 2014

Progettare un museo è un privilegio, oltre che una sfida, per ogni architetto. 

Punti di riferimento significativi di ogni metropoli che si rispetti, questi edifici rappresentano una vera e propria vetrina per chi deve misurarsi con la loro ideazione; e alcuni dei risultati sono davvero spettacolari. 

Partendo da queste considerazioni, la rivista on-line arcspace.com ha stilato una classifica (rilanciata su Twitter anche da Zaha Hadid) dei dieci musei più belli del mondo, prendendo in considerazione non le collezioni ma l'efficacia e la piacevolezza del design. 

Nella top ten premiato anche l'italiano MAXXI Museum di Roma.



I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Kolumba Museum, Atelier Peter Zumthor - Colonia, Germania

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Eli & Edythe Broad Art Museum, Zaha Hadid Architects - East Lansing, Michigan, USA 

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
MAXXI Museum, Zaha Hadid Architects - Roma, Italia 

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Danish National Maritime Museum, BIG - Helsingør, Danimarca

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Parrish Art Museum, Herzog & de Meuron - Water Mill, New York


I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Teshima Art Museum, Ryue Nishizawa - Prefettura di Kagawa., Giappone

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Kiasma, Museum of Contemporary Art - Steven Holl Architects, Helsinki, Finlandia

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Inujima Seirensho Art Museum, Sambuichi Architects - Inujima, Higashi-ku, Okayama, Giappone

I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
21st Century Museum, SANAA - Kanazawa, Giappone


I dieci musei da vedere: sono i più belli del mondo
Langen Foundation, Tadao Ando - Neuss, Germania

sabato 2 maggio 2015

Una critica tedesca alla politica europea della Merkel

Da La Stampa

Fischer contro la Merkel: “Così distrugge l’Europa”

“È ora che cadano i tabù tedeschi: l’austerità è devastante”

di Tonia Mastrobuoni
14 ott 2014

Il Verde Joschka Fischer è stato ministro degli Esteri del governo Schröder dal 1998 al 2005

È «deprimente» constatare che se la maggioranza della Bce non avesse seguito le decisioni di Mario Draghi ma le obiezioni dei tedeschi, a quest’ora «l’euro non esisterebbe più».   

Ed è altrettanto avvilente, per un politico di razza come Joschka Fischer, ammettere che il suo Paese sia attualmente il più grande pericolo per l’Europa. «Se non cadono i tabù tedeschi», ossia la messa in comune dei debiti e una maggiore integrazione finanziaria, e se non si esce dallo stallo provocato dalla politica dei «piccoli passi», tanto cara ad Angela Merkel e bollata come pragmatismo «pigro» e «difensivo», l’epilogo tragico è certo. «Bisogna prepararsi seriamente alla fine del progetto europeo» scrive l’ex ministro degli Esteri tedesco nel suo nuovo libro dal titolo eloquente, «Scheitert Europa?» («L’Europa fallisce?» Kiepenheuer & Witsch) che è anzitutto un durissimo atto di accusa contro la Germania della Cancelliera.   

L’ex enfant prodige dei Verdi tedeschi, figura chiave dei governi Schroeder, traccia un bilancio amaro della crisi, che ha messo in luce una verità fondamentale sulla moneta unica: era stata progettata «per il bel tempo». L’uragano della bolla immobiliare americana e lo scoppiare della Grande crisi l’hanno colta impreparata. Ma se lo tsunami da subprime ha preso piede nel Vecchio continente, è anche per l’incapacità di molti politici di capirne la portata. Un anno dopo il crash, il ministro delle Finanze Peer Steinbrueck continuava a parlare di «crisi americana». Senza accorgersi che «i lembi del suo frac stavano già prendendo fuoco», scrive Fischer, che alle sue spalle si era accesa la miccia greca. E nell’autunno caldo del 2008, Angela Merkel si rese responsabile di una decisione che contribuì secondo l’ex ministro degli Esteri ad accelerare il disastro finanziario: rifiutò una soluzione comune europea sin dall’inizio, inaugurò il triste filone dell’«ognun per sé».  

Fischer ritiene inoltre devastante l’austerità «alla tedesca», perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa una deflazione interna dei salari e dei prezzi che avrebbe ora bisogno di essere mitigata da una «soluzione comune per tutti i debiti pregressi». Bloccando quest’opzione, Berlino sta condannando il Sud Europa alla «trappola» della spirale dei debiti, cioè a non uscire mai dalla crisi. E il politico accusa il suo Paese di avere la memoria troppo corta, in questo accanimento pedagogico contro i partner meridionali. «Sorprendente», scrive, che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra in cui l’Europa nel 1952 le abbonò tutti i debiti. Senza quel regalo, «non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati», la Germania «non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico». 

All’inizio della crisi, osserva Fischer, l’Europa si è trovata nella situazione di un viandante che attraversando il fiume viene travolto da una piena. Ha tre opzioni: tornare indietro, restare fermo o andare avanti. Guidata dalla Germania, leader riluttante, Paese egemone «suo malgrado», l’Europa ha scelto la seconda opzione, di restare dov’era. Merkel ha delegato al «governo sostitutivo dell’eurozona», come Fischer chiama la Bce, l’onere del salvataggio. Ma si tratta di una soluzione, alla lunga, destinata a fallire.  

Né Schmidt, né Kohl, è l’affondo finale di Fischer, avrebbero reagito in modo così «indeciso» e «con lo sguardo rivolto all’indietro» alla crisi come la Cancelliera: avrebbero anzi approfittato dell’impasse per fare un altro passo importante verso l’integrazione europea. 

venerdì 1 maggio 2015

Critiche e non sull'astronauta Samantha Cristoforetti



di Serena Cappelli, 2 mar 2015

Non siamo mai contenti. Dire “Wow, che figata!”, senza se e senza ma, sembra diventato sinonimo di debolezza, come se ammirare senza distruggere ci trasformasse automaticamente in persone di serie B.

Prendiamo Samantha Cristoforetti, adesso che le acque dopo Sanremo si sono un po’ placate.
Un commento a un articolo del 15 febbraio di Aldo Grasso sul Corriere (vedi sotto) in cui Cristoforetti veniva invitata dal critico a non diventare la prezzemolina dello spazio (argh!), recitava così (ed era in ottima compagnia):
«Non sono invidioso della Cristoforetti perché fa un lavoro come un altro e non capisco cosa vi è da meravigliarsi dato che è 40 anni che la gente va nello spazio e non è la prima Italiana. Quello che mi dà fastidio è che invece di fare esperimenti scientifici si atteggia a rockstar mediatica con show nello spazio tutto a spese di noi contribuenti. La Cristoforetti non è al Grande Fratello e si è mai visto fare da altri astronauti tutto questo cinema».

Rockstar, velina, showgirl, prezzemolina, ma che lavori, santo cielo, invece di trastullarsi con microfoni fluttuanti a spese dei contribuenti, che faccia il mestiere per cui è pagata! Come se un collegamento tv o una foto postata su Twitter minassero la serietà della scienza e impedissero a Samantha Cristoforetti di fare altro. Ci manca solo: Eh, ma Samantha con l’acca…

Samantha Cristoforetti è brava, preparata, garbata e negli occhi le si legge la passione per quello che fa. Se ci fosse una sit-com chiamata Casa Cristoforettio se lei tutte le mattine si collegasse per darci il Buongiorno di Samantha, sarebbe solo tanto di guadagnato. Ha la faccia simpatica, i capelli buffi e delle competenze eccezionali; ha lavorato sodo per arrivare dove è; è intelligente, di quel tipo di intelligenza che non comporta solo saper risolvere integrali doppi o mettere in fila triangolini e cerchi, ma che permette anche a chi la possiede di provare gioia nel condividere con gli altri.
Eppure dà fastidio. E basta un collegamento tv per tirare fuori il peggio di noi stessi.
Il perché non si sa. C’è chi dice che è per invidia, chi per il gusto della polemica, chi perché è una donna.

E a quanti stanno per insorgere dopo aver letto “è una donna” voglio raccontare una cosa, perché il fatto che sia una donna e non un uomo conta, alla fine, anche se sembra solo uno stupido cliché.

Pranzo tra scienziati, qualche anno fa. Si discute di Nobel. La conclusione, quasi unanime, è una sola: “Eh, ma quello alla Montalcini è regalato, dai”. Detta da persone che a volte riescono a pubblicare le loro ricerche solo sull’equivalente dei giornalini della parrocchia. Lo racconto come dato di fatto, non per far polemica, perché quello delle donne nella scienza è un argomento spinoso che merita una trattazione approfondita e questa non è certo la sede per farla. È un argomento ricco di luoghi comuni, è vero, ma è anche un argomento ricco di piccole insinuazioni, che spesso comprendono le parolemoglie diamante diincompetente e fellatio nei suoi sinonimi meno eleganti.
Le cose stanno un po’ cambiando, e meno male, ma in certi ambienti ancora no. E quindi ben vengano i collegamenti e i tweet di Samantha Cristoforetti, che è una scienziata coi fiocchi, un esempio positivo per adulti e bambini, uno stimolo per ragazzi e ragazze a fare bene.
E in televisione, come nella vita, di esempi positivi ce ne sono sempre meno.

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Da Corriere della Sera

Samantha, lei che può, tenga le distanze

Salvate il capitano Cristoforetti: non deve diventare prezzemolina dello spazio

di Aldo Grasso, 15 feb 2015


Salvate il capitano Cristoforetti, Samantha Cristoforetti! Samantha è il nostro orgoglio, è la prima italiana a volare nello spazio. Pilota dell’Aeronautica militare e astronauta dell’Agenzia spaziale europea, è protagonista della missione «Futura»: sei mesi nel più grande laboratorio orbitante a 400 km dalla Terra. Samantha è bella e buona, non sa dire di no ai collegamenti tv. A Natale ha fatto gli auguri al presidente Napolitano che commosso le ha detto: «Non la chiamerò capitano Cristoforetti: lei è Samantha per tutti gli italiani». Poi si è collegata con «Che tempo che fa», poi gli auguri a Mattarella, poi l’inflight call con gli studenti, poi telecamera su Sanremo, con diretta farlocca.

Si sa come vanno queste cose: Samantha come fai galleggiare bene il microfono, Samantha mandaci un tweet, Samantha facci la capriola, Samantha, ti prego, una foto dell’Italia, Samantha mostraci cosa mangi stasera, Samantha di qua, Samantha di là... La troppa confidenza fa perdere la riverenza e così entrano in scena i social: ad @AstroSamantha manca solo il telecomando; il seno di @AstroSamantha sfida le leggi di gravità; @AstroSamantha si deve sorbire Sanremo dallo spazio; @AstroSamantha non capisce la «gravità» della situazione; la valletta ha lo stesso taglio di capelli di @AstroSamantha... Insomma, Samantha rischia di diventare la prezzemolina dello spazio. Lei che può, capitano Cristoforetti, mantenga le distanze!


L'evoluzione dei Tokio Hotel: da teenager alle immagini da adulti

Da Agi.it

Tokio Hotel: mouse-vagina nella cover di 'Love who loves you back'

1 ott 2014


I Tokio Hotel, gli ex teenager con le facce pulite e musica rock per ragazzine, sono diventati grandi si divertono a sconvolgere i fan. 

A partire dalla copertina per passare al video del singolo 'Love who loves you back' che ha fatto saltare dalla sedia tutte le fan che da tempo aspettavano il ritorno dei loro idoli. 

La cover del singolo postata qualche giorno fa sui social network ufficiali dove poco veniva lasciato all'immaginazione e un mouse-vagina veniva impugnato da una mano femminile su un tappetino a forma di cosce di donna.


giovedì 30 aprile 2015

Il Foro Romano continua a sorprendere

Da Agi.it

Archeologia: nel Foro Romano torna alla luce il Vico Iugario

30 set 2014


Archeologia nel Foro Romano torna alla luce il Vico Iugario


Dopo un'importante indagine archeologica e una serie di interventi di restauro e di consolidamento torna alla luce e visitabile l'antico percorso del Vico Iugario nel Foro romano. Realizzato per collegare la valle del Foro con il porto sul Tevere, e' uno dei percorsi stradali piu' antichi di Roma e fu scelto da Giulio Cesare per edificare la Basilica Giulia, completata e poi ricostruita da Augusto Imperatore. 

I lavori di indagine e di restauro, durati 4 anni e costati 1 milione 350mila euro, sono stati presentati oggi alla stampa nell'ambito delle celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto. "Restituiamo al pubblico un'area di circa 1.000 metri quadri", ha spiegato la direttrice dei lavori, Maddalena Scoccianti, precisando: 
"Nella prima fase abbiamo restaurato e consolidato la Basilica Giulia, ma anche liberato dalle terre e restaurato le 'tabernae', cioe' quegli ambienti che furono costruiti lungo la Basilica tra il 12 a.C. e il 12 d.C. e che erano probabilmente utilizzati come uffici o sedi di corporazioni. Nella seconda fase ci siamo invece occupati di tutta l'area del Vico Iugario, con un grandissimo lavoro di scavi, pulizia, consolidamento delle strutture". 

Il risultato finale e' notevole, non soltanto per le 'tabernae' tornate alla luce ma anche per la stratigrafia profonda 9 metri che e' emersa e che e' sicuramente tra le piu' affascinanti dell'area archeologica centrale. Gli scavi archeologici erano in realta' gia' iniziati nel 1982 in seguito alla demolizione di via della Consolazione, realizzata su cio' che restava di abitazioni civili e edifici pubblici costruiti nell'arco di 15 secoli. Si tratta, per intenderci, della via immortalata nel film "Vacanze romane" con Audrey Hepburn e Gregory Peck. 

La ricorrenza del Bimillenario augusteo e' stata quindi l'occasione che ha permesso di riprendere le indagini archeologiche, dopo un lungo lasso di tempo, e realizzare gli interventi necessari. 
Dicendosi "orgogliosa" per il lavoro svolto, la soprintendente per i beni archeologici di Roma, Mariarosaria Barbera, ha ricordato che la soprintendenza ha ideato un'app per smartphone (ForumApp), disponibile gratuitamente e in versione bilingue, per visitare il Foro romano e il Palatino.

sabato 25 aprile 2015

Il virus di Ebola

Da LaRepubblica

Ebola: 2014, cronistoria dell'epidemia per immagini

L'epidemia
E' la peggiore epidemia da quando è stato scoperto il virus dell'ebola, nel 1976. 
E' iniziata nel mese di aprile, ma la situazione si è fatta sempre più preoccupante

Ebola, cronistoria dell'epidemia


Casi di ebola fuori dall'Africa occidentale
Fra falsi allarmi ed emergenze reali, continua a crescere il bilancio dell'epidemia di ebola: il totale dei casi è salito a 8.914 e raggiungerà i 9mila entro la settimana. I decessi sono saliti a 4.447 con una mortalità che è sempre la stessa, attorno al 50%


Ebola, cronistoria dell'epidemia


Il virus
Si tratta di un virus è estremamente aggressivo, appartenente alla famiglia dei Filoviridae, come il virus Marburg, che causa problemi simili. Ebola provoca una serie complessa e rapidissima di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale

Ebola, cronistoria dell'epidemia


L'origine della malattia
Ospiti della malattia sono i pipistrelli della frutta che trasmettono la malattia ad altri animali selvatici. Sono loro a contagiare l'uomo
Ebola, cronistoria dell'epidemia


Dove si trova 
Il virus Ebola si trova nei fluidi corporei delle persone infette. Il contagio passa attraverso il contatto con le mucose, ferite sulla pelle, gli occhi o tramite aghi infetti. L'aria e gli insetti non trasmettono il virus. I corpi delle persone morte a causa della malattia sono altamente contagiosi 

Ebola, cronistoria dell'epidemia


Come avviene il contagio
Il virus penetra la cellula utilizzando la proteina Tim-1

Ebola, cronistoria dell'epidemia



I sintomi
Trascorsi da due a ventuno giorni dall'esposizione al virus la malattia può esordire bruscamente con febbre, dolori muscolari, debolezza, mal di testa e di gola. La fase successiva è caratterizzata da vomito, diarrea, eruzione cutanea e disfunzione epatica e renale. Alcuni pazienti hanno anche forti emorragie interne ed esterne e insufficienza multiorganica 
Ebola, cronistoria dell'epidemia


I focolai della malattia
Liberia, Sierra Leone e Guinea sono i paesi più colpiti


Ebola, cronistoria dell'epidemia


Come evitare il rischio di infezione
Anche per chi abita o ha viaggiato nelle zone colpite il rischio di infezione da virus ebola è basso a meno che vi sia stata esposizione diretta ai liquidi corporei di una persona o di un animale contagiato, vivo o morto. Il contatto con i liquidi corporei comprende i contatti sessuali non protetti con pazienti fino a sette settimane dopo la loro guarigione. Un contatto casuale in luoghi pubblici con persone che non mostrano segni di malattia non trasmette ebola


Ebola, cronistoria dell'epidemia


I consigli
E' fondamentale un intervento precoce appena si manifestano i sintomi, è questa la sola possibilità per abbassare la mortalità. 
Chiunque ravvisi i sintomi deve segnalare al sistema sanitario il paziente che potrebbe essere affetto. E' importante riferire ai medici tutti i contatti avuti e i posti in cui si è stati. 
Gli esperti consigliano di lavare spesso le mani e gli indumenti: candeggina, luce solare o asciugatura uccidono il virus ebola come altri virus. Bisogna cucinare bene i cibi in particolare quelli di origine animale e mangiare frutta perfettamente integra, cioè non contaminata dai morsi dei pipistrelli della frutta. 
Sul portale del Ministero della Salute, una scheda con 15 domande e risposte offre ulteriori consigli per chi deve viaggiare o è di rientro dall'estero; fondamentale un intervento precoce appena si manifestano i sintomi, è questa la sola possibilità per abbassare la mortalità del virus ebola, che è del 90%. 
Ebola, cronistoria dell'epidemia



Il virus viene ucciso dal sapone
Non si può contrarre la malattia maneggiando denaro o prodotti alimentari o nuotando in piscina. Le zanzare non trasmettono il virus ebola. Il virus viene ucciso facilmente da sapone, candeggina, luce solare o asciugatura. Il lavaggio in lavatrice di indumenti contaminati da liquidi è sufficiente a distruggere il virus ebola. Sopravvive solo per breve tempo su superfici esposte alla luce solare o secche (ansa)
Ebola, cronistoria dell'epidemia



Controlli negli aeroporti
Per paura dell'epidemia sono stati rafforzati i controlli negli aeroporti
Ebola, cronistoria dell'epidemia



Primo contagio in Europa
L'infermiera ausiliare dell'ospedale Carlo III-La Paz, prima contagiata in Europa dal virus ebola. Dopo il contagio, il cane della donna è stato ucciso 
Ebola, cronistoria dell'epidemia


In Germania è morto il dipendente delle Nazioni unite ricoverato dopo essersi ammalato. L'ufficiale medico dell'Onu, 56 anni e di nazionalità sudanese, aveva contratto il virus in Liberia ed era stato trasferito per le cure nella clinica Saint Georges di Lipsia, nell'Est del paese, lo scorso 9 ottobre. E' il terzo contagiato dall'ebola ricoverato in Germania (ansa)
Ebola, cronistoria dell'epidemia



La morte del "paziente zero"
A Dallas, negli Stati Uniti, è morto il paziente liberiano Thomas Eric Duncan ricoverato a Dallas per aver contratto il virus dell'ebola. Thomas Duncan, 42 anni, è stato il primo paziente ad essere diagnosticato negli Stati Uniti 
Ebola, cronistoria dell'epidemia



I vaccini
Sono in fase di sperimentazione vari vaccini per combattere l'epidemia di ebola
Ebola, cronistoria dell'epidemia



L'impatto economico 
Secondo una stima della Banca Mondiale in Africa Occidentale l'impatto economico, a livello regionale, conseguente all'epidemia di ebola in corso in alcuni paesi potrebbe raggiungere i 32,6 mld dollari entro la fine del 2015
Ebola, cronistoria dell'epidemia


Epidemie dal 1976 al 2012
Il virus è stato scoperto per la prima volta per l'epidemia del 1976

Ebola, cronistoria dell'epidemia






mercoledì 22 aprile 2015

Christo è pronto a conquistare l’Italia

Da Arte Sky 

Il celebre artista bulgaro, noto per gli sbalorditivi impacchettamenti, ha annunciato oggi al MAXXI di Roma il suo nuovo progetto, tutto italiano:
un lungo ponte galleggiante sul Lago d’Iseo.


22 aprile 2015

Christo, The Floating Piers, foto André Grossmann © 2015 Christo

È stata presentato mercoledì 22 aprile, al MAXXI di Roma, l’incredibile progetto ideato da Vladimirov Yavachev Christo per uno dei laghi più suggestivi del Nord Italia. Con la curatela di Germano Celant, l’installazione dell’artista reso famoso dalla tecnica dell’impacchettamento ambientale vedrà la luce durante i mesi di maggio e giugno 2016.

Mostrato alla stampa internazionale grazie a una serie di proiezioni, The Floating Piers conferma la straordinaria ambizione che ispira da quasi quarant’anni il fare artistico di Christo. 
Per sedici giorni, una lunga passerella gialla coprirà una porzione del Lago d’Iseo pari a settantamila metri quadri. L’obiettivo è trasformare la superficie lacustre in un collegamento inedito tra la terraferma di Sulzano e Monte Isola.

Un sistema modulare di pontili galleggianti – alti 50 centimetri e larghi 16 metri – costituirà un percorso pedonale lungo circa tre chilometri. Chiunque potrà attraversarlo con estrema libertà, senza limitazioni o particolari direzioni da seguire, ma lasciandosi semplicemente guidare dal flutto delle onde, come indicato dallo stesso Christo.


L’effetto scenico verrà assicurato, soprattutto osservando dall’alto la maestosa opera che traduce in realtà l’attitudine dell’artista a cogliere lo spirito di un ambiente naturale.

Tutti i componenti dell’installazione rispetteranno l’ecosistema dell’area. I duecentomila cubi in polietilene ad alta densità, leggeri e resistenti all’acqua, agli agenti chimici e alla salinità, saranno rimossi al termine dell’intervento e smaltiti con un processo industriale di riciclaggio.

Il progetto, frutto di un lungo iter burocratico per la concessione dei relativi permessi, è interamente finanziato dalla vendita dei lavori di Christo.


La "Security Key" di Google

Da DataManagerOnline

Google: doppia autenticazione con una chiavetta USB

Annunciata oggi la nuova funzionalità da utilizzare con Chrome, e per verificare se i siti Google sono autentici

22 ott 2014

Google: doppia autenticazione con una chiavetta USB



Doppia autenticazione hardware. Grazie alla funzione Security Key di Google (diverse pennette in vendita su Amazon), le procedure di accesso a portali web che richiedono il login diventano più sicure. 
La funzione, disponibile su Chrome, permette di inserire la chiavetta invece della semplice digitazione della password. 
Senza la necessità di autenticarsi con codici e password difficili da ricordare, l’accessorio consente di utilizzare i servizi di Big G con maggiore tranquillità e di verificare se un sito marchiato Google è veritiero o meno (ad esempio nel caso in cui ci sia la duplicazione di prime pagine per ingannare i navigatori). Per coloro che non hanno dimestichezza con l’autenticazione a due fattori, si tratta di un processo che richiede l’inserimento di un codice temporaneo, ricevuto via SMS, assieme al nome utente e password, come ulteriore prova della veridicità dell’accesso. Nel caso della Security Key invece, è un dispositivo fisico a permettere all’utente di utilizzare le piattaforme Google a proprio nome, associando le credenziali alla chiavetta.

Perché usarla

Come spiega Google, ci sono due vantaggi nell’utilizzo della Security Key, soprattutto nel caso di un dispositivo mobile. Prima di tutto si può avere una migliore protezione contro gli attacchi phishing. “Google invia un codice di verifica al telefono ogni volta che si tenta di accedere ad un sito della sua piattaforma per la prima volta. Tuttavia alcuni hacker hanno imparato a duplicare siti vetrina di Google o ad ingannare gli iscritti mettendo in piede dei siti che chiedono il codice di verifica appena ricevuto, così da rubarlo e utilizzarlo per un accesso esterno. 
“Security Key offre una migliore protezione contro questo tipo di attacchi perché usa la crittografia al posto del codice di verifica; un tipo di crittografia utilizzabile solo sul sito a cui si vuole accedere”. Inoltre Security Key non ha bisogno di connessione o di batteri per l’alimentazione. La chiavetta lavora in modalità offline, prendendo l’energia dai computer dove viene inserita.

martedì 21 aprile 2015

Avanguardia italiana nella scienza: un laboratorio di criogenesi del Gran Sasso



21 ott 2014





Un record mondiale tutto italiano è stato registrato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. 
E’ qui infatti che l’esperimento Cuore è riuscito a portare una struttura di rame del volume di un metro cubo alla temperatura di 6 millikelvin: è la prima volta che un esperimento riesce a raggiungere una temperatura così prossima allo zero assoluto (0 Kelvin) con una massa e un volume di questa entità. 
La struttura di rame così raffreddata, pari a circa 400 kg, è stata per 15 giorni il metro cubo più freddo dell'Universo.

Cuore, acronimo per Cryogenic Underground Observatory for Rare Events, è un esperimento ideato per studiare le proprietà dei neutrini attuato in collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Fisica nucleare e l’Università di Milano-Bicocca per la realizzazione del sistema criogenico necessario per raffreddarne i rivelatori. In particolare, l’esperimento cerca di replicare un fenomeno raro chiamato doppio decadimento beta senza emissione di neutrini. 
Rivelare questo processo consentirebbe, non solo di determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana fornendo una possibile interpretazione dell’asimmetria tra materia e antimateria nell’Universo. Cuore è progettato per lavorare in condizioni di ultrafreddo: è infatti composto da cristalli di Tellurite impiegati come rivelatori di radiazione) e progettati per funzionare a temperature di circa 10 millikelvin, cioè dieci millesimi di grado sopra lo zero assoluto.

“Si tratta di un risultato importante che testimonia come la scienza italiana raggiunga un solido primato nella tecnologia del ultrafreddo grazie all'integrazione e alla collaborazione tra ricerca, università e aziende - commenta Carlo Bucci, ricercatore Infn e portavoce italiano di Cuore -. La temperatura raggiunta nel criostato dell'esperimento, 6 millikelvin, equivale a -273,144 gradi centigradi, una temperatura vicinissima allo zero assoluto pari a -273,15 centigradi. Nessuno ha mai raffreddato a queste temperature una massa di materiale ed un volume simili.”

“Il criostato di Cuore - aggiunge Angelo Nucciotti, docente di fisica nucleare dell'Università di Milano-Bicocca e responsabile della progettazione del criostato - è unico al mondo non solo per dimensioni e potenza refrigerante ma anche perché, grazie all’utilizzo di materiali appositamente selezionati e di speciali tecniche costruttive, garantisce che l'esperimento si svolga in un ambiente con bassissimi livelli di radioattività. Una volta completo, il rivelatore sarà racchiuso in una copertura di piombo antico di età romana, un materiale caratterizzato da una radioattività intrinseca estremamente bassa che fungerà da schermo.” 

Una volta completato Cuore sarà composto da 1000 cristalli di Tellurite e dovrà raffreddare una massa totale di quasi 2 tonnellate. Il rivelatore sarà inoltre schermato con circa 5 tonnellate di piombo romano.

sabato 18 aprile 2015

La rilettura del Corano: una nuova moderna interpretazione

Da La Voce di Fiore

In principio era il Logos. Ermeneutica e Sacre Scritture...

PICCHIARE LE DONNE. 
DIO, UOMINI E DONNE: "DARABA". 
LALEH BAKHTIAR TRADUCE IL CORANO E SPOSTA LE MONTAGNE DEL SIGNIFICATO. 

Mentre il cattolicesimo-romano parla ancora e solo di "guai ai vinti" e di "caro prezzo" (=caritas), il mondo islamico ri-scopre l’amore (= charitas) della Parola e illumina il mondo

[...] Daraba in arabo significa principalmente "picchiare", "battere": è solo la terza persona di un passato, l’equivalente di un infinito per l’italiano, ma per secoli è stata, a seconda dei punti di vista, una parola d’ordine, un precetto sacro, uno spauracchio da temere. Nella Sura (capitoli, a loro volta suddivisi in versetti) 4 del Corano, "daraba" è quello che Allah, tramite Maometto, dice agli uomini di fare alle mogli che non ubbidiscono, dopo aver provato ad ammonirle e a farle dormire in luoghi separati: "Battetele" [...]


Laleh che legge il Corano

POLEMICHE
-  Una nuova traduzione del libro di Allah
-  nega che Maometto predicasse di picchiare le mogli.
-  La firma una studiosa iraniana. E negli Usa è diventata un caso
di Francesca Caferri *


Laleh Bakhtiar lavorava già da due anni alla sua traduzione del Corano quando ha pensato di smettere. A bloccarla una sola parola. Anzi, un verbo: daraba. "Non sapevo davvero cosa fare", racconta oggi, "erano anni che inserivo ogni singola parola del Corano in un database, da cui poi programmavo di ripescarle a una a una e arrivare a una traduzione "scientifica" del libro sacro. Ma di fronte a daraba mi sono arenata e ho pensato di buttare via tutto". Daraba in arabo significa principalmente "picchiare", "battere": è solo la terza persona di un passato, l’equivalente di un infinito per l’italiano, ma per secoli è stata, a seconda dei punti di vista, una parola d’ordine, un precetto sacro, uno spauracchio da temere. Nella Sura (capitoli, a loro volta suddivisi in versetti) 4 del Corano, "daraba" è quello che Allah, tramite Maometto, dice agli uomini di fare alle mogli che non ubbidiscono, dopo aver provato ad ammonirle e a farle dormire in luoghi separati: "Battetele".

Per secoli, questo versetto è stato l’appiglio usato da molti musulmani per usare violenza alle mogli. "Ma io ci ho pensato. Secondo la tradizione, Maometto non ha mai picchiato nessuna delle sue mogli: quando ha avuto diverbi con loro le ha allontanate, ma mai le ha battute. E poi l’Islam è compassione: non potevo credere che Allah imponesse di usare la violenza sulle donne", spiega ancora Bakhtiar. Così, rovistando con cura tra le pagine del dizionario, ha cercato altri significati e ha trovato "mandare via". Da questa sottigliezza linguistica è nata la sua personale rivoluzione cartesiana: una nuova edizione del Corano in lingua inglese che nega agli uomini la possibilità di picchiare le donne.

Arrivata in libreria negli Stati Uniti in aprile, la traduzione del Corano di Laleh Bakhtiar ha creato non poche discussioni in America, riaprendo il dibattito su un tema molto sentito nell’Islam: è possibile "rileggere" il Corano dopo tanti secoli? C’è ancora spazio per nuove interpretazioni della parola di Allah? Secondo i tradizionalisti no: "chiusura delle porte dell’ijthiad" è l’espressione con cui gli esperti spiegano la fine della possibilità di dire qualcosa di nuovo - letteralmente, di interpretare - sul testo sacro dei musulmani. Per tradizione, questa chiusura si situa intorno al XII secolo: da allora, ripetono i sostenitori di questa idea, qualunque cosa sul Corano è già stata detta, e non è lecito discostarsi dalle interpretazioni classiche.

Negli ultimi anni molti hanno provato a riaprire le porte. Il caso più clamoroso è quello di Nasr Abu Zayd, uno dei massimi intellettuali musulmani contemporanei, costretto nel 1995 a lasciare il suo Paese dopo essere stato condannato per apostasia: la sua colpa era quella di voler inquadrare il Corano nell’epoca in cui fu scritto, per distinguere le verità assolute, quelle della fede, dalle norme relative ai tempi di Maometto e oggi non più attuali. Due casi diversi, ma che si possono inserire nella stessa tendenza: "Si tratta di applicare al Corano le norme dell’ermeneutica, per arrivare ad attualizzarne il messaggio", spiega Maria Luisa Albano, docente di lingua e letteratura araba all’università di Macerata ed esperta di letteratura islamica femminile. "È parte di un movimento riformista che sta acquistando forza fra gli intellettuali, ma non funziona in un mondo islamico ancora molto chiuso". Per Albano, così come per altri esperti, "picchiare" è il senso primario di daraba in arabo, ma questo non esclude che non ci sia spazio per altre interpretazioni.
"Più di uno studioso in America ha già detto che tradurre daraba con "mandare via", invece che "picchiare" è ammissibile", dice Margot Badran, membro del Center for Muslim-Christian Understanding alla Georgetown University, specializzata in studi di genere nelle società musulmane, "ma per me il senso più importante di questo nuovo Corano non è tanto nella singola parola, quanto nel dibattito che ha suscitato".
Per Badran il fatto che sull’opera della Bakhtiar si sia accesa una discussione tanto forte è il segno che è forte l’esigenza di ridiscutere verità per lungo tempo date per scontate. "La maggior parte delle traduzioni del Corano in inglese non rispecchiano la lingua dei nostri giorni", prosegue la docente, "molte parlano di "uomo" quando il concetto che il testo vuole esprimere è "essere umano". Ben venga dunque una traduzione attenta alle donne. È un bene, e non solo per le fedeli: questo nuovo testo spinge tutti a interrogarsi e a provare a tornare alle origini del messaggio coranico".
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Perché Maometto non ha mai battuto le sue mogli
Lo scopo iniziale era fare una versione del Corano accessibile a tutti: musulmani e non, rendendo il messaggio del Profeta in un inglese il più possibile vicino a quello contemporaneo. Una volta completata, l’opera è diventata però oggetto di discussione, e non solo fra gli specialisti di scienze islamiche. E Laleh Bakhtiar, 68 anni, origini iraniane e passaporto americano, autrice e traduttrice di una ventina di volumi sull’Islam, si è trovata al centro di una discussione sempre più accesa, quella sulle donne e il loro rapporto con la religione del Profeta. Al telefono dal suo ufficio di Chicago spiega perché il caso attorno al suo libro fosse inatteso e come però sia ben lieta del dibattito che si è scatenato.
Come mai ha sentito l’esigenza di tradurre di nuovo il Corano? In fondo ne esistono già decine di versioni in inglese: è partita con l’idea di un approccio "femminile"?
"No, affatto. Volevo solo fare una versione accessibile a tutti. Tutte quelle che avevo letto, ed erano decine, mi erano sembrate "respingenti" nei confronti dei non musulmani, difficili, troppo letterarie: io ho voluto dare vita a una traduzione che fosse apprezzabile per tutti, non solo per chi conosce già l’Islam. Ci ho lavorato per sette anni: al secondo, quando mi sono scontrata con daraba, ho pensato di smettere. Oggi sono felice di aver proseguito".
Parliamo appunto di questa parola: come è arrivata a tradurla con "mandar via", quando invece per secoli è stata letta come "picchiare"?
"Ho guardato nelle tremila pagine del vocabolario di Edward William Lane. E ho trovato che daraba vuol dire sì picchiare, ma anche "mandare via". Ho pensato che fosse proprio questo quello che Maometto voleva dire: "mandate vie" le mogli con cui non andate d’accordo, non certo "picchiatele". Del resto, Maometto non ha mai picchiato le sue mogli".
Come di certo saprà, a marzo un giudice tedesco ha assolto un tedesco-marocchino che aveva picchiato la moglie motivando la scelta proprio con il versetto della Sura 4 del Corano. E se davvero invece di "picchiate" Maometto avesse voluto dire "allontanate"? Il giudice, e tanti prima di lui, avrebbe fatto un grosso errore...
"Niente se. Io sono certa che il Profeta non volesse dire di picchiare le donne. C’è un altro verso del Corano, nella Sura 2, di cui nessuno contesta il significato, che dice che se un marito vuole divorziare lo deve fare in modo equo e umano, e che la donna non deve subire abusi né essere trattata con la forza anche se è lei a voler divorziare. Basta leggere questo per capire il resto: se una donna che divorzia non può essere maltrattata, perché dovrebbe esserlo una moglie che disubbidisce? Se così fosse, il Corano promuoverebbe il divorzio invece del matrimonio. Quando ho riflettuto su questo, mi è stato chiaro che l’interpretazione corrente di daraba era sbagliata".
La sua interpretazione è piuttosto contestata, lo sa?
"Certo che lo so. Ma io non voglio fare nessuna rivoluzione, dico soltanto che quella parola ha 25 significati, che secoli fa è stato scelto quello che parla di violenza e che da allora è stata seguita questa traduzione: io non contesto il Corano, contesto una certa interpretazione che ne è stata data e che secondo me, dopo tanti secoli, va guardata con spirito critico, non accettata in maniera pedissequa". Perché nessuno lo ha fatto prima di lei? "In molti lo hanno fatto, su molte parti diverse del Corano. Io mi sono concentrata su questa e sono arrivata a questa conclusione. In linea generale posso dirle che molte autorità religiose non vogliono cambiare lo status quo che è stato loro insegnato e che insegnano: quindi contestano chiunque provi a interpretare il Corano in modo diverso dalla tradizione".
I suoi contestatori dicono anche che lei non parla davvero arabo.
"Io sono iraniana di origine e cittadina americana. Ho imparato l’arabo letterario anni fa, per il mio lavoro di traduttrice. Ho tradotto decine di libri: capisco e leggo senza nessun problema l’arabo classico". L’hanno criticata in tanti? "Sì, ma ho anche incontrato molte persone che mi hanno espresso gratitudine. La prima volta che ho parlato della mia traduzione, è stato a una conferenza del Wise, Women’s islamic initiative in spirituality and equity, lo scorso novembre a New York. C’erano 150 donne arrivate da tutto il mondo, la maggior parte aveva meno di trent’anni: erano credenti come me, e avevano, come me, entusiasmo e orgoglio per la nostra fede comune. Erano entusiaste del mio lavoro. Le donne sono una parte importante dell’Islam, ma hanno bisogno di spazio e voce. Molte mi hanno raccontato di essersi riavvicinate alla religione dopo l’11 settembre, perché si erano sentite insultate da persone che dicevano di agire in nome dell’Islam. È di credenti come loro che è fatto l’Islam oggi. Anche io sono credente: credo e accetto la parola di Dio e la metto in atto con più amore oggi che so che non ha mai detto di picchiare le donne. So che molte persone non sono d’accordo, ma spero che rispettino il punto di vista di una credente".
Cosa c’è di diverso nella sua versione del Corano rispetto alle altre, daraba a parte?
"Ho usato un metodo di traduzione diverso da quelli tradizionali. Per cinque anni ho tradotto una per una le parole del Corano, che sono 90mila, e creato un database: negli ultimi due anni di lavoro ho ricomposto il testo. In questa maniera ho dato a ogni parola il suo significato originario e non mi sono persa in sinonimi che alla lunga diventano fuorvianti: ho rispettato alla lettera lo spirito del testo. Ho scelto di usare termini non violenti, o non respingenti: kufar, che molti hanno tradotto come miscredenti o infedeli, io l’ho reso come ingrati. Sono sempre quelli che non accettano il messaggio di Dio, ma il termine è meno spiacevole. Ho tradotto i nomi dei profeti e degli uomini santi dell’ebraismo e del cristianesimo: Musa e Issa sono Mosè e Gesù. E ho scritto "Dio" invece di "Allah" perché questo è il significato della parola in arabo e penso che così tutti possano sentirla un po’ più vicina a loro. Infine sono stata molto attenta a trasmettere la moralità che c’è nel Corano. È quello che secondo me si perde in molte traduzioni: non riescono a rendere il disegno globale di compassione e amore del nostro libro sacro. E invece è proprio questo quello che c’è bisogno di sottolineare oggi, perché gli estremisti hanno invaso il campo e loro non danno certo un’immagine morale dell’Islam".
Non ha paura che possano prenderla di mira per queste sue parole e per la sua opera?
"Io sono credente: quindi non ho paura. Credo nella volontà di Dio".
La Repubblica D, 16.06.2007

Sul tema, si cfr. anche:

-  Il ministro sottolinea come le violenze sulle donne non derivino
-  dalle religioni, ma dalle tradizioni culturali di alcuni paesi
-  Amato: "Picchiare le donne
-  è tradizione siculo-pakistana"
-  Prestigiacomo: "Straparla, chieda scusa o lo querelo"*
ROMA - "Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E’ una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario". Lo ha detto il ministro dell’Interno Amato nel suo intervento al convegno su Islam e integrazione. Amato ha più volte ricordato come solo fino agli anni ’70 si trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle che ora in Italia sono importate dagli immigrati di certi gruppi musulmani.
Il ministro ha sottolineato nel suo intervento che l’integrazione "passa anche di qua: attribuire alla tradizione ciò che appartiene alla tradizione che non vuol dire negare Dio" ma semmai "l’io" che domina negli atteggiamenti patriarcali e maschilisti. Dobbiamo evitare di imputare a Dio - ha ribadito - il Dio dei cristiani e dei musulmani, che in realtà è lo stesso, ciò che è da imputare invece agli uomini".
Il ministro dell’Interno ha poi sottolineato come sia necessario evitare, quando pensiamo agli immigrati e in particolare ai musulmani, di avere di fronte dei "blocchi umani" invece che singole persone. "Non esiste il concetto noi contro gli altri - ha sottolineato - se lo deve cacciare fuori di testa tutto l’occidente: ognuno di noi è diverso e questo è importante soprattutto quando si parla di Islam", ha evidenziato, ricordando come questa religione non abbia una autorità gerarchica unica ma una pluralità di voci al suo interno. "Noi siamo gelosi della nostra identità - ha concluso - e ciascuno ha diritto alla sua".
Parole che hanno scatenato l’ira dell’ex ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo (che è di Siracusa): "Amato straparla. Chieda subito scusa ai siciliani o lo querelo". Le fa eco Ignazio La Russa, An, anche lui di origini siciliane: "Amato ha compiuto un’operazione inaccettabile per servilismo culturale". Affermazioni "molto gravi" perché "offende la Sicilia, che fa parte dell’Italia", poi perché "vengono offese le stesse donne siciliane". Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale ed europarlamentare di Alternativa Sociale. Sandro Bondi, coordinatore di FI, si interroga invece sulla salute del ministro: "Lo stesso Amato profeticamente aveva sostenuto l’impazzimento dell’Italia, pensando di esserne personalmente immune".
la Repubblica, 11 luglio 2007