lunedì 2 febbraio 2015

Sulla terminologia del femminicidio

Dal Blog di Lameduck [Barbara Tampieri]

Sesso e possesso


6 mag 2012


Stamattina leggevo questo appello per l'adozione di un codice etico per la stampa che deve riportare i casi di "femminicidio". Al di là della definizione di "femminicidio" che non mi convince affatto:
"Femminicidio è quel tipo di violenza con la quale viene colpita una donna per il solo fatto di essere donna; si tratta di violenza sessuata, fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa, che impedisce alla donna di esercitare appieno i diritti umani di libertà, integrità fisica e morale." 
rimango perplessa anche sui punti di questo codice. Ne riporto qui solo due, invitandovi comunque alla lettura completa dell'articolo.
1. I giornalisti e le giornaliste devono mettere in evidenza la motivazione di genere (svalorizzazione simbolica, discriminazione economica e sociale) come causa profonda della violenza contro le donne. Essi devono fare buon uso delle informazioni di casi studio e statistiche disponibili, sia quando segnalano casi di violenza contro le donne sia quando danno notizia di casi di sfruttamento sessuale e della prostituzione, collocando le notizie in un contesto più ampio che riveli la motivazione di diseguaglianza a cui sono sottoposte le donne che ne soffrono e tutte le vittime che sono femminilizzate (discriminate come se fossero donne – ad esempio omosessuali, transessuali).
4. I giornalisti e le giornaliste devono in ogni modo evitare di usare l’equazione “odio uguale amore” e mai utilizzare frasi che possano giustificare in qualche maniera simbolicamente la violenza come gesto sconsiderato o addirittura “folle” e quindi non del tutto legato alla responsabilità individuale. Da evitare in senso assoluto anche il presentare la violenza sessuale, domestica, e il femminicidio come amore passionale incontrollato con frasi dal vago sapore romanzato e romantico (follia d’amore, pazzia d’amore, amore e sangue) – La violenza e l’omicidio sono i più gravi crimini che si possono compiere contro un altro essere umano donna o uomo.
Ciò che mi spaventa di questo codice presunto etico, oltre alla sua ignoranza della psicologia e psicopatologia umane, è il suo voler ridurre un fenomeno complesso ad un semplice fatto di definizione, il suo voler inquadrare l'omicidio delle donne in uno schema di ortodossia politica dove bisogna usare le chiavi di lettura approvate dal comitato centrale.
Per dare la "libertà alle donne" infatti, se non ho capito male, bisogna limitare la libertà di espressione, imbavagliando la stampa o costringendola a scrivere secondo l'ortodossia del politically correct. Qualcosa di sempre mostruoso. Perché oltretutto, secondo questo pensiero magico, il definire il femminicidio in maniera ortodossa da parte dei giornali contribuirebbe addirittura a limitarlo.
Occorre inoltre, secondo il codice, cancellare per decreto l'intera gamma delle passioni umane che comprendono, mi dispiace per le madri costituzionaliste, anche l'odio; rendere queste passioni irrilevanti e punire un reato per se, senza prendersi la briga di indagarne le motivazioni. Un abominio giuridico.
Si dovrebbe negare, pur parlando di esseri umani, l'esistenza di relazioni affettive problematiche tra individui - e spiego alle leguleie che il termine affettività include anche sentimenti negativi come il possesso, l'invidia, la gelosia; negare la valenza patogena di tali relazioni per ridurre tutto ad un fatto politico, di principio.
La libertà delle donne, infine, passerebbe attraverso la loro definitiva separazione dall'uomo, deresponsabilizzazione e clausura in un recinto di protezionismo a tutti i costi dove, ovviamente, le donne non possono essere mai a loro volta colpevoli perché se no crolla tutta la baracca abusiva già pericolante.
Quando chiesi tempo fa ad alcune femministe se riuscissero ad inquadrare nel concetto di "femminicidio" il delitto di Sarah Scazzi, ovverosia un delitto maturato in un contesto familiare dove le donne sono la parte dominante e  tutta una serie di sentimenti ad alto tasso di estrogeni aveva provocato la morte di una ragazzina, non ho mai avuto risposta. 
Non ho avuto risposta perché un "femminicidio" probabilmente commesso da altre femmine in concorso è, a quanto pare, qualcosa che non rientra nello schema del "femminicidio" come "delitto di genere" dove la donna viene uccisa "solo in quanto donna"  e da un uomo che agisce non in quanto assassino ma in quanto uomo. Questo almeno è il concetto che si vorrebbe incidere nella pietra, chiudendo ogni ulteriore discussione su quella che è una piaga della società e che richiede quindi un approccio sociologico un tantino più approfondito.
Dispiace che un movimento potente ed importante come quello femminista si sia fatto alla fine intrappolare nell'atteggiamento piagnone e nel modus operandi tipico delle minoranze prepotenti, quelle che se sbagli le parole quando parli di loro o fai notare i loro difetti, sei un  bestemmiatore da schiacciare. In questo caso sarei, credo, una donna che odia sé stessa.
Se la morte di una donna viene ridotta sempre ad un fatto binario uomo-donna, ad un atto di guerra tra i sessi, avulso dalle sue motivazioni macrosociali insomma, si otterrà una dichiarazione di belligeranza continua uomo vs. donna che, basandosi su questioni di ortodossia, difficilmente potrà mai arrivare al ristabilimento della pace. Insomma una situazione tipo Coloni vs. Palestinesi dove i coloni, in questo frangente, non sono sempre e prevedibilmente gli uomini.
E' una politica che crea divisione tra i soggetti che, uniti, potrebbero fare molto male al sistema e quindi il potere ha interesse che restino divisi da qualcosa di infinito come la guerra trentennale al terrorismo oppure, in questo caso, la guerra dei generi. Divide et impera. Strano che le ragazze non se ne siano ancora accorte.
Considero quindi i termini "femminicidio" e "delitto di genere"  forzature ideologiche che nascondono il vero cuore del problema della violenza in aumento non solo sulle donne ma sui bambini, sugli omosessuali - che non vengono colpiti in quanto femminilizzati (che sciocchezza) ma in quanto omosessuali - sui diversi per razza e religione, su tutti quelli che portavano un triangolo colorato nei lager, sui poveri e soprattutto sui lavoratori. Le vittime di "lavoratoricidio" dall'inizio dell'anno sono già 170, per inciso. 

In Argentina hanno di recente  inserito nel codice penale un'aggravante per i delitti commessi da persone che erano legate alla vittima da vincoli di parentela o sentimentali. Mi pare giusto e ragionevole. Nello stesso decreto è stata inserita una definizione di "violenza di genere" che è più discutibile perché ideologica e compiacente verso il femminismo politico ma comunque l'impianto complessivo del provvedimento sottolinea correttamente il focus che dovrebbe essere studiato al fine di comprendere il fenomeno dell'aumento delle morti violente a danno delle donne: si uccide perché si considera la vittima una PROPRIETA'. Il senso di possesso tra amanti, tra coniugi, tra famigliari, tra dipendente e datore di lavoro, perfino tra amici. E' quello stesso senso di possesso e di potere di vita e di morte sui deboli che ha fondato per secoli l'istituzione famigliare. In quel caso erano i figli ad essere vittime di "bambinicidio". I figli li si poteva violentare in ogni modo, fisicamente e psicologicamente, da parte delle madri e dei padri, e perfino ucciderli.  Quel "t'ho fatto, ti disfo" che quelli della mia età ancora si sono sentiti dire tante volte da mamme esasperate alle quali si era improvvisamente sturato l'inconscio. 

Nessuno nega che vi sia un allarme violenza. L'aumento statistico delle morti femminili - che sono solo la punta dell'iceberg di violenze e soprusi quotidiani più nascosti - ha però più probabilmente una motivazione sociologica che di genere e potrebbe non essere affatto legata ad una presunta e congenita malvagità maschile ma essere correlata direttamente ad un disagio esistenziale più generale.
Azzardo che, in tempi di incertezza su ciò che è veramente nostro e di nostra proprietà, visto che siamo costantemente depredati del lavoro, della capacità di sostentarci e infine della libertà, seppure in modo molto subdolo, il disporre della vita di qualcuno che riteniamo una cosa di nostra proprietà dando ad esso la morte, potrebbe essere una reazione patologica, un modo per alleviare la frustrazione di chi ha paura un domani di non essere più possessore di nulla. Gli uomini potrebbero essere maggiormente sensibili a questa frustrazione, essendo stati per secoli indiscussi proprietari dei membri delle loro famiglie e non solo, anche di schiavi, lavoratori e altri sottomessi.
L'emancipazione femminile ha contribuito a mettere in discussione questo principio di predominio maschile nella proprietà degli altri esseri umani - diversi per razza o sesso - andando a scardinare le fondamenta dell'istituzione familiare e delle relazioni interpersonali e per qualche anno si è pensato di aver rifondato la società in modo più giusto, suddividendo i compiti e le responsabilità tra maschi e femmine, anche nel mondo del lavoro.
L'ultraviolenza del capitalismo neoliberista che ha reintrodotto lo schiavismo come modo di produzione, l'utilizzo dello shock and awe come arma psicologica di dominio sulle masse e le ricorrenti crisi economiche che minano le ultime certezze dell'individuo, gettandolo nella disperazione, nell'angoscia da retrocessione sociale e nel nichilismo, sono in grado di cancellare decenni di conquiste e di provocare questo aumento di violenza, di cui le donne sono ormai troppo spesso le vittime d'elezione. La macelleria femminile è solo un reparto della macelleria sociale globale, insomma.

Non occorre quindi misurare le parole con il nonio ai giornalisti per paura di offendere le donne. Non dobbiamo farci condizionare dalle trappole ideologiche che oggi sono solo strumenti di distrazione di massa dal cuore del problema: viviamo in tempiprerivoluzionari e occorre svegliarci per agire. Occorre smetterla con la guerra di genere, avere la forza di urlare, uomini e donne assieme, che la società che provoca la violenza che ci fa ammazzare tra di noi e questa crescente insostenibile diseguaglianza che ci fa regredire culturalmente e socialmente al medioevo, noi non la accetteremo più. 

Interpretare un'opera d'arte con un video d'arte



di Stefano Biolchini
10 giu 2014

«La storia mentale sottintesa al dipinto è in chi lo guarda, o meglio in chi lo legge, cioè sono gli spettatori che fanno il dipinto». Parola di Marcel Duchamp. 

Si iscrive idealmente in questo solco una iniziativa lanciata da Intesa Sanpaolo, Curator for a Day, tesa a coinvolgere fette di pubblico sempre più ampie nel processo di diffusione della cultura museale, mirando alla attiva partecipazione dei giovani. 
Come? 
In pratica il pubblico può selezionare una delle opere visualizzate in una gallery sul sito internet www.curatorforaday.it e proporne una interpretazione personale utilizzando diversi mezzi espressivi (musica, danza, recitazione, arti figurative, performance). 

Il tutto deve però essere tradotto in un video. Gli esempi cinematografici - dal Pasolini della Ricotta "Rosso Pontormo" a La ragazza con l'orecchino di perla di Peter Webber - non mancano certo. E dunque largo alla creatività dei più giovani!

Tornando ai partecipanti racconteranno la propria idea di interpretazione attraverso dei video e le migliori idee verranno selezionate da una giuria e realizzate come performance presso la sede di Gallerie a cui appartiene l'opera scelta (Milano, Napoli, Vicenza) e successivamente diffuse in forma di video sulle piattaforme digitali di Intesa Sanpaolo e Gallerie d'Italia.

Per il lancio dell'iniziativa sono stati realizzati due video di esempio per i partecipanti che hanno come protagonisti l'attore Massimo Popolizio del Piccolo Teatro di Milano (interprete magistrale di alcune opere di Canova nelle collezioni milanesi) e il primo ballerino della Scala Claudio Coviello (che ha danzato che "sulle note" di "Vedeteci quel che vi pare" di Enrico Baj (1951) .

Parallelamente a Curator for a Day, Intesa Sanpaolo ha annunciato che è attiva da oggi sulla street view di Google la visita virtuale alle Gallerie d'Italia Piazza Scala - unico caso in Italia insieme ai Musei Capitolini – che verrà estesa alle Gallerie di Napoli e di Vicenza entro la fine dell'anno.

Il sito ufficiale delle Gallerie d'Italia (www.gallerieditalia.com) è stato inaugurato in occasione dell'apertura delle Gallerie d'Italia di Piazza Scala a fine 2011. 

giovedì 1 gennaio 2015

L'importanza del ruolo di padre

Da Il Giornale

"Papà, dove sei? ": L'importanza della figura paterna per i bambini

La figura paterna è punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente.
Se viene meno tale riferimento il cammino dei figli si fa incerto provocando inquietudine e smarrimento.
I consigli della psicopedagogista Evi Crotti per i lettori e i genitori de ilGiornale.it 
di , 30 lug 2013
La figura paterna è punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli si fa incerto provocando in loro inquietudine e smarrimento.
Questa sembra essere una condizione di questo periodo storico che ci deve rendere attenti osservatori della figura paterna indebolita o che sta perdendo quella forza virile, indispensabile per la costruzione dell'identità, della stima e della fiducia verso se stessi e verso la Vita.
L'adolescente sente la necessità di affidarsi a lui, di poter conversare e di guardarlo in volto senza timore e senza riserve, per trovare sempre nuove rassicuranti conferme. Si tratta di un compito spesso arduo che spetta in prima persona al padre. La sua è una figura che rappresenta agli occhi del figlio l'universo maschile in cui dovrebbe predominare la norma, la legge e, soprattutto, l'indipendenza dai vincoli ricattatori e incestuosi, che stanno alla base della disarmonia nello sviluppo. Il padre è equiparabile a un rifugio sicuro.
Se la figura paterna è così necessaria per acquisire una propria identificazione, spinta indispensabile per l'entrata nel sociale, perché tanti ragazzi hanno un vero e proprio rifiutonel relazionarsi con la figura paterna? Lo si nota in alcune situazioni di protesta sociale, a volte anche violenta, dove l'autorità andrebbe intesa come controfigura del padre e vissuta come avversario da combattere o da rifuggire; un rifiuto che sa tanto di richiesta esasperata dovuta alla sua mancanza. 
La sicurezza che deriva da una figura paterna stabile e affidabile è assai importante per losviluppo relazionale del ragazzo. Infatti, è la sua la figura più adatta a fare da guida e da spalla per affrontare la realtà e confrontarsi con il mondo esterno, contribuendo così a formare nella sua mente un modello di riferimento diverso da quello materno primigenio.
La figura paterna rappresenta simbolicamente la legge e l’autorità, parola latina "auctoritas" che deriva dalla radice del verbo augeo, che significa "far crescere". Egli è la norma, la mano forte che protegge, la roccia che non crolla, il braccio forte che stringe e che ognuno di noi, sin dall'infanzia, ha portato dentro di sé e interiorizzandolo come modello. E’ una sorta di tavola delle leggi scolpita dentro di noi.
I disegni che andremo a visionare ci parlano dell'importanza della figura paterna. Tutti i disegni (guarda la gallery) riflettono un disagio e un'immaturità emotiva. Evidentemente Maria ha subito un'aggressione psicologica che l'ha resa fragile e reattiva insieme; una situazione che richiede al mondo adulto comprensione e attenzione dei suoi bisogni reali per evitare la destrutturazione della personalità.
Con l'aiuto della grafologia, interpretando correttamente l’evoluzione del disegno e della scrittura, potremo aiutare la madre e le insegnanti a trovare con pazienza una strada che permetta almeno di chetare la forte aggressività. La ragazza, infatti, è stata indirizzata verso la scherma e in questo modo ha trovato la possibilità da un lato d'investire l'eccesso di tensione e l'aggressività in un'attività fisica e dall'altro di scoprire motivazioni che le permettono di credere in un possibile miglioramento.
L'utilizzo dell'interpretazione su base psicodinamica del disegno nell'età evolutiva è di aiuto all'educatore, all'insegnante e al genitore per capire le vere ragioni dei disagi, purtroppo sempre più frequenti, che la famiglia può provocare.
La conoscenza è, come sostiene Albert Einstein, "il bene più prezioso che l'uomo possa avere".
Evi Crotti
Psicopedagogista, scrittrice e fondatrice della scuola di grafologia morettina di Milano che tuttora dirige

giovedì 16 ottobre 2014

L'incredibile scorta della Presidentessa della Camera



Quanto ci costa la scorta della Boldrini? Oltre un milione e centomila euro l’anno per garantire l'incolumità del Presidente della Camera. E 27 uomini in servizio permanente: è la scorta più imponente d'Europa! 

di Nando Proietti 
2 giu 2014

Immagine dell'articolo
Laura Boldrini

Parliamo ancora della nostra amata,  unica e preziosa Presidente della Camera, Signora Laura Boldrini, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla se non altro per il materiale che ci mette a disposizione e su cui possiamo divertirci a scrivere. 

Oggi, vogliamo parlare della sua scorta, e chiarire tutti i dubbi in proposito, e ribattere alle chiacchiere che la gente cattiva fa contro di lei... Seguiteci con attenzione.  

Inizialmente, Donna Laura Boldrini, o la "Papessa della Camera, come la chiama quell'antipatico di Marco Travaglio, non voleva la scorta. 
Poi, però, pare su pesanti pressioni - di chi non si sa bene - la nostra eroina  ha deciso di cambiare idea e siccome è una donna che quando fa una cosa la fa per bene, dal niente è passata al tanto, forse al troppo.  

Ma poi, può essere mai troppo proteggere da tutto e tutti tale preziosa icona della democrazia italiana? Secondo noi, ovviamente no, e ogni lira, euro, dollaro o copeco speso per Donna Laura è per noi denaro benedetto... 
E tacciano una volta per tutte i disoccupati, gli sfrattati, i disabili, i pensionati al minimo che sono solo invidiosi! Ma andiamo al dunque. Volendo farci un po' degli affari di Donna Laura - che forse sono affari nostri, visto che paghiamo noi - scopriamo che la Signora Boldrini usufruisce di un apparato di sicurezza da far impallidire Obama, che forse qualche nemico in più di Laura nostra ce l'ha.  

Per essere precisi, ai 12 poliziotti che sono la sua scorta nel senso pieno del termine, si vanno a sommare gli 11 agenti/carabinieri che presidiano la sua abitazione. In più, il sistema di protezione si estende al compagno e alla figliola della Signora ogni volta che la giovinetta si trova in Italia, visto che studia all'estero. Da un conticino fatto dai sindacati di polizia, vediamo il dettaglio:  12 uomini (10 agenti e 2 ispettori divisi per turno) che la seguono ovunque.  

Le necessarie auto blindate (se Audi A6, parliamo di quasi 400 mila euro a macchina; altrimenti, se ordinarie, 150.000 euro circa). 
In più gli uomini di scorta beneficiano di «indennità della Camera» e se vanno in missione con la loro «protetta», c'è il costo di alberghi e ristoranti. 
Inoltre, Donna Laura pur disponendo di uno splendido alloggio di servizio a due passi dall'ufficio, ha preferito risiedere in un appartamento di sua proprietà a Trastevere dove appunto è stato necessario istituire un posto fisso di controllo. 
Si tratta di due agenti per ogni di turno di 6 ore e 40 minuti, quindi 10 agenti per coprire le 24 ore, ai quali se ne aggiunge uno di notte. 
Scrive il quotidiano Il Tempo: " In totale, quindi, «stralciando» vitto e alloggio durante le trasferte, il costo di questo personale supera i 948 mila euro in 12 mesi. Per non contare i quattro agenti della Polstrada che si occupano dei cosiddetti «anticipi», i servizi di “staffetta viabilità", altrimenti tutto questo corteo c'è rischio rimanga invischiato nel traffico della città. 

Vi sembrerebbe giusto? Ovviamente, no!  
Ma caso mai vi illudeste che abbiamo finito, vi dissuadiamo: non è tutto qui. 
Torniamo infatti un attimo al compagno di Donna Laura e della figliola. 
Lui ha a disposizione 4 uomini dal marzo scorso, lei altri quattro da aprile.  

Non sappiamo bene che rischi corrono i due, però sappiamo che quelli per lui ci costano circa 140.000 euro all'anno.  Quelli della figliola molto meno perché la ragazza per fortuna studia in Inghilterra , e non viene spesso a trovare la mammina. Per cui si valuta che la sua scorta ci costi solo 24.000 euro all'anno (praticamente lo stipendio completo di uno statale, quindi, robetta!).  

Inoltre, fino a qualche tempo fa, erano a disposizione di Donna Laura anche un manipolo di sei agenti della polizia postale, pronti come un sol uomo a intercettare chiunque volesse mancare di rispetto o anche fare del bieco sarcasmo sulla terza carica dello Stato.   Alla fine, "cornice di questo quadro", è un'altra figura professionale addetta alla persona del Presidente della Camera: si tratta di un impiegato che provvede alla logistica, in pratica ad organizzare tutte queste persone, tra turni, ferie, sostituzioni malattia e spostamenti vari. 

E che qualche euro di stipendio, ferie e contributi, costa anche lui. Conclude il quotidiano Il Tempo da cui abbiamo preso tante preziose informazioni : " La Laura più scortata del pianeta, dunque, può disporre di 27 uomini, senza contare il quartetto full time del «fidanzato» e l’altro part time della figlia ventenne. Un piccolo esercito, tenendo presente che il commissariato di Genzano ha in forza 37 uomini e quello di Porta Pia non arriva a 40."  
Una cosa, però deve essere chiara: Donna Laura la scorta non la voleva, l'auto blindata neppure, e nemmeno la scorta per i parenti e, come ha detto lei stessa, "Farci dell'ironia è inaccettabile". Meno male che noi siamo serissimi e l'ironia nemmeno sappiamo cosa sia!

mercoledì 6 agosto 2014

Un'interessante intervista al Ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.



di Roberto Napoletano, 6 ago 2014

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Il Ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan

Sulla faccia di Pier Carlo Padoan, persona seria e timoniere dell'Economia, è stampata la delicatezza del momento, l'attesa dei dati dell'Istat di questa mattina per lui è già un'amara realtà, il ciclo non si è invertito e non siamo nemmeno immobili, la verità è che continuiamo a scendere, il motore dell'economia italiana perde giri.

«Finiremo con la troika» butto lì. 
«No, no, assolutamente no» urla e aggiunge: «La prego, lo scriva a caratteri cubitali». Si ferma un attimo, ancora uno scatto, e poi di getto: «Il Paese deve riformarsi da solo e lo sta facendo. Dobbiamo farlo ancora più in fretta». 

Sulla crescita in Europa quasi tutti sono messi male, ma noi stiamo sempre peggio di tutti e abbiamo un debito pubblico che non teme confronti. Sulla debolezza italiana pesano ovviamente i focolai di crisi internazionale, soprattutto quelli che riguardano l'energia e l'Ucraina, dobbiamo coprirci da nuovi rischi. Il quadro finale non può che uscire ulteriormente deteriorato e alimentare gli interrogativi dei mercati. «Io so, e i mercati sanno, che il Paese è fortemente orientato a sostenere la crescita, ci vorrà più tempo ma non li deluderemo», scandisce con voce ferma.

Ministro Padoan è un po' di tempo che la sentiamo ripetere che l'economia è ferma, non si riprende. Che fa: si iscrive anche lei al partito dei gufi?
No, non mi iscrivo a nessun partito dei gufi, sono sempre stato iscritto al partito dei realisti e qui resto. I dati dell'economia anche più recenti confermano un'economia che stenta a uscire dalla recessione. Rimango, però, convinto che esistano segnali positivi che andranno apprezzandosi nei prossimi trimestri e nei prossimi anni. 
Parlo del 2015 e del 2016. E dico questo non per una banalità contabile, ma perché è importante mantenere una prospettiva di medio periodo e i primi atti del governo Renzi sono, per me, tutti orientati a un obiettivo: realizzare politiche con impatto duraturo e crescente nel lungo termine.


Non ho capito: è vero o no che l'economia sta andando male, male, non è ferma, addirittura in recessione?
I dati negativi che ci arrivano dall'Istat riguardano, soprattutto, gli investimenti mentre, invece, i dati su consumi e esportazioni sono moderatamente positivi. Questo fa sperare bene sul recupero di fiducia delle famiglie e conferma che c'è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perché la recessione è davvero profonda. Non dimentichiamoci che il 2013 ha chiuso con un risultato finale di meno 1,9.


Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, ha detto che l'effetto degli 80 euro è «quasi invisibile». Renzi ha risposto che la ripresa è come l'estate: prima o poi arriva. Si è mai pentito di avere iniziato dal bonus Irpef e non dall'Irap?
No, non mi sono mai pentito, naturalmente avrei voluto avere a disposizione risorse per fare di più, ma è importante del bonus Irpef ricordare due cose. La prima: riguarda 11 milioni di persone. La seconda: sarà permanente. Questo è importante perchè le famiglie devono avere più risorse e più fiducia per fare sì che queste risorse vengano spese.


Quanto dell'aumento record della Tasi, da un capo all'altro del Paese, è dovuto indirettamente alla copertura del bonus Irpef?
L'aumento della Tasi è slegato da coperture del bonus, ha a che fare con politiche fiscali del governo precedente che noi abbiamo ereditato. 


Insisto: se i Comuni non sono in grado di fare i tagli richiesti, non crede che seguano la scorciatoia di aumentare la Tasi e, quindi, mettano una parte del bonus sul conto a carico dei contribuenti?
Questa è una scelta successiva, i Comuni hanno a disposizione questo strumento, ma certo il Governo Renzi non vuole utilizzare la Tasi per finanziare il bonus.


Se la crescita è zero o addirittura negativa e non 0,8, la strada che ci separa dal 3% di deficit/pil si stringe pericolosamente. Sarà larga a sufficienza per evitare una manovra in autunno?
Il 3% nel 2014, e anche nel 2015, non sarà superato.
Non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva.


Sia sincero, ministro: premesso che il Paese non è in grado di sopportare un'altra manovra, come fa con questi numeri a essere così sicuro di poterla evitare?
In base alle informazioni che ho adesso e alle previsioni che abbiamo aggiornato con le nuove informazioni Istat, ribadisco quello che ho appena detto.


Nel Def di aprile è scritto che, con la legge di stabilità, si devono fare 15 miliardi di tagli della spesa. Si possono conseguire tagli selettivi per un importo così rilevante in un tempo così breve? Non sarà che alla fine arriverà, come sempre, la doppia scure dei tagli lineari e di nuove tasse?
I tagli buoni e giusti si possono fare e il Governo farà di tutto per evitare l'applicazione di misure di salvaguardia come sono quelle dei tagli lineari o nuove tasse. 
Io penso che si possano fare.


Come la mettiamo con Bruxelles che ci ha, di fatto, negato il rinvio del pareggio di bilancio dal 2015 al 2016 e, anzi, ci ha chiesto sforzi aggiuntivi già da quest'anno. Chi glielo dice a Renzi? Lei ci riesce?
Renzi lo sa benissimo e sicuramente il quadro macroeconomico che si sta delineando in questi mesi e in queste settimane è molto più deteriorato di quello di qualche settimana fa e, naturalmente, l'obiettivo di riequilibri strutturali tiene conto dell'andamento del ciclo. 
L'Italia stenta a uscire dalla crisi perché ha accumulato ostacoli strutturali. 
Per riprendere a crescere non ci sono scorciatoie: dobbiamo rimuovere quegli ostacoli con riforme strutturali.


A febbraio avevate fatto una scommessa: facciamo le riforme, otteniamo la flessibilità in Europa, abbiamo una crescita del pil e tutto si sistema. La flessibilità europea è in alto mare, i falchi del Nord ci guardano con sospetto, mi spiega perchè avete dato la precedenza alle riforme istituzionali rispetto a quelle del fisco, del lavoro e della macchina dello Stato?
Le riforme strutturali sono la caratteristica fondamentale della strategia del governo. 
Tra le riforme è fondamentale includere le riforme istituzionali anche perchè queste hanno un impatto molto importante sul funzionamento dell'economia e cito due ragioni evidenti. 
La prima: la semplificazione del processo legislativo. 
La seconda: la certezza della durata dei governi. Questi due fattori sono estremamente importanti per stabilizzare la fiducia e le aspettative di imprese, famiglie e investitori internazionali. Naturalmente le altre riforme sono altrettanto importanti.


Altrettanto o, forse, anche di più vista la delicatezza dell'economia del momento?
Altrettanto. Penso alla riforma del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e alla riforma fiscale. Sono queste le scelte che migliorano la competitività e la crescita del Paese nel medio lungo periodo. 


E qui come siamo messi, non mi pare proprio che siamo messi bene?
Siamo messi che molte di queste riforme sono in via di realizzazione, come nel caso della delega fiscale, e altre saranno approvate presto dal Parlamento, l'implementazione sta cominciando, per vederne i benefici reali in un orizzonte di medio periodo. 


La situazione dell'economia reale è sotto gli occhi di tutti, non migliora, si può dire ottimisticamente che è ferma, in realtà peggiora. Questa situazione lei la conosce molto bene. Non crede che sia necessario fare subito un fischio di fine partita per iniziarne un'altra? Che cosa impedisce di fare partire subito tutto ciò che è cantierabile e varare un bel credito d'imposta per ricerca e innovazione, evitare di promettere ciò che non si può dare (vedi pensioni agli insegnanti) e fare invece sul serio su privatizzazioni e lavoro? Alcune misure già indicate sono state già approvate con il decreto competitività, quelle del cosiddetto sblocca-Italia sono già state presentate nelle linee-guida e saranno approvate con il Consiglio dei ministri di fine agosto. Per quanto riguarda le misure come quelle relative alla "quota 96", come è noto, sono state ritirate dal governo e saranno affrontate in modo organico nei prossimi mesi.

Dove è finita la spending review? Resterà Cottarelli? Anche per lei farne a meno non è così grave?
La spending review è viva e vegeta, continua e viene introitata nel lavoro dei ministeri. 
Sicuramente sarà un elemento importante della costruzione della legge di stabilità del 2015. 
Su Cottarelli posso dire che ho la massima stima e apprezzamento del suo lavoro.


Debito/pil: i numeri reali e il rapporto percentuale tra i due, con le stime disponibili, sono impressionanti e appaiono destinati a crescere ancora in termini assoluti e percentuali. Con le privatizzazioni si era ipotizzato di realizzare uno 0,7% di pil per 10/12 miliardi, ma tutto appare sostanzialmente fermo. Lei crede nel Fondo immobiliare con i beni dello Stato che tagli dalla sera alla mattina di qualche centinaio di miliardi le esposizioni o in un intervento della Cassa Depositi e Prestiti che acquisti e scambi titoli di Stato con titoli della Cassa garantiti da propri asset o crede che sia puttosto da perseguire la via maestra delle privatizzazioni a partire dalla giungla delle municipalizzate controllate dagli enti locali?
Il processo di privatizzazioni va avanti. 
Come tutti sanno un processo serio di privatizzazioni che mira a valorizzare le aziende del patrimonio pubblico richiede un po' di tempo perchè coinvolge non solo le imprese già sul mercato, ma anche altri asset che richiedono un lavoro preliminare come le municipalizzate e il patrimonio immobiliare. 
Sulle proposte citate, posso dire che in giro ce ne sono varie e mi sembra che il punto di partenza di misure di questo tipo sia quello di avere un patrimonio da valorizzare: chiarite le idee su questo, gli strumenti che si possono immaginare sono diversi. 


Ha una preferenza?
Guardi, non ho una preferenza, sono aperto a varie ipotesi che stiamo esaminando, ma qual è il patrimonio di cui parliamo? 
Che cosa spinge a immaginare che sia marketable così come è un patrimonio che invece richiederebbe lavori di riqualificazione importanti e onerosi? 
La via delle privatizzazioni è quella che stiamo seguendo con maggiore determinazione: stiamo parlando di Poste, di Enav, di Ferrovie dello Stato. 
Comunque, sia chiaro: la via maestra per ridurre il debito è una sola: la crescita.


Dopo gli interventi in Fiat, Eni e Enel, Pechino è al 2% anche in Telecom, ma poi si scopre che Telefonica ci sta lasciando e tenta di prendersi il piatto più prelibato in Sudamerica. Ministro, ci spiega che cosa sta succedendo?
Telecom è un'impresa privata e, quindi, non entro nel merito di queste vicende proprio perché si tratta di imprese private. 
Voglio, però, aggiungere che stiamo osservando un interessamento crescente e concreto dei cinesi nei confronti del nostro Paese e le notizie di investimenti degli ultimi giorni confermano, con i fatti, i segnali positivi che ho raccolto in Cina appena dieci giorni fa. 
Si tratta di un Paese nel quale le decisioni di investimento sono sempre di lungo termine. La Cina vuole investire in Italia non con la logica del mordi e fuggi e ciò non mi pare poco. 
Questo mostra come sia possibile accrescere l'investimento nel nostro Paese.


Tra veti sindacali, perplessità di Caio, tavoli e tavolini che non portano da nessuna parte, non c'è il rischio che nella vicenda Alitalia sia Etihad ad accusarci di un eccesso di bizantinismi?
Io sono molto fiducioso sia sul fatto che l'accordo, certo faticoso e laborioso, si concluda positivamente e credo anche che sarà una scelta molto positiva per il Paese.


Abbiamo parlato poco del mondo e invece il mondo è scosso da focolai di crisi come non mai: Russia-Ucraina. Israele-Palestina, Siria, Iraq e, soprattutto, almeno per noi, Libia. La Russia ha azzerato la crescita, la Cina dichiara (non mancano dubbi) di essere sopra il 7%, forse gli Stati Uniti sono la vera nota positiva. Ciò che più inquieta, però, è la frenata tedesca che rischia di coincidere con la frenata europea. Che cosa può e deve fare la Germania per rilanciare la sua domanda interna e la crescita e, ancora più importante, se la locomotiva europea non riparte, noi da soli che cosa possiamo fare?
L'Italia come presidente di turno dell'Unione europea ha posto crescita e occupazione al centro dell'agenda. Tutti i Paesi hanno condiviso che questa debba essere la nuova priorità dell'Europa e, per concretizzarla, abbiamo indicato una strategia basata su tre pilastri: riforme strutturali, investimenti e maggiore integrazione, sia del mercato interno sia con i mercati globali. In questo quadro tutti i Paesi devono fare la loro parte anche quelli più forti. 


Ha ragione il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, quando sostiene che la Germania deve aumentare i suoi salari per rilanciare i consumi interni?
Sicuramente sì, anche se detta da lui questa affermazione appare come un'idea un po' tardiva. 


Che cosa deve fare, allora, la Germania?
Ad esempio, liberalizzare il suo settore dei servizi e accrescere il suo investimento, ne ha forte bisogno.


Ci sarà in autunno una ripresa della locomotiva tedesca a cui agganciare il treno indebitato dell'Italia? Vede all'orizzonte una possibilità che questo treno riparta?
Io credo che in tutti i Paesi dell'Europa si sta facendo strada la convinzione di mettere in pratica misure di sostegno alla crescita. Nella riunione dell'Ecofin di settembre dedicheremo molta attenzione a misure concrete di sostegno agli investimenti. Bisogna guardare avanti, i mille giorni sono una cosa concreta. 
I mercati continuano ad avere un atteggiamento positivo nei confronti dell'Italia e si aspettano la crescita. 
Ma sta al governo dimostrare di sapere attivare la crescita.

I dati Istat sul Pil italiano: in recessione tecnica nel secondo trimestre

6 ago 2014

Nuova gelata per la crescita già anemica dell'Italia. 
Nella stima preliminare dell'Istat sul Pil del secondo trimestre la flessione è stata pari a -0,2% rispetto al trimestre precedente. 
Su base annuale la flessione è pari a -0,3%. Dopo due trimestri consecutivi col segno meno del Pil, l'Italia tecnicamente ritorna in recessione. 
L'ultimo dato positivo risale al quarto trimestre del 2013 (+0,1%) dopo una striscia ininterrotta di segni meno iniziata nel terzo trimestre 2011. Il livello del Pil nel secondo trimestre del 2014 risulta essere il più basso dal secondo trimestre del 2000, ovvero da 14 anni.

Diminuzione del valore aggiunto in agricoltura, industria e servizi
Il calo congiunturale, spiega l'Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. 
Dal lato della domanda, il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo, mentre quello della componente estera netta è negativo. 
Il secondo trimestre del 2014 ha avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al secondo trimestre del 2013.

Il Pil degli altri Paesi
Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dell'1% negli Stati Uniti e dello 0,8% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,4% negli Stati Uniti e del 3,1% nel Regno Unito.


Italia in recessione tecnica
Il dato odierno certifica, dunque, una nuova recessione tecnica dopo la contrazione del primo trimestre. 
«Il 3% nel rapporto deficit-Pil «nel 2014,e anche nel 2015, non sarà superato. Non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva», ha assicurato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in un'intervista al direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, in cui esclude il rischio Troika, ma non nasconde le difficoltà del Paese, in attesa dei dati Istat sul Pil diffusi oggi. 
«Sulla crescita - aveva commentato qualche giorno fa il premier Matteo Renzi - ci aspettavamo dati più alti, in linea con le previsioni dell'eurozona, ma questo significa che lavoreremo con maggior determinazione. Che il Pil sia zero o 0,6% dobbiamo fare di tutto per rimettere in moto l'economia italiana»

L'incredibile viaggio spaziale della sonda Rosetta verso una cometa...

Da IlSole24Ore
Rosetta a un passo dalla cometa a forma di «papera di gomma»
di Leopoldo Benacchio, 6 ago 2014

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Una missione spaziale che ha dell'incredibile, centrare un corpo di roccia e ghiaccio di soli 4 chilometri dopo un viaggio complicatissimo che di chilometri ne ha macinati miliardi. Eppure c'è riuscita, partita nel 2004, dopo aver preso velocità nel 2005 usando la Terra come fionda che gli ha dato una spinta grazie alla gravitazione sfruttata in modo opportuno, una manovra incredibilmente astuta scoperta nel secolo scorso da un grande italiano, Giuseppe Colombo, se ne è andata verso il suo obiettivo.

Nel 2007 è stata la volta di Marte a essere sfruttato per la stessa opportunistica manovra, e via negli spazi siderali con rinnovata energia per una visita, nel 2010, con il grande asteroide Lutetia, di cui ha mandato immagini strepitose.

Ma la cometa era ancora lontana, molto lontana e nello spazio non si può proprio andare in linea retta, come noi facciamo quando siamo in autostrada. 
E allora dal 2011 fino all'inizio di quest'anno Rosetta è stata messa in ibernazione, praticamente spenta per risparmiare energia, salvo il minimo indispensabile di apparecchiature per rimetterla nello stato di veglia. 
Tutto bene e ora si trova a un centinaio di chilometri dalla 67P/Churyumov-Gerasimenko e mercoledì alle 11.45 ora italiana stabilirà, con una complessa manovra, il contatto fra cometa e sonda.

Rosetta le andrà attorno per varie settimane in una curiosa orbita prima triangolare e poi a spirale, per studiare il punto preciso dove far atterrare, su questa roccia ghiacciata di 4 chilometri, immaginiamoci il Monte Bianco, la sonda Philae. Questo è un piccolo mezzo che tenterà, per la prima volta, di sbarcare sulla cometa per studiarla direttamente in sito. Manovra delicatissima, mai tentata e difficile: la gravità della cometa è bassissima, causa la sua modesta massa, e Philae dovrà ancorarsi e soprattutto sperare di non rimbalzare. Insomma come buttare una pallina da ping pong su un tavolo in modo che non rimbalzi e si fermi. Difficile prprio.

Punto chiave saranno le comunicazioni, tutto avviene a oltre 400 milioni di chilometri dalla Terra un segnale radio mette una ventina di minuti per arrivare e comunque la potenza in gioco in campo spaziale è veramente bassa, -290 dB per chi è del mestiere ben più debole del miliardesimo di miliardesimo di Watt per chi non lo è. La sonda quindi deve fare molto da sola, troppo lungo il tempo per comunicare. Gli strumenti anche sono programmati per tempo, e abbiamo una forte e veramente qualificata presenza italiana in strumentazione chiave per lo studio delle comete. Virtis, lo spettrometro che ci dirà di cosa è fatta e tanto altro e che già ha misurato la "febbre" alla cometa, trovandola stranamente calda, sui 70 gradi sotto lo zero, un incubo per noi, ma un segnale che la cometa ha meno ghiaccio del previsto.

L'Istituto di Astrofisica Spaziale di Frascati è l'artefice mentre l'Università di Padova, che già sviluppò la camera fotografica per la missione europea Giotto, la prima che ci diede la fotografia di quel brutto bruco polveroso che è il nucleo di una cometa, ha sviluppato elementi chiave della sistema di ripresa ottica della cometa che già ci hanno regalato immagini nitidissime. Dulcis in fundo la coda della cometa, composta di impalpabili grani di polvere cosmica che riflettono la luce del Sole come tanti catarifrangenti, saranno pesati, avete letto bene : pesati, da una bilancia da favola, GIADA, sviluppata dall'Università Parthenope di Napoli che apprezza il miliardesimo di grammo. Tutto finanziato dalla nostra Agenzia Spaziale Italiana, ASI.

Ci sveleranno, assieme agli altri strumenti, come è fatta questa buffa cometa, la cui forma ricorda quella di una papera di gomma che si usa per far giocare i bimbi durante il bagno. Lì dentro, dentro a quell'ammassi di ghiaccio, sono nascosti i segreti dell'origine del nostro sistema solare. E nostra. Un momento storico.

L'analisi di Alberoni sul vuoto di ideali, speranze e creatività in Europa...

Da IlGiornale

I miti sono morti e anche noi non stiamo bene

La fine delle ideologie in Italia si è trasformata in un vuoto ideale e di speranza

di Francesco Alberoni, 28 lug 2014

È come se l'Europa fosse coperta da una caligine e i suoi abitanti presi da sonnolenza. 
Le élite sono rigide, apatiche. Per tre secoli l'Europa è stata il centro propulsivo del mondo. La società era pervasa da un'energia collettiva che spingeva i singoli individui a tentare nuove avventure in tutti i campi, nella scienza, nella politica, negli affari, nell'arte.

Non c'erano allora università con mezzi sterminati, era l'individuo con la sua scoperta che cambiava il mondo, come Jenner che inventa il vaccino, Stephenson la locomotiva, Siemens il telegrafo, Pacinotti la dinamo, Marconi la radio, Mendel la genetica. In questo clima di ottimismo vulcanico emergono personalità straordinarie, eccessive. In politica Marx, Lenin, Bismarck, o grandi avventurieri come Cecil Rhodes. E lo stesso avveniva nella musica, nella pittura, nell'architettura


Poi tutto si spegne. Ma non si spegne a causa delle spaventose guerre mondiali. L'attività creativa è continuata fra le due guerre ed anche dopo. 
No, il collasso culturale dell'Europa, è avvenuto negli anni settanta e ottanta.

Cosa è successo di fatale in quel periodo? 
Gli intellettuali hanno rifiutato le nostre tradizioni e creduto in quattro miti. 

Prima quello di MaoTze-tung e Che Guevara, un rigurgito di marxismo che ha preceduto la sua morte avvenuta nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. 

Il secondo ci è arrivato dagli Usa, come rivoluzione sessuale e libertaria finito in droga e anarchia emotiva. 
Il terzo prometteva la democrazia in tutto il mondo ed è morto in Iran, in Irak, in Afghanistan, nelle primavere arabe. 
L'ultimo è il sogno dell' Europa come nazione nascente, diventata invece un condomino amministrato da puntigliosi burocrati.

Ne è rimasto un vuoto ideale e di speranza che in Italia sta trasformandosi in lotta di tutti contro tutti, in cecità di fronte ai terribili pericoli che incombono. 

Un grave momento storico in cui possiamo solo sperare che si affermi un'élite di audaci riformatori che non si fa fermare da nessuno e scuota il paese dal suo sonno mortifero, rimettendo in moto la capacità di vivere e di rinnovarsi.

martedì 5 agosto 2014

Il pensiero di Alberoni sulla funzione educativa della televisione (e dei libri)

Da IlGiornale

Non andate a ripetizione dalla televisione

La cultura si veicola solo coi libri. 
Il piccolo schermo non insegna.

di Francesco Alberoni, 21 lug 2014

Quando ero a Catania c'era un programma di formazione detto delle 150 ore ed io venivo spesso chiamato a tenere conferenze nei paesi circostanti, ad Acireale, Giarre e Riposto, con un pubblico popolare che amava la cultura e voleva sapere.

Oggi la cultura viene erogata dalla televisione che, con centinaia di canali, ti dà infinite cose interessanti, ma crea un rapporto totalmente diverso rispetto a quello che aveva il conferenziere che parla a te personalmente, a cui tu fai domande, con cui hai un rapporto umano che poi ricorderai per anni. 

La televisione mostra, racconta, diverte, emoziona, informa; ma non insegna. 
Per insegnare ci vogliono due cose apparentemente opposte. 

La prima è l'autorità, il prestigio, il credito personale dell'insegnante. 
Il rapporto fra maestro e allievo è squilibrato. 
Uno sa più dell'altro e questa superiorità gli viene riconosciuta nel rapporto faccia a faccia.

L'altro elemento è la possibilità di chiedere chiarimenti, di far ripetere e di dissentire. In televisione queste condizioni mancano entrambe. 
Nel dibattito televisivo tutti quelli che discutono sullo schermo hanno la stessa autorevolezza, possono avere tutti ragione. 
Tu, partecipando da casa, ti consideri uno di loro, ma la tua è una illusione di appartenenza, in realtà sei fuori, non puoi parlare, non conti nulla. 
E se non conti nulla, se non puoi obbiettare, dire la tua, non puoi nemmeno imparare. 
Non puoi imparare nemmeno quando c'è uno che insegna come fa Daverio in Passepartout. 
Perché corre veloce sui quadri, sui monumenti, ma non ti chiede se hai capito, non puoi chiedergli di ripetere ciò che ti interessa. E così non ricordi niente.

Perché invece il libro insegna? Perché lo leggi e ritorni sul letto, sottolinei, scrivi una critica, prendi appunti, pieghi una pagina e tutto questo resta sul testo, che diventa così un libro vissuto, riscritto, commentato, corretto da te. 
Per questo impari, perché la lettura è un dialogo, un dibattito che puoi riprendere in seguito insistendo sulla tua tesi o cambiando idea. 
Impari perché il libro è un pensiero che elaborate insieme tu e l'autore. Invece davanti alla tv sei solo uno spettatore.