lunedì 1 agosto 2016

La preoccupante diminuzione dell'estensione dei ghiacci polari




9 giu 2016


REUTERS/Kathryn Hansen/NASA


I ghiacci dell'Artico stanno continuando a pagare pesantemente pegno al riscaldamento globale: come comunicato dallo statunitense National Snow and Ice Data Center (NSIDC), le osservazioni satellitari hanno permesso di stabilire come l'estensione dei ghiacci a maggio 2016 sia stata la più bassa per il mese da quando queste rilevazioni vengono effettuate, ossia dal 1979.

Sfortunatamente, questo dato non è affatto inaspettato, tenuto conto che lo stesso poco rassicurante primato era già stato raggiunto a gennaio, febbraio ed aprile di quest'anno. L'estensione media dei ghiacci artici a maggio 2016 è stata pari a circa 12 milioni di km quadrati, ossia 580.000 km quadrati in meno del precedente record negativo, stabilito nel 2004. Per mettere la cosa in prospettiva, questo significa che rispetto a quanto dovrebbe essere, nell'Artico manca un pezzo di ghiaccio con un'estensione pari a quasi due volte quella dell'intera Italia.

Oltretutto, l'estensione dei ghiacci a maggio è inferiore di 1,39 milioni di chilometri quadrati rispetto alla media 1981-2010, confermando come lo scioglimento sia netto anche considerandolo in rapporto al lungo periodo e non solo agli ultimi anni. Tra i vari fattori che hanno contribuito a questa situazione ci sono ovviamente le alte temperature: nel mese scorso, mediamente nell'Oceano Artico sono stati registrati da 2 a 3°C in più rispetto alla media 1981-2010.

In alcune aree specifiche gli scarti dal punto di vista delle temperature sono stati ancor più pronunciati. Ad esempio, 5°C sopra la media 1981-2010 sono stati registrati nel mare dei Ciukci, un mare marginale dell'oceano Artico, compreso fra la penisola dei Ciukci e l'Alaska. L'unica area nella quale le temperature sono state inferiori alla media è stata la Siberia centrale.

Quanto riportato sopra non fa che aggiungersi alle altre notizie negative dello stesso tipo circolate senza sosta nei mesi scorsi. Una delle principali è quella che ha riguardato i ghiacci della Groenlandia, che quest'anno hanno iniziato il loro scioglimento stagionale con quasi un mese d'anticipo rispetto al previsto, tanto da far pensare gli esperti ad un guasto nelle apparecchiature di controllo. 

Questi dati sembrano far suonare sinistramente reale la previsione fatta alcuni anni fa da Peter Wadhams, a capo del Polar Ocean Physics Group della Cambridge University: "Ho previsto che il ghiaccio dell'Artico potrebbe scomparire, ossia coprire un'area di meno di un milione di chilometri quadrati a settembre di quest'anno", ha spiegato il professore all'Independent.

"Anche se il ghiaccio non scomparisse completamente, è molto probabile che questo sarà un anno da record negativo. Sono convinto che [il ghiaccio] sarà meno di 3,4 milioni di chilometri quadrati (l'attuale primato negativo come media annuale, ndr). Penso ci sia una ragionevole possibilità che possa scendere ad un milione già quest'anno, altrimenti sarà così l'anno prossimo". Si ritiene che l'ultima volta che si sia verificata una situazione come quella descritta dal professor Wadhams si sia verificata tra 100.000 e 120.000 anni fa



martedì 26 luglio 2016

L'inquietante scenario delle super-intelligenze artificiali...


Google ha creato un sistema per spegnere le intelligenze artificiali in qualsiasi momento ed evitare uno scenario alla "Terminator".


Lo sviluppo di intelligenze artificiali più evolute e di robot umanoidi avanzati potrebbe migliorarci la vita in modi che ancora fatichiamo a comprendere, ma i più scettici non escludono uno scenario alla "Terminator", con l'intelligenza artificiale che diventa consapevole di sé a tal punto da vedere gli umani come una minaccia e volerli sterminare.

Scene apocalittiche che a Hollywood riscuotono grande successo ma che in qualche modo potrebbero avere un fondo di verità se in casa Google stanno studiando un modo sicuro per "staccare la spina" alle intelligenze artificiali, nel caso in cui queste non si comportino nel modo desiderato.

I ricercatori londinesi di DeepMind, azienda acquisita da Big G nel 2014, stanno lavorando gomito a gomito con gli scienziati dell'Università di Oxford per trovare un modo di impedire alle intelligenze artificiali di diventare padrone di se stesse, ovvero capaci di negare agli uomini il controllo sulle loro azioni. Il lavoro del team è illustrato nel documento "Safely Interruptible Agents" pubblicato sul sito del Machine Intelligence Research Institute (MIRI).

Secondo i ricercatori è improbabile che le intelligenze artificiali si comportino sempre in modo ottimale e per questo "di tanto in tanto può essere necessario che un operatore umano prema il grosso pulsante rosso che impedisca all'agente d'intelligenza artificiale di continuare una sequenza nociva di azioni - nocive sia per l'agente o per l'ambiente - e riportarlo in una situazione più sicura".

I ricercatori hanno così creato una rete che consente all'operatore umano d'interrompere ripetutamente e in modo sicuro un'intelligenza artificiale, assicurandosi che quest'ultima non impari a impedire o indurre tali interruzioni.
"Se l'agente si aspetta un premio ma è in grado di capire che sta per essere spento, cercherà di resistere per ottenere la ricompensa. Il nostro framework fa sì che il supervisore umano prenda temporaneamente il controllo dell'agente e lo induca a credere di voler spegnersi da solo".

I ricercatori hanno riscontrato che alcuni algoritmi come quelli di Q-learning sono interrompibili in modo sicuro mentre altri come quelli Sarsa (State-Action-Reward-State-Action) non lo sono, ma possono essere modificati facilmente affinché lo diventino. "Non è chiaro se tutti gli algoritmi possano essere resi facilmente interrompibili", dicono.

Al momento non ci sono intelligenze artificiali tanto evolute da rappresentare un problema come quello della "Skynet" di Terminator per il genere umano, ma allo stesso tempo i progressi nel settore sono esponenziali e per questo è difficile dire se e quando l'umanità avrà bisogno di premere il fatidico "tasto rosso". Secondo Nick Bostrom, a capo del The Future of Humanity Institute, le macchine diventeranno più intelligenti degli uomini entro 100 anni e potrebbero rivoltarsi contro i propri creatori.

"Credo che quando verrà raggiunta l'equivalenza con il genere umano, non passerà molto tempo prima che le macchine diventino superintelligenti
Potrebbe volerci molto tempo per arrivare al livello umano, ma penso che il passo da lì alla superintelligenza sarà molto rapido. Credo che queste macchine con potrebbero essere molto potenti, per le stesse ragioni per cui noi esseri umani siamo molto potenti rispetto ad altri animali su questo pianeta. Non è perché i nostri muscoli sono più forti o i nostri denti più affilati, ma perché i nostri cervelli sono migliori".

Già, prima o poi arriva sempre qualcuno sopra di te nella catena alimentare a stabilire gli equilibri. L'umanità sarà tanto stupida quanto intelligente da creare il proprio predatore?

lunedì 18 luglio 2016

Cibi per rinforzare la memoria


di Claudio Schirru, 6 giu 2016

Prendersi cura della propria memoria con 7 cibi amici del cervello. A pubblicare questa minilista di alimenti benefici è la Dott.ssa Elisabetta Menna, ricercatrice presso l’Istituto di neuroscienze del CNR e l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

In una nota inserita nella newsletter settimanale dell’IRCCS milanese la Dott.ssa Menna ha pubblicato un elenco di cibi amici della memoria:
Uova, germe di grano, arachidi, merluzzo, semi di girasole, caffè e cioccolato fondente sono alcuni dei cibi più amici del cervello e della memoria.
Gli effetti benefici per la memoria verrebbero garantiti in quanto tali cibi risultano, prosegue la Dott.ssa Menna:
Ricchi di colina, un coenzima essenziale ovvero una molecola importante per mantenere integra la struttura cellulare e le funzionalità del sistema nervoso.
Alcuni di questi alimenti della salute risulterebbero di particolare efficacia per quanto riguarda la memoria a lungo termine. Come sottolinea la Dott.ssa Menna:
Tra questi, cioccolato fondente e caffè sembra essere un buon abbinamento per il cervello. Se da una parte il cioccolato fondente contiene flavonoidi che rappresentano un valido aiuto per far fronte alla perdita di memoria, dall’altra il caffè migliora l’acutezza mentale grazie alla caffeina che, oltre a essere una fonte di antiossidanti che aiutano a mantenere il cervello in salute, aiuta anche a prevenire la depressione nelle donne.
Questi cibi, quando consumati regolarmente, aiutano a migliorare, insieme alla memoria a lungo termine, anche la funzionalità del sistema nervoso, la capacità di attenzione e partecipazione.
Dalla natura arrivano però anche altri aiuti per la salute del cervello, sottolinea la Dott.ssa Menna, come ad esempio:
Broccoli e altre brassicacee o crucifere come cavoli, cavolini, cavolfiori, che contengono vitamina C e acido folico e hanno un effetto positivo sulla memoria, la concentrazione e l’attenzione.
Altri ottimi rimedi naturali contro il declino cognitivo sono poi glispinaci, ricchi di luteina. Benefiche anche le noci grazie agli acidi grassi omega-3 e omega-6, e al loro contenuto di vitamina E e B6. Particolare attenzione va prestata anche a ulteriori due soluzioni, conclude la Dott.ssa Menna, come i mirtilli e la curcuma:
I mirtilli, ricchi di antocianine e cianidine ad azione antinfiammatoria, un valido alleato contro l’invecchiamento del cervello perché contrastano l’azione dei radicali liberi. Sempre in merito all’invecchiamento del cervello da alcuni studi sembra emergere che la curcumina contenuta nella curcuma possa fornire un valido aiuto nella prevenzione dell’Alzheimer.

venerdì 15 luglio 2016

Acciaio: i rapporti tra Europa, Stati Uniti e Cina




di Rita Fatiguso7 giu 2016


Nel dialogo strategico ed economico Usa-Cina (l’ottavo round si è aperto ieri nella Diaoyutai Guesthouse) la parte del leone tocca all’overcapacity, specie quella dell’acciaio. Gli Stati Uniti hanno attivato nei giorni scorsi una controffensiva sull’acciaio cinese a basso costo, aprendo un’inchiesta per accertare l’entità del dumping, più che logico, quindi, il rimbalzo della questione sui tavoli economici del dialogo in corso in questi giorni a Pechino.

Ci aveva già pensato del resto domenica scorsa il segretario al Tesoro Jacob Lew a definire il problema “grave” non solo per il mondo ma anche per la Cina stessa, invitando Pechino a prendere misure più decise per favorire una crescita sana. Morale: ieri in conferenza stampa il ministro delle finanze cinese Lou Jiwei, dando conto del tavolo di lavoro bilaterale dedicato all’economia, si è mostrato particolarmente scettico sull’overcapacity.

La Cina non ama le intrusioni nelle misure di politica interna, quindi l’approccio di Lew è stato giudicato piuttosto invadente. «La metà delle aziende cinesi dell’acciaio è privata non pubblica – ha detto il ministro – quindi noi non possiamo fare molto per incidere sulle loro decisioni concrete».




Il concetto è stato ripetuto per una seconda volta quando gli è stato chiesto se si riesce a quantificare il numero degli esuberi, ad esempio, per ogni 10mila tonnellate di acciaio prodotte in meno. Lou Jiwei, come in un disco rotto, ha risposto che sui comportamenti dei privati Pechino non può fare molto. Quindi, non è possibile nemmeno sapere quanti lavoratori rimarrebbero a casa se l’output di acciaio dovesse essere tagliato in misura consistente. La cifra esatta dei licenziamenti preventivati in caso di chiusura o conversione di acciaierie è quindi sconosciuta. Circolano cifre puramente indicative, molte delle quali si rifanno al 2008, anno chiave della crisi finanziaria globale in cui milioni di cinesi persero il lavoro. Ma da allora non si è più capito cosa i vertici stanno meditando di fare, almeno per le aziende statali per le quali è stata messa in campo un'eterna riforma.

Quindi Lou Jiwei, il ministro cinese delle finanze che aveva il compito di spiegare l’esito del tavolo bilaterale con i counterparts americani ha praticamente glissato la questione. Segno che il dialogo tra Pechino e Washington è pieno di ostacoli. Lou Jiwei ha ricordato le poste in gioco del Governo per far fronte alla perdita di posti di lavoro, almeno un miliardo di renminbi, ma poi ha preferito aggirare la questione, tutt’altro che semplice da gestire.

Anche il tavolo precedente, dedicato al climate change, indirettamente è stato dominato dai costi della riconversione delle produzioni pesanti e inquinanti.

Xie Zhenhua, che non è un funzionario qualunque ma lo special representative on climate change della potente NDRC, il braccio armato del partito per le riforme, ne ha parlato come di uno sforzo enorme, in termini economici e umani. Anche quello sul climate change è un fronte importante, l’incontro con i counterparts americani è stato laborioso, perché bisogna implementare le decisioni prese, Cina e Usa sono tra i primi inquinatori al mondo. E ognuno a casa propria deve iniziare a impugnare l’accetta. C’è soprattutto da recepire l’accordo di Parigi sul clima, tutti promettono di farlo entro l’anno, ma i costi che si profilano sono tali da scoraggiare anche le economie più solide. In Cina, soprattutto, rendere le produzioni più “pulite” implicherà, ha fatto capire Xie Zhenhua, politiche lacrime e sangue.

lunedì 4 luglio 2016

La manipolazione delle informazioni nei Social Media: il caso Facebook



Le rivelazioni di Gizmodo sulla manipolazione dei contenuti, e sulla penalizzazione di quelli sui conservatori, hanno scoperchiato il vaso di Pandora della gestione delle informazioni da parte del social network

di Martina Pennisi, 10 mag 2016




La bolla (filter bubble) è esplosa. 
Come era lecito attendersi, le elezioni americane sono diventate un banco di prova importante — l’ennesimo — per il trattamento delle informazioni da parte di algoritmi e curatori delle piattaforme di social networking e per il delicato rapporto fra editori di notizie e colossi della tecnologia. 
E la bolla è già esplosa sull’asse Facebook - Partito Repubblicano, con la commissione Commercio, Scienze e Trasporti del Senato statunitense che ha chiesto spiegazioni a Menlo Park.

La cancellazione delle notizie

Tutto è partito da due articoli di Gizmodo (ne abbiamo parlato qui) sull’intervento umano nella gerarchizzazione degli aggiornamenti, da cui è emersa una gestione arbitraria e penalizzante per i conservatori. «Cancelliamo costantemente le notizie sui conservatori», ha raccontato una fonte anonima alla testata. Facebook, per voce del vice presidente della sezione trending topic — quella incriminata, che non è disponibile in Italia — Tom Stocky, ha smentito categoricamente la manipolazione.




Anche se, come fa notare The Verge, il social network non ha alcun obbligo formale a rendere conto della gestione dei contenuti e non ha avuto remore in passato a mettere pesantemente mano al News Feed per testare le nostre reazioni (salvo poi scusarsi, in parte, a cosa fatta). La reazione dei repubblicani, come prevedibile, è stata immediata: a chiedere spiegazioni è stato prima di tutto il presidente del comitato Reince Priebus.




Il botta e risposta fra senatori

Poi è stata la volta del senatore repubblicano John Thune, che ha approfittato del suo ruolo di presidente della Commissione commercio del Senato per chiedere «risposte» a Mark Zuckerberg entro il 24 maggio sul presunto «pregiudizio politico nella diffusione della notizie» e sulla sezione trending topics, con cui Facebook sta cercando di colmare il gap con Twitter e la sua capacità di far discutere gli utenti in tempo reale. La partita si è già fatta (anche) squisitamente politica: il senatore democratico Harry Reid ha accusato il collega di occuparsi di questioni marginali.


Visualizza l'immagine su Twitter





Il discorso dei contenuti, siano gestiti dall'algoritmo o manualmente, è però più ampio.

«Don't be evil»

Stocky non ha fatto mistero del lavoro di selezione per evitare materiale «spazzatura, duplicazioni, truffe o articoli con fonti insufficienti». 

E le ultime novità della formula matematica alla base del News Feed sono state comunicate proprio all'insegna della lotta alle bufale e ai link furbi poco rilevanti. Nella sua missione — fornire un servizio qualitativamente in grado di non far uscire il miliardo e 600 mila iscritti dal suo perimetro — Facebook ha già la sua linea di difesa. «Don't be evil», la chiama da anni la madre di tutte le piattaforme (Google), nel promettere una gestione in buona fede di risultati o suggerimenti nella ricerca. Durante queste elezioni ci si chiederà, ancora una volta, se sia una risposta sufficiente.





giovedì 30 giugno 2016

Il solstizio di estate

Da Il Post

Che cos’è il solstizio d’estate?

È un momento preciso determinato dalla posizione della Terra intorno al Sole, e segna l'inizio dell'estate

21 giu 2016

Il solstizio d’estate è il momento preciso in cui inizia la stagione estiva, che dura fino al successivo equinozio d’autunno. È un momento preciso, e non un intero giorno: in Italia è stato questa notte, a mezzanotte e trentaquattro minuti. Il giorno in cui cade il solstizio d’estate è quello con più ore di luce dell’anno – così come il giorno in cui avviene quello d’inverno è quello che ne ha meno.


A differenza dei solstizi, gli equinozi corrispondono con l’inizio dell’autunno e della primavera: nei due giorni di equinozio le ore di luce e quelle di buio sono uguali (anche se non è sempre così, per una serie di variabili). Equinozi e solstizi sono tra gli eventi astronomici più semplici da notare sulla Terra, e probabilmente anche per questo motivo sono entrati nella tradizione di moltissime culture, dove sono utilizzati per determinare, un poco a spanne, il cambiamento delle stagioni.
Cos’è il solstizio?

Per capire cosa sono di preciso i solstizi e gli equinozi bisogna cominciare da alcuni semplici concetti di astronomia. Il Sole sta fermo (anche se a voler essere precisi alla lunga si muove anche lui), e la Terra gli gira intorno, mentre contemporaneamente ruota su se stessa. Questa condizione fa sì che sulla Terra si veda ogni mattina il Sole alzarsi all’orizzonte (alba), attraversare la porzione di cielo visibile sopra la propria testa e poi toccare nuovamente la linea dell’orizzonte verso sera (tramonto). Lo spostamento del Sole, che in realtà è determinato da come si muove la Terra, viene definito moto apparente.

Il solstizio d’estate, il solstizio d’inverno e gli equinozi sono determinati dalla posizione della Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole. L’equinozio corrisponde al momento in cui il piano dell’equatore celeste (cioè la proiezione dell’equatore terrestre sulla sfera celeste) e quello dell’eclittica (il percorso apparente del sole nel cielo) si intersecano. Durante il solstizio, piano dell’equatore celeste ed eclittica sono al loro massimo della distanza, e il Sole a mezzogiorno è alla massima o minima altezza rispetto all’orizzonte.

Il momento in cui cade il solstizio varia di anno in anno, oscillando nell’arco di un paio di giorni a causa della diversa durata dell’anno solare rispetto a quello del calendario (per questo ogni quattro anni il nostro calendario aggiunge un anno bisestile: per recuperare la differenza). In Italia il solstizio d’estate si verifica o il 20 o il 21 giugno, quest’anno il 21. E quindi buona estate astronomica.



I robot domestici nel nostro prossimo futuro...





Al Computex di Taipei Asus ha presentato Zenbo, un robot casalingo che risponde ai comandi vocali e riesce a gestire qualsiasi elettrodomestico a lui collegato. Altre grandi aziende stanno seguendo l'esempio e entro il 2020 il numero di robot domestici sarà quintuplicato. Ci migliorerà davvero la vita?


di Giovanni Battistuzzi, 31 Maggio 2016 




"Dovremo abituarci a vedere completamente rivoluzionato il nostro concetto di casa e di vita casalinga". Era il 1998 e il fondatore di Microsoft Bill Gates parlava dell'avvento "in un futuro ormai prossimo" di sistemi che ci avrebbero permesso di superare il tradizionale rapporto con le cosiddette faccende di casa: "Entro poche decadi diremo addio a pezze e scope, tutto sarà automatico, tutto sarà robotizzato. Dal nostro divano potremo gestire tutto il funzionamento della nostra abitazione". Solo ora iniziamo a vedere il futuro del quale parlava Bill Gates. Al Computex di Taipei Asus, azienda taiwanese tra le più importanti del settore informatico, ha presentato Zenbo, un robot casalingo dal corpo sferico, mosso da due ruote e con il volto formato da uno schermo touch screen che oltre a fungere da interfaccia per impartirgli ordini, può all'occorrenza navigare in internet o collegarsi alle smart tv. E' un dispositivo multifunzionale mobile, che risponde ai comandi vocali, che non serve a nulla, ma può servire a tutto. In pratica è un centro di comando e gestione di tutti gli apparecchi tecnologici che abbiamo in casa: qualunque elettrodomestico connesso in una rete locale può essere gestito tramite Zenbo, dal forno alla televisione, dal condizionatore al campanello, dal telefono al rasaerba. E' inoltre programmato per controllare casa in assenza degli inquilini, le sue telecamere sono visionabili anche a distanza e ha un sistema che può generare rumore in caso di tentativi di scasso. E non è l'unico.




Zembo è l'evoluzione robotica di Amazon Echo, un piccolo dispositivo da tavolo che, oltre a riprodurre i brani musicali contenuti nel proprio account Amazon music, tramite Alexa, l'assistente vocale simile a Siri di Apple, può interagire con tutti gli altri dispositivi dell'azienda di Jeff Bezos. Un sistema di gestione integrato della domotica (robotica domestica), è stato lanciato a metà maggio anche da Google (con Google Home), e a breve avrà anche Apple tra i concorrenti. Asus però lo ha reso mobile e maggiormente interattivo.

Questo è solo un primo passo verso la realizzazione di un robot capace di gestire completamente le faccende casalinghe: un apparecchio capace insomma di fungere da aspirapolvere, lavapavimenti, portavivande e che possa gestire, tramite comando vocale e app, anche la cottura dei cibi, interagendo con qualsiasi elettrodomestico possediamo in casa (se tecnologicamente compatibile).




Il settore della robotica domestica è negli ultimi anni cresciuto costantemente negli ultimi anni: i robot aspirapolvere sono triplicati in Italia negli ultimi cinque anni e ora rappresenta il 10 per cento della domanda complessiva; quello dei robot tagliaerba è addirittura 18 volte superiore a quella del 2010 e ha raggiunto il 16 per cento delle vendite del settore.








E nel futuro le vendite dovrebbero subire un'impennata, tanto che una recente ricerca di Tractica prevede che entro il 2020 i dispositivi robotici casalinghi passeranno dai 6,6 milioni di unità venduti nel 2015 ai 31,2 milioni nel 2020.



Cresce la domanda e si moltiplica e raffina l'offerta. Le case informatica stanno studiando dispositivi che possano occuparsi integralmente della gestione delle abitazioni, perché "i clienti chiedono questo, sistemi che possano far risparmiare tempo e denaro per la pulizia e il mantenimento decoroso delle abitazioni, per far diventare queste totalmente controllabili tramite app", ha detto il eco di Asus.

Vogliamo casa pulite e ordinate e non ce ne vogliamo occupare.
Allo stesso tempo chiediamo di risparmiare, di utilizzare il denaro che impieghiamo per donne delle pulizie, stiratrici ecc. per altre cose.  Ma poi per cosa?
"Il problema è che chiediamo tempo e denaro per occuparci delle nostre passioni", ha detto il famoso mental coach sportivo e studioso di psicologia John Ellermann (ex consulente dei Buffalo Bill – squadra di football americano – e poi di diverse squadre ciclistiche come la Us Postal, l'Astana ecc.) alla Cnn.
Nell'intervista il professore spiega come il progresso tecnologico domestico da un lato ci elimina il peso di dover sbrigare la gran parte delle faccende di casa, ma dall'altra apre un problema di gestione del tempo: "Crediamo che curare le nostre abitazioni sia una perdita di tempo, una limitazione del nostro tempo libero, ma non è così. Occuparsi delle nostre case – continua – è occuparsi di noi stessi e il diminuito tempo che impieghiamo nella cura di queste non lo impieghiamo in attività ricreative, ma per lavorare". Lo studioso cita una ricerca della facoltà di psicologia di Boston: la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di volere più tempo per se, ma messi in condizione di averlo lo hanno occupato lavorando.

sabato 11 giugno 2016

L'influenza della tecnologia sul corpo umano

Da Popular Science

Un pollice più grande dell’altro?
Colpa dello smartphone


di Marzia Caposio, 10 giu 2016


Un po’ come fare sollevamento pesi solo con un braccio. 

Usare molto lo smartphone infatti sembra rendere il pollice della mano che utilizziamo maggiormente più grande del 15%. Dalla sindrome della vibrazione fantasma e al collo da sms siamo arrivati al pollice più grande che colpisce prevalentemente i giovani tra i 18 e i 35 anni.

Lo studio

Ad esserne colpiti, secondo un sondaggio condotto dalla compagnia telefonica inglese ’02’ che ha interpellato 2.000 persone, sarebbero in tanti, fino al cinque per cento degli inglesi secondo quanto riporta online il Mirror. A notare questo cambiamento fisico sono stati in particolare i giovani, tra 18 e 35 anni: uno su otto (13%) ha apparentemente sviluppato il problema. 
Non solo: in milioni hanno sviluppato anche un ‘rientro’ del dito mignolo per il modo in cui maneggiano il telefono e in generale un terzo degli utilizzatori di smartphone crede che il loro corpo si sia evoluto proprio per l’utilizzo, mentre il 37 per cento è convinto che continuerà a farlo.

“Non c’è il rischio che in futuro i nostri figli crescano con pollici giganti perché interazioni di riconoscimento vocale sempre più sofisticate sono in grado di prevenire eventuali cambiamenti a lungo termine”, rassicura Nicola Goldsmith, terapista degli arti. 
E allo smartphone sembra difficile rinunciare: una persona su 6 pensa che aiuti a vivere più a lungo, il 19% non può stare senza per una giornata e il 20% ammette di essersi addormentato mentre lo aveva in mano.

giovedì 12 maggio 2016

Consigli per la coppia, in vista di una riappacificazione...


Innamorarsi... di nuovo! 

Dieci ispirazioni
Siete tornati insieme dopo un periodo di separazione o un divorzio? Succede! Adesso è il momento di ritrovare la complicità

11 mag 2016

Secondo una recente indagine uno dei motivi più frequenti che influiscono negativamente sul divorzio delle coppie sposate è l'invadenza dei rispettivi genitori. Trasformare il periodo di innamoramento nella routine di una vita a due non è un'operazione scontata: dalle ricerche emerge che fra i trenta e i quarant'anni raggiungiamo il più alto livello di stress. Mutuo, figli, lavori precari non semplificano le cose. Eppure può accade di ritrovarsi uno di fronte all'altro e scoprire di provare di nuovo sensazioni che credevamo aver dimenticato: se ti è successo di innamorarti di nuovo ecco dieci ispirazioni da seguire in coppia perritrovare la complicità senza ricadere nei vecchi errori.

1 TU SEI TU E… IO SONO IO 
Se ognuno iniziasse a risolvere la propria vita invece di tentare (inutilmente) di risolverla all'altro ci scopriremmo più felici e… meno oppressi dalla sensazione di dovere essere utili per il partner. Lascia che sia lui a risolvere la sua vita, solo lui può farlo!


2 CARTE IN TAVOLA 
Questa volta siate sinceri. Prendetevi un momento, senza aggredirvi reciprocamente, per dire chiaramente come la pensate su certe cose. Nascondere non serve a migliorare le cose. Chiarezza e sincerità vi aiuteranno a non covare rabbia e rancori: con tatto, naturalmente.

3 RISPETTA 
Abbi rispetto per le sue mancanze, gli errori, le incomprensioni: ognuno di noi si porta dietro cicatrici che gli altri non possono immaginare. Evitate di ferirvi. Piuttosto, con dolcezza, provate a raccontarvi come eravate nell'infanzia. Capire gli schemi familiari del contesto in cui siamo cresciuti aiuta a migliorare se stessi e la relazione di coppia.

4 RIDIAMO! 
Ridere insieme aumenta la complicità, annulla le barriere, scioglie le tensioni. Che sia un film o un tuffo fra le onde non dimenticate di divertirvi.
Sorridere ha effetti sull'umore e sulla salute, ma farlo insieme raddoppia i benefici.

5 RACCONTAMI 
Com'è andata la giornata? Aver voglia di ascoltare e condividere i piccoli motivi di felicità, le paure e le aspettative, o semplicemente il tran tran quotidiano rafforza la coppia e vi permetterà di conoscervi come amici oltre che amanti.

6 CHI PAGA? 
Da un recente studio effettuato negli Stati Uniti è emerso che nascondere al partner piccole spese o l'importo effettivo dello stipendio è molto comune. Meglio essere chiari, invece, sulle spese e le scelte che riteniamo importanti per noi stessi e la famiglia. Parlare con onestà delle questioni economiche vi permetterà di dialogare senza giochi di potere, uno di fronte all'altro con autenticità.

7 GELOSIA? NO GRAZIE 
Un conto è non voler vedere certi comportamenti, un altro è l'ossessione che ci porta a mettere l'altro costantemente in dubbio. La gelosia può diventare una presenza invisibile e pesante, in grado di avvelenare i momenti belli. Preferisci annaffiare la storia con dubbi e ombre oppure far crescere il vostro rapporto con amore?

8 PASSIONE 
Il contatto fisico è la scintilla della complicità. Sì a dormire nudiabbracci baci, nuotare alle terme, stuzzicare i sensi con serate diverse dal solito. Per riscoprire l'amante nell'altro avete bisogno di guardarvi attraverso una prospettiva nuova.

9 NUOVI STIMOLI 
Avete mai sperimentato insieme un'attività che nessuno dei due ha mai fatto? Fatelo. Mettersi alla prova può essere uno stress in cui dimostrare all'altro quanto siamo bravi… oppure farci ridere a più non posso, quando sappiamo prenderci poco sul serio e divertirci.

10 NO ALLE ASPETTATIVE 
Avete accettato di rivedervi dopo un periodo difficile? Vivi il presente, godi al massimo il momento… assapora la bellezza di voi due. Spesso, anche all'inizio di una storia d'amore, è l'aspettativa a rovinare la magia. Accade perché iniziamo ad appesantire il presente con ciò che immaginiamo per il futuro. Evita di parlare del futuro. Porta nuovi stimoli nelle vostre giornate, senti il piacere che provi nel rivedere questa persona. Il futuro sta già accadendo.