martedì 3 maggio 2016

Accrescere la propria formazione da casa, gratuitamente.



Si può accrescere la propria formazione rimanendo a casa. 
E accedendo ai corsi – gratuiti – che promettono di soddisfare ogni tipo di interesse

di Maria Saporito, 26 apr 2016


Sbarcano anche in Italia i corsi universitari gratuiti di EduOpen, la piattaforma internazionale che vuole offrire a tutti la possibilità di proseguire gli studi, oltre le scuole superiori. 
Il progetto italiano, finanziato dal ministero dell’Istruzione, è stato realizzato grazie alla collaborazione di Cineca e Garr. Di cosa si tratta esattamente? Di corsi online, messi in rete dagli atenei che hanno deciso di aderire al progetto. Le università italiane coinvolte sono 14 e i corsi già attivi 9, ma l’offerta didattica è destinata ad ampliarsi entro tempi strettissimi. Ma è bene essere chiari: EduOpen non rilascia diplomi di laurea, ma certificati, attestati e “badge” formativi che potranno essere spesi nelle università aderenti al progetto. Come dire: frequentando i corsi online non si diventa “dottori”, ma ci si può avvicinare alla meta.


Gli atenei che hanno detto sì a EduOpen sono 14: l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Milano-Bicocca, l’Università di Modena e Reggio Emilia, quella di Parma, di Bolzano, di Genova, di Ferrara, la Politecnica delle Marche, l’Università di Perugia, quella di Catania. Ma il contributo più generoso è arrivato dalla regione Puglia dove ben quattro atenei hanno scelto di aderire al progetto: l’Università del Salento, il Politecnico di Bari, l’Università intitolata ad Aldo Moro (sempre a Bari) e quella di Foggia. I corsi universitari gratuiti sono stati concepiti per consentire a chiunque lo desideri (e non dispone delle risorse economiche necessarie) di approfondire la propria istruzione con un semplice clic. Per accedere ai corsi (il cui catalogo è in continuo aggiornamento), basta infatti iscriversi e iniziare a frequentare, vvero a seguire le video-lezioni tenute dai docenti universitari e consultare il materiale online. 
Non solo: gli utenti di EduOpen potranno anche mettersi in contatto coi professori e con gli altri colleghi di corso (per confrontarsi su alcuni contenuti) ed esercitarsi in attività interattive specificamente ideate per verificare il loro apprendimento. La durata di un corso va dalle tre alle cinque settimane.


Ma c’è di più: chi vuole andare oltre, può scegliere i “pathways” ovvero i corsi EduOpen più lunghi, che garantiscono una formazione specialistica e di alto livello. Per quanto, come già accennato, la possibilità di diventare “dottori” non è contemplata. Chi lo desidera potrà, però, ottenere un attestatoo un certificato di frequenza che dimostra il superamento del corso. O degli “open badge”, rilasciati dalla piattaforma Cineca, che valgono da crediti formativi. E veniamo ai corsi: cosa offre la piattaforma EduOpen? I corsi già avviati sono nove: si va dai “Fondamentali di medicina riabilitativa” agli “Elementi di metodologia della ricerca educativa”; dalla “Matematica per principianti” al “Cunei-Lab: introduzione al cuneiforme”. Un’offerta variegata che, col passare del tempo, non potrà che ampliarsi attirando sempre più studenti. Il progetto, incardinato sul sistema dei cosiddetti “Moocs” (Massive Open Online Courses), ha infatti già convinto milioni di utenti che, da anni, seguono le video-lezioni di EduOpen, in varie parti del mondo. Il senso di una tale operazione? Per gli ideatori, non è solo quello di rendere la formazione accademica sempre più accessibile, ma anche quello di procedere lungo la via della digitalizzazione degli atenei.

lunedì 2 maggio 2016

Vivere bene in coppia...





Passione e innamoramento passano ma si continua a rimanere in due . E il matrimonio può diventare la tomba dell'amore fra frustrazione e depressioni. Però si può imparare a superare il conflitto. Almeno così sostengono due sessuologi e psicoterapeuti, Giuliana Proietti e Walter La Gatta, che hanno scritto un manuale a beneficio della stabilità


di Silvana Mazzocchi, 27 apr 2016


L'INNAMORAMENTO e la passione passano, mentre la coppia resta. E si può vivere insieme in pacata e serena armonia, oppure… rassegnati, frustrati e depressi. In breve, infelici, perfino per sempre.

E allora, come far sì che una coppia rimanga "serenamente" stabile, come fare per superare i conflitti quotidiani insiti in ogni relazione anche d'amore: dalla sessualità, alla gelosia, all'educazione dei figli, dai compiti da svolgere in casa ai problemi di soldi, fino all'incomprensione totale? O almeno come tentare al meglio di tenere in piedi un matrimonio o una convivenza, prima di gettare la spugna e separarsi, ipotesi sempre possibile e spesso inevitabile? Risponde un manuale pratico, Come vivere bene, anche se in coppia (Franco Angeli editore), con cui due sessuologi e psicoterapeuti, Giuliana Proietti e Walter La Gatta suggeriscono, attraverso la conoscenza teorica e clinica, soluzioni efficaci per risolvere le tensioni più comuni fra le coppie: come gestire i litigi? Come superare il tradimento, come far rinascere se non la passione almeno un po' di erotismo, come gestire le diverse abitudini quotidiane, sovente terreno privilegiato di scontro, come amministrare il denaro senza risentimenti o riserve, come appianare le tensioni?

"Il segreto di base", rispondono i due esperti "sta tutto nella comunicazione: le coppie che sanno comunicare in modo costruttivo nei conflitti e nei disaccordi hanno probabilità significativamente maggiori, rispetto ad altre coppie, di poter godere di un rapporto di coppia sano e duraturo". Ma soprattutto, prima di ogni altra cosa, è necessario conoscere se stessi, perché solo così ci si potrà relazionare positivamente con l'altra/o. E ancora, è importante imparare l'arte della mediazione, cercare un compromesso tra le diverse esigenze senza cadere nella trappola della competizione reciproca. Indispensabile è insomma sentirsi una squadra e cercare soluzioni originali ai problemi, "che possano soddisfare entrambi". Infine, è il consiglio principe, è necessario imparare a gestire emozioni come l'ansia e la rabbia e "sviluppare le capacità empatiche, per comprendere meglio i bisogni dell’altro".

Esercitazioni e test psicologici arricchiscono il libro, insieme a esempi pratici mirati a promuovere quei cambiamenti individuali capaci di predisporre al cammino dell’auspicato miglioramento della coppia. Sembra facile, ma si sa che non lo è. A volte (sempre più spesso a stare alle statistiche), non resta che lasciarsi, con la speranza che l'esperienza vissuta possa servire in futuro. Del resto, non mancano i manuali per trasformarsi in single felici.

I conflitti di coppia sono evitabili, oppure si possono soltanto superare?

I conflitti sono insiti in qualsiasi relazione, perché non è nella natura umana relazionarsi con persone con le quali si vada sempre e totalmente d'accordo. Inoltre, anche il nostro stesso modo di comportarci e di vedere le cose cambia a seconda dello stress vissuto e del tono dell'umore, per cui è possibile che i contrasti interpersonali possano essere dovuti non tanto a ragioni profonde, insite nella relazione, ma a semplici nervosismi e intolleranze dovuti a problematiche personali. Anche in una coppia stabile dunque, dove c'è piena armonia e dove regna l'amore, possono talvolta insorgere dei conflitti. La ricerca scientifica ci dice che essi sono dovuti specialmente a ragioni che riguardano la gelosia, la divisione dei compiti domestici, il modo di spendere i soldi, la sessualità e l'educazione dei figli. Il segreto sta tutto nella comunicazione: le coppie che sanno comunicare in modo costruttivo nei conflitti e nei disaccordi hanno probabilità significativamente maggiori, rispetto ad altre coppie, di poter godere di un rapporto di coppia sano e duraturo. Un'altra competenza relazionale molto importante quando ci si trova ad affrontare un conflitto di coppia è quella del saper mediare fra le diverse esigenze, cercando un compromesso che possa soddisfare entrambe le parti: i due partner non dovrebbero ingaggiare una competizione per vedere chi dei due riesce ad avere la meglio sull’altro, ma sentirsi una squadra che vince insieme e che vince quando riesce a trovare soluzioni originali, che possano soddisfare entrambi. Infine, è necessario sviluppare le capacità empatiche, per comprendere meglio i bisogni dell'altro, e una buona dose di tolleranza nei confronti delle frustrazioni, sapendo gestire emozioni come l'ansia e la rabbia. Come si vede, saper gestire i conflitti è un'arte e la concordia non piove dal cielo…

Convivenza o matrimonio. Cambia qualcosa rispetto alla solidità potenziale della coppia?

In passato vi erano maggiori differenze fra gli sposati e i conviventi, perché i conviventi rappresentavano una categoria di persone che trasgredivano la norma del matrimonio e dunque erano delle coppie anticonvenzionali, con una visione della vita e del rapporto di coppia diversa da quella degli sposati. Essi infatti rinunciavano alla promessa d'amore a tempo indeterminato, vivevano maggiormente nel presente, non sentivano il bisogno di avere certificazioni o riconoscimenti esterni del proprio legame, né di leggi o norme che li tutelassero da se stessi. Oggi il calo dei matrimoni è talmente vistoso che non si può pensare che le coppie scelgano questa via in quanto si sentono tutti degli outsider rispetto ai propri coetanei che scelgono il matrimonio... Le ragioni che portano verso la convivenza sono più di tipo economico (il matrimonio costa), legali (i separati non si possono sposare perché non hanno ancora ottenuto il divorzio), sociali (convivere non è più un tabù e dopo una convivenza andata male si può tranquillamente tornare a vivere da soli o con i genitori, senza che questo causi problemi, come avveniva fino a qualche decennio fa). Non c'è più dunque una grandissima differenza fra sposati e conviventi, ma solo aspetti pratici della vita che hanno portato verso una scelta anziché verso un'altra. In entrambi i casi i partner sono più individualisti rispetto al passato: investono più su se stessi che sulla propria coppia e non desiderano impegnarsi a vivere insieme se non vanno più d'accordo e se è venuta meno l'unica ragione che li ha portati a convivere o a sposarsi: l'amore. Ma l'amore, quello dell'innamoramento e della passione, dura solo pochi mesi o, al massimo pochi anni... E poi?

In pillole , il manuale pratico per rimanere insieme.( quando non resta che lasciarsi?)

In pillole, il nostro manuale parte da questo concetto: per stare bene insieme occorre stare bene anche da soli. Se la persona non ha un suo equilibrio personale, non riesce ad apprezzare ciò che ha intorno a sé, non è riuscita a dare un significato alla propria esistenza, non riesce neanche a dare vita ad una relazione di coppia soddisfacente. Il lavoro va dunque fatto in primis su se stessi (ecco perché nel libro vi sono numerosi esercizi, spunti di riflessione, test) per acquisire consapevolezza su che cosa si desidera essere e fare nella propria vita. Quando la persona è riuscita a migliorarsi sotto questi aspetti, è pronta per cercare l'armonia con l’altro. Questo è il significato del titolo che abbiamo dato al libro: si può vivere bene, anche se si è in coppia. La coppia non è una prigione, né la tomba dell'amore, la coppia è un completamento, una ricerca di armonia, un impegno e talvolta anche un sacrificio, in vista dei vantaggi che permette la vita a due. E' la ricerca scientifica infatti, e non un prete o qualche sciamano, che ci conferma che vivere insieme in armonia allunga la durata della vita, permette di ammalarsi di meno, consente una più soddisfacente vita sociale e una maggiore sensazione di benessere. Tutto questo è vero, naturalmente, solo se la vita di coppia è serena, sana e soddisfacente. Se non si riesce a mettere in pratica alcuni essenziali principi di salute e di saggezza, non resta che lasciarsi, nella speranza che l'esperienza vissuta possa essere servita nel miglioramento del proprio sé e del proprio stile di vita, evitando, nelle relazioni future, di incorrere di nuovo negli stessi errori o nelle stesse false aspettative. Il nostro manuale è un viatico verso una relazione di coppia che dura, ma per motivi tutt'altro che magici: dura perché i due partner sono persone mature e consapevoli, hanno imparato a prevenire e a evitare gli errori, sono perfettamente informati su quello che li attende e non partono con dei pre-giudizi errati sulla relazione di coppia.



Giuliana Proietti, Walter La Gatta
Come vivere bene, anche in coppia
Franco Angeli
Pagg.182, euro 19

domenica 1 maggio 2016

Autodifesa: un interessante approfondimento sui temi legali


Aspetti Legali dell'Autodifesa


L'argomento della legittima difesa è uno dei più dibattuti e controversi. 
Esiste una sorta di "cultura popolare" che porta taluni a credere che reagire fisicamente a una provocazione sia in qualche modo legittimato dall'esistenza di questa norma.
Di fatto non è così, e purtroppo l'argomento non è così scontato nemmeno nei casi dove l'altrui aggressione è un atto di violenza conclamato. 
In questo articolo cerchiamo di fare il punto sulla questione, addentrandoci nei meandri della legge


Introduzione



Ogni volta che si affronta l'argomento della difesa personale, è quasi scontato il dover esaminare gli aspetti legali che attengono al diritto di salvaguardare la nostra incolumità.

Perché è vero che la legge garantisce il diritto all'autodifesa, ma pone anche dei limiti oggettivi con i quali tutti noi dobbiamo fare i conti, prima e dopo aver preso decisioni "irrevocabili".

Il rischio, infatti, di trovarsi "dalla parte del torto", in toto o in concorso di colpa, a seguito di uno scontro fisico è tutt'altro che remoto.

Complice la scarsa conoscenza delle norme in materia, favorita anche dall'oscuro linguaggio dei libri di legge, le persone tendono ad avere una visione distorta delle cose che le porta a prendere decisioni avventate oppure, al contrario, ad assumere nel momento del bisogno atteggiamenti pericolosamente pavidi ed indecisi, nel timore di dover subire, oltre la violenza di un aggressore, i rigori della legge.

La giurisprudenza sull'argomento, in Italia come in altri paesi, pone dei limiti alla reazione che possiamo avere di fronte ad una minaccia, ribadendo il principio della "proporzionalità" dell'uso della forza.
Evidentemente tali limiti sono giustamente motivati dalla necessità di salvaguardare in primo luogo la vita umana, la nostra come quella del nostro aggressore che è, come noi, titolare degli stessi diritti di fronte alla legge.

Tale impostazione "garantista", ovviamente, non sembra tenere in eccessivo conto il fatto che:
  • al nostro aggressore della nostra salute e del nostro benessere non importa un granché
  • di fronte ad un attacco violento e determinato, l'unica possibilità di sopravvivenza è una risposta ancora più violenta e determinata
Ma così stanno le cose e questo è il motivo per cui, di fatto, il cittadino che debba legittimamente difendersi avrà sempre qualche difficoltà nel dimostrare di averlo fatto nel rispetto di norme scritte a tavolino e che sembrano far riferimento a situazioni che esistono solo sulla carta.
La legge, quindi, concede pochissime situazioni ideali in cui chiunque provoca qualsiasi lesione ad un'altra persona, anche se per difesa personale, non è punibile.

Fermare un aggressore deciso a spaccarvi la testa a calci, significa mandarlo all'ospedale o all'obitorio. Provate a spiegare al giudice "quello voleva ammazzarmi...": l'uomo di legge esaminerà i referti medici e se per vostra disgrazia nello scontro non vi siete fatti un graffio, probabilmente vi troverete sul banco degli accusati.
Agli occhi della legge non è vero ciò che è vero, è vero quello che si riesce a dimostrare.

Semplificando, a seguito di un combattimento, le cose che occorre dimostrare sono essenzialmente queste:
  • Aver tentato in tutti i modi di evitare lo scontro, fuggendo o tentando di sottrarsi al pericolo in qualsiasi modo
  • Nell'impossibilità di fuggire, motivarne le ragioni (per esempio il dover difendere altre persone, bambini, ecc.)
  • Aver reagito con forza "proporzionata" alla minaccia subita
Riguardo ai primi due punti è importante ribadire che la legge non considera le provocazioni come una vera attenuante. 
Pertanto, se qualcuno vi sta insultando per strada, prendendosela con voi e i vostri avi fino alla settima generazione, l'aver reagito anche solo verbalmente, vi comporterà sempre un concorso di colpa che vi priverà del diritto di invocare la legittima difesa in caso di scontro fisico (a questo proposito, si veda il reato di rissa descritto di seguito).

Riguardo al terzo punto, poi, le cose diventano veramente complicate.

In alcuni casi, il concetto di sproporzione della reazione è palese: se qualcuno vi attacca a mani nude e voi gli prima gli rompete la testa con un bastone e poi lo "finite" con decine di mazzate quando è già a terra, vi sarà difficile dimostrare di aver fatto un uso "proporzionato della forza".

Ma al di la di questi casi, è comunque difficile dimostrare a chi non era presente la furia di un attacco e tutto il nostro daffare per uscirne vivi.

Come se non bastasse, l'orientamento medio dei giudici, è tendenzialmente a sfavore di chi "si lascia coinvolgere" in questi episodi.

Tanto per non sbagliarsi, il magistrato vi indagherà per il reato di rissa, con tutte le aggravanti in caso di vittime o ferite, poi starà a voi difendervi e dimostrare il contrario.

Cosa difficile perché:
  • Non è detto che abbiate prove oggettive (certificati medici, riprese fotografiche, ecc.) o testimoniali a vostro favore
  • Gli avvocati della parte avversa, i vostri aggressori, non staranno con le mani in mano e cercheranno di ribaltare su di voi tutte le accuse, anche ricorrendo a testimonianze fabbricate, se necessario.
Al termine di questa introduzione, torna ancora di più alla ribalta il messaggio secondo cui "ogni combattimento evitato è un combattimento vinto". Più che vinto, direi.

Anche perché qualunque sia l'esito di uno scontro fisico, i guai infiniti con la macchina farraginosa della giustizia, potrebbero durare quanto la vostra stessa vita e quella dei vostri eredi.
Se proprio si deve combattere, limitate questa opzione ai casi di reale pericolo per la vostra vita.
D'altro canto, se la vostra vita è in pericolo, come può esserlo nell'imminenza di un pestaggio da parte di un picchiatore da strada, nessuno può dirvi di non difendervi.
Fatelo e basta, come potete, meglio che potete.

I problemi con la legge verranno dopo, forse, ma come dicono in tanti: "meglio un malo processo, che un bel funerale..."

Nello spazio che segue, introdurremo una breve disamina dei più importanti articoli di legge del Codice di Procedura Penale attinenti al nostro argomento.


Il concetto di "Difesa Legittima" (Articolo 52 del Codice Penale)
"Difesa Legittima: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.“
Per necessità di difendere si intende la reazione necessaria per tutelare un diritto minacciato.

In sede di giudizio verranno valutate tutte le cause della minaccia, della inevitabilità della reazione e dell'impossibilità di non reagire.
In pratica, il giudice tenterà di capire se chi ha reagito poteva fare altre cose, per esempio fuggire dalla minaccia stessa, e perché non lo ha fatto.
"L'offesa ingiusta" si verifica quando un'azione è contro l'ordinamento giuridico vigente. Fatte queste precisazioni, facciamo un esempio pratico.

Siete stati aggrediti per strada per un qualsiasi motivo, avete reagito e avete provocato lesioni al vostro aggressore che, dopo essersi fatto medicare all'ospedale vi ha denunciato per lesioni personali.
A questo segue un processo e voi in fase di giudizio vi appellate all'articolo 52.
Affermate quindi di avere reagito ad un pericolo attuale e reale in maniera proporzionata; insomma avete agito per Difesa Legittima.

La prima cosa che farà il magistrato, sarà quella di esaminare se avevate o meno la possibilità di evitare lo scontro dandovi alla fuga.
Per esempio se veniste aggrediti in compagnia di moglie e figli, la fuga potrebbe non essere un'opzione, in quanto significherebbe abbandonare delle persone più deboli in balia dei malintenzionati.

Per quanto riguarda la proporzionalità della difesa, il giudizio va formulato non solo valutando il rapporto tra mezzi offensivi e difensivi messi in atto durante lo scontro, ma anche riguardo alla proporzione tra il male minacciato e male inflitto. La proporzionalità giuridica occorre quando l'aggredito provoca un male all'aggressore minore o "tollerabilmente" superiore a quello subito; quindi tornando al nostro esempio, non è giuridicamente accettabile rompere il naso a chi si limitava, per esempio, a prenderci a spintoni… (come se uno spintone non potesse farci cadere e rompere la testa!)
Un'altro passaggio d'obbligo nell'iter processuale è quello della disamina dei referti medici.

Vengono valutati i danni fisici subiti dai contendenti e, a questo punto, se invocate la legittima difesa e non dimostrate di aver subito lesioni, vi troverete senz'altro in difficoltà.

E' per questo motivo che alcune volte, certi picchiatori smaliziati dopo le risse, se si aspettano di essere rintracciati e denunciati, si procurano graffi e piccole ferite, magari dando qualche leggera testata sul cemento grezzo.

Subito dopo vanno al pronto soccorso, denunciano di essere stati aggrediti e si fanno refertare. Il medico di turno, dal canto suo, pure in presenza di ferite lievissime, si scaricherà da qualsiasi responsabilità certificando ferite guaribili in otto giorni, rendendo possibile da parte dell'interessato, la querela per lesioni personali.

Con questo referto in mano, tenteranno di rivoltare la frittata, cercando di passare dalla parte delle vittime. Certo non sarò io ad incoraggiare questi sporchi trucchi, ma bisogna pur sapere come va il mondo.
Al di la dello specifico esempio, va aggiunto che:
  • Non si può uccidere chi tenta di rubarci qualcosa, ma si può reagire duramente solo con chi minaccia volutamente la nostra vita o del prossimo.
  • Si può reagire solo quando non si hanno ragionevoli possibilità di fuga, oppure, la fuga sarebbe peggio del danno per noi o per chi ci sta attorno.
  • Si può reagire con oggetti contundenti o armi solo con chi ci attacca con armi simili.

Inoltre si può aggiungere che si finisce in Tribunale nei seguenti casi:
  • Se le ferite da noi cagionate all'aggressore vengono giudicate guaribili dall'ospedale che presta soccorso in più di sette giorni (in pratica non esiste medico di pronto soccorso che non produca un simile certificato anche in assenza di lesioni evidenti!)
  • Se siamo denunciati, ovviamente.

Il concetto di "Stato di Necessità“ (Articolo 54 del Codice Penale)

Articolo 54 del Codice Penale Italiano:
"Difesa Legittima: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.“
Il concetto di non altrimenti evitabile è quello della azione lesiva che deve essere assolutamente necessaria per salvarsi, e bisogna valutare sempre se c'era la possibilità di fuga.

Questo articolo è un'integrazione del 52, ed è più che altro applicabile in quei casi in cui comportamenti altrimenti classificati come criminosi sono in questi casi giustificati, per esempio: per sfuggire ad un rapimento, guido con l'auto zig­zag contromano sull'autostrada rischiando di urtare altri veicoli.


Il concetto di "Eccesso Colposo" (Articolo 55 del Codice Penale)

Articolo 55 del Codice Penale Italiano:
"Eccesso Colposo: Quando, nel commettere alcuno dei fatti previsti negli articoli 51,52,53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è previsto dalle legge come delitto colposo."
Questo è il caso peggiore che ci possa capitare. Siamo aggrediti per strada da un balordo armato di una pistola giocattolo (ma noi non lo sappiamo) e noi reagiamo uccidendolo involontariamente, oppure provocandogli delle lesioni permanenti.

Più che altro si parla di due tipi di eccesso colposo: il primo quando si eccede perché si valuta erroneamente la situazione, come nell'esempio riportato.

Il secondo si verifica quando, valutata perfettamente la situazione, eccediamo nella reazione per imprudenza, imperizia o negligenza, provocando un evento più grave di quello che sarebbe stato necessario cagionare (un rapinatore si presenta da un gioielliere armato di taglierino, e quello lo crivella di colpi con la pistola custodita sotto il bancone).

In pratica se uccidiamo qualcuno che non aveva manifestato apertamente la volontà a sua volta di uccidere noi, siamo a tutti gli effetti per la Legge degli assassini, con tutte le attenuanti del caso (poche, quando muore qualcuno), e quindi nei guai seri.


Il concetto di "Lesione Personale" (Articolo 582 del Codice Penale)

Articolo 582 del Codice Penale Italiano:
"Lesione Personale: Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dagli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa."
Per malattia s'intende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo, ancorché localizzata e non influente sulle condizioni organiche generali (ad es. un occhio nero...).

C'è da dire che l'arresto in caso di lesione personale, è facoltativo da parte delle forze di pubblica sicurezza.

E' anche vero che se non procuriamo nessun danno particolare a qualcuno, nel senso che gli procuriamo ferite guaribili in meno di sette giorni, ricadiamo comunque nella violazione dell'articolo 581 che cita il reato di percosse. Ma si tratta di un reato meno grave.


Il concetto di "Circostanze Aggravanti“ (Articolo 583 del Codice Penale)

Articolo 583 del Codice Penale Italiano:
"Circostanze Aggravanti: La lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette anni quando: se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo di vita della persona offesa, ovvero una malattia o un'incapacità di attendere alle ordinarie attività per un tempo superiore ai quaranta giorni"
In pratica, si ricade in questo articolo se il fatto produce un indebolimento permanente di un senso o di un organo. La lesione personale è gravissima e si applica una reclusione fino a dodici anni quando:
  • dal fatto deriva una malattia insanabile e permanente
  • la perdita di un senso
  • la perdita di un arto o una mutilazione che lo rende inservibile
  • la perdita della capacità di procreare
  • la deformazione, ovvero lo sfregio del viso in maniera permanente.

Il concetto di "Omicidio Preterintenzionale" (Articolo 584 del Codice Penale)

Articolo 584 del Codice Penale Italiano:
"Omicidio Preterintenzionale: Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni."

Il concetto di "Rissa" (Articolo 588 del Codice Penale)

Articolo 588 del Codice Penale Italiano:
"Rissa: Chiunque partecipi ad una rissa è punito con la multa fino a euro …. Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta una lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se la uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza ad essa.“
Per rissa s'intende una violenta mischia con vie di fatto tra persone che compiano atti violenti col duplice intento di arrecare offesa agli avversari e di difendersi dalle offese di costoro.

Secondo il prevalente orientamento giuridico l'attenuante della provocazione è normalmente non applicabile al reato di rissa, sottinteso che in esso la provocazione fra i partecipanti è reciproca e si elide vicendevolmente, a meno che uno dei partecipanti alla contesa abbia ecceduto i limiti accettati e prevedibili, così realizzando, con la sua condotta eccessiva, un autonomo fatto ingiusto. Al reato di rissa, e a quelli connessi, non è applicabile la legittima difesa perché i partecipanti sono animati dall'intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si sono posti, sicché la loro difesa non può dirsi necessaria.


Conclusioni

Alla luce di questa rapida carrellata di normative che disciplinano i principali articoli del Codice Penale che possono intervenire in casi di dover reagire ad un'aggressione armata e non, si possono fare alcune considerazioni in merito.

Prima di tutto è evidente che andare per le vie di fatto per un qualsiasi motivo ci procurerà sempre una violazione del Codice Penale.

Anche se siamo "nel giusto".

In questi casi "il giusto" per la Legge è una condizione ideale, praticamente irrealizzabile.

Il fatto stesso che possiamo reagire ad una provocazione di qualsivoglia natura è reato. La valutazione della situazione è estremamente oggettiva da parte del giudice e del pubblico ministero, quindi anche se crediamo di aver agito in totale legalità invocando la difesa legittima, non è detto che non ci sporchiamo la fedina penale per sempre per reati di rissa/lesioni personali. 
E' la cultura generale alquanto scarsa in materia che favorisce un terreno fertile per far crescere false sicurezze in materia di difesa personale. 
Le leggi ci sono, sono piuttosto equilibrate e giustamente severe, il fatto che non ce ne sia coscienza comune è solo un motivo per cui le risse e le colluttazioni/aggressioni in genere (quelle per futili motivi almeno) possano scattare senza l'ombra di un minimo di deterrente psicologico di una brutta denuncia/condanna che possa incombere.
D'altra parte il diritto non è una scienza esatta.

Anche se confligge con il senso comune e con le elementari esigenze di certezza nei rapporti tra i cittadini e con lo Stato, il diritto, più o meno in ogni parte del mondo, è, di per sè, rischio, dubbio, conflitto di opinioni.

Se così non fosse, il Giudice rischierebbe di essere un mero esecutore del "pensiero" altrui. Chi opera nel settore sa benissimo che ogni causa, penale o civile che sia, è una roulette.

Se si ha la pazienza di leggere una rivista giuridica si può vedere, non infrequentemente, che, su certi argomenti coesistono decisioni opposte in continuo ribaltamento di opinioni.

Succede, e non tanto raramente, che nello stesso Tribunale, giudici della stessa sezione, che lavorano in uffici uno accanto all'altro, sullo stesso argomento, abbiano idee assolutamente diverse e, quindi, decidono in modo diametralmente opposto fattispecie identiche. (E poi, vallo a spiegare all'imputato...). 
Non piace, ma è così.
La materia delle legittima difesa non sfugge a tale triste realtà.

Con la peculiarità che le violazioni danno luogo ad illecito penale ed a strascichi assai gravi. (soprattutto per la gente onesta).

Un ultimo punto riguardo al comportamento da tenere con le Forze dell'Ordine nella disgraziata ipotesi che veniate coinvolti in un episodio di violenza.

La prima regola è buon senso e una buona dose di autocontrollo:
  • Restate calmi e cooperativi con la Polizia.
  • Rispondete in maniera chiara, sensata e concisa sugli eventi appena avvenuti. Evitate battute o commenti non richiesti.
  • Seguire senza protestare gli agenti in Questura/Caserma.
  • Se avete un avvocato, se possibile, cercate di telefonargli e fatevi consigliare sull'immediato.
Da parte loro i poliziotti/carabinieri generalmente procedono a
  • Raccogliere a caldo o in separata sede i fatti e le testimonianze sulla colluttazione.
  • Chiedere se potevamo fuggire e perché non lo abbiamo fatto. Da queste risposte si può decidere al 50% una nostra condanna o meno.
  • Far esaminare le ferite ricevute/date da un medico legale o del Pronto Soccorso che deve produrre una documentazione medica ufficiale da usare in fase di giudizio.
  • Mettere a verbale qualsiasi cosa detta. Attenzione quindi a quello che dite. La vostra parola non conta nulla contro un verbale redatto da un agente di P.S.
  • Esaminare il nostri eventuali precedenti penali e quelli del nostro avversario.
  • Valutare le aggravanti apportate dall'uso di armi e di che natura

martedì 26 aprile 2016

Un altro sito... Da visitare?

Un sito per demotivare... Che sia la strada giusta?

di Alessandro Tagliabue


Per capire il senso di questo sito, leggete il claim:
I prodotto motivazionali non funzionano. Ma i nostri prodotti demotivazionali® NON funzionano ancora meglio
 Ecco, quindi, il sito...


Un sito inutile... Da visitare?

Un sito inutile, ma con un suo perché...

di Alessandro Tagliabue

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martedì 5 aprile 2016

I cibi che aiutano a vivere più a lungo e meglio.



Alimenti che si comportano come farmaci, capaci di curare e proteggere l’organismo.  La «Smartfood» influenza i geni che presiedono alla durata della vita

di Giangiacomo Schiavi, 24 feb 2016

Per vivere a lungo dimenticate Pellegrino Artusi e i suoi pollastri ripieni, le uova frullate con il bacon e il tartufo, il lardo rosa e la salama da sugo; mettete da parte i sacri testi interrotti alla voce peso forma, con il combinato disposto di Weight Watchers, Scarsdale, Dukan, allargato al cibo dissociato, scombinato, a zona o a cronometro. Ignorate, se potete, la friggitoria sotto casa, la focaccia farcita e l’insidioso cannolo. Fate uno sforzo e leggete questo libro pensando ai vostri geni, alla relazione tra cibo e patrimonio ereditario, a come evitare di incattivirli con pietanze sbagliate, aizzandoli in una battaglia suicida contro se stessi. E quindi farsi del male.

Si può essere sani per scelta

Si può essere sani per scelta, allineando alla scienza e allo stile di vita un vero e proprio esercito della salvezza alimentare: i longevity smartfood. Sono il cibo di domani. Alimenti che attivano i geni della longevità. 
Scoperti dalla nutrigenomica, studiati nei laboratori e conosciuti dalla civiltà contadina, contengono molecole che hanno dimostrato di influenzare i geni che presiedono alla durata della vita. 
Con loro, si può mangiare senza accorgersi di farlo, si è a dieta senza esserlo, si digiuna senza fatica, si invecchia restando giovani nel corpo e nello spirito, come diceva Giovenale: mens sana in corpore sano. Fanno parte della dieta Smartfood, la prima con un marchio scientifico approvata dallo Ieo di Milano, una rivoluzione salutista trasformata in un affascinante viaggio nell’alimentazione da Eliana Liotta, giornalista infiltrata nell’avanguardia della genetica (La dieta Smartfood, Rizzoli, da giovedì in libreria).

In 360 pagine ricche di esempi e spiegazioni, viene dato un filo e un percorso accessibile agli studi di Pier Giuseppe Pelicci e Lucilla Titta, direttore della ricerca e nutrizionista dello Ieo. 
E si smaschera finalmente il cibo amico, quello che contiene antocianine (arance rosse, cavoli, ciliegie, frutti di bosco, melanzane, patate viola, prugne nere, radicchio, uva nera), capsaicina (paprika piccante e peperoncino), la curcumina, l’epigallocatechingallato (tè verde e tè nero), la fisetina (cachi, fragole, mele), la quercetina (asparagi, capperi, cioccolato fondente, cipolle, lattuga), resveratrolo (uva).

Mixate a piacere, senza scrupoli

Mixate a piacere, senza scrupoli. Questa non è una dottrina, avverte l’autrice. È un invito a considerare la scienza come un alleato in grado di farci vivere meglio. 
Una scienza che fa venire l’appetito: sciogliete un quadratino di cioccolato in bocca e l’esistenza si allunga, assaporate una fragola e sposterete il crepuscolo. Andate anche oltre con aglio, cereali integrali, frutta secca, legumi, semi, olio d’oliva: sono nostri alleati, in grado di diminuire l’incidenza delle malattie. Liotta esplora la frontiera della nutrigenomica, quella che troverà posto nei laboratori del futuro del dopo Expo, se non ci saranno intoppi: la scienza del cibo, che combatte i chili di troppo, previene il cancro, le patologie cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative. Ricordate la massima di Mario Soldati, scrittore, regista e longevo gourmet? «In cucina la povertà diventa ricchezza». È questa povertà, che si traduce in semplicità e più ancora in qualità, che piace soprattutto ai nostri geni, decrittati e compresi,anche nei gusti. Bisogna accontentarli. Inserire nel menù le varianti longevity food. Sono trenta e ammettono qualche strappo. Ci sono slot nei quali infilare (senza esagerare) pane, pasta, pesce, uova e formaggi. La dieta Smartfood è un inno alla libertà, spiega Liotta. Mangiare è un piacere. Anche per i geni. Lasciamoli invecchiare in pace. 

(#dietasmartfood)





L'artista deve diventare... un botanico del marciapiede



Un anno dopo il primo Roma Coast to Coast, viaggio a piedi da Battistini ad Anagnina, il 5 aprile Alessio Trerotoli si prepara a camminare per altri 21 chilometri per raccontare con la sua macchina fotografica il tragitto da Rebibbia a Laurentina, lungo tutte le stazioni della metro B.

di Alessio, 4 apr 2016




Il 21 aprile 2015 il fotografo romano Alessio Trerotoli ha percorso a piedi la città da un estremo all'altro per 21 chilometri, da Battistini fino ad Anagnina, toccando tutte le stazioni della linea A della metropolitana, dal quartiere popolare Primavalle fin quasi ai piedi dei Castelli Romani, passando dal Vaticano e tra i monumenti del Centro Storico immortalati dai turisti. Un viaggio a piedi, una vera e propria avventura da capolinea a capolinea documentata da oltre cento fotografie e migliaia di visualizzazioni, commenti e condivisioni, che in breve tempo l'hanno resa virale sul web.

Il prossimo 5 aprile, sull'onda del successo del primo "Roma Coast to Coast", Trerotoli continua la sua avventura a piedi: il fotografo percorrerà per altri 21 chilometri la strada che copre la Linea B della metropolitana di Roma, da Rebibbia a Laurentina, passando dalla Tiburtina al Colosseo, dal fascino della Garbatella fin attraverso l'Eur: 
"Baudelaire affermava che l'artista deve immergersi nelle dinamiche della vita moderna, della metropoli, diventare un botanico del marciapiede, un conoscitore analitico del tessuto urbano. Se è così, attraversare Roma a piedi è probabilmente il modo migliore di conoscerla attraverso le sue sfumature, i suoi angoli più o meno nascosti. Roma infatti è una e mille città diverse: talvolta percorrendola con i mezzi pubblici o in auto è difficile rendersene pienamente conto. Quante volte si entra e si esce da una stazione della metropolitana senza accorgersi del mondo che c'è al di fuori? Senza rendersi conto delle storie raccontate dalle sue strade?".

Sarà possibile seguire il viaggio di Trerotoli in tempo reale, su Instagram e su Twitter, usando l'hashtag #RomaCoastToCoast, oppure vedere il reportage completo nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Alessio Trerotoli Photographer e sul suo sito www.alessiotrerotoli.it, dove è già presente l'album relativo al "Roma Coast to Coast" dello scorso anno.

Twitter: @TrerotoliPhoto
Instagram: alessiotrerotoli

lunedì 4 aprile 2016

La fine della legge di Moore?


La fine della validità dello storico enunciato si avvicina, e le ragioni saranno economiche prima che tecnologiche. L'industria si prepara al cambio di paradigma, concentrata su cloud, gadget mobile e IoT

di Alfonso Mariuccia, 15 feb 2016


Che la cosiddetta "legge di Moore" non avrebbe visto i prossimi 10 anni lo aveva assicurato già lo stesso Gordon Moore, il co-fondatore di Intel che quasi 50 anni fa aveva pubblicato uno studio poi adottato come "enunciato" valido a prescindere dall'industria dei microchip. Ma presto sarà proprio l'industria ad abbandonare la legge di Moore, concentrandosi piuttosto sui nuovi orizzonti tecnologici e di marketing del cloud, del mobile e dei gadget iper-connessi della Internet delle Cose (IoT).

La legge di Moore sancisce che il numero di transistor in un microchip raddoppia ogni due anni circa, con un incremento proporzionale nelle performance raggiungibili, nel risparmio dei costi e nella riduzione dell'energia necessaria al funzionamento delle CPU al silicio. Intel è stata fin qui la prima promotrice della validità dell'enunciato, anche grazie a investimenti multi-miliardari sui processi produttivi all'avanguardia in anticipo sul mercato e alle corrispondenti "fab" necessarie alla realizzazione dei chip.

La cosiddetta legge di Moore è stata fin qui una profezia che si è avverata da sola, sostiene un nuovo articolo su Nature, perché è stata la stessa industria a decidere di insistere con il raddoppio dei transistor ogni due anni investendo in ricerca e sviluppo per raggiungere il comune obiettivo del progresso senza fine.

Il prossimo mese, l'industria dei microchip pubblicherà una roadmap globale che per la prima volta non insiste sulla legge di Moore, concentrandosi piuttosto su nuovi scenari di sviluppo più orientati alla realtà odierna degli smartphone, del marketing tamburellante del cloud e delle promesse dei sensori onnipresenti della IoT.

La nuova roadmap passerà dall'hardware alle applicazioni, dicono le indiscrezioni,adeguandosi a un mondo che apparentemente non vuole più sentir parlare di CPU per computer super-veloci quanto piuttosto di browser Web e terminali mobile per server remoti, risorse di computing disponibili in abbonamento sul cloud e altre novità dell'ultima ora.

La legge di Moore morirà per ragioni economiche prima che tecnologiche, perché l'enunciato è stato fin qui mantenuto in vita dall'economia di scala di un'industria in costante trasformazione.

Lo "spread": i nuovi riferimenti economici...



di Vito Lops, 19 feb 2016

Di spread ormai ne abbiamo piene le tasche. 
Questo vocabolo (che in inglese vuol dire “differenza”) era sconosciuto ai più prima del 2011, quando è scoppiata anche sul debito pubblico italiano la “crisi dello spread”. Il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni balzò a 575 punti. In pratica un BTp rendeva il 7,75% e il Bund il 2 per cento. I mercati non si fidavano della capacità dell’Italia di rimborsare il debito e quindi in cambio chiedevano un rendimento molto alto per acquistare le obbligazioni governative. E da allora che tutti hanno cominciato a parlare di spread.

Oggi questo spread è a 130 punti (Il BTp rende l’1,55% e il Bund lo 0,25%) e a inizio anno era a 96. Si tratta di valori bassi che indicano che sul debito sovrano italiano è tornata una certa tranquillità (i mercati non temono un default). Ma va detto che questo indicatore - che è stato usato come termometro per misurare la crisi e il livello di tensione sui mercati - non è più quello di un tempo. Ha “perso smalto” dall’estate del 2012 quando ci si è messa di mezzo (in senso buono) la Bce a fare da garante sui debiti dell’Eurozona (Grecia esclusa). 
Questo ha fatto scappare via gli speculatori che fino ad allora avevano attaccato - con vendite allo scoperto - i debiti dei Paesi della periferia dell’area euro.


I due yuan


La Bce è addirittura passata dalle parole ai fatti a marzo 2015, annunciando che ogni mese avrebbe acquistato (come fa ormai regolarmente) circa 45 miliardi in bond governativi dell’area euro, compresi i titoli italiani. Questo ha contribuito all’appiattimento dello spread come lo conosciamo oggi.

Ne consegue che oggi considerare lo spread tra BTp e Bundcome termomentro della crisi e del livello di tensione dei mercati non è più corretto. Nessuno speculatore si sognerebbe mai di giocare contro una banca centrale che, tecnicamente, ha una potenza di fuoco illimitata. La verità è che lo spread BTp-Bund è ovattato, stemperato dalla longa manus della Bce. Quindi resta un parametro interessante, ma non può più al momento essere considerato un indicatore del livello di tensione dei mercati.

Ed è per questo che i gestori adesso guardano un altro spread, che arriva ogni mattina sui monitor dritto dalla Cina. Misura la differenza tra l’andamento dei due yuan (o renminbi, cioè il nome della valuta in Cina) oggi in circolazione. Il primo, detto “spot” o “onshore”, è quello stabilito dalla People’s Bank of China che lo controlla nell’ambito di una banda di oscillazione (è quindi un cambio semi-rigido). Il secondo è libero di fluttuare liberamente sui mercati secondo le regole canoniche della domanda e dell’offerta. È lo yuan “offshore”, quotato a Hong Kong.

Lo “spread cinese” è oggi molto significativo. Quando si amplia, ovvero quando la quotazione dello “yuan offshore” ha un valore più alto (in rapporto a un dollaro) rispetto a quello “spot” e quindi vale meno in termini reali rispetto allo spot, non è un bel segnale per i mercati. Vuol dire che i mercati si aspettano da un giorno all’altro che la People’s Bank of China svaluti il cambio ufficiale (spot) nei confronti del dollaro, adeguandosi a quanto già si aspetta il mercato che difatti si muove in anticipo e svaluta il cambio sul mercato di Hong Kong, muovendo al ribasso nei confronti del dollaro la quotazione dello yuan “offshore”.

E - lo abbiamo visto lo scorso agosto e a inizio di quest’anno - quando la Cina svaluta ufficialmente il cambio si propaga un terremento su Borse globali e prezzo del petrolio. E proprio dalla svalutazione dell’8 agosto che sono iniziate le vendite in Borsa su scala globale ed è tornata l’avversione al rischio.

Analizzando questo spread emerge che c’è una soglia d’allarme, quando viene toccata le probabilità che si scateni un terremoto finanziario lato Cina aumentano. Questa soglia è 13 punti. È il picco raggiunto da questo indicatore la scorsa estate e ai primi di gennaio. In entrambi i casi, dopo che lo “spread cinese” ha toccato quota 13, la People’s Bank ha svalutato cogliendo alla sprovvista i mercati e gli investitori. Ma non certo coloro che guardavano questo spread. Il consiglio per tutti gli investitori e i risparmiatori è di guardare in questa delicata fase più lo “spread cinese” che non quello tra Italia e Germania. Se questo supera i 10 punti base e tocca 13 potrebbe aumentare l’avversione a rischio su Borse e petrolio.

La riprova del funzionamento di questo indicatore la si ha anche in questi giorni, quando sui mercati è tornata un po’ di tranquillità (le Borse europee hanno recuperato il 7% nell’ultima settimana). Questo è coinciso anche con le dichiarazione del governatore della banca centrale cinese dello scorso week end sul fatto che la Cina non ha bisogno di svalutare ancora il cambio. I mercati (questa volta) gli hanno creduto. Lo “spread cinese” si è azzerato e le Borse sono ripartite. Questa mattina la quotazione dello “yuan offshore” (6,5171 dollari) è quasi identica al cambio ufficiale (6,5163). Segnale che almeno dalla Cina non sono previsti terromoti a breve in vista. Occhio però a quota 13 che, pur a non essere scaramantici, almeno sullo “spread cinese” non porta affatto bene.




domenica 3 aprile 2016

Addestramento dei chirurghi: la vita artificiale dei cadaveri...



di Andrea Bacariol, 23 feb 2016


Anche i chirurghi devono potersi prepararsi nel modo migliore agli interventi. 
La pensano così in Francia dove hanno studiato un metodo assai particolare: esercitarsi su corpi donati alla scienza e 'rianimati', con sangue artificiale e respiratori, in modo da riprodurre condizioni più vicine possibile alla realtà. Il sistema è stato realizzato dalla Facoltà di medicina di Poitiers, da Cyril Brèque, esperto di biomeccanica che lo ha anche brevettato, battezzandolo 'Simlife'. 
Il programma consentirà ai futuri chirurghi di formarsi affrontando situazioni del tutto simili a quelle di una sala operatoria, ma senza rischi per i pazienti. Fino a oggi invece gli studenti di medicina francesi potevano prepararsi sui manichini interattivi, allenarsi alle suture su zampe di maiale o esercitarsi su cadaveri inerti. Situazioni che differiscono però dalla realtà e che si uniscono alle difficoltà di formazione legate alle regole più stringenti in sala operatoria in Francia. 
I futuri chirurghi, infatti, non hanno molte occasioni di imparare al fianco di professionisti esperti che non possono lasciarli operare, nelle prime fasi di formazione, su veri pazienti.




Da questa difficoltà è nato il progetto del centro di simulazione, appena inaugurato nella facoltà francese. 
Al momento i battiti, la respirazione e la circolazione nei corpi 'rianimati' sono controllati con sistemi meccanici, ma l'obiettivo è miniaturizzare il meccanismo che dovrà essere poi 'pilotato', attraverso il wi-fi da un tablet per proporre diverse situazioni al tavolo operatorio. Dopo una prima fase di test, una ventina di studenti dell'ultimo anno, già dalla fine del 2016, potranno esercitarsi con il nuovo sistema al Centro di simulazione della facoltà di Poitiers.

In Italia la legge vieta l'utilizzo di cadaveri per lavoro e studio, mentre negli altri Paesi questo metodo formativo viene riconosciuto come indispensabile per la didattica.  Non solo.  Il nostro Paese è costretto a importare dall'estero i cosiddetti preparati anatomici, ossia specifiche parti di cadavere, con costi molto elevati. Per una testa, ad esempio, si arriva a spendere anche 10mila euro. 

La questione è stata sollevata durante la conferenza stampa di presentazione del 15esimo meeting della Federazione mondiale delle società di neurochirurgia lo scorso settembre:"In Italia la donazione del corpo è ammessa, ma l'acquisizione dei cosiddetti preparati anatomici non avviene come in altri paesi europei (ad esempio Austria, Spagna)", ha spiegato Roberto Delfini, direttore della Scuola di specializzazione di Neurochirurgia della Sapienza di Roma.

Il grande affare degli immobili romani...



Il costruttore-editore aveva confezionato un veicolo ad hoc, la Domus Italia spa, per piazzare in Borsa vari pacchetti di edifici residenziali della capitale. L'operazione però è slittata all'ultimo causa crisi greca

di Fiorina Capozzi, 1 lug 2015

Caltagirone, il grande affare degli immobili romani dovrà attendere


Francesco Gaetano Caltagirone dovrà attendere tempi migliori per collocare in Borsa un cospicuo portafoglio di progetti di sviluppo immobiliare della Capitale. I venti della crisi greca hanno suggerito alla Domus spa, società controllata dal gruppo del costruttore-editore romano, di rimandare la quotazione allontanando anche gli incassi attesi dall’operazione. “La società si riserva di ripresentare l’offerta in un contesto di stabilità dei mercati finanziari”, si legge nella nota ufficiale che evidenzia come il progetto sia stato solo differito.

Per far cassa con gli immobili di Tor Pagnotta, Talenti, Collatina, Ponte di Nova, Prampolini, Caltagirone aveva infatti deciso di ricorrere a Piazza Affari confezionando un veicolo ad hoc, la Domus Italia spa, appunto. 
La società, che fa capo al gruppo attraverso Ical2 ed è presieduta dall’ex numero uno di Terna, Flavio Cattaneo, contiene immobili residenziali del fondo Seneca gestito da Fabrica Immobiliare, joint venture del gruppo Caltagirone con l’ex partecipata Mps. Si tratta, in buona sostanza di “una pluralità di immobili, tutti siti nel Comune di Roma, per un valore complessivo pari a 139,5 milioni di euro”, al netto di 56 milioni di oneri finanziari. Con questi edifici residenziali, Domus puntava a raccogliere in Borsa da 237,6 a 288 milioni di euro fra i piccoli risparmiatori (10%) e gli investitori istituzionali (90%), che sono poi gestori anche dei fondi di investimento di banche e Poste.

L’operazione avrebbe comportato un drastico ridimensionamento del peso di Caltagirone nella Domus Italia spa. Dopo il collocamento, infatti, il costruttore romano, attualmente titolare del 100% del gruppo, sarebbe dovuto scendere fino al 6 per cento circa. Con una conseguente riduzione ai minimi termini della sua influenza sulle strategie di Domus che però ha già deciso come spendere il denaro raccolto sul mercato. I proventi della quotazione “saranno utilizzati, in tutto o in parte, per il pagamento del corrispettivo previsto dai contratti preliminari di acquisto di immobili”, si legge nel prospetto. Il resto servirà a “implementare attività che permettano, nel rispetto della propria strategia, di accrescere i risultati, supportando gli obiettivi di crescita e sviluppo della società”.

Ma quali sono i progetti immobiliari in cui Domus vorrebbe entrare previo il superamento della soglia dei 200 milioni di raccolta? Il prospetto informativo ne dà conto in dettaglio spiegando che per il dopo quotazione, Domus ha previsto l’acquisto per 326 milioni, al lordo di Iva, di un “secondo portafoglio immobiliare che è costituito da “1.787 unità residenziali e 21 unità commerciali che al momento risultano in costruzione” con consegne previste nel giro massimo di un anno. Il portafoglio è di proprietà di quattro aziende: De Chirico Costedil 66, Tor Pagnotta Costedil, Finanziaria Italia e Coim 2013, tutte società che fanno capo allo stesso gruppo Caltagirone.

A conti fatti, insomma, per il costruttore romano, editore delMessaggero e del Mattino, l’operazione Domus è decisamente ambiziosa. Quello che ci vuole in questi anni di crisi quando persino la storica cassaforte, FGC, celebre in passato per essere una delle società più liquide d’Italia, accusa il colpo: il bilancio 2013, l’ultimo disponibile, si era chiuso con 41 milioni di perdite consolidate e 2 miliardi di debiti su un patrimonio da 2,8 miliardi. Caltagirone non era però il solo a gioire per il collocamento di Domus. L’operazione aveva l’aria di essere soddisfacente anche per lo sponsor banca Akros (gruppo Bpm) e al coordinatore dell’offerta, Banca Imi che – come riferisce il prospetto – sono in una situazione “di potenziale conflitto di interessi”. Nel dettaglio, Akros “e/o altre società appartenenti al gruppo bancario Bipiemme hanno prestato o potrebbero prestare in futuro servizi di lending , advisory e di investment banking in via continuativa a favore dell’emittente e/o a favore del gruppo facente capo a FGC a cui l’emittente appartiene”. Situazione ancora più complessa per Banca Imi e per altre società del gruppo Intesa che “hanno erogato finanziamenti significativi all’emittente e/o a favore del gruppo facente capo a FGC a cui l’emittente appartiene”. Il risultato? “Banca Imi sarà l’arranger, la banca agente, nonché il principale finanziatore” nell’ambito di quella che aveva assunto i contorni di “un’operazione di sistema”. Ma per sapere come l’accoglierà il mercato bisogna attendere.

Prodotti tecnologici italiani per la Cina...



Progettati da maker italiani, selezionati per il mercato cinese

25 feb 2016


Trasformare un semplice dito in smartwacth oppure ridare la vista agli ipovedenti grazie ai suoni: sembrano idee impossibili ma sono già prodotti reali (tutti rigorosamente made in Italy) e da oggi si preparano a conquistare la Cina. Sono due dei 4 progetti vincitori selezionati a #RoadToSuccess, l'evento organizzato dalla collaborazione tra IngDan, la più grande piattaforma web cinese di prodotti del cosiddetto Internet del cose (IoT), e Maker Faire Roma, che si è svolto oggi a Roma.

"Get sembra un semplice braccialetto ma permette di parlare al telefono semplicemente poggiando un dito sull'orecchio", ha spiegato Edoardo Parini, ideatore con il fratello Emanuele di questo 'smartwatch low-cost'. A renderlo possibile sono le ossa del corpo: nel braccialetto si nasconde un piccolo altoparlante e le vibrazioni (ossia il suono) si trasmettono quasi perfettamente lungo le ossa della mano fino al timpano. 

Non è solo un'idea, ma un vero prodotto che potrebbe entrare a breve in commercio e che permetterà a tutti di poter chiacchierare a telefono semplicemente poggiando un dito sul l'orecchio. Altro progetto premiato è Horus, una cuffia con altoparlante e telecamere ideata get:da Saverio Murgia, e capace di trasformare le immagini in un voce. Horus è pensato in particolare per gli ipovedenti e grazie a un software di analisi è in grado di descrivere gli ambienti e addirittura riconoscere le persone. Premiati sono stati anche il sistema di sensoristica Iomote e la piattaforma per il controllo di flotte di droni autonomi Archon.

Durante l'evento sono stati presentati in appena 180 secondi venti dei migliori progetti italiani presentati all'ultima Maker Faire Roma, che si era svolta ad ottobre all'interno degli spazi della Sapienza, che tornerà dal 14 al 16 ottobre alla Fiera di Roma. Dallo sport al cibo fino alla robotica e l'educazione, i 20 progetti sono arrivati da tutta Italia e al termine della giornata ne sono stati selezionati 4 che ora avranno la possibilità di conquistare il mercato cinese.

"Questi sono tutti esempi del 'nuovo' made in Italy, nati da piccole realtà ma già pronti per il mercato", ha spiegato Marco Mistretta, amministratore delegato di IngDan. "Il nostro obiettivo - ha aggiunto- è quello di promuovere questi prodotti e come un 'ponte' aiutarli a entrare sui mercati internazionali, in particolare in Cina nella Shenzhen valley, l'area che ospita la più grande produzione elettronica al mondo".



Horus: Cuffie con microcamere che traducono gli ambienti in parole (Horus/Murgia)


Get: Il dito si trasforma in altoparlante per il telefono (fonte: Get/Parini)

Farma-party: una triste follia adolescenziale USA




Dove si usano a caso medicine dei genitori

1 apr 2016


Rubano di nascosto pillole e farmaci dagli armadietti dei loro genitori e li portano a feste, i cosiddetti ‘farma-party’, dove li condividono con altri coetanei, mettendoli e mescolandoli tutti insieme in grandi boccioni, per poi prenderne e consumarne a manciate. 

E’ una delle ultime mode tra gli adolescenti negli Stati Uniti, che puo’ portare ad abusi, ricoveri in ospedale e a volte anche la morte. A spiegarlo e’ la Food and drug administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci, che sul suo sito ha pubblicato un video in cui spiega come evitare questi incidenti.


In questa sorta di ‘roulette russa’ dei farmaci, ai ‘farma-party’ si possono trovare dai farmaci da banco per il raffreddore ad altri soggetti a prescrizione, dagli antidolorici potenti e antidepressivi fino a quelli per l’iperattivita’, tutti mescolati insieme in un’unica boccia, e magari prima bagnati con l’alcol. 

Accanto a questi abusi, possono verificarsi altri incidenti con i farmaci in casa con i bambini piu’ piccoli, che ”sono attirati dalle confezioni colorate delle pillole, che scambiano per caramelle – rileva Connie Jung, farmacista Fda – o perche’ magari i farmaci vengono smaltiti in modo non corretto e li trovano cosi’ nella spazzatura”. 

Ogni anno oltre 60mila bambini finiscono al pronto soccorso per l’assunzione di medicinali, sottolinea l’Fda, fatta mentre un adulto non li guardava. La soluzione ”e’ chiudere i farmaci a chiave e metterli in posti – conclude Jung – dove non li possono raggiungere, al di fuori della loro portata”.